Cultura
Biancavilla e Piana degli Albanesi, sessant’anni fa lo storico incontro
Il grande evento di popolo portò al gemellaggio tra le due comunità, che vantano comuni origini
Quest’anno ricorre il 60° anniversario di un evento particolare e unico per interesse e partecipazione popolare. È lo storico primo incontro tra le comunità di Biancavilla e Piana degli Albanesi (cittadina in provincia di Palermo), che vantano origini comuni dovute allo stanziamento in Sicilia di esuli provenienti dall’Albania a seguito della invasione turca di quel territorio nel corso del XV secolo.
Nel 1961, le autorità civili, con a capo il sindaco Dino Laudani, e quelle religiose rappresentate dal prevosto Giosuè Calaciura, interpretando il bisogno di approfondire e conoscere aspetti storici, culturali e religiosi riguardanti la nostra città, si fecero promotrici dell’evento. Così, in quel caldo pomeriggio di sabato 26 agosto, diversi pullman e auto giunsero ai piedi dell’Etna: si avverava un sogno inseguito da parecchio tempo.
Al Palazzo Comunale ci furono i saluti di rito e fu espresso il piacere di incontrare per la prima volta in maniera ufficiale “i fratelli di Piana” che conservavano (e mantengono fino ad oggi) riti, costumi e tradizioni antiche della terra d’origine. Caratteristiche che a Biancavilla si sono perse nel corso dei secoli. Mai come in quel momento, forse, i cittadini e i rappresentanti delle istituzioni hanno sentito il Municipio come casa propria.
La curiosità per la ricchezza dei costumi
Il lungo corteo, seguito al benvenuto, si snodò maestoso ed elegante da piazza Sant’Orsola lungo la via principale e destò tantissima curiosità nei biancavillesi. Curiosità per la foggia, i colori, la ricchezza dei costumi tipici indossati dagli ospiti, in particolare dalle donne di Piana che sfoggiavano vestiti con pizzi e merletti elaboratissimi.
«I numerosi biancavillesi accorsi ad assistere erano palesemente attratti», riferisce Salvuccio Furnari a Biancavilla Oggi. «Per noi ragazzi, sbigottiti e meravigliati, quelle persone che sfilavano rappresentavano la visualizzazione reale, la materializzazione vivente dei personaggi dipinti nel quadro di Emanuele Di Giovanni, posto in Chiesa Madre alla destra del presbiterio».
Attenzione destarono anche le autorità religiose per la diversità degli abiti liturgici e per la ritualità e la lingua che si presentavano diverse da quelle solite, viste e sentite dai biancavillesi.
Essenzialmente la manifestazione fu organizzata e strutturata in diversi momenti così da raggiungere diversificati obiettivi storico-culturali e religiosi che alla fine registrarono un notevole e insuperato coinvolgimento popolare.
L’aspetto antropologico e storico fu trattato al Circolo Castriota, dove si parlò della presenza delle numerose realtà albanesi nel territorio siciliano (gli arbëreshë), la loro fondazione, il loro sviluppo e lo stato attuale.
La sera, gli oltre 150 pianesi furono ospitati presso le scuole cittadine, il Piccolo Seminario e l’Istituto delle Salesiane.
Il rito greco e l’incoronazione del Bambino Gesù
Domenica 27 agosto fu dedicata principalmente all’aspetto religioso e alla devozione verso la Madonna dell’Elemosina, che culminò nel grande pontificale in rito greco in una straripante piazza Roma.
A presiedere fu l’eparca Giuseppe Perniciaro, assieme all’arcivescovo di Catania, Guido Luigi Bentivoglio, e al biancavillese Francesco Ricceri, da poco vescovo di Trapani. Presente il numeroso clero delle due comunità e dei paesi vicini. Terminata la celebrazione, il presule di Catania benedisse la corona d’oro e la appose nel capo del Bambino Gesù raffigurato nell’icona.
Momento altamente significativo e toccante fu l’omaggio canoro del canonico Giosuè Mazzaglia, che con la sua voce calda da tenore emozionò e commosse i fedeli.
L’amore scoccato tra due giovani
L’avvenimento ebbe dei piacevoli risvolti anche in ambiti privati che confermarono il clima di fraternità e amicizia venutosi a creare. Uno tra tutti fu l’incontro dell’allora corrispondente del quotidiano “La Sicilia”, il biancavillese Franco Di Stefano, con una ragazza di Piana. Il giornalista chiamato a descrivere gli eventi di quei giorni per il suo giornale manifestò da subito interessamento per la giovane forestiera.
La simpatia iniziale fece sì che i due si scambiassero gli indirizzi e i numeri di telefono.
«Alla corrispondenza e alle telefonate sempre più assidue – ricorda Antonio Di Stefano, fratello più giovane di Franco – fece seguito l’amore e il fidanzamento ufficiale (per il quale andammo io e mia madre). Nel 1964 i due si sposarono a Piana degli Albanesi creando una nuova famiglia».
«Lo storico incontro suscitò attrattiva ed entusiasmo in tutti i biancavillesi», conferma Salvuccio Furnari.
«Tanto è vero che molti ancora lo ricordano con dovizia di particolari. E, sebbene negli ultimi sessanta anni, anche sotto altre sindacature e prepositure, siano avvenute ulteriori manifestazioni religiose e culturali, esse non hanno mai raggiunto la partecipazione popolare vista nel 1961».
Sarebbe utile, magari tramite ulteriori incontri con gli arbëreshë di Sicilia, l’adesione di istituzioni ed associazioni e l’incentivo a studenti universitari, approfondire le nostre origini. Un periodo ancora oscuro della storia della nostra città che abbraccia gli eventi del primo secolo. Soprattutto quelli relativi agli anni immediatamente successivi alla concessione dei Privilegi ai Padri fondatori da parte del conte Gian Tommaso Moncada nel 1488.
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Cultura
Jimmy Sax, il musicista internazionale in concerto in piazza Roma il 4 ottobre
L’autore di “No man no cry”, con oltre mezzo miliardo di stream su Youtube, si sibirà per San Placido
Sarà Jimmy Sax, uno dei più conosciuti e apprezzati sassofonisti della scena internazionale, l’ospite musicale della festa di San Placido a Biancavilla. L’appuntamento è fissato per domenica 4 ottobre in piazza Roma, nell’ambito dei festeggiamenti dedicati al patrono della città. Una serata che punta dunque sulla musica e sul grande spettacolo, con l’arrivo a Biancavilla di un artista capace di conquistare il pubblico internazionale attraverso un originale connubio tra sassofono, musica elettronica e sonorità dance.
Jimmy Sax, nome d’arte del musicista francese Jeremy Rolland, è diventato popolare in tutto il mondo grazie soprattutto a “No Man No Cry”, brano che ha contribuito a trasformarlo in un fenomeno internazionale. Le sue esibizioni dal vivo sono caratterizzate dall’uso del sassofono come protagonista assoluto, inserito in arrangiamenti elettronici e ritmi coinvolgenti. Jimmy Sax vanta oltre mezzo miliardo di stream e un milione di iscritti su YouTube.
La sua presenza a Biancavilla è stata anticipata dal sindaco Antonio Bonanno: «Portare a Biancavilla un artista del calibro di Jimmy Sax è un regalo che facciamo alla nostra comunità e a tutti i visitatori che arriveranno da ogni parte della Sicilia. Sarà una festa della musica, un abbraccio collettivo che renderà la nostra città, per una notte, la capitale internazionale della musica».
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Cultura
In Calabria premio al sacerdote Vincenzo Stissi, 77 anni dopo la morte
La comunità di Gallico rende omaggio al prete biancavillese, ricordato per il suo impegno di parroco
A 77 anni dalla sua morte, c’è una comunità che continua a ricordarlo con gratitudine. Non è quella dove nacque, ma quella dove esercitò il suo ministero sacerdotale. Gallico, alle porte di Reggio Calabria, ha conferito un Premio speciale alla memoria a don Vincenzo Stissi, sacerdote nato a Biancavilla nel 1877, cappellano militare durante la Prima guerra mondiale e, dal 1922 al 1939, parroco della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo. Una scelta che racconta quanto profondo sia rimasto il legame tra quella comunità e quel parroco.
La cerimonia, inserita nella XVII edizione del Premio Gallico, è stata dedicata alle personalità che hanno lasciato un segno nella storia del territorio. Tra loro, anche don Vincenzo, a conferma di una memoria che il tempo non è riuscito a cancellare. Per la famiglia è stato un momento di intensa commozione. A ritirare il riconoscimento è stato Mario Mazzaglia, pronipote del sacerdote. A lui è stata consegnata una targa da don Angelo Battaglia, odierno parroco.
«Anche se non eravamo presenti tutti – racconta a Biancavilla Oggi Grazia Mazzaglia, sorella di Mario – ci siamo emozionati tantissimo. Io ho perfino pianto. Ma la cosa che ci ha colpiti di più è stata l’accoglienza riservata a Mario. Ha incontrato persone che ricordavano ancora padre Stissi e perfino il nostro papà. Per noi è stata una gioia immensa».
La figura di Vincenzo Stissi l’abbiamo tracciata sulle pagine di Biancavilla Oggi, nell’ambito di una ricerca sui sacerdoti biancavillesi che hanno partecipato alla Grande Guerra. Un racconto in tre puntate che ha sottratto dall’oblio quei preti-soldato (oltre a Stissi, anche Placido Nicolosi e Pasquale Castro), che vissero l’esperienza della trincea.
Religioso carmelitano prima e poi sacerdote del clero secolare, Stissi attraversò alcune delle pagine più drammatiche del Novecento. Finita la guerra, seppe conquistare l’affetto della comunità di Gallico, alla quale dedicò tanti anni del proprio ministero sacerdotale e dove ricostruì la chiesa parrocchiale, distrutta dal terremoto del 1908. Morì a Biancavilla nel 1949.
«Anche Biancavilla ricordi padre Stissi»
«Avevo appena pochi anni quando morì – ci racconta ancora Grazia –. I ricordi sono quelli che mi hanno trasmesso mio padre e le zie Caterina e Anna, che gli furono vicine fino agli ultimi giorni. So che fu lui a portare nostro padre in Calabria, a farlo studiare, a permettergli di conseguire il diploma magistrale e a iniziare la carriera di insegnante. Era una persona che si prendeva cura degli altri».
E poi un desiderio che Grazia esprime attraverso Biancavilla Oggi, anche a nome di tutti gli altri nipoti e pronipoti: «Vorrei che padre Stissi fosse ricordato anche a Biancavilla». Un desiderio che nasce dal cuore di una famiglia, ma che può diventare anche una riflessione per tutta la città. Il premio conferito a Gallico consegna infatti a Biancavilla una domanda semplice e significativa: perché una comunità distante decine di chilometri continua a custodire con tanta riconoscenza la memoria di questo sacerdote (grazie pure ad un lavoro di ricerca di Domenico Mazzu), mentre nel suo paese natale il suo nome è quasi sconosciuto?
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