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L'Intervista

Carmelo Mignemi: «Ho mantenuto un profilo basso, ma tre cose voglio dirle»

Sguardo al passato, al presente e al futuro: l’ex candidato sindaco si toglie qualche sassolino dalla scarpa

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© Foto Biancavilla Oggi

La compostezza. Se c’è una qualità che Carmelo Mignemi ha mantenuto intatta, nel lungo percorso della sua attività pubblica, è la compostezza. Il suo equilibrio, i suoi modi mai alterati, i suoi gesti misurati sono elementi che lo contraddistinguono. Ma sia chiaro: il suo profilo basso non va confuso con sciatteria o distacco. In questa intervista a Biancavilla Oggi, ora che non è più ingessato dai panni istituzionali, l’ex candidato sindaco avversario di Antonio Bonanno, parla a cuore aperto. E si concede al nostro taccuino con onestà intellettuale per togliersi, dopo oltre tre anni, qualche sassolino dalla scarpa (e che sassolino!). Senza risparmiare lo schieramento di maggioranza né un “certo” Pd.

Mignemi, partiamo dal suo ultimo atto politico. Ci spieghi lei le dinamiche che l’hanno portata alle dimissioni da consigliere comunale.

Già in campagna elettorale avevo detto che, se non fossi stato eletto sindaco e fossi entrato in Consiglio Comunale, sarei rimasto un periodo per poi dimettermi e dare spazio ad altri. Aspettavo l’occasione. Occasione arrivata con la nomina di mio fratello Vincenzo ad assessore. Per me, restare in minoranza con mio fratello in maggioranza, sarebbe stato motivo di imbarazzo. Queste le ragioni della mia scelta, cui si aggiungono impegni lavorativi e familiari. Ho preferito mantenere la parola e dare spazio ad Alfio Distefano, persona di cui ho stima e che alle ultime elezioni si è battuto a mio sostegno.

Ma adesso che collocazione ideale assume? Condivide la scelta compiuta da Vincenzo Mignemi e Rosanna Bonanno?

Sono entrato in Consiglio Comunale grazie a tre liste: Biancavilla 2.0, SiAmo Biancavilla e il Pd (quest’ultimo presente, di fatto, soltanto come “insegna”). Io ho mantenuto questa linea. Mio fratello ha seguito l’onorevole di riferimento, Sammartino, e poi c’è sempre stato un feeling con Antonio Bonanno. Ha fatto questa scelta di aderire alla maggioranza. Una scelta che per certi aspetti potrebbe essere criticabile. Ma devo dire che serve anche –da un altro punto di vista– ad assumere la possibilità di incidere sulle decisioni amministrative ed aiutare la cittadinanza.

In Aula, pur essendo il leader della coalizione avversaria del sindaco Bonanno, lei è stato poco presente con rari interventi.

Vengo accusato spesso di avere tenuto un profilo basso. Ne sono orgoglioso. Chi non assume un profilo basso –lo vediamo dal panorama nazionale a quello comunale– di solito è un politico che considera gli avversari dei nemici. Assistiamo a colpi bassi, con offese e ingiurie. Sono atteggiamenti che io non ho mai avuto né in campagna elettorale né in Consiglio Comunale. È il mio modo di essere e rapportarmi con le persone. Chi usa questi metodi non è credibile. Tutto ciò allontana i cittadini dalla politica con il risultato che i votanti si riducono al 50%.

Metodi che, per inciso, certa politica usa pure contro giornalisti non graditi.

Io rispondo per la mia persona. Lei mi conosce. Faccio politica da vent’anni. Cerco di essere rispettoso nei confronti di tutti.

Mignemi, lei esce dal Consiglio Comunale ma non esce dalla scena politica. È così?

Non faccio politica per mestiere, ma per passione. Adesso mi prendo un periodo di pausa. Immagino che con l’approssimarsi della scadenza elettorale si verificheranno dei movimenti, anche in Consiglio Comunale. Io osserverò. Non sarò completamente assente. La politica non si fa soltanto dagli scranni dell’assemblea cittadina. Per adesso ho dato spazio a Distefano e ho dato la possibilità a mio fratello di entrare nell’Esecutivo. Lui, d’altra parte, in campagna elettorale per appoggiare me aveva fatto un passo indietro rispetto ad altri progetti.

Quale è il suo giudizio sull’esperienza del sindaco Bonanno?

Bonanno poteva fare di più. Se la sua governace sia stata efficace o meno, se le problematiche di Biancavilla siano state migliorate o peggiorate, lo valuteranno i cittadini. Naturalmente Bonanno ha dovuto affrontare due gravi problematiche: il terremoto (gli interventi potevano essere gestiti meglio) e il Covid. Quest’ultima emergenza, proprio per la mia professione, è stata una delle cause delle mie assenze in Consiglio Comunale.

Secondo lei, quest’affollamento in maggioranza è un vantaggio o un limite?

Secondo me non è un vantaggio. Si dice che u supecchiu è come u mancanti. Quando c’è folla, ognuno vuole dire la propria. Ma coloro che decidono sono sempre in pochi. Il resto fa… comparsa.

Rivolga uno sguardo pure allo schieramento di opposizione con un Pd che dovrebbe fare da locomotiva.

Certe cose vanno dette, anche se risalgono alla campagna elettorale. In quell’occasione, molti esponenti del Partito Democratico hanno chiuso un accordo con Antonio Bonanno. Hanno contribuito fortemente alla sua vittoria. Ma adesso magari saranno pentiti perché rimasti fuori. Non so cosa li abbia spinti a comportarsi in questo modo. Non so se hanno capito l’errore che hanno fatto.

Ma la lista del Pd, formalmente, appoggiava lei.

Sì, ma era una lista che non si è riempita perché coloro che avrebbero dovuto riempirla hanno pensato di andare altrove.

Scusi, faccia i nomi altrimenti diventa una roba da addetti ai lavori.

A Biancavilla ci conosciamo tutti. I riferimenti sono noti.

Niente frasi criptate, con Biancavilla Oggi si parla con chiarezza.

Parlo dell’attuale segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, che si è collocato dall’altra parte. Tutti i “barbagalliani” hanno aiutato Antonio Bonanno. E purtroppo per loro non sono riusciti ad avere un posto al Comune.

Giusto svelare i retroscena passati. Ma nel prossimo futuro va allestito un progetto di alternativa. Lei intravede progetti e personaggi credibili all’altezza dello scopo?

Lei sa benissimo che le campagne elettorali diventano decisive gli ultimi 4 o 6 mesi. Tutto può cambiare, a maggior ragione che nello schieramento di Bonanno siano in tanti. Il mio periodo di riflessione servirà a capire che intenzioni perseguiranno tutte quelle persone che hanno preferito “vincere facile”, sperando di avere un ruolo in maggioranza. Un ruolo che, però, non hanno mai avuto. Nel 2023 usciranno certamente dei candidati “alternativi”. Non bisogna escludere nulla, posso ricandidarmi anche io. Perché no? Lei lo sa: la storia ci insegna che gli ultimi mesi possono cambiare tutto.

Prevede, dunque, una “cernita” tra i sostenitori del sindaco Bonanno.

Chiamiamola pure cernita. Oppure implosione. Non è mai successo che in aula vi fosse una coalizione così ampia. Non penso che possa resistere.

L’occasione per una implosione è stata rappresentata proprio da questo passaggio che ha riguardato suo fratello, accolto in Giunta. Invece nessuno “strappo”. Solo rinviato, secondo lei?

Magari non ci sarà nessuno strappo. Oppure è stato semplicemente rinviato. Adesso –da non sottovalutare anche per gli equilibri locali– andiamo verso le elezioni regionali, che faranno emergere movimenti e assestamenti. Lì si vedranno con maggiore chiarezza i posizionamenti delle varie forze in campo. Utili a delineare la prospettiva politica anche a Biancavilla.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Torna la voce del Pd in Consiglio, Alfio Distefano: «Costruiremo l’alternativa»

Progetti, impegni ed autocritica: a “Biancavilla Oggi” parla il presidente del Partito Democratico

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L’insediamento, i rituali di verifica, il giuramento. Alfio Distefano entra a pieno titolo nell’assemblea cittadina di Biancavilla. Lo fa in solitaria, senza che il suo capogruppo di partito sia stato presente ad accoglierlo. Nemmeno il collega del Movimento 5 Stelle si è visto tra gli scranni della minoranza. L’accoglienza al nuovo consigliere (candidato della lista “SiAmo Biancavilla” ed oggi presidente del Pd) è toccata quindi ai consiglieri di maggioranza. Da parte loro, parole di benvenuto ed auguri di buon lavoro. Parole di circostanza, certo. Ma anche di reale auspicio affinché un’opposizione (o semplicemente una voce stonata) possa nascere in aula.

Distefano, dunque lei entra in Consiglio Comunale per un “effetto collaterale” dovuto a nuovi assetti della maggioranza. Le vie della politica sono infinite.

Sì, è così. Sono “effetti collaterali” per un nuovo assetto della maggioranza, certo. Effetti dei continui mutamenti, cambiamenti e “accontentini”. Sì, ne ho “usufruito” anche io.

È paradossale: deve “ringraziare” il sindaco Bonanno e i fratelli Mignemi per avere creato le condizioni, seppur in via consequenziale, per il suo ingresso nell’assemblea cittadina.

Attenzione, il sindaco Bonanno non c’entra nulla.

Senza la sua firma di nomina assessoriale a Vincenzo Mignemi non si sarebbe innescato nessuno spostamento.

Vincenzo Mignemi entra in Giunta, Carmelo Mignemi per una questione di incompatibilità fa un passo indietro, dimettendosi da consigliere. I miei ringraziamenti vanno a Carmelo per questo gesto.

Un gesto inevitabile, altrimenti il fratello non sarebbe entrato in Giunta.

Sono questioni che riguardano loro assetti.

Resta il fatto che non era mai accaduto che, dopo un allargamento di maggioranza, ad averne un beneficio diretto fosse pure l’opposizione.

L’opposizione, comunque, non acquisisce nuovi componenti. Mantiene gli stessi numeri in aula rispetto a prima.

Come ha valutato il passaggio di Vincenzo Mignemi e Rosanna Bonanno in maggioranza, dopo l’esperienza condivisa con voi nella precedente amministrazione e nell’ultima campagna elettorale?

Penso sia stata una conseguenza di politica nazionale. Il punto di riferimento di Vincenzo Mignemi è Sammartino. Quest’ultimo è passato alla Lega, quindi si ritrova nell’orbita del Centrodestra. Mignemi entra nella Giunta Bonanno, che così imbarca l’ennesimo assessore della precedente amministrazione.

E l’impegno con l’elettorato a che serve? Cosa è la coerenza?

Ognuno risponde delle proprie responsabilità e delle proprie scelte.

Lei si è già insediato, ha prestato giuramento. Con quale spirito è entrato in aula?

Lo spirito di un uomo di 36 anni con voglia di fare. Sento di dovere dare il mio contributo per una opposizione costruttiva, insieme agli ultimi colleghi rimasti in minoranza. Un’opposizione non cieca che interpreti il ruolo di controllore a questa amministrazione.

Finora l’opposizione politica a Biancavilla si è svolta con post su Facebook e discorsi da bar. Praticamente il nulla. Su di lei adesso ci sono grandi aspettative. Ne è consapevole?

Sì, ne sono consapevole. La cosa mi fa “paura”. Ma non mancherà il mio impegno affinché queste aspettative (manifestate pure dalla maggioranza) non siano deluse. Un impegno che sarà massimo per onorare e ringraziare i miei quasi 300 elettori. Il posto che prendo in aula non mi viene dato a caso ma lo occupo per la fiducia che mi è stata accordata da candidato della lista “SiAmo Biancavilla”, che ha avuto 1300 voti.

Che giudizio dà dell’esperienza Bonanno, visto che siamo ben oltre il giro di boa?

Abbiamo attraversato l’emergenza del terremoto e poi quella del Covid. Giustamente l’amministrazione ha dovuto affrontare una situazione mai avuta prima. Ma viste le giravolte e i continui cambi di assessori e consiglieri, è evidente che non c’è stata una stabilità. Cosa che si è ripercorsa sull’assetto istituzionale. Giudicheranno gli elettori. Al momento sento parecchio scontento da parte dei cittadini. E credo che Biancavilla abbia fatto un bel passo indietro.

In quali ambiti, per esempio?

Una movida sproporzionata e non regolamentata: non si è affrontata questa problematica, per esempio. Penso alle attività abusive che continuano a crescere a Biancavilla. Chi paga regolarmente le tasse si lamenta. C’è una mancanza di controllo. Inutile guardare la percentuale di differenziata quando i rifiuti riempiono le periferie di Biancavilla.

Arrivare all’80% di differenziata (cosa mai accaduta) significa avere benefici concreti, non è una banale “bandiera” da sventolare.

Certo, questo va riconosciuto. Così come va detto che le periferie non vengono pulite da tempo.

La credibilità di un politico si misura dalla capacità di fare autocritica. Le chiedo, quindi, che giudizio dà del suo partito, il Pd di Biancavilla.

È un partito che finora ha avuto poco coraggio. Dalle ultime Amministrative siamo usciti con le ossa rotte. Ma bisogna avere il coraggio di ricostruire realmente il ruolo principale che il Pd ha sempre avuto, cioè quello della governance della città.

Per la prima volta nella storia di Biancavilla, una forza politica di opposizione risulta la più assenteista, non avanza emendamenti al bilancio, non dà motivazioni di voto. Siamo all’abc della politica. Un quadro inaudito e imbarazzante.

Non ho dati in mano, ma mi farò carico di sfatare questo quadro e di invertire questa tendenza.

Un suo collega consigliere, Vincenzo Giardina, l’ha detto in aula: allo stato attuale non si vede alcuna alternativa all’esperienza del sindaco Antonio Bonanno. In effetti, manca qualche anno per riavviare i giochi elettorali ma non vi è traccia di un progetto, nemmeno embrionale.

Anche su questo proveremo a ripartire e a costruire un progetto valido. Il tempo è dalla nostra parte. Ci proverò io in qualità di consigliere. Proveremo anche fuori, assieme ai compagni di partito, a ricostruire una valida alternativa a Bonanno.

Certamente caricare soltanto sulle sue spalle la costruzione di una base di lancio per le prossime Amministrative sarebbe ingiusto. La sinistra è coralità, altrimenti non ha motivo di esistere. Questa coralità manca: è un dato oggettivo.

Molti compagni e amici si sono presi carico di aiutare chi sta all’interno del Consiglio. Cercheremo di ricreare quella coralità di cui lei parla e che in questi anni forse è mancata. Ma sono stati anni difficili un po’ per tutti, a causa del Covid. Nell’ultimo anno e mezzo non abbiamo potuto affrontare riunioni e quella quotidianità di azioni necessaria ad una forza politica.  

A proposito di mancata coralità, all’indomani della sua elezione a presidente del Pd ci aveva detto che ci avrebbe fatto pervenire la composizione del direttivo. Attendiamo ancora. Ma esiste un’organizzazione di partito o ci sono solo amministratori di pagine Facebook?

Al momento ci sono un segretario, un vice segretario e un presidente, che sono io.

Lei si riconosce nell’attuale segreteria del Pd e nel suo capogruppo?

Sì, certamente.

Nella seduta del suo insediamento, né l’uno né soprattutto l’altro erano presenti. Parliamo di un gesto di cortesia elementare, umana prima ancora che politica. Ci saremmo aspettati –torniamo al concetto di coralità– una folla di militanti ed esponenti del Pd. Ma dove erano i militanti e gli uomini e le donne del suo partito? L’immagine plastica era quella di un vuoto ingombrante.

Sulla non presenza non posso rispondere io personalmente. Non posso essere io a giustificare. Ci sarà modo di vederci, confrontarci e costruire. Da parte mia non c’è nessun problema. Da parte di tanti ho ricevuto chiamate e messaggi. Oltre ai miei familiari, amici intimi –come Claudio e Daniele Petralia– erano presenti tra il pubblico.

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