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Cronaca

In scooter contro un’inferriata, incidente in via Tutte grazie

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Incidente autonomo in via Tutte grazie, a pochi passi dall’omonima chiesa, a Biancavilla, nel cuore della notte. Uno scooter, con due ragazzi in sella, si è schiantato contro l’inferriata di una abitazione. Alla base della perdita di controllo vi sarebbe l’alta velocità. I due giovani sono finiti stramazzati a terra.

Chi era alla guida si è procurato ferite, fino a sanguinare. L’amico soltanto qualche escoriazione. Nulla di grave, ma solo un comprensibile spavento. Sono stati alcuni abitanti della zona a prestare i primi aiuti e a chiamare i soccorsi, intervenuti con un’ambulanza del servizio sanitario. Solo uno dei ragazzi è stato trasportato con il mezzo del 118 al pronto soccorso dell’ospedale “Matia Santissima Addolorata”.

«Questa strada –lamentano i residenti– è diventata una pista da corse, dove durante le ore del giorno e della notte auto e scooter passano ad alta velocità, oltreché con la musica ad alto volume. Speriamo che il neo sindaco faccia qualcosa».

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Cronaca

“Ambulanza della morte”, in Appello pena concordata a 13 anni per Scalisi

La sentenza riformula così la condanna a 30 anni, che era stata inflitta in primo grado con rito abbreviato

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Pena ridotta in secondo grado per Agatino Scalisi, uno dei “barellieri” imputati nell’ambito dell’inchiesta “Ambulanza delle morte” a Biancavilla.

La Corte d’Assise d’Appello di Catania (presidente Stefania Scarlata) lo ha condannato a 13 anni, un mese e 10 giorni di reclusione. È stata così riformata la sentenza di primo grado, che con rito abbreviato, aveva condannato l’imputato a 30 anni di carcere.

In Appello, con un concordato, esclusa l’aggravante del “mezzo insidioso” e riconosciute le attenuante generiche prevalenti sulle aggravanti.

Scalisi, assistito dall’avv. Antonino Tomaselli, era stato indagato dal pm Andrea Bonomo della Procura di Catania – dopo il clamore del servizio de Le Iene con le rivelazioni di Luca Arena – assieme a Davide Garofalo, condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, con rito ordinario. Per quest’ultimo procedimento, seguito dall’avv. Turi Liotta, si attende il pronunciamento della Cassazione.

Entrambi gli imputati avrebbero agito – secondo l’accusa – con un’iniezione di aria in vena, uccidendo pazienti terminali appena dimessi dagli ospedali di Biancavilla e Paternò, nel breve tragitto verso casa. Un’azione volta ad accaparrarsi 200-300 euro come “provvigione” sui funerali con il placet di esponenti mafiosi.

Scalisi è stato accusato della morte di una paziente, Maria Giardina. A Garofalo vengono attribuiti i decessi di tre persone: Salvatore Gagliano, Agatina Triscari e Salvatore Cadile. Le vittime sono tutte di Biancavilla.

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