Cronaca
«Ora sono pentita, non lo rifarei», il legale: «Vada ai domiciliari»

Enza Ingrassia ed il marito Alfio Longo, ucciso a colpi di legno alla testa
Carcere o concessione dei domiciliari? Domani la decisione del Gip. Un nipote della donna: «Perdonaci per non averti saputo aiutare». Attesa pure per l’autopsia sulla salma di Alfio Longo. Indagini parallele sul ritrovamento delle armi e della coltivazione di marijuana.
di Vittorio Fiorenza
Se Enza Ingrassia rimarrà in carcere, come insiste la Procura, o le verranno concessi i “domiciliari” in una struttura protetta, come chiede l’avv. Luigi Cuscunà, lo deciderà il Gip Loredana Pezzino, domani mattina. Nell’udienza di convalida di ieri, la 64enne, che ha confessato l’omicidio del marito, Alfio Longo, nella sua villetta di Biancavilla, si è rivolta al giudice in lacrime: «Lo amavo, era pure premuroso con me, ma gli scatti violenti erano quasi quotidiani, adesso sono pentita, non lo rifarei».
L’avv. Cuscunà sostiene la tesi dell’omicidio d’impeto, ricordando tuttavia le continue vessazione e i due aborti che l’uomo avrebbe provocato alla moglie, a botte, quand’erano giovani. Eppure chi conosce la coppia, riferisce «dei soldi spesi per visite e cure per avere un figlio». Dettaglio vero o una bugia per coprire l’impossibilità di una gravidanza, in conseguenza dei maltrattamenti?
Difficile stabilirlo. Così come molte altre schegge di vita lanciate in questi giorni da un inarrestabile frullatore di voci e dicerie. Certo è che non c’è stata mai una denuncia. Soltanto una o due volte, diciotto anni fa, la donna sarebbe andata al pronto soccorso di Biancavilla per i traumi subìti.
Tra i familiari, restano i rimpianti. E un nipote, Salvatore Pappalardo, affida la sua commozione ad un post su Facebook: «Sei stata la mamma di tutti noi nipoti, amati come i figli che non hai potuto avere. Perdonaci per non averti saputo aiutare. Soffriamo quando vieni chiamata adesso “gelida assassina”. In realtà non c’è mai stato nulla di gelido nei tuoi caldi abbracci e nelle tue dolci parole verso di noi. Perdonaci se non abbiamo saputo mettere la tua vita nelle nostre mani, tu che ci chiami leoni e non abbiamo saputo difenderti».
Sul fronte delle indagini, si attende l’autopsia: Alfio Longo sarebbe stato colpito 3-4 volte alla testa con un ciocco di legno (lo stesso che lui aveva usato contro la donna alcune ore prima, dopo l’ennesimo litigio). L’uomo dormiva profondamente. La moglie, dopo il diverbio, lo avrebbe convinto –da verificare nell’esame autoptico– a prendere una pillola per tranquillizzarlo e farlo addormentare.
Quanto al ritrovamento della droga e delle due armi (di cui una in dotazione della polizia risultata rubata nel 1996), «la signora non ne sapeva alcunché», specifica il suo legale. Ma questo è un filone di indagine a parte. I carabinieri scavano nella vita di Alfio Longo. Si tenta di capire se avesse contatti con ambienti criminali e se per conto dei quali svolgesse –proprio perché perfetto insospettabile– attività di supporto, come l’occultamento di armi e la coltivazione di marijuana. Gli investigatori smentiscono categoricamente la voce del ritrovamento, nella villetta, di un’agenda con i nomi di esponenti mafiosi locali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cronaca
Giovani in piazza Martiri d’Ungheria con dosi di droga e un tirapugni di ferro
Controllo effettuato dai carabinieri di Biancavilla culminato con la denuncia di un 19enne
Un normale passaggio dei carabinieri da piazza Martiri d’Ungheria, luogo di ritrovo giovanile di Biancavilla. I militari hanno notato dei ragazzi seduti su un muretto, che alla loro vista hanno cercato di disfarsi di qualcosa. È scattato così il controllo e un’ispezione dei luoghi.
Nell’aiuola della piazza sono state recuperate due dosi di marijuana, perfettamente asciutte e non bagnate come il terriccio del verde pubblico, che sono state sequestrate a carico di ignoti.
Messo alle strette, un ragazzo di 19 anni ha preso da una delle sue tasche una dose di hashish e da un’altra un tirapugni di ferro, per il quale non ha saputo giustificare il porto abusivo, raccontando che ce l’aveva per difendersi da eventuali aggressioni.
I Carabinieri della stazione di Biancavilla hanno denunciato il ragazzo per porto di oggetti atti ad offendere. È scattata per lui anche ala segnalazione amministrativa alla Prefettura di Catania in quanto assuntore di sostanze stupefacente.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cronaca
Un 54enne di Biancavilla colpito ripetutamente alla testa con una pinza
Lite tra automobilisti ad Adrano degenera in un’aggressione violenta: i fatti ricostruiti dai carabinieri
Una discussione per motivi di viabilità tra due automobilisti che degenera in violenza. Protagonisti un giovane di 20 anni di Adrano e un 54enne residente a Biancavilla. Il primo è stato denunciato dai carabinieri della stazione di Adrano per aggressione ai danni dell’altro.
Il 54enne, secondo quanto riferito ai militari, sarebbe stato colpito ripetutamente alla testa con un arnese metallico. Per lui è stato necessario l’intervento degli operatori del 118. Trasportato al pronto soccorso dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata”, è stato dimesso con una prognosi di 20 giorni.
Immediata la risposta dei carabinieri che, acquisita la denuncia, sono risaliti all’identità del presunto aggressore. Dopo averlo individuato, i militari hanno organizzato una perquisizione nella sua abitazione, dove hanno rinvenuto una pinza a pappagallo, ritenuta compatibile con l’oggetto utilizzato per colpire il 54enne, nonché i vestiti indossati il giorno dell’aggressione, esattamente corrispondenti alla descrizione fornita dalla vittima. Il giovane dovrà rispondere di lesioni personali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
-
Chiesa4 settimane agoSuor Cristiana Scandurra è la nuova badessa del monastero di Biancavilla
-
Istituzioni4 settimane agoUfficio Anagrafe in “straordinario”: oltre 4000 carte di identità da sostituire
-
Storie3 settimane agoTrovano un portafogli e lo portano ai vigili urbani: elogio per Gioele e Nicolò
-
Chiesa4 settimane agoConfraternita dell’Idria in crescita: rito della vestizione per i nuovi membri




vincenzo
30 Agosto 2015 at 12:39
domiciliari??le vogliamo far fare pure una gita premio??ha tolto una vita, ha commesso un omicidio, merita il carcere e che gettino via la chiave.la vita è sacra, e nessuno può arrogarsi il potere di toglierla. Nessuno osi giustificarla, non ha giustificazioni, avrebbe potuto scappare, denunciare, e tanto altro, del resto tutti gli assassini hanno un motivo, nessuno uccide senza motivo, e non proviamo certo a comprenderli.