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Cronaca

Quel cappio al collo, Valentina Salamone raccontata da “Amore Criminale” su Rai 3

Intervallate alla fiction, anche le testimonianze dei familiari della giovane uccisa a 19 anni

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Il caso di Valentina Salamone al centro della seconda puntata di “Amore criminale”, in programma di Rai 3 condotto da Veronica Pivetti. Nella ricostruzione, tutti i dettagli che hanno portato all’atroce fine della ragazza 19enne di Biancavilla: impiccata in una villetta di Adrano, nel tentativo di simularne il suicidio.

Intervallati alla fiction (con Valentina interpretata da Giulia Granata, giovane licodiese) anche le testimonianze dei familiari, che mai hanno creduto al suicidio e che sono riusciti a fare riaprire il caso, fino all’individuazione dell’assassino.

Nicola Mancuso, che aveva avuto una storia con Valentina, eliminata perché diventata “ingombrante” essendo lui sposato, è stato condannato all’ergastolo in primo grado dalla Corte d’assise di Catania.

Lui si è sempre dichiarato innocente. Mancano da individuare altre complicità. Resta il vuoto di una famiglia che ha perso così una figlia piena di vita.

L’intera puntata di “Amore criminale” si può vedere accedendo a Rai Play con proprie credenziali.

►GUARDA LA PUNTATA

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Cronaca

“Ultimo atto”, chiesto il rinvio a giudizio per il clan di Pippo Mancari “u pipi”

Udienza preliminare: l’amministrazione Bonanno è parte civile, assenti le vittime delle estorsioni

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Udienza davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, Luca Lorenzetti, per trattare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura nei confronti di 18 soggetti coinvolti nell’inchiesta “Ultimo atto”.

Le indagini, nel settembre 2023, aveva portato ad un blitz dei carabinieri per reati di associazione mafiosa, traffico di droga ed estorsioni. Al vertice dell’operazione criminale, Pippo Mancari u pipi, nome della vecchia guardia mafiosa di Biancavilla, che aveva ristrutturato il clan con giovani leve. Nello stesso ambito di inchiesta, anche il sequestro (finalizzato alla confisca) di beni ed attività imprenditoriali per un valore di 3 milioni di euro. In particolare, il clan gestiva il monopolio del trasporto merci su gomma (attraverso la cosiddetta “agenzia”) per le aziende di produzione agrumicola.

Oltre a Pippo Mancari, le richieste di processo riguardano: Salvatore Manuel Amato, Fabrizio Distefano, Placido Galvagno, Giovanni Gioco, Piero Licciardello, Nunzio Margaglio, Carmelo Militello, Nicola Gabriele Minissale, Alfio Muscia, Ferdinando Palermo, Mario Venia e Carmelo Vercoco (tutti erano stati sottoposti a misura cautelare in carcere). Assieme a loro pure Alfredo Cavallaro, Cristian Lo Cicero, Maurizio Mancari, Francesco Restivo e Marco Toscano (indagati a piede libero).

Gli avvocati di diversi imputati hanno chiesto il rito abbreviato. Il giudice deciderà nella prossima udienza, fissata per il 15 luglio.

L’assenza delle vittime di estorsioni

Nell’udienza preliminare si sono costituite le parti. Da rilevare, purtroppo, che tra le dieci persone indicate come parti offese (in quanto sottoposte al pagamento del “pizzo”), nessuna si è presentata per chiedere di costituirsi parte civile. Un segnale grave, che a Biancavilla ancora una volta fa riportare le lancette del tempo della legalità indietro agli anni dell’omertà e della paura. Di contro, invece, sono state ammesse come parti civili il Comune di Biancavilla e un’associazione antiracket.

In particolare, l’amministrazione del sindaco Antonio Bonanno, rappresentata dall’avv. Sergio Emanuele Di Mariano, aveva avanzato la richiesta «sia iure proprio, per ottenere il risarcimento del danno all’immagine della città e allo sviluppo turistico ed economico, sia quale ente preposto alla rappresentanza dei propri cittadini, per il pregiudizio arrecato dal reato all’ordine pubblico e al senso di insicurezza e pace sociale percepito nel territorio». L’ammissione del Comune ha riguardato tutti i reati, da quello di mafia al traffico di droga e all’estorsione.

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