Cronaca
Droga, pizzo e trasporti: Pippo Mancari “u pipi” a capo del clan di Biancavilla
“Ultimo atto”: 13 fermi, sequestrati un Kalashnikov, 1 kg di droga, 300 piante di canapa e due società
L’hanno denominata “Ultimo atto”, l’operazione antimafia condotta dal comando provinciale dei carabinieri di Catania su delega della Dda. Biancavilla Oggi ne anticipa i dettagli. Sono 13 le misure cautelari applicate. Le indagini, condotte dal settembre 2018 al mazro 2020,attraverso attività tecniche e dinamiche sul territorio, ulteriormente riscontrate dalle dichiarazioni di più collaboratori di giustizia, hanno consentito di monitorare il clan di Biancavilla, individuando in Giuseppe Mancari u pipi il reggente.
Classe 1948, elemento di spicco della mafia biancavillese degli anni ’80, quando nel Triangolo della morte imperversava il clan Gurgone, Mancari fu condannato nel 1988 per omicidio: ergastolo con isolamento diurno. Dopo la concessione dell’indulto e di plurime riduzioni di pena, nel 2009 la liberazione condizionale. Un sorvegliato speciale. Dopo una permanenza al nord Italia, il rientro a Biancavilla, dove scampò ad un attentato omicidiario nel 2015. Nonostante due sicari gli spararono almeno sei volte di pistola calibro 7,65, Mancari ne uscì indenne, mentre si trovava davanti ad un panificio di viale Europa.
Tutti i soggetti coinvolti
Gli altri soggetti coinvolti nell’operazione sono vecchie conoscenze delle forze dell’ordine (alcune già presenti nei blitz “Vulcano” degli anni ’90) e nuove leve che si sono fatte avanti negli ultimi anni. Le misure cautelari, nello specifico, riguardano Salvatore Manuel Amato (classe 1993), Fabrizio Distefano (1991), Placido Galvagno (1976), Giovanni Gioco (1959), Piero Licciardello (1994), Nunzio Margaglio (1995), Carmelo Militello (1973), Nicola Gabriele Minissale (1992), Alfio Muscia (1978), Ferdinando Palermo (1977), Mario Venia (1975) e Carmelo Vercoco (1973).
Il tentato omicidio con il Kalashnikov
Le indagini di questo “Ultimo atto” hanno preso il via a seguito del tentato omicidio di Davide Massaro Galati, avvenuto in via dell’Uva, a Biancavilla, il 9 settembre 2018 e commesso da Riccardo Pelleriti. Evento scaturito da una lite per un banale incidente stradale. Sequestrato dai militari il fucile d’assalto Kalashnikov modello Ak 47 con relativo caricatore, utilizzato per il tentato omicidio, oltre a 4 pistole cal. 9 e una pistola cal. 7.65 con matricola abrasa.
Nel corso delle successive investigazioni, volte a monitarare gli instabili equilibri tra le famiglie mafiose di Adrano e Biancavilla conseguenti al fatto di sangue, è emersa l’esistenza di un’associazione per delinquere di stampo mafioso, dedita prevalentemente allo spaccio di sostanze stupefacente e alle estorsioni, per acquisire introiti da destinare anche al mantenimento delle famiglie degli affiliati.
Il “pizzo” per le feste (persino ai giostrai)
Per quanto concerne le attività estorsive del clan, i militari, attraverso anche le dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia e da soggetti informati sui fatti, hanno riscontrato 6 episodi ai danni di imprenditori del settore edile, della ristorazione e del commercio. Il pizzo chiesto soprattutto per fare fronte alla mancanza di fondi per il sostentamento dei sodali in carcere.
La richiesta estorsiva era periodica con dazioni, in genere per le festività di Natale, Pasqua e di “San Placido”, patrono del Comune. Proprio in prossimità di quest’ultima festa, il clan avrebbe pianificato anche il pizzo ai gestori degli stand.
L’imposizione applicata: un rincaro rispetto al prezzo riservatogli dai venditori. Inoltre, secondo quanto riferito dai collaboratori di giustizia, vittime dell’estorsione sarebbero stati anche i giostrai, costretti a dare circa 2000 biglietti per le attrazioni (come la “ruota” o il “tagadà”), così che i figli dei detenuti avebbero potuto godersele gratis.
Affari con la droga e i trasporti
Il gruppo criminale era anche dedito al traffico di sostanze stupefacenti, soprattutto marijuana e cocaina. Nel corso delle operazioni, sequestrata una piantagione con oltre 300 piante di canapa indiana e oltre 1 kg di sostanza stupefacente del tipo marijuana.
Le risultanze dell’indagine hanno infine consentito di sequestrare preventivamente, ai fini della confisca, le società “MM Logistic di Miriana Militello” e “M.N. Trasporti s.r.l.” aventi rispettivamente sede ad Adrano e a Biancavilla, operanti nel settore del trasporto merci su strada. Società ora affidate ad un amministratore giudiziario, unitamente ai conti correnti ad esse intestati e a tutti i beni aziendali registrati, sia mobili che immobili.
L’”Agenzia”, come era soprannominata dagli uomini del clan, che formalmente operava nell’intermediazione tra le aziende agricole e i trasportatori, sarebbe in realtà divenuta nel tempo uno degli strumenti operativi più redditizi del clan. Una commistione tra le attività mafiose e d’impresa. Gli introiti erano ottenuti con un “dazio” (variabile per ogni bancale di frutta spedito al Nord Italia). Un “dazio” imposto a camionisti e titolari di magazzini e ditte, poi versato nella cassa comune del clan per essere consegnato ai familiari dei detenuti.
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Cronaca
Controlli della polizia su 264 persone e 121 veicoli, dal centro urbano alle Vigne
Servizio ad ampio raggio degli agenti nei territori di Biancavilla, Adrano, Santa Maria di Licodia e Bronte
I poliziotti del Commissariato di Adrano hanno eseguito, nel fine settimana di Ferragosto, controlli ad ampio raggio a Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia. Sorpresi tre conducenti alla guida di veicoli sottoposti a fermo amministrativo con conseguenti sanzioni per 5.952 euro. Complessivamente, identificate 264 persone e controllati 121 veicoli, tra auto e moto.
In particolare, gli agenti sono stati impegnati sulle strade di collegamento e nei principali punti di snodo del traffico veicolare. Posti di controllo, fissi e dinamici, predisposti inoltre nelle zone di villeggiature delle “Vigne”, nei territori di Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia.
In questi casi, i cittadini che trascorrono il periodo estivo nelle zone rurali dell’Etna hanno espresso la loro gratitudine ai poliziotti. Non sono mancate occasioni di dialogo con i poliziotti che hanno fornito consigli e suggerimenti per tenersi alla larga da truffatori e malintenzionati.
Una parte significativa degli accertamenti espletati in strada dai poliziotti del Commissariato di Adrano sono stati dedicati al monitoraggio delle condotte tenute da automobilisti e motociclisti. Sono state rilevate alcune infrazioni al Codice della Strada legate all’assenza di copertura assicurativa, alla mancanza della revisione periodica del mezzo e alla guida senza patente e ciò ha determinato rispettivamente il sequestro del mezzo, la sospensione dalla circolazione e il ritiro della patente.
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Cronaca
«Scommesse illegali all’internet point», gestore condannato dalla Cassazione
Chiuso un procedimento lungo sette anni: confermati i pronunciamenti di primo e secondo grado
È diventata definitiva la condanna per il titolare di un internet point di Biancavilla coinvolto in un’attività di raccolta abusiva di scommesse attraverso un operatore estero privo di concessione in Italia. La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando quanto stabilito nei precedenti gradi di giudizio.
La vicenda giudiziaria – come ricostruisce Agipro, l’agenzia di stampa specializzata in giochi e scommesse – era iniziata davanti al Tribunale di Catania, che a fine 2019 aveva riconosciuto la responsabilità dell’imputato. La Corte d’Appello, sei anni dopo, aveva confermato la condanna, concedendo i doppi benefici di legge e subordinando la sospensione condizionale della pena allo svolgimento di un’attività non retribuita a favore della collettività.
A portare i giudici a escludere che si trattasse di un normale servizio di accesso a internet sono stati diversi elementi emersi durante gli accertamenti. All’interno del locale erano presenti una postazione utilizzata per l’attività e un computer collegato a un sito di scommesse. In appena una settimana erano state registrate 2.131 schedine per una somma complessiva di 5.227 euro.
Gli investigatori avevano inoltre individuato un conto di gioco ritenuto riconducibile al gestore dell’esercizio, oltre a numerose ricevute trovate nel cestino del front office e a una cassetta contenente denaro contante. Per i giudici, il complesso di questi elementi ha consentito di ricostruire un’attività che andava oltre la semplice disponibilità di computer e connessione internet ai clienti.
Respinta la ricostruzione della difesa
La difesa aveva sostenuto invece che l’internet point offrisse esclusivamente apparecchiature per la navigazione online e che non vi fosse una vera attività di raccolta delle giocate. La Cassazione non ha accolto questa ricostruzione, ritenendo che l’attività svolta configurasse una forma di intermediazione e raccolta di scommesse.
Il procedimento riguardava quindi un’attività esercitata senza i titoli richiesti dalla normativa italiana, tra cui la concessione necessaria per la raccolta delle scommesse e la licenza di pubblica sicurezza prevista dall’articolo 88 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.
La difesa aveva sottoposto alla Suprema Corte dieci motivi di ricorso, contestando diversi aspetti della decisione d’appello. Le censure riguardavano, tra l’altro, la ricostruzione dei fatti, la configurabilità del reato e il trattamento sanzionatorio. La Cassazione le ha dichiarate tutte inammissibili, chiudendo così definitivamente il procedimento.
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