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“Sentiero speranza”, il commosso saluto a Francesco Furnari dalla “sua” comunità

Messaggio d’addio da parte degli “operatori passati e presenti” della struttura di contrada “Croce al vallone”

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La scomparsa di Francesco Furnari all’età di 72 anni ha destato un sentimento di profonda tristezza nel nostro paese. Biancavilla Oggi lo ha ricordato come il pioniere anti-droga nella Biancavilla degli anni ’80 per il suo lungimirante ed innovativo impegno a favore di tanti giovani caduti nella rete delle tossicodipendenze. E la comunità “Sientiero Speranza” dell’Opera Cenacolo Cristo Re, di cui era stato responsabile, ha diffuso un pensiero, firmato “dagli operatori passati e presenti”, con parole toccanti. Volentieri lo pubblichiamo qui di seguito.

Carissimo Francesco Furnari, sei andato via oggi, per sempre.
Ci avevi già insegnato ad andare avanti senza di te. Tu, un fondatore di comunità, che in tempi normali, avevi avuto la forza di lasciare ad altri la cura di questa, senza troppe ansie e preoccupazioni. In questo è stata la tua opera, nella forza ed ispirazione del costruire un metodo per “fare” comunità e non una riproduzione statica di un luogo senza cura ed anima.

Negli anni in cui in questa terra si cercavano risposte alle pistolettate ed ai primi morti per droghe, non ti sei fermato, non ti sei fatto irrigidire dalla paura e dal disprezzo. Hai costruito un’opera di prossimità, di vicinanza, di accompagnamento alla vita. Avevi già intuito che il cambiamento non è solo una questione di comportamenti, perché intanto bisogna mettere al centro l’uomo, la persona, i suoi bisogni, le sue abilità, le sue capacità, la sua innata volontà a fare del bene ed a vivere nel bene.

Francesco, hai messo l’anima in questa tua opera da laico, hai tessuto rapporti, sollevato vite, non lasciato solo nessuno; hai sacrificato anche i beni materiali per dare continuità ai bisogni delle persone che non venivano garantiti, senza mai fartene un vanto e senza aspettarti indietro alcuna gratitudine, se non la qualità della vita e delle scelte delle persone.

Trentuno anni fa hai assunto su di te una serie di impegni e di responsabilità, sostenuto dal Cenacolo Cristo Re, che hanno reso possibile il miracolo della lotta all’oscuro, alla fragilità, che alberga in ognuno di noi. Ognuno di noi ha trovato in comunità risposte e proposte di vita che avessero un segno giusto e puntuale nella vita affettiva e sociale nostra e della comunità più ampia.

Lavorare in comunità non è un mestiere qualsiasi, perché lavoriamo nel passato e nel presente per preparare un futuro diverso; aiutiamo i cittadini a riprendere attivamente il loro ruolo. Rifondiamo la fiducia nelle relazioni affettive più importanti, e per fare questo viviamo relazioni comunitarie intense e forti, responsabili e precise, adattate ad ogni persona che evidentemente non può essere un nome o un numero: in comunità ogni persona è una storia, perché ha già una storia da raccontare.

Tutto ciò, Francesco, ha fatto parte della tua impegnativa presenza in comunità. Molto altro ancora hai fatto nei rapporti personali con ognuno di noi, dove ti sei speso con altrettanta generosità e cura, delicatezza e sostegno. Sei stato un porto sicuro nei momenti di tempesta, uno stimolo discreto al miglioramento personale.

Per tutto ciò ti siamo grati e riconoscenti, avendolo potuto essere mentre eri in vita, lottando e faticando perché la comunità “Sentiero Speranza”, nel tuo segno, sia sempre aperta all’uomo ed ai suoi bisogni, senza troppe paure e senza troppi limiti ed ostacoli all’accoglienza della sua vulnerabilità.
In un messaggio che ci hai inviato per l’ultima Pasqua ci riporti, tra l’altro, le parole di D. Winnicott: «O mio Dio! Fa che io sia vivo nel momento della mia morte!». Noi siamo certi che tu sia ancora vivo ed accanto a noi, attento e presente al contesto. Riposa in pace Francesco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Rifiuti, Biancavilla virtuosa ma penalizzata: Bonanno strilla Musumeci

Lettera aperta del sindaco al governatore: «Faccia la “differenziata” tra comuni modello e quelli “sporchi”»

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Caro Presidente, porti fuori dalla Sicilia i rifiuti dei Comuni che sono sotto il 65% della raccolta differenziata e lasci stare quelli che – come Biancavilla – hanno fatto grandi sacrifici ottenendo buoni risultati. È un invito preventivo che le rivolgo visto che si profila sempre più l’ipotesi di mandare all’estero i nostri rifiuti. Faccia la “differenziata” anche nel trattamento da riservare ai cittadini che hanno obbedito con scrupolo alle raccomandazioni di raggiungere percentuali importanti nella raccolta dei rifiuti.

Il mio Comune, proprio nel mese di agosto, ha toccato la cifra record dell’82%. È un dato che ci pone non solo tra i primi posti della “classifica” siciliana con i comuni oltre 20mila abitanti. Ma anche tra quelli di tutto il territorio italiano.

Grazie a questo lavoro straordinario, siamo riusciti a tenere sotto controllo le bollette, sebbene i costi di gestione lievitassero vistosamente per i disagi provocati dalla scelta forzata di andare a conferire i rifiuti in nuove discariche. Siamo stati tra i primi ad adottare la formula della raccolta dell’indifferenziato ogni 15 giorni.

Ora che la misura sembra letteralmente colma, con la discarica di Lentini “tutta esaurita”, il sistema che la Regione Siciliana vuole adottare penalizza tutti i comuni senza alcuna distinzione.

Ecco perché Le chiedo, Sig. Presidente, di portare all’estero soltanto i rifiuti dei comuni “sporchi” e di salvare, invece, quanti hanno osservato le regole. Più di ogni altra cosa, gentili Presidente e Assessore, mi interessa farvi una domanda: davanti a tutto ciò la Regione cosa fa?

Leggo di soluzioni tampone per un tempo limitato di 60 giorni: due mesi e poi il giro di giostra ricomincia. Volete dire, per piacere, qualcosa di concreto sulla vicenda rifiuti mentre l’ennesimo ‘incendio’ dell’emergenza divampa nell’Isola?

I Comuni siciliani attendono da voi anche indicazioni sul lungo periodo: nei 3 anni o più che servono per realizzare i termoutilizzatori la Regione come pensa di affrontare la situazione? Pensate di “tamponare” oppure ci sono alternative possibili? Come sindaco di un piccolo comune virtuoso attendo da voi una risposta.

ANTONIO BONANNO, sindaco di Biancavilla

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