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Lo avevamo anticipato: “Le Iene” sono tornate di nuovo a Biancavilla per nuovi spunti sul caso della “Ambulanza della morte”. Un testimone di giustizia ha raccontato altri, agghiaccianti particolari, che si aggiungono a quelli già rivelati nei servizi precedenti.

Questa volta, l’attenzione dell’inviata Roberta Rei è concentrata sul ruolo avuto dai carabinieri e su quello dei dirigenti dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata”. Un racconto agghiacciante.

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Il caso era stato sollevato nel 2017 per il quale sono a processo gli adraniti Davide Garofalo (con rito ordinario) e Agatino Scalisi (con rito abbreviato). Entrambi sono accusati di omicidio per le morti di pazienti terminali, che serebbero stati uccisi in ambulanza, nel tragitto dall’ospedale a casa. Il tutto con il nulla osta dei clan mafiosi di Adrano e Biancavilla – questa l’accusa della Procura – per lucrare 200 o 300 euro a funerale.

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1 Commento

1 Commento

  1. MARIA

    9 Novembre 2020 at 13:15

    IN MERITO ALLE AMBILANZE DELLA MORTE, IL SINDACO BONANO AVREBBE DOVUTO DARE UN SEGNALE FORTE DI LEGALITA’ PRESENTANDOSI ALL’APPUNTAMENTO CON L’AMMIREVOLE TESTIMONE DI GIUSTIZIA. HA INVECE ACCAMPATO SCUSE INFANTILI.

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Cronaca

Violenza sessuale su una donna di Biancavilla: 4 anni di carcere al marito

Sentenza del Tribunale di Catania a ridosso della Giornata internazionale contro la violenza di genere

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La bloccava con il peso del proprio corpo, rendendola inerme, e la costringeva ad atti sessuali non consenzienti. Episodi ripetuti, intervallati da minacce, mortificazioni, umiliazioni. «Sei una stupida puttana, sei di mia proprietà», le diceva.

Un vero e proprio inferno nascosto tra le quattro mura di casa con sedie e tavoli scagliatile addosso. E poi calci, pugni e schiaffi, fino a rendere necessario il ricorso alle cure mediche per edemi e contusioni al volto.

Vessazioni che una donna di Biancavilla ha subìto per anni, fino a quando ha trovato il coraggio di denunciare il marito. I fatti, protrattisi tra il 2013 e il 2015, sono stati ricostruiti attraverso le indagini del sostituto procuratore Fabio Regolo. Nella fase iniziale, imposti all’uomo l’allontanamento da casa ed il divieto di avvicinamento.

Poi il processo, davanti la quarta sezione penale del Tribunale di Catania, presieduta da Eliana Trapasso. Nel corso di un’udienza, una delle figlie ha testimoniato a sostegno della madre. La sentenza è arrivata adesso, a ridosso di questa Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Un verdetto che condanna l’uomo ad una pena di quattro anni e due mesi di reclusione, oltre alle spese processuali, per i reati di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. Stabilita una provvisionale di 10mila euro. In sede civile, da quantificare la somma esatta per il risarcimento dei danni patiti dalla vittima.  

Il caso della donna biancavillese (da tempo lontana dal marito), assistita dall’avv. Pilar Castiglia, è arrivato al primo grado di giudizio. Ma tante altre vittime non hanno lo stesso coraggio e la stessa determinazione di affidarsi alla giustizia. Troppi abusi, aggressioni, minacce e umiliazioni che devono essere scoperchiati. Solo con la denuncia si può interrompere il vortice di relazioni pericolose. Va ribadito sempre il valore della denuncia, oggi più che mai, in questa giornata che ci ricorda come la violenza di genere resti un fenomeno diffuso e da contrastare anche a Biancavilla.

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