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Piano anti-dissesto, Dino Asero: «L’ho votato perché non sono Pilato»

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di Vittorio Fiorenza

Non ha alcuna responsabilità sui conti in rosso del Comune: né politica né amministrativa. Non ha a che fare né con la precedente compagine né con quella attuale. Eppure, seduto nei banchi dell’opposizione, unico rappresentante del Movimento 5 Stelle, ha votato (come gli altri gruppi di minoranza e l’intera maggioranza) il piano “lacrime e sangue” da sottoporre alla Corte dei conti, nel tentativo di riordinare il disastrato quadro economico-finanziario dell’ente, ereditato dalla passata amministrazione, con lo spettro del dissesto che si anima sempre più.

Consigliere Dino Asero, ragionando per convenienza politica, avrebbe potuto benissimo guardarsi la scena da una posizione comoda: da una parte coloro che ci hanno portato a questo punto, dall’altra coloro che hanno l’onere di porvi rimedio.
Certamente, ma mi sarei sentito come Ponzio Pilato. Non rientra nel mio stile. Appena sono stato eletto con il Movimento 5 Stelle ho fatto un augurio ad Antonio Bonanno, che ripeto ora: auspico che possa governare bene in questi 5 anni per potere essere riconfermato. Una buona gestione non deve essere legata agli interessi politici dei singoli consiglieri. Il bene, se c’è, resta per tutti.

Quando e se attuate quelle misure “lacrime e sangue” (come le ha definite il consigliere di maggioranza Vincenzo Amato), nessuno dell’opposizione, quindi, può alzarsi a protestare: avete avallato correttivi di eccezionale rigore.
Sì, se però si continua in una politica dispendiosa sulle residue casse comunali, noi ci alzeremo e contesteremo il dispendio di denaro pubblico. Ma ho votato con coscienza e convinzione quelle misure, nonostante io, esponente del Movimento 5 Stelle, sono l’unico in Consiglio Comunale a non avere responsabilità.

Dalla delibera è stato stralciato il rientro del personale comunale, attualmente in prestito alla sede del Giudice di pace. Sede che era destinata alla chiusura o meglio alla chiusura anticipata rispetto al 2021, quando comunque per legge sarebbe soppressa per effetto della riforma del processo civile.
Il Giudice di pace ha svolto e svolge un ruolo fondamentale: è un punto di riferimento, un presidio nel territorio. Già avevamo subìto la chiusura dei tribunali distaccati. Ecco perché ritengo non abbia senso andare a chiudere un servizio. Morirà per effetto della riforma, ma proprio perché si tratta di qualche anno non vedo il motivo di anticiparne la chiusura. Vero è che questa misura era stata indicata per adoperare il nostro personale per potenziare gli Uffici Tributi e Contenzioso, come ci chiede la Corte dei conti. Ma credo ci possano essere altre risorse, in un’ottica di rimodulazione generale degli uffici comunali.

Ad ogni modo lei ha ottenuto il “salvataggio”, per ora, del Giudice di pace. Una “vittoria di carta”, va detto. Nulla vieta al sindaco, se lo riterrà inevitabile, di rinunciare comunque alla sede giudiziaria, prima della sua chiusura naturale.
Rispetto alle mie osservazioni, il sindaco ha saputo ascoltare al punto che ha eliminato dalla proposta di deliberazione il riferimento al Giudice di pace. La gestione del personale è nei poteri del sindaco, certamente. Sarà eventualmente lui a giustificare le sue scelte. Ma sarebbe opportuno ascoltare gli operatori del settore.

In quella seduta consiliare, vi siete concentrati soprattutto sulla questione, marginale, del Giudice di pace. Ma avete compreso il peso di tutto il resto (taglio alle spese, aumento delle tasse, riscossione coattiva…)?
Abbiamo soppesato anche tutto il resto. E non bisogna nascondersi dietro un dito. La riscossione coattiva, per esempio, rappresenta un atto dovuto, senza attendere “autorizzazione” del Consiglio Comunale: rientra nei doveri dell’amministrazione comunale. Bisogna essere chiari: se si dovesse arrivare al dissesto, le conseguenze sarebbero ben più gravi. In coscienza dico che sarei pure d’accordo a ricorrere ad un aumento delle imposte, se necessitato. Non percorrere questa strada ed arrivare al dissesto significherebbe, per legge, fare schizzare le aliquote al massimo consentito. Ma attenzione su un punto.

Quale?
Abbiamo votato, tenendo presente tutte le misure per dare un contributo al sindaco, che ha trovato una situazione disastrosa, come lui stesso ha dichiarato e come la Corte dei conti ha rivelato. Ma noi saremo vigili sull’azione dell’amministrazione comunale, a cominciare dalle spese che effettuerà, comprese le spese voluttuarie minime.

Ma non c’è un divieto assoluto di spesa, altrimenti sarebbe il suicidio di un ente. Non sempre c’è un criterio oggettivo per definire una spesa superflua. Spesso si tratta di sensibilità soggettiva.
Per esempio ho sentito che il Comune dovrebbe ripristinare le cene per anziani: in questo momento non sarebbe uno spreco? Ho contestato il Carnevale non per l’organizzazione della festa in sé, ma come si giustifica una spesa, anche se contenuta, di fronte al momento che viviamo? Se il Comune deve dare un segnale di crisi economica, deve passare pure da questo. Leggo in qualche delibera spese per la sistemazione dei fiori al cimitero. È proprio di assoluta necessità?

Asero, ma le bacchettate della Corte dei conti sono su questioni di ben più drammatica e consistente entità, mica contesta i fiori al cimitero o i 10mila euro spesi per il Carnevale. 
Alla Corte dei conti stiamo dicendo che rimoduleremo i programmi di spesa. Se a casa mia sono in debito e ho le banche col fiato sul collo, non potrò permettermi di regalare dei fiori a mia moglie perché è una spesa superflua. Su questo saremo intransigenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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1 Commento

1 Commento

  1. MARIO

    22 Marzo 2019 at 11:00

    SI-DEVE-ELIMINARE-LO-SPREGO-AL-COMUNE-CO-ME-A-CATANIA-CHI-LAVORA-PRENDE-LO-STIPENDIO-CHI-NO-FA-NIENTE-A-CASA

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L’assessore anti-Covid: «Vi racconto la paura e la guerra contro il virus»

Francesco Privitera, l’uomo delle emergenze, parla a cuore aperto dopo le dimissioni dalla Giunta

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© Foto Biancavilla Oggi

Basso profilo, niente appariscenze. Comunicazione istituzionale, sempre misurata. Mai uno sfoggio di vanità, nemmeno quando un risultato raggiunto ti consentirebbe uno slancio. Nell’epoca dei partiti liquidi (con la diffusa illusione che l’azione politica si faccia con un post di tre righe, una foto con filtro ad effetto o un video con musichetta), la figura di Francesco Privitera appare disallineata. Altri stili, modi e prassi rispetto a politici che fanno uso del fragore per supplire all’assenza di sostanza.

Eppure, l’assessore appena dimessosi dalla Giunta Bonanno per un turnover concordato, proprio per quegli elementi distintivi della sua personalità e del suo impegno politico-amministrativo, è riuscito a costruire attorno a sé un’aura di serietà, credibilità ed autorevolezza. Medaglie rare, che gli vengono riconosciute pure da funzionari comunali ed avversari politici. Frutto di un lavoro, spesso silenzioso, che lo ha visto dietro la regia della macchina comunale, messa in campo dal sindaco Bonanno per affrontare l’emergenza Covid in tutti i suoi aspetti.

Privitera, lei è stato l’assessore dell’emergenza: che esperienza è stata?

È stata una prova e una scommessa. Ci siamo ritrovati ad affrontare un gigante sconosciuto. Nessuna amministrazione comunale, prima della nostra, aveva mai dovuto fronteggiare un nemico di questa dimensione. La paura ci ha portato ad essere più attenti e reattivi per cercare la soluzione alle evenienze che ogni giorno si presentavano.

E già da subito, da assessore alla Pubblica Istruzione, è stato investito di responsabilità inedite.

Le scuole sono state, certamente, il primo banco di prova, così come ci indicavano le disposizioni nazionali, che imponevano la chiusura.

Dalla chiusura delle scuole alla campagna vaccinale: ha seguito tutte le fasi.

Sì, con tutto quello che c’è stato in mezzo. Per esempio, i tamponi. Biancavilla è stato forse il comune che ne ha fatti di più in tutta la provincia di Catania. Numeri non indifferenti: 1600-1700 test ogni fine settimane, in aggiunta a quelli effettuati dall’Usca. Un lavoro importantissimo per il tracciamento e per isolare chi aveva avuto frequentazioni con persone infette, ricostruendo i passaggi dei contatti. È stato un lavoro minuzioso. All’incirca abbiamo effettuato 12mila tamponi negli appuntamenti organizzati dall’amministrazione comunale.

Numeri sui tamponi, ma anche sui vaccini.

Soltanto per quelli effettuati nella nostra struttura Com arriviamo a 5-6000, tra prime e seconde dosi. Ma la campagna è ancora aperta. E a queste vanno aggiunte le somministrazioni in altri punti vaccinali e negli ambulatori dei medici di base.

Guardando all’ultimo anno, come hanno reagito i biancavillesi?

Buona parte della popolazione ha percepito il pericolo. Ma c’è stata sicuramente parte di cittadini più tendente alla superficialità di fronte ad un nemico invisibile. Però ad ogni restrizione si notava una circolazione inferiore di gente. Certo, nella percezione comune, vedere auto in giro spingeva a pensare che non ci fossero controlli. Ma al di là di chiacchiere e strumentalizzazioni, va anche fatto presente che in un paese di 23mila abitanti abbiamo un numero limitato di vigili urbani e carabinieri da distribuire su turni. Non è una questione di forze dell’ordine. Resta sempre ad ognuno di noi la consapevolezza del pericolo per autotutelarci.

Per la prima volta, un impegno amministrativo che si è intrecciato con aspetti di umanità.

Senza dubbio. È stata una prova difficile anche da un punto di vista umano. Il virus ci ha portato via parenti, vicini di casa, genitori e nonni di amici. Ho visto e seguito tante storie di persone care. Tra quelle che conservo, non potrò dimenticare la vicenda di un bidello del Primo circolo didattico. Ci siamo visti a scuola. Mi ha accompagnato nell’edificio per indicarmi interventi ordinari da effettuare. Ci siamo salutati. Poi ha preso il Covid. E dopo 10 giorni non ce l’aveva fatta. Sono episodi come questo che ti segnano. Ma anche attraverso i nostri uffici comunali e a tanti cittadini che chiedevano i buoni spesa, abbiamo visto uno spaccato di umanità (semplici persone o commercianti) che questo virus ha fatto emergere in tutta la sua drammaticità.

Di fatto, il suo impegno è stato inevitabilmente “monotematico”.

Quando mi sono insediato, ho dovuto prendere l’eredità dell’emergenza dovuta ai danni del terremoto. Ancora eravamo nella fase di ristrutturazione delle scuole. Dopo pochi mesi, l’emergenza Covid che ha investito tutti i settori. Il mio pensiero va ai tanti alunni che hanno dovuto subire prima gli effetti del sisma e poi quelli del virus.

Cosa le resta di questa sua esperienza amministrativa?

Il forte lavoro di squadra. Tanta fatica. Tantissimo tempo sottratto alle nostre famiglie. Ma di fronte a persone in difficoltà, di fronte ad amici che avevano perso i propri cari abbiamo trovato la spinta a fare sempre di più. Non abbiamo guardato all’orologio o a sabati e domeniche. Anche di sera capitava di dovere essere operativi. Ce lo imponeva il dovere di tutelare la salute pubblica.

Lei ha firmato la regia dell’apparato comunale anti-Covid: il sindaco Antonio Bonanno le ha dato ampia fiducia.

Con il sindaco Bonanno c’è stata da subito piena collaborazione. Non è stato difficile perché ci conosciamo da molto tempo. Eravamo compagni di classe nella scuola media “Luigi Sturzo”. Sul piano politico, proveniamo da percorsi differenti. Ma sono stato con lui in totale sinergia per affrontare i problemi, fino ad avere la sua piena fiducia, senza che io mi sia tirato indietro, lavorando sodo.

Un lavoro poco “comunicativo”, poco “social”: il contrario di certa politica di oggi.

Sì, questo è il “limite” che tanti mi attribuiscono. Ma io sono per lavorare bene, senza squilli di tromba. I risultati, poi, si vedono lo stesso al di là dell’evanescenza dei “social”. E sono risultati possibili per l’impegno di un’intera squadra. Nel caso dei miei ambiti di competenza, uno speciale ringraziamento ed attestazioni di stima e riconoscenza vanno a funzionari come Alfio Santangelo, Davide Marino, Paolo Pinnale. E certamente non dimentico i volti e i nomi delle decine di volontari di ogni associazione, dalla Protezione Civile alla Croce Rossa, per la loro preziosissima disponibilità a favore della nostra comunità.

Lei ha avuto anche una precedente esperienza amministrativa: impossibile fare un confronto.

Non può esserci un confronto. Parliamo di due “ere” diverse. In quella occasione, c’erano ancora risorse spendibili. Oggi sei costretto ad “inventare” le cose e riuscire a farle a costo zero. Oppure riuscendo a reperire fondi esterni. Insomma, condizioni differenti tra le due esperienze. E difficoltà più gigantesche in quella attuale. Ma è in momenti storici come questo che si vede la capacità di un’amministrazione comunale. In “tempi di pace”, ovviamente tutti siamo bravi.

Tempi difficili, ma il cosiddetto “turnover” avviene lo stesso.

Si tratta di avvicendamenti concordati all’interno del nostro gruppo “Volare per Biancavilla”. Un gruppo nel quale c’è piena sintonia: da chi mi andrà a sostituire in Giunta, Luigi D’Asero, a chi sostituirà quest’ultimo in Consiglio Comunale, Giuseppe Stissi. Il turnover avviene adesso perché l’emergenza si è allentata ed è giusto che vengano ripristinate le normali dinamiche politiche.  

Ma a che serve il “turnover”, prassi ormai acquisita da tutta la politica, senza distinzione di ruoli e colori?

È un’azione che serve a valorizzare gli elementi che si sono spesi nelle liste. Oggi, ormai, le persone disponibili a fare politica sono poche. Trovare dei “riempi lista” è facile. Ma riuscire a trovare persone con voglia e passione è complicato, in ogni schieramento. Questa è la realtà. La nostra lista (che fa riferimento al dott. Giuseppe Calaciura e al dott. Salvuccio Furnari) è fatta da persone affiatate, legate da rapporti di stima ed amicizia. Io e Luigi D’Asero abbiamo 15 anni di militanza comune. Giuseppe Stissi è alla sua prima esperienza, ma c’è il “precedente” dello zio Alfredo per conto della nostra lista. Il “turnover” va inteso quindi come un giusto riconoscimento a coloro che maggiormente si sono impegnati nel gruppo.

Si avvicina la prospettiva della scadenza elettorale. L’attuale assetto politico-amministrativo sarà lo stesso che si presenterà nel 2023?

Secondo me sì. In questi anni abbiamo messo tanto in campo, abbiamo trovato ingenti finanziamenti. Abbiamo cominciato molte opere importanti per la città. Questa amministrazione sta operando bene ed in armonia, nel contesto di una emergenza da terremoto e di una epidemia mondiale. Un sindaco e una Giunta alla prima esperienza che hanno affrontato due emergenze di quella portata rappresentano una prova di capacità e buon governo. L’assetto della compagine amministrativa, forte e compatto, credo debba avere una continuità. Anzi, magari da allargare ulteriormente.

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