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Cronaca

“WikiLeaks” svela i rimborsi bluff: fiamme gialle al palazzo comunale

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«Assunzioni di lavoro fittizie nei confronti di consiglieri comunali, firme falsificate o mancanti nelle richieste di rimborsi dei datori di lavoro, liquidazioni di somme non dovute per decine di migliaia di euro». Parole di “WikiLeaks Biancavilla”.

Non una cellula etnea di Julian Assange. Ma un’anonima fonte che, ispirandosi alla nota organizzazione internazionale svelatrice di loschi segreti, ha consegnato alla Guardia di Finanza di Paternò tutti gli elementi su un presunto, nuovo scandalo al Comune di Biancavilla, dopo quello delle “Commissioni bluff”.

Non una indagine generica, quella delle Fiamme Gialle, ma specifica, che dall’input di un esposto dello scorso agosto avrebbe già fatto emergere «riscontri oggettivi di una certa gravità».

L’ambito sarebbe quello dei rimborsi che per legge spettano ai datori di lavoro dei consiglieri comunali, quando questi ultimi si assentano dal proprio posto per funzioni istituzionali. Dalla tenenza di Paternò non ci sono comunicazioni ufficiali.

Certo è (perché sotto gli occhi di tutti) che le “visite” dei finanzieri al Comune, fin da novembre, hanno consentito di acquisire una montagna di atti sui consiglieri della passata esperienza amministrativa e sui loro rapporti di lavoro. L’attività dei militari, tuttavia, anche attraverso documentazioni aziendali e dichiarazioni, si sarebbe concentrata “chirurgicamente” sulla posizione di alcuni soggetti per il periodo 2008-2013.

Diversi aspetti sarebbero da chiarire: le modalità e la tempistica delle assunzioni, così come la loro effettiva sussistenza, nonché le richieste (alcune, pare, con firme false o mancanti) per ottenere i rimborsi sui dipendenti che si assentavano per andare in Consiglio e soprattutto nelle commissioni consiliari.

Un quadro (ancora da valutare da parte della Procura) che richiama alla mente lo scandalo della presunta truffa alla Provincia di Catania. Nel caso di Biancavilla, la soffiata di “WikiLeaks” avrebbe facilitato il lavoro dei militari.

«Questa pratica –specifica nel suo esposto la fonte riservata, per nulla sottovalutata dai finanzieri– ha consentito rimborsi ai datori di lavoro dei consiglieri (che spesso coincidono con familiari o amici) per decine di migliaia di euro».

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Cronaca

Sfruttati 5 tunisini, a Biancavilla rumeno denunciato per caporalato

Paga da fame e persino minacce di morte per i lavoratori impiegati nella raccolta delle arance

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Un “caporale” che sfruttava i lavoratori, anche con minacce di morte. Per queste ragioni, i carabinieri di Biancavilla hanno denunciato un rumeno.

L’uomo avrebbe non soltanto trasportato cittadini extracomunitari nei terreni agricoli del Paternese per la raccolta delle arance. Ma avrebbe pure lucrato sulla loro paga, facendo la cresta sulla quota riconosciuta dalla ditta.

Allargati i controlli alla sua abitazione, i militari hanno scoperto 5 persone tunisine, tra i 22 e i 41 anni, irregolari sul territorio nazionale, anche loro impiegati in lavori in campagna.

Durante l’ispezione, accertato, con il supporto dei tecnici dell’Enel, l’allaccio abusivo alla rete elettrica dell’intero stabile dove alloggiavano i tunisini su indicazione del rumeno, motivo per cui quest’ultimo è stato denunciato anche per furto di energia elettrica.

I lavoratori sono stati, invece, denunciati per ingresso e soggiorno illegale nel territorio nazionale. Emesso, dunque, il provvedimento del questore di Catania per l’espulsione.

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