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Cronaca

“Le Iene” ancora in agguato con nuovi spunti sul caso “Ambulanza della morte”

Tappa pure al palazzo comunale per contestare al sindaco un episodio svelato da Biancavilla Oggi

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Di nuovo in agguato, a Biancavilla, le “Le Iene”. La coppia di inviati formata da Roberta Rei e Diego Gandolfo sta realizzando una nuova puntata del caso “Ambulanza della morte”. Un caso per il quale sono sotto processo, con l’accusa di omicidio aggravato, gli adraniti Davide Garofolo (che segue il rito ordinario) e Agatino Scalisi (rito abbreviato). Nuovi ed importanti spunti hanno spinto il programma Mediaset ad occuparsi ancora della vicenda.

Ma a rendere visibile la presenza de “Le Iene” è stata la “tappa” al palazzo comunale per intervistare il sindaco Antonio Bonanno.

Il “blitz” al Comune ha riguardato, in particolare, l’episodio svelato da Biancavilla Oggi con l’appuntamento mancato tra Bonanno e Giuseppe Arena. Il nostro giornale aveva pubblicato, in esclusiva, una lunga lettera dell’ex titolare di agenzia funebre, testimone di giustizia. Arena aveva raccontato l’appuntamento accordato e poi disertato dal primo cittadino. Parole di fuoco nei confronti del sindaco, che avevano pubblicato in queste pagine.

«Mafia e silenzi politici a Biancavilla: severa lettera di Giuseppe Arena», avevamo titolato. Un vero e proprio appello, accorato, all’intera classe politica locale, notoriamente silente sui fatti criminali che hanno segnato l’intera città. «La mafia la si può colpire – aveva sottolineato Giuseppe Arena – se la politica si schiera a gran voce. La politica deve urlare». E invece resta vergognosamente in silenzio. Ad esclusione -si intende- delle dichiarazioni di circostanza.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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