Connect with us

L'Intervista

Antonio Bonanno c’è: «Pronti alla sfida per realizzare una Biancavilla nuova»

«Stiamo lavorando alle liste: saranno probabilmente otto con oltre 100 candidati al mio fianco»

Published

on

Che la sfida elettorale abbia inizio. Per l’appuntamento del 28-29 maggio mancano i dettagli e i contorni, ma i duellanti sono già in campo. Andrea Ingiulla, candidato del Partito Democratico, lo abbiamo già sentito, lanciando il suo guanto di sfida al primo cittadino: «Io non mi rassegno, farò una bella battaglia di democrazia». E adesso, la raffica di domande di Biancavilla Oggi la rivolgiamo ad Antonio Bonanno, nel giorno in cui annuncia ufficialmente la sua (scontata) ricandidatura alla guida del governo cittadino.

Sindaco, dunque, dopo tanta attesa il suo sfidante ha un nome e un cognome: adesso conosce il suo competitor.

Negli ultimi anni, a dire il vero, tutti abbiamo notato come il segretario del Pd (Giuseppe Pappalardo, ndr) si sia in tutti i modi mosso per prospettare la sua candidatura a sindaco, in un percorso che sarebbe stato naturale. Ma non è stato così. Non so se per mancanza di coraggio o per avere barattato la sua candidatura in vista delle Provinciali (quindi per ragioni di poltrone), di fatto ha rinunciato a sfidarmi. Prendo atto della candidatura di Andrea Ingiulla con grande rispetto.

Ad Ingiulla riconosce “il coraggio di crederci”, che è il suo slogan?

Certamente gli riconosco il coraggio che non hanno avuto altri nel Centrosinistra e per questo rispetto la candidatura dell’avversario.

I competitor non si scelgono, ma per chi avrebbe avuto una preferenza?

Indifferente. Al di là dei nomi, reputo che una democrazia si fondi su una maggioranza e una opposizione. Un avversario, espressione di una formazione politica diversa dalla mia, è utile non solo al confronto, ma alla produzione di atti, cosa che è mancata in questi anni. Non è un bene. Il mio auspicio è che ci sia una forza contrapposta con cui ci possiamo misurare su proposte fattibili e magari da recepire.

Dica la verità, la sua amministrazione è stata fortunata: nessun alito di opposizione da parte dei suoi avversari in cinque anni.

Non mi reputo fortunato. L’opposizione più che assente è stata demagogica e non è mai riuscita ad avanzare, oltre al semplice voto contrario, una proposta alternativa o una valida argomentazione ai loro “no”. Spesso in Consiglio si sono espressi in modo contrario, senza nessuna dichiarazione di voto, anche su argomenti rilevanti.

La prima bordata di Ingiulla, nella nostra intervista, ha riguardato i “capitani di ventura”, che a Biancavilla – ha sostenuto lui – fanno e disfano, traslocando voti senza ragioni di idealità ma solo per convenienze del momento.

Non si può applicare una doppia morale. Se ci sono forze politiche candidate al loro fianco, vanno bene. Se gli stessi soggetti scelgono la parte opposta, vengono demonizzati. Quelle forze a cui, forse, lui fa riferimento sono le stesse che fino a qualche giorno fa, il suo schieramento ha cercato, nel tentativo di coinvolgerle in chissà quali progetti allo scopo di dividerci. Mi sembra chiaro: quando la volpe non arriva all’uva, dice che è acerba. La realtà è che la mia coalizione è coerente, omogenea, fatta da soggetti politici afferenti al Centrodestra. Le accuse che muove Ingiulla sono una forma di ipocrisia.

L’analisi di Ingiulla non è proprio infondata: alcuni gruppi (da Salvà ai Mignemi…), spostandosi da destra a sinistra o viceversa, hanno ridisegnato i destini di sindaci e schieramenti.

Ma si tratta di gruppi con una matrice culturale di Centrodestra. L‘anomalia, semmai, c’è stata quando, in maniera innaturale, gli stessi gruppi si sono collocati a sinistra. Il gruppo Mignemi, poi, era con me nella mia primissima candidatura. Lo ribadisco: non ci si può indignare quando certi soggetti, in sintonia con la loro sensibilità, militano a destra, mentre è tutto regolare ed esemplare quando si trovano a sinistra, nonostante l’incoerenza.

Nel Pd è candidato Alfio Stissi, che fu suo assessore della prima ora.

Appunto, le critiche di Ingiulla non valgono quando gli “spostamenti” vanno verso di loro? Io penso che da parte di Alfio Stissi ci sia molto imbarazzo. Lui è sempre stato un militante del Centrodestra, fedelissimo di Nino D’Asero, già candidato del Pdl. Vederlo con il simbolo del Pd…

Se è per questo, lo stesso Ingiulla è stato assessore con Mario Cantarella, primo sindaco di destra, e ne rivendica l’esperienza.

Ingiulla ricorda il suo passato con i socialisti, con Rifondazione Comunista, con i Progressisti, ma io (all’epoca ragazzino) ricordo quando lui veniva nelle riunioni del Pdl e gli anni in cui ha sostenuto Mario Cantarella. Lascio ognuno alla libera valutazione. Io metto in campo la mia coerenza, sempre dallo stesso lato e con lo stesso schieramento politico, seguendo un’idea che non ho mai messo in discussione.

Veramente no. Dimentica che nel 2008 fu assessore di Pippo Glorioso nella Giunta “Fiamma e Martello” con Pd, Pdl e persino un esponente “comunista”. Un’oscenità mai vista allora in Italia. L’origine di tutti i mali della degenerazione politica locale, che rappresenta uno spartiacque antropologico. E lei di questa oscenità ne è stato protagonista.

Protagonista, ma senza rinnegare il mio partito e il mio essere di destra. Non ho cambiato casacca. In quella fase credevamo, al di là delle appartenenze, di ragionare solo sulle problematiche della città. Non è stato possibile. Senza mezzi termini, posso dire che quello è stato un esperimento fallimentare.

È un’esperienza che rinnega?

Non sono abituato a rinnegare le mie esperienze. Non la definisco “oscenità”, ma è evidente che non è stata un’esperienza positiva. E questo, credo si possa affermare anche dal punto di vista opposto, quello della sinistra. Infatti dopo due anni ci fu il “ribaltone”.

E lei finì di fare l’assessore, tornando ad essere militante semplice con un attivismo a destra cominciato da ragazzino.

Avevo 14 anni e una passione politica ereditata da mio padre, militante del Movimento Sociale Italiano. Ho fatto la mia scuola di partito con due maestri, Mario Cantarella e Vincenzo Randazzo, che mi hanno formato e, grazie ai loro insegnamenti, penso di ben amministrare Biancavilla. I miei primi passi sono stati in Azione Giovane (l’organizzazione giovanile di Alleanza Nazionale), quando il presidente era Vincenzo Giardina, il mio attuale vice sindaco. Sono diventato poi il primo presidente provinciale “non catanese” di Azione Giovani, nominato direttamente da Giorgia Meloni. Un rapporto che con la premier prosegue: è stato piacevole scambiare qualche messaggio quando è stata nominata a capo del governo. Ma il rapporto stretto continua anche con tutti quelli della generazione Atreju, a cui appartengo, molti dei quali (da Salvo Pogliese a tanti altri) ricoprono ruoli rilevanti nelle istituzioni nazionali.

Bonanno, è legittimo ricordare i suoi trascorsi e la sua provenienza. Sa quale è, però, l’osservazione critica più ricorrente, anche dentro la sua maggioranza? Lo strapotere, presunto o reale, di Pippo Salvà, che avrebbe un forte ascendente su di lei.

Pippo Salvà, oltre ad essere un soggetto politico, negli anni è diventato un mio fraterno amico. Ma rappresenta solo uno dei pilastri di questa coalizione, che ha lo stesso valore e la stessa importanza degli altri alleati.

Riconosce che in questi 5 anni le forze di maggioranza abbiano avuto uno scarso coinvolgimento? Poche riunioni, relazioni al minimo, incontri circostanziati ai soli turnover assessoriali.

No, non lo riconosco perché giornalmente mi sono confrontato con i rappresentanti politici di ogni gruppo. L’amministrazione non si è mai fermata un attimo, dal terremoto alla pandemia, fino alla pianificazione delle opere pubbliche con importanti finanziamenti, frutto del coinvolgimento di tutti.

A proposito di turnover, sarebbe interessante sapere chi, tra lei e Glorioso, detenga il record di “giri di valzer assessoriali” (espressione diventata di uso comune di cui Biancavilla Oggi rivendica il conio).

Non ho alcun conteggio. I sindaci cercano di rispondere alle richieste dei partiti. I cambi assessoriali sono effetti di accordi tra partiti, i quali valorizzano coloro che in campagna elettorale si sono distinti per impegno. E poi, fare l’assessore per 5 anni diventerebbe troppo impegnativo. Una turnazione, quindi, può essere anche utile a dare un maggiore sprint all’amministrazione.

Così come attuato, non è un malcostume, ormai istituzionalizzato, avviato dal suo predecessore, ma assorbito fedelmente da lei?

Non lo reputo tale, nella misura in cui non comporti un rallentamento della macchina amministrativa. Anzi, è un modo per coinvolgere quanti più cittadini nell’azione di governo della città. È grazie ad un turnover, per fare uno dei tanti possibili esempi, che ho avuto Francesco Privitera quale mio assessore, che ha fatto un lavoro straordinario, notte e giorno, in quel periodo drammatico che è stata la pandemia. La persona migliore che in quel momento potesse avere il nostro Comune.

Eppure, nella sua maggioranza, gli scricchiolii e i mal di pancia non sono mancati: mai tradotti, però, in azioni politiche.

Abbiamo amministrato in questi anni senza avere nemmeno una crisi politica. Chi mi ha preceduto, invece, ha dovuto ricorrere più volte all’azzeramento della Giunta. Sia nella prima che nella seconda sindacatura Glorioso sono state diverse le crisi di maggioranza. Io non ho mai avuto la necessità di azzeramenti o cambi assessoriali per problemi politici. E in Consiglio Comunale non ci sono state mai defezioni significative. Anche questo dimostra come l’azione amministrativa si sia svolta con serietà e collegialità.

Si ritrova, dunque, uno schieramento intatto, anzi allargato rispetto a quello originario. Quante liste saranno collegate alla sua candidatura?

Stiamo lavorando sulle liste e riscontriamo una grande partecipazione. Probabilmente avremo più di 100 candidati in Consiglio Comunale e almeno otto liste.

Ma una così articolata offerta elettorale, non è sintomatica di una politica “dopata”? Perché questo assetto bulgaro?

In realtà, mi ripresento con la mia stessa coalizione e abbiamo dimostrato una stabilità duratura. Qualità che possiamo trasferire e garantire al mio secondo mandato.

Oltre alla stabilità, c’è una questione di “sostenibilità politica”. Come farà a gestire e ascoltare le esigenze di tutti? Sicuro che sarà un bene per la salute amministrativa?

Certo che non è semplice. Io, però, ho cominciato a fare il sindaco a 32 anni, affrontando problematiche gigantesche ed impreviste. I miei predecessori, per fortuna, non si sono confrontati con emergenze di una certa portata. Credo che il terremoto e la pandemia siano più complicati di mettere in piedi e gestire una Giunta.

Ci indica tre risultati amministrativi di cui va maggiormente orgoglioso?

In primis, il risanamento del bilancio. Nel 2018 ci siamo trovati ad amministrare un ente con 4 parametri ritenuti deficitari dalla Corte dei conti. Oggi i parametri violati sono zero. Abbiamo salvato il Comune! Un ente che non poteva pagare gli stipendi, che aveva un conto in banca con -5 milioni di euro, che aveva debiti milionari nei confronti dei fornitori (dagli 800mila euro con la Fce ai 2 milioni con le discariche). Tutt’oggi paghiamo l’energia elettrica con un piano di dilazione degli anni 2009-2012. A dicembre abbiamo approvato un piano di rientro di quasi 4 milioni di euro.

Avete colmato i buchi. Poi?

Abbiamo messo in atto una serie di opere pubbliche: dalla bonifica di monte Calvario alla zona artigianale, dai finanziamenti ottenuti per la linea ferrata a quelli per la piscina comunale, dalla rigenerazione urbana di Spartiviale al largo dei Vespri. Potrei fare un lunghissimo elenco. Sono tutte opere che disegneranno una Biancavilla nuova nei prossimi anni. Non ci sarà un angolo di Biancavilla che non sarà oggetto di ristrutturazione e riqualificazione. Un risultato di cui vado particolarmente orgoglioso è anche la realizzazione dell’asilo nido comunale, avendo portato da zero a 63 i posti per l’infanzia, nel periodo 2018-2023. Chi è genitore sa quanto una struttura di questo tipo sia d’aiuto per le famiglie.

Il terzo punto per lei significativo?

Nei giorni scorsi abbiamo approvato il Piano strategico della Città metropolitana e Biancavilla è diventata ufficialmente la terza porta di accesso all’Etna. L’abbiamo chiamata la “terza porta del Sole” con una visione nostra, che rende protagonista Biancavilla nel territorio e guarda allo sviluppo turistico ed economico.

Il suo avversario ha posto la “sicurezza” tra le priorità del suo programma: un tema tanto caro alla destra.

La sicurezza è nelle priorità di tutti. Ma come emerso dalla vostra stessa intervista, a Biancavilla i reati di qualsiasi tipo sono in calo. Se si vuole descrivere la nostra città per quello che non è, si fa un’offesa prima di tutto alle forze dell’ordine, che in questi anni si sono prodigati con un impegno straordinario. Abbiamo la fortuna che la stazione dei carabinieri sia formata da giovani militari che non si risparmiano. La sicurezza è sotto controllo, con le criticità che ci sono in ogni comune.

Criticità che, comunque, non sono di poco conto.

C’è certamente la necessità di aumentare l’organico. Lavoriamo in questa direzione. Destineremo i locali comunali di via Fratelli Cervi per nuovi alloggi dei carabinieri in modo da dare loro la possibilità di incrementare la presenza numerica. Noi paghiamo il fatto che a fronte di un organico di 35 agenti di polizia locale che sarvirebbero, ne abbiamo solo una decina con la conseguenza che, per turno, ne siano in servizio soli 2-3. Cosa inedita, abbiamo riaperto la stagione dei concorsi e stiamo per definire l’iter dell’assunzione di 4 vigili urbani, ma avremo una graduatoria da cui attingerne altri negli anni successivi.

A proposito di sicurezza, le riportiamo una specifica domanda di Ingiulla: «Visto che avete bocciato le proposte dell’opposizione, quali sono le iniziative concrete che intende adottare per arginare il fenomeno della “mala-movida”?».

La mozione è stata bocciata perché il suo contenuto è già previsto all’interno del relativo regolamento sulla movida. Le esigenze degli abitanti sono legittime, nessuno lo mette in dubbio. E per questo abbiamo dato mandato per realizzare un’isola pedonale con totem elettronici.

In realtà doveva essere stata già realizzata l’anno scorso.

Sì, ma c’è una complessa procedura che va avanti con il ministero per avere l’autorizzazione. La attueremo nel periodo estivo.

Senta Bonanno, sia sincero: la sua candidatura presuppone un secondo mandato per 5 anni pieni? C’è chi scommette già da ora che, nel 2027, lascerà in maniera anticipata la poltrona di sindaco per salire sul treno delle Regionali.

Sono legato visceralmente alla mia città. Io ho già rinunciato, quando ne ho avuto occasione, ad una candidatura al parlamento regionale o a quello nazionale in un contesto e in un momento favorevolissimi al mio partito, Fratelli d’Italia. Una candidatura, quindi, che avrebbe avuto ottime possibilità di riuscita. Eppure, ho dimostrato di fare un sacrificio per amore di Biancavilla.

E per il prossimo futuro? Lo slogan che ha scelto è “Il sindaco che c’è… sempre!”.

Il mio impegno è quello di portare a termine tutte le azioni amministrative messe in campo: nei prossimi mesi partirà una rigenerazione dell’intera città. Quando finirò questo percorso per la creazione di una Biancavilla nuova, mi riterrò soddisfatto. E a quel punto potrei decidere di fare altro. O anche di finire di fare politica…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Chiesa

La Collegiata, baricentro di potere e prestigio: la fondazione 280 anni fa

Padre Giosuè Messina: «Un’istituzione che custodisce una storia importante e arriva fino a oggi»

Published

on

Un traguardo storico per Biancavilla e per la Chiesa locale: il 26 settembre 2026 è il 280° anniversario dell’erezione della Collegiata. L’istituzione di un Capitolo di canonici rappresentò per l’epoca una vera e propria scossa di riscatto identitario. In una Sicilia dominata da rigide gerarchie e da un forte campanilismo, una Collegiata significava per una comunità uscire dall’ombra dell’insignificanza geopolitica. Un simbolo di maturità urbana. Un passaporto per il prestigio che permetteva a Biancavilla di sedere “a testa alta” accanto ai centri vicini. La Chiesa Matrice smetteva di essere solo un luogo di preghiera per trasformarsi in un vero baricentro di vita pubblica, un catalizzatore sociale capace di unire le spinte civili e quelle religiose.

Questa cruciale transizione storica è stata minuziosamente indagata da don Giosuè Messina, che per Nero su Bianco Edizioni ha dato alle stampe “La Collegiata di Biancavilla. Tre secoli di storia, trame e dispute ecclesiastiche”.

Don Giosuè, quali furono i motivi religiosi e sociali che portarono a questa fondazione?

Dalla lettura dei documenti d’archivio emerge come – diversamente dalla mentalità odierna – a volere l’istituzione della Collegiata siano stati gli amministratori locali. Le ragioni principali risiedevano nella volontà di soppiantare la prassi poco felice dell’elezione dei cappellani della Matrice, garantire una maggiore attenzione nella cura delle anime, far fronte all’aumento della popolazione e assicurare il decoro e il sostentamento dei chierici.

Il Capitolo fu un reale beneficio o solo uno strumento per affermare potere e prestigio?

La società del tempo, in particolare il ceto facoltoso dei primi anni del ‘700, desiderava che la propria Matrice ospitasse un capitolo di canonici. I paesi vicini, infatti, ne avevano già uno nelle loro chiese maggiori, come Paternò nella prestigiosa chiesa di Santa Maria dell’Alto (1670) e Adrano nell’antica chiesa di Santa Maria Assunta (1690), entrambi edifici costruiti in epoca normanna. Inizialmente il vescovo Andrea Riggio aveva accolto l’idea, ma le tensioni socio-politiche con il signore della ducea di Montalto resero vano il progetto.

Si dovrà poi attendere il 1746 per l’istituzione, avvenuta con decreto del vescovo Pietro Galletti.

L’erezione della Collegiata di Biancavilla fu merito del canonico Paolo Biondi, biancavillese appartenente al capitolo paternese, e del dottor Placido Piccione. I due seppero gestire il progetto mettendo d’accordo le parti civili e religiose, dando decoro alle celebrazioni e dignità economica ai sacerdoti. A quel tempo, questa istituzione rappresentò la risoluzione dei problemi precedenti e una prima intuizione del concetto di “parrocchia”, che si realizzerà pienamente solo nel 1920.

Come si è evoluta la Collegiata nel corso di questi tre secoli?

Ciò che ha cambiato profondamente il Capitolo è stato proprio l’evolversi del concetto di parrocchia. Nel decreto del vescovo Pietro Galletti si evidenziava che il numero dei canonici era di 12 e che tutti avevano la cura delle anime. Di fatto, l’intero corpo capitolare fungeva da parroco. Questo provvedimento strideva, però, con le norme del Concilio di Trento, secondo cui il parroco doveva essere unico e scelto tramite concorso. Per tale ragione, il prevosto Filippo Cocina nel 1750 impugnò tale diritto, ma l’atto di Transazione del 7 luglio 1752, per quietare gli animi, sospese il concorso per la prepositura di Biancavilla.

E quindi come si superò questa anomalia?

Tale anomalia fu sollevata successivamente dai vescovi Salvatore Ventimiglia e Giuseppe Benedetto Dusmet, e infine dal cardinale Giuseppe Francica Nava. Quest’ultimo pose fine all’antico privilegio, erigendo ufficialmente la parrocchia il 20 agosto 1920.

Veniamo ai giorni nostri. Quali sono i ruoli, le funzioni e gli impegni della Collegiata per la città?

Oggi la Collegiata di Biancavilla custodisce una storia importante, il decoro della liturgia e i luoghi simbolo di questa antica istituzione. Il Capitolo continua a svolgere una funzione fondamentale all’interno della comunità, sia a livello ecclesiale che sociale. Attualmente, l’unica figura che viene nominata tra i canonici è il prevosto, carica che coincide sempre con il parroco della Basilica, mentre rimangono vacanti le dignità di cantore, tesoriere e decano.

Peraltro, i membri della Collegiata sono quasi tutti parroci.

Sì, gran parte degli altri membri del Capitolo sono a loro volta parroci in città o in altre zone della diocesi. L’impegno dei canonici per la nostra città si esprime concretamente nella cura d’anime quotidiana e nella presenza attiva sul territorio. Si riuniscono nei momenti comunitari per le principali celebrazioni cittadine e per gli incontri di coordinamento pastorale, traducendo l’antica tradizione in un servizio vivo per il territorio.

In un’epoca caratterizzata dalla presenza capillare delle parrocchie nei quartieri, ha ancora senso la presenza della Collegiata in una comunità?

La presenza della Collegiata ha pienamente senso anche oggi, perché non si sovrappone al lavoro delle singole parrocchie, ma ne completa e arricchisce la missione. Se le parrocchie rispondono alla frammentazione e alla cura capillare dei quartieri, la Collegiata rappresenta il principio opposto: l’unità, la coralità e la memoria storica.

Dunque, un’istituzione che testimonia ancora, dopo quasi tre secoli, la comunione del clero locale.

In un’epoca in cui i sacerdoti rischiano l’isolamento a causa dei troppi impegni, il Capitolo offre uno spazio d’incontro e di preghiera comune, manifestando visibilmente la comunione del clero locale e l’appartenenza all’unico presbiterio diocesano. Inoltre, garantisce momenti forti di preghiera corale e liturgica tra i sacerdoti e il popolo a nome di tutta la città. In sintesi, mentre le parrocchie agiscono capillarmente tra le case, la Collegiata ricorda a tutti che siamo membra di un solo corpo unito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continue Reading

Chiesa

Padre Verzì lascia Biancavilla: «San Salvatore, un laboratorio di grazia»

Il parroco della trasformazione sociale: la chiesa-garage di “Spartiviale”, da periferia a comunità

Published

on

Un nuovo incarico 25 anni dopo. A distanza di un quarto di secolo, giunto al suo terzo mandato alla guida della parrocchia “San Salvatore” di Biancavilla, padre Salvatore Verzì ha avuto dal vescovo la nuova destinazione nella parrocchia “Sant’Agata” di Bronte. Per il sacerdote di “Spartiviale” (quartiere che nella parrocchia ha costruito la sua identità, scrollandosi di dosso l’etichetta di periferia), sono giorni di emozioni, saluti, rievocazioni di ricordi e bilanci di un lungo percorso di vita e comunitario.

Ci avviciniamo al giorno della partenza da Biancavilla. Come vive questo momento, padre Salvatore?

Nella Chiesa non ci sono arrivi o partenze: c’è un flusso, un movimento silenzioso in cui lo Spirito Santo conduce dove il cuore non avrebbe mai pensato di andare. Ho accolto tutto con obbedienza, perché ho imparato che nell’obbedienza c’è la pace: non la pace che viene dalle cose che capiamo, ma quella che nasce dal lasciarsi portare.

La sua nomina a Bronte significa, comunque, un ritorno in quella parte di diocesi in cui è già stato.

La nomina nella parrocchia di Sant’Agata è stata per me una sorpresa di Dio: non immaginavo di tornare a Bronte dopo ventisette anni. Lasciai Bronte giovane, vi ritorno maturo, con un cuore che ha visto la fedeltà di Dio. Sentivo che un tempo nuovo stava per aprirsi, ma non pensavo che la strada sarebbe tornata a incrociare quella terra. Mentre mi veniva fatta la proposta, ho percepito che Dio mi chiedeva di lasciare e di andare, come Abramo: senza sapere tutto, ma sapendo che Lui è fedele. Il mio “sì” è stato pieno.

A “San Salvatore” resta un pezzo del suo cuore. Un periodo lungo che riguarda la parrocchia, ma anche l’intero quartiere a cui la chiesa fa riferimento.

“San Salvatore” è stato un laboratorio di grazia. Un quartiere periferico, una chiesa-garage, un popolo che stava nascendo. E Dio ha fatto ciò che solo Lui può fare: ha trasformato la fragilità in identità, la dispersione in comunità, la periferia in casa. C’è un canto che dice: “Guarda cosa fa Dio quando tu gli dici di sì”. È vero: quando il “sì” è sincero, Dio realizza i suoi sogni dentro la storia degli uomini. E la cosa più bella è che Dio non crea senza l’uomo: anche con chi dice “ni”, anche con chi ha paura, anche con chi non è pronto. Ha creato un popolo, una comunità, un uomo più umano e quindi più cristiano. “San Salvatore” non è più “Spartiviale”: è un nome, un volto, una storia.

“Spartiviale”, quartiere che era considerato quasi un’appendice di Biancavilla. Lei è testimone e artefice di una trasformazione sociale.

Dove nasce una chiesa, nasce umanità. E qui ce n’è tanta, tanta, tanta e tanta ancora da far crescere. Abbiamo camminato insieme: popolo e pastore. Da soli non nasce nulla. Insieme, invece, Dio compie meraviglie.

Quale messaggio lascia ai suoi parrocchiani?

Vi ho voluto bene con verità. Una verità che a volte è costata, ma che ribadirei mille volte, perché la verità è la forma dell’amore. Magari aggiustando i modi, sì… ma non il cuore. Vi chiedo una cosa sola: amate il nuovo pastore che Dio ha pensato per voi. Accoglietelo, sostenetelo, camminate con lui. Popolo e pastore insieme: così la storia diventa benedetta. Io non voglio essere un’ombra nella vostra parrocchia: voglio essere luce a Sant’Agata, e che don Nicola sia luce a San Salvatore. Così Dio potrà continuare a scrivere la sua storia.

Don Nicolò Coco si appresta ad aprire lui ogni mattina le porte della chiesa di San Salvatore. Con il passaggio delle chiavi, quale patrimonio comunitario e affettivo gli consegnerà?

Dio benedica don Nicola e il popolo di San Salvatore. Gli ho parlato come si parla a un fratello: “Don Nicolò, aiutiamoci. Aiutami quando avrò la tentazione di guardare indietro. Siamo umani, e non voglio che nessuna ombra resti nel mio cuore o nella tua comunità. Io lascio San Salvatore e voglio lasciare solo luce”. Consegno dopo venticinque anni la parrocchia di San Salvatore al popolo che l’ha fatta crescere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continue Reading
Advertisement

Solo su Biancavilla Oggi

Per la tua pubblicità
su Biancavilla Oggi
Logo Biancavilla Oggi
WhatsApp 095.2935230
info@biancavillaoggi.it

I più letti

Registrazione al Tribunale di Catania n. 25/2016
PROPRIETARIO e EDITORE
Associazione Nero su Bianco ETS
Iscrizione al RUNTS n. 2305 del 23.6.2026
Iscrizione al ROC n. 36315 del 16.3.2021
Direttore responsabile: VITTORIO FIORENZA

━━━━━
Nel rispetto dei lettori e a garanzia della propria indipendenza, "Biancavilla Oggi" non chiede e rifiuta finanziamenti, contributi, sponsorizzazioni, patrocini onerosi da parte del Comune di Biancavilla, di forze politiche e di soggetti locali con ruoli istituzionali o ad essi riconducibili.
━━━━━