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Cronaca

Aumenta il numero delle pattuglie: più carabinieri nella zona “Vigne”

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di Vittorio Fiorenza

C’è una maggiore presenza dei carabinieri nella zona “Vigne” di Biancavilla. Grazie al potenziamento del numero delle pattuglie, da alcuni giorni l’operatività dei militari si è allungata verso le zone collinari del centro etneo, diventando visibile ai tanti biancavillesi che, come ogni estate, si trasferiscono nelle proprie case di villeggiatura per allontanarsi dal caldo del paese.

I carabinieri della stazione biancavillese di via Benedetto Croce, quindi, hanno di fatto intensificato i servizi di controllo del territorio. Le auto dei carabinieri si notano salire dalla strada provinciale, diretti nelle zone più alte del paese. Basta questo per dare un maggiore senso di sicurezza, soprattutto in una parte del territorio che in genere viene trascurata e non raramente, non a caso, viene presa di mira da azioni vandaliche, devastazioni o veri e proprio furti. La presenza rafforzata dei carabinieri biancavillesi nelle zone delle “Vigne” continuerà per tutta l’estate.

Una presenza, anche con l’ausilio dei militari del battaglione “Sicilia”, ovviamente garantita pure in città. L’asticella dell’attenzione in paese non si abbassa. Nei giorni scorsi, in diverse piazze e zone del paese, infatti, sono scattati controlli rivolti in particolare a giovani. Un’azione di prevenzione di reati e di contrasto alle violazioni del codice della strada, frequentissime (dalla mancanza di casco e cinture di sicurezza allo strombazzamento in orari notturni) come dimostrato negli ultimi mesi in posti di blocco dei carabinieri.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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