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Cronaca

«Questo è stato duro a morire» Racconti choc sugli ambulanzieri

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Davide Garofalo in servizio con l’ambulanza

«Sto velocizzando il lavoro, tanto questa muore lo stesso». Nessuna umanità, nessuna pietà. Dalle carte giudiziarie, lette da Biancavilla Oggi, emerge un sistema degli orrori allestito dagli  “ambulanzieri della morte”. Il dolore dei familiari delle vittime.

 

di Vittorio Fiorenza

«Questo è stato duro a morire, gli ho dovuto fare più punture». Nessun accenno di umanità, nessuna pietà: «Sto velocizzando il lavoro, tanto questa tra qualche ora muore lo stesso…». Sulla lettiga dell’ambulanza non vedevano persone in fin di vita con il desiderio di arrivare a casa loro ed essere circondate dall’affetto dei familiari per l’ultimo respiro. Vedevano soltanto moribondi con cui fare soldi. E quando, in un’occasione uno dei testimoni chiave dell’inchiesta ha tentato una minima opposizione a quella pratica, la risposta è stata pronta: «Se non vuoi che lo ammazzo, dammeli tu 200 euro».

Questa era la somma che gli “ambulanzieri della morte” di Biancavilla “guadagnavano” per ogni funerale procurato. Procurato con un’iniezione di aria nelle vene a malati terminali, che erano stati dimessi dall’ospedale “Maria Santissima Addolora” proprio per consentire loro di vivere gli ultimi momenti nel conforto di casa. Conforto negato da individui senza scrupoli, addetti a mezzi di trasporto sanitario privato, collegati ai gruppi mafiosi di Biancavilla e Adrano.

Uno di loro sarebbe Davide Garofalo, l’adranita di 42 anni arrestato dai carabinieri della compagnia di Paternò con l’accusa di omicidio volontario. Altri due sono gli indagati che si trovano al momento a piede libero. Le morti sospette sono una cinquantina: già mesi addietro erano state acquisite le relative cartelle cliniche e i documenti di dimissione. Su una decina ci sono diversi indizi e su tre casi, la Procura di Catania ritiene ci siano elementi a sufficienza per dimostrare l’ignobile sistema messo in atto nell’arco di diversi anni.

Collaudato il modus operandi: i malati venivano caricati nell’ambulanza e nel breve tragitto dall’ospedale all’abitazione veniva iniettata aria nelle vene fino a provocare la morte per embolia.

Chi ha collaborato con i magistrati catanesi racconta: «Prima di iniettare l’aria in vena, abbassavano il lenzuolo, alzavano leggermente la manica del braccio dove vi era l’ago della flebo. Venivano sempre usati guanti in lattice che insieme alla siringa venivano gettati nel contenitore apposito».

Alcuni dei parenti delle vittime, sentiti dagli inquirenti dopo il servizio trasmesso da “Le Iene”, hanno confermato i dettagli, come la figlia di un’anziana: «Ricordo che mia madre era salita a bordo dell’ambulanza con l’ago cannula in vena, ma ne era sprovvista quando è stata salita in casa».

La sentenza di morte decisa dagli ambulanzieri non veniva risparmiata nemmeno a persone con cui avevano una conoscenza diretta. C’è chi ricorda il decesso del proprio genitore, dimesso dall’ospedale di Biancavilla e trasportato a casa, distante appena 300-400 metri dalla struttura sanitaria. Un tragitto brevissimo di una manciata di minuti. Arrivati a casa, gli ambulanzieri «mi riferirono con aria mesta che si erano accorti che mio padre era morto. Salito in ambulanza, con mio stupore, notai che ancora era moribondo ed aveva gli occhi aperti e sgranati, ansimando come se volesse dirmi qualcosa. Mi allontanai per la disperazione e, rientrato a casa dopo 20-25 minuti, trovai mio padre morto già vestito nel letto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cronaca

Altro bar frequentato da pregiudicati: il questore lo chiude per 7 giorni

Ennesima attività commerciale che a Biancavilla incappa nei controlli finalizzati all’ordine pubblico

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Sospesa per sette giorni dalla Polizia di Stato l’attività di un bar di Biancavilla, ritenuto ritrovo abituale di pregiudicati. Il provvedimento è stato emesso dal Questore di Catania, secondo le prerogative dell’art. 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.

L’atto è stato notificato al titolare dai poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Adrano. L’intervento si inserisce nel contesto delle costanti azioni di controllo di bar, pub, chioschi, centri scommesse per tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico.

Nel corso degli accertamenti eseguiti da novembre e fino a pochi giorni fa, gli agenti hanno verificato come nel luogo fossero abituali diversi pregiudicati. Soggetti con precedenti per associazione per delinquere, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, furto, rapina, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, inosservanza di provvedimenti dell’Autorità, maltrattamenti contro familiari o conviventi.

La presenza di questi clienti non è risultata occasionale, al punto da costituire – secondo la polizia – un concreto rischio per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ultimata l’attività istruttoria della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale della Questura, è stata disposta la sospensione e la chiusura del bar per 7 giorni.

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Cronaca

Tre ladri di castagne subito sorpresi e arrestati dai carabinieri di Biancavilla

Quattro cassette di 70 kg restituite al legittimo proprietario, in contrada San Giuseppe Calcerana

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L’intervento tempestivo dei carabinieri, attivato dalla segnalazione giunta al Numero Unico di Emergenza 112, ha consentito di sorprendere nei boschi tra Adrano e Biancavilla tre ladri di castagne. Un 46enne e due giovani di 21 anni, tutti di Adrano, sono stati arrestati dai militari della stazione di Biancavilla, in contrada San Giuseppe Calcerana, al confine tra i due comuni etnei.

La pattuglia, attivata dalla centrale operativa, ha raggiunto rapidamente la zona, individuando i tre uomini intenti a raccogliere le castagne dagli. Bloccati e messi in sicurezza, i tre sono stati identificati. I carabinieri hanno perquisito la loro auto, trovando all’interno ben 70 chilogrammi di castagne, già sistemate per essere portate via. Le cassette sono state poi restituite al legittimo proprietario. I tre devono ora rispondere di furto aggravato.

È un periodo dell’anno, questo, in cui le razzie nella aree boschive e nei vigneti dell’Etna si intensificano. Lo scorso anno, ad ottobre, un intervento della polizia aveva consentito di arrestare altri due ladri di castagne in zona Milia, in territorio di Biancavilla.

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