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Quegli atti vandalici che allontanano l’integrazione delle persone disabili

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di CARMELO MAZZAGLIA

Uno dei nemici per l’integrazione delle persone con disabilità è il fenomeno del “vandalismo”: danni o distruzione verso beni altrui, materiali e non, per puro divertimento o incuria.

È uno dei fenomeni diffusi nel nostro paese e, come raccontato da Biancavilla Oggi, l’esempio più recente è la vandalizzazione, in piazza Don Bosco, delle “casette” in legno che sono state destinate dal “Gal Etna” a mercatino agroalimentare e che sono state distrutte due volte in pochi mesi.

Gesti vandalici che rendono difficile la costruzione di nuove strutture d’integrazione come parchi giochi, ascensori e altro e lo sviluppo del paese. E in più inducono al pensiero che progettare sia inutile perché tanto, poi, verrà distrutto ciò che è stato costruito. La conseguenza? Evitare la costruzione di beni, senza la quale non c’è integrazione. E se non c’è integrazione si determina emarginazione.

È necessario intervenire su questo fenomeno perché è un nemico per la popolazione: invece di aiutarla crescere, la fa regredire.

È giusto che questi reati vengano puniti, in modo che questa cultura sbandata venga allontanata dal pensiero comune, facendo in modo da permettere lo sviluppo del paese, che comprende quello dell’integrazione delle persone con disabilità attraverso la costruzione di nuove strutture d’integrazione.

Potrebbero essere utili telecamere di sorveglianza o altre misure di sicurezza nelle cose costruite per vedere chi compie questo genere di atti nocivi per la società: è interesse comune per tutti i cittadini.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Detto tra blog

Covid, sacrifici inutili in una Biancavilla con strade e piazze affollate di gente

Ciò che si vede in giro offende le famiglie che hanno pagato a caro prezzo la stupidità umana imperante

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Vedendo ciò che accadeva a Biancavilla, qualcuno mi ha chiesto: “Come potremo mai uscirne?”. Ho risposto, testualmente: “Semplice: facendo tamponi!”. L’interlocutore, evidentemente spiazzato dalla mia risposta, ha ribattuto: “In che senso?!”. Allora ho dovuto mettere da parte l’amara ironia e rispondere seriamente.

«Io da un anno a questa parte vivo di rinunce, di sacrifici; e per quanto non si tratti di questioni di vita o di morte, mi costano comunque tanto. Dopo un anno mi ritrovo in una città minacciata da varianti del coronavirus forse più contagiose, aggressive, letali e con numeri da zona rossa – che tra l’altro non capisco perché non sia stata ancora chiesta, ma tant’è! -, nel contesto di una pandemia che vede ormai arrivare in ospedale, in alcuni casi anche in condizioni severe o critiche, ventenni, trentenni, quarantenni.

Quello a cui assisto ormai da mesi e quanto visto stasera a Biancavilla offende la mia intelligenza, le mie rinunce, i miei sacrifici ma offende soprattutto quelle persone e quelle famiglie che nonostante scrupolosa osservanza delle regole, rinunce e sacrifici hanno pagato a caro prezzo la stupidità umana imperante.

Da cittadino, e da persona che ritiene di avere un briciolo di intelligenza, mi aspetterei che le istituzioni, visto che una buona parte della cittadinanza è incapace di autoregolarsi con buon senso e consapevolezza, non si limitino a sterili appelli mediatici privi di alcun valore persuasivo-coercitivo e destinati a rimanere lettera morta. Ma che si attivino con solerzia ed efficienza per chiedere e operare controlli capillari, rigidi, severi.

Ma ormai Biancavilla è come l’inferno dantesco: quando a novembre sono entrato nei meandri della stupidità umana ho lasciato ogni speranza!».

Letto questo messaggio la chiosa dell’interlocutore è stata: “Sono sceso per trascorrere le vacanze pasquali coi miei, che non vedo dall’estate scorsa proprio a causa delle rinunce e dei sacrifici di cui parli, e approfittando dello smart working sarei voluto rimanere per qualche altra settimana. Al primo volo economico che troverò dopo Pasquetta ripartirò!”. Un senso di amarezza, rabbia, sconfitta mi pervade. E due parole mi sovvengono: “Schifo, vergogna!”.

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