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Una data storica, 23 settembre 1709: così San Placido divenne patrono

Ecco le radici storiche e di devozione che da tre secoli legano Biancavilla al martire benedettino

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di FILADELFIO GRASSO

Oggi, 23 settembre, Biancavilla celebra il patrocinio di San Placido sulla città. Una santa messa in Chiesa Madre, la benedizione dei nuovi soci del Circolo cittadino dedicato al Santo e l’apertura del sacello ci immetteranno alle festività patronali. Manifestazioni che in questo particolare anno, caratterizzato dalla pandemia da Covid 19, risentiranno di notevoli restrizioni e limitazioni.

Il culto per San Placido patrono di Biancavilla è una delle espressioni di devozione più antiche e radicate nella Chiesa, tanto che ha spesso interagito con la storia istituzionale, politica e sociale delle città, trovando espressione continua nella liturgia e nella religiosità popolare. Il culto di San Placido a Biancavilla ha avuto una storia e una evoluzione particolare.

Placido fu un monaco, discepolo del patriarca San Benedetto. Ci viene descritto come un fanciullo mite e obbediente, pronto a seguire il maestro con carità e premura. Secondo la tradizione, fu inviato a Messina, assieme ad altri monaci, per fondare un monastero. In questa città, nei primi giorni del mese di ottobre dell’anno 541, subisce il martirio ad opera di pirati che infestavano i mari per depredare i centri marittimi.

Oltre mille anni dopo, nel 1588, nella chiesa di San Giovanni Battista, a Messina, sotto l’altare maggiore fu rinvenuta una cripta. Qui si trovarono resti umani con evidenti segni di torture. Il ritrovamento confermò ciò che tramandava una costante tradizione e cioè che quelli erano i corpi di san Placido e dei suoi compagni.

Biancavilla e il culto per San Placido

La devozione verso il martire, da Messina si sparse in tutto il mondo: “Onore e vanto dell’ordine Benedettino”. In ogni parte della Sicilia, quindi, il culto per questo santo mise radici e si sviluppò.

L’abbazia di Santa Maria di Licodia era in quel tempo una delle più ricche e influenti di Sicilia e fu semplice per l’abate del monastero venire in possesso di una reliquia del martire benedettino.

In questo stesso periodo, Biancavilla attraversava un periodo di decadenza religiosa dovuta al declino del Rito Greco portato dagli albanesi che avevano fondato il paese (nel corso del Cinquecento, molte famiglie, discendenti dai fondatori, avevano anche deciso di spostarsi verso sud dove fu edificato il centro di San Michele di Ganzaria).

Il vescovo di Catania, Mons. Giandomenico Rebiba, intervenne a sanare quella situazione di momentaneo disordine e, in accordo con l’abate di Licodia, Dom. Romano Giordano, volle “latinizzare” le genti di Biancavilla incrementando il culto verso San Placido e autorizzando la donazione della reliquia del braccio destro del santo, fino ad allora custodita nell’abazia licodiese.

San Placido e la protezione dai terremoti

Nel XVII secolo la devozione al martire crebbe tra i biancavillesi che a lui si affidarono quando tutta la Sicilia orientale fu colpita dallo sciame sismico del 9 e 11 gennaio del 1693, che fino a oggi rappresenta l’evento disastroso di maggiori dimensioni che abbia colpito l’isola in tempi storici, considerato anche il terremoto più forte mai registrato nell’intero territorio italiano.

La serie di sismi, le cui scosse di assestamento durarono per altri tre anni, provocò la distruzione di 45 centri abitati, con effetti pari o superiori all’XI grado della Scala Mercalli e causando un numero complessivo di circa 60.000 vittime.

Biancavilla subì pochi lievi danni. La Chiesa Madre riportò delle fenditure e probabilmente si ebbe anche qualche crollo. Lo si deduce dai lavori di ristrutturazione che furono avviati negli anni seguenti. Ma non è segnalata alcuna vittima e nemmeno lesioni strutturali degne di essere registrate nelle attente cronache del tempo.

Biancavilla scelta come meta ideale dai tanti profughi dei paesi vicini rimasti senza un tetto. La popolazione crebbe fino a raddoppiarsi.

Il patrocinio firmato dal vescovo Riggio

La cappella di San Placido presumibilmente non fu intaccata da alcuna scossa. Fu scelta, quindi, come luogo di preghiera per i tanti bisognosi che erano stati testimoni di un siffatto cataclisma. E che venivano a invocare San Placido e la Madonna di concedere loro il dono di una vita nuova in quella terra.

Il vescovo mons. Andrea Riggio, che aveva intrapreso l’opera di ricostruzione in tutta la diocesi catanese e ben conosceva le sofferenze e i dolori di chi aveva subito lutti e distruzioni, nel vedere illeso l’abitato di Biancavilla, attribuisce tale prodigio alla intercessione del monaco benedettino e il 23 settembre del 1709 dichiara ufficialmente San Placido patrono e protettore di Biancavilla, invocando il suo nome per una costante protezione verso tutti gli abitanti del luogo.

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Chiesa

Gli “appunti liturgici” dell’arcivescovo Renna durante la messa a Biancavilla

Seconda visita in paese del capo della Chiesa etnea, che non ha mancato di notare aspetti da correggere

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Una certa improvvisazione e una serie di “criticità” durante la messa. Al punto da suscitare alcune puntualizzazioni dell’arcivescovo di Catania, che certamente non sono passate inosservate. Mons. Luigi Renna stava presiedendo la celebrazione eucaristica nella chiesa del monastero “Santa Chiara” di Biancavilla, a conclusione degli esercizi spirituali voluti dalle clarisse per i giovani, in vista della Pasqua.

Arrivati al momento dell’eucaristia, il vescovo ha interrotto il coro, che stava eseguendo canti mariani. Renna ha subito specificato che non si fanno canti alla Madonna durante la comunione ma solo a fine Messa o nelle solennità della Madonna. Una questione di liturgia. Regole elementari.

A celebrare con lui anche il vicario foraneo, padre Giovambattista Zappalà, ed il parroco della Chiesa madre, padre Pino Salerno.

Quello dei canti “inappropriati” non è stato l’unico motivo di intervento “fuori programma”. Qualche errore è stato commesso nella parte della liturgia della parola. E non è mancato qualche momento di incertezza e improvvisazione. Renna ha osservato, poi, come vi fossero persone adulte in prima fila, quando la messa era stata “riservata” particolarmente ai giovani.

Appunti critici rivolti ai fedeli. Il capo della Chiesa etnea ha voluto marcare il senso costruttivo delle sue parole: «Vi dico questo perché vi voglio bene». E ha annunciato che l’anno prossimo sarà lui stesso a curare l’organizzazione degli esercizi spirituali.

Inevitabili le discussioni tra i fedeli a conclusione della funzione religiosa. Certo è che alla sua seconda visita a Biancavilla (la precedente, sempre al monastero “Santa Chiara”, risale a poco più di un mese fa), il vescovo sembra marcare e far notare aspetti da correggere, adeguare, migliorare. Come è nelle sue prerogative.

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