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Cultura

“L’Italia e altre commedie” nella raccolta teatrale di Carmelo Greco

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Carmelo Greco torna a Biancavilla, sua città d’origine, per presentare il volume «L’Italia e altre commedie» (Edizioni di Pagina, Bari 2016), che raccoglie tre opere teatrali delle sette scritte nell’arco di un quinquennio, dal 2007 al 2012.

Alla presentazione, che avverrà venerdì 22 settembre alle 18 nella sala conferenze di Villa della Favare in via Vittorio Emanuele 124, insieme all’autore interverrà la professoressa Manuela Caramanna, esperta di didattica teatrale alla quale si deve il coordinamento della messa in scena dei testi. A moderare l’incontro ci sarà il giornalista Giorgio Romeo, direttore responsabile di Sicilian Post.

La prima delle commedie presenti nel libro, “I conigli di Fibonacci”, è stata scritta nel 2009 come parte di un progetto di inclusione sociale sostenuto da Fondazione con il Sud al fine di coinvolgere un gruppo di ragazzi magrebini che vivevano a Rosolini. L’opera tira in ballo il celebre matematico pisano e la sua altrettanto nota serie numerica, resa impropriamente celebre dai romanzi dello scrittore Dan Brown, con lo scopo di individuare nella matematica una disciplina che supera le barriere linguistiche e culturali nel confronto Oriente/Occidente. Salvo poi accorgersi che, probabilmente prima dell’applicazione dei sistemi matematici, prevalgono le regole biologiche della riproduzione senza i quali presupposti la serie numerica non ha neanche inizio.

L’autore, Carmelo Greco

La seconda, a cui si riferisce anche la copertina del volume, è stata realizzata nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità all’interno di un Pon, il Programma operativo nazionale che attinge a risorse comunitarie per colmare il gap di sviluppo nei Paesi dell’Unione europea. Lo studio del testo ha coperto il primo semestre 2011, per concludersi con la sua rappresentazione il 20 giugno 2011 nella Casa circondariale di Siracusa a opera di 8 detenuti e 3 volontari. Ambientata in Sicilia durante i moti risorgimentali e, nello specifico, nel corso dell’impresa garibaldina, L’Italia parla dei terribili fatti di Bronte. La ribellione dei brontesi contro i luogotenenti di Garibaldi è già avvenuta e la si accenna appena, risalta invece la differenza culturale fra i vari garibaldini siciliani e del Nord, chiamati a sedare i tumulti. I primi modelli culturalmente opposti sono identificabili nel linguaggio: entrambi si esprimono attraverso il dialetto di origine, il quale risulta incomprensibile per gli uni e per gli altri. Concetti di identità e appartenenza rafforzati attraverso l’utilizzo dei canti popolari che ognuna delle due componenti utilizza nelle lunghe marce di avvicinamento. Anteporre La bella Gigogin a Vinni cu’ vinni stigmatizza in modo abbastanza semplice la differenza culturale fra le due fazioni che, pur lottando per il medesimo interesse, per il bene comune, si osservano come possibili nemici. L’incomunicabilità genera tensioni, come l’anteporre la propria identità a quella degli altri pur animati dallo stesso anelito di libertà dei popoli. L’omogeneità delle due fazioni, e di conseguenza l’unità di intenti, si ritrova alla fine, nel cantare insieme l’Inno di Mameli.

Come un prolungamento astratto nel tempo, 150 anni dopo due paesini limitrofi vivono le medesime problematiche, inerenti l’identità e la diversità culturale, nell’organizzare una manifestazione sportiva. Questa terza commedia si intitola La maratona e, come la precedente, è stata interpretata dai detenuti del carcere di Siracusa. Qui non si legge di rivolte, di grandi temi storici e ideali, di morti o genocidi, ma le criticità sociali rimangono uguali. I due consessi civici ritengono di essere i veri portatori dei modelli culturali tipici di quel territorio e vantano, per le comunità di appartenenza, origini e tradizioni particolari e difformi fra loro. Sarebbe superfluo aggiungere che per entrambe le parti le tradizioni dell’una sono più vere e certamente migliori di quelle dell’altra e che in effetti l’humus culturale dei due piccoli abitati è perfettamente uguale. Detti spunti, presentati nella commedia in forma ironica, fanno certamente sorridere e lasciano spazio a una pungente satira che anima maliziosamente la scrittura drammaturgica, ma fanno altresì riflettere e per certi versi rimandano a problematiche e lavori meno ilari.

L’autore: Carmelo Greco

Giornalista professionista, lavora attualmente in Salento, dopo aver vissuto a Bologna e Milano. Ha scritto sette opere teatrali, di cui cinque rappresentate nell’Isituto penitenziario di Siracusa. Ha curato la raccolta “Parole scatenate. Percorso di scrittura creativa nella Casa circondariale di forlì (2010) ed è autore del romanzo “Le stagioni di Cavabella” (2012).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cultura

Jimmy Sax, il musicista internazionale in concerto in piazza Roma il 4 ottobre

L’autore di “No man no cry”, con oltre mezzo miliardo di stream su Youtube, si sibirà per San Placido

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Sarà Jimmy Sax, uno dei più conosciuti e apprezzati sassofonisti della scena internazionale, l’ospite musicale della festa di San Placido a Biancavilla. L’appuntamento è fissato per domenica 4 ottobre in piazza Roma, nell’ambito dei festeggiamenti dedicati al patrono della città. Una serata che punta dunque sulla musica e sul grande spettacolo, con l’arrivo a Biancavilla di un artista capace di conquistare il pubblico internazionale attraverso un originale connubio tra sassofono, musica elettronica e sonorità dance.

Jimmy Sax, nome d’arte del musicista francese Jeremy Rolland, è diventato popolare in tutto il mondo grazie soprattutto a “No Man No Cry”, brano che ha contribuito a trasformarlo in un fenomeno internazionale. Le sue esibizioni dal vivo sono caratterizzate dall’uso del sassofono come protagonista assoluto, inserito in arrangiamenti elettronici e ritmi coinvolgenti. Jimmy Sax vanta oltre mezzo miliardo di stream e un milione di iscritti su YouTube.

La sua presenza a Biancavilla è stata anticipata dal sindaco Antonio Bonanno: «Portare a Biancavilla un artista del calibro di Jimmy Sax è un regalo che facciamo alla nostra comunità e a tutti i visitatori che arriveranno da ogni parte della Sicilia. Sarà una festa della musica, un abbraccio collettivo che renderà la nostra città, per una notte, la capitale internazionale della musica».

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Cultura

In Calabria premio al sacerdote Vincenzo Stissi, 77 anni dopo la morte

La comunità di Gallico rende omaggio al prete biancavillese, ricordato per il suo impegno di parroco

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A 77 anni dalla sua morte, c’è una comunità che continua a ricordarlo con gratitudine. Non è quella dove nacque, ma quella dove esercitò il suo ministero sacerdotale. Gallico, alle porte di Reggio Calabria, ha conferito un Premio speciale alla memoria a don Vincenzo Stissi, sacerdote nato a Biancavilla nel 1877, cappellano militare durante la Prima guerra mondiale e, dal 1922 al 1939, parroco della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo. Una scelta che racconta quanto profondo sia rimasto il legame tra quella comunità e quel parroco.

La cerimonia, inserita nella XVII edizione del Premio Gallico, è stata dedicata alle personalità che hanno lasciato un segno nella storia del territorio. Tra loro, anche don Vincenzo, a conferma di una memoria che il tempo non è riuscito a cancellare. Per la famiglia è stato un momento di intensa commozione. A ritirare il riconoscimento è stato Mario Mazzaglia, pronipote del sacerdote. A lui è stata consegnata una targa da don Angelo Battaglia, odierno parroco.

«Anche se non eravamo presenti tutti – racconta a Biancavilla Oggi Grazia Mazzaglia, sorella di Mario – ci siamo emozionati tantissimo. Io ho perfino pianto. Ma la cosa che ci ha colpiti di più è stata l’accoglienza riservata a Mario. Ha incontrato persone che ricordavano ancora padre Stissi e perfino il nostro papà. Per noi è stata una gioia immensa».

La figura di Vincenzo Stissi l’abbiamo tracciata sulle pagine di Biancavilla Oggi, nell’ambito di una ricerca sui sacerdoti biancavillesi che hanno partecipato alla Grande Guerra. Un racconto in tre puntate che ha sottratto dall’oblio quei preti-soldato (oltre a Stissi, anche Placido Nicolosi e Pasquale Castro), che vissero l’esperienza della trincea.

Religioso carmelitano prima e poi sacerdote del clero secolare, Stissi attraversò alcune delle pagine più drammatiche del Novecento. Finita la guerra, seppe conquistare l’affetto della comunità di Gallico, alla quale dedicò tanti anni del proprio ministero sacerdotale e dove ricostruì la chiesa parrocchiale, distrutta dal terremoto del 1908. Morì a Biancavilla nel 1949.

«Anche Biancavilla ricordi padre Stissi»

«Avevo appena pochi anni quando morì – ci racconta ancora Grazia –. I ricordi sono quelli che mi hanno trasmesso mio padre e le zie Caterina e Anna, che gli furono vicine fino agli ultimi giorni. So che fu lui a portare nostro padre in Calabria, a farlo studiare, a permettergli di conseguire il diploma magistrale e a iniziare la carriera di insegnante. Era una persona che si prendeva cura degli altri».

E poi un desiderio che Grazia esprime attraverso Biancavilla Oggi, anche a nome di tutti gli altri nipoti e pronipoti: «Vorrei che padre Stissi fosse ricordato anche a Biancavilla». Un desiderio che nasce dal cuore di una famiglia, ma che può diventare anche una riflessione per tutta la città. Il premio conferito a Gallico consegna infatti a Biancavilla una domanda semplice e significativa: perché una comunità distante decine di chilometri continua a custodire con tanta riconoscenza la memoria di questo sacerdote (grazie pure ad un lavoro di ricerca di Domenico Mazzu), mentre nel suo paese natale il suo nome è quasi sconosciuto?

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