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Anche colpi di pistola e coltellate nella biografia di padre Calaciura

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Calaciura in un incontro pubblico con affianco padre Carmelo Maglia, Nino Tropea e Salvuccio Furnari

Una biografia che attraversa il Novecento. Una vita intensa, quella del sacerdote biancavillese, che va oltre gli orizzonti locali. Ecco come la ricostruisce il sito web della basilica “Maria Santissima dell’Elemosina”.

 

Giosuè Calaciura nacque a Biancavilla il 22 marzo 1915 da Maria Grazia Galvagno e Giuseppe Calaciura in via Scutari 8; con la famiglia – successivamente – si trasferì al 339 di via Vittorio Emanuele, in una casa più grande e accogliente. Giosuè era primo di tre figli, di una famiglia di proprietari terrieri, in un periodo in cui l’Italia, ed in particolare a Biancavilla, la maggioranza della popolazione viveva di stenti ed in uno stato di assoluta miseria. Compì gli studi elementari e medie presso il Piccolo Seminario “Sacro Cuore di Gesù”, sotto la guida spirituale del rettore canonico Placido Caselli. Il giovane Giosuè in quest’ambiente maturò la sua vocazione sacerdotale, e in seguito completò gli studi ginnasiali al Seminario Maggiore di Catania; fu alunno di don Salvatore Franco, l’illustre sacerdote, scienziato e matematico inventore del calendario perpetuo, nonché professore di fisica, chimica (nel biennio) e di aritmetica e geometria al quarto e quinto ginnasio. La formazione cristiana di padre Giosuè Calaciura, iniziò come chierichetto, nella chiesa di S. Maria dell’Idria, sotto la guida dell’allora cappellano don Placido Caselli, che lo educò nei primi anni del piccolo Seminario a Biancavilla. Qui nacque la sua vocazione sacerdotale che, successivamente, lo condusse al Seminario Maggiore di Catania, dove compì gli studi ginnasiali e dottrinali. L’8 dicembre 1931 vestì l’abito chiericale in occasione dell’ordinazione sacerdotale del biancavillese don Giuseppe Reitano.

L’ordinazione sacerdotale
Giosuè Calaciura venne ordinato sacerdote in Cattedrale a Catania dall’allora arcivescovo, mons. Carmelo Patanè, il 9 luglio 1939. Nei primi anni di sacerdozio, durante il periodo del secondo conflitto mondiale, ricoprì la carica di cappellano della chiesa dell’Idria a Biancavilla e, in seguito vice rettore del piccolo Seminario, in sostegno dell’anziano padre spirituale Placido Caselli. Dopo la morte di questi, avvenuta il 19 marzo 1948, veniva nominato rettore, carica che detenne sino all’8 febbraio 1954, quando giunse la nomina di Prevosto della Matrice, da parte dell’arcivescovo, monsignor Guido Luigi Bentivoglio. Il 27 maggio 1957 la chiesa madre di Biancavilla venne consacrata e dedicata a Santa Maria dell’Elemosina e, nel 1970 divenne Basilica minore, con bolla di papa Paolo VI. Nella consueta festa estiva della Madonna dell’Elemosina, il 26 agosto 1961, in uno storico incontro con la comunità di Piana degli Albanesi, veniva incoronato il Bambino dell’effige di Maria Santissima, in un tripudio di fedeli assiepati in piazza Roma.

Il furto alla Madonna
Ma la vita di don Calaciura, insieme alle gioie, mostra anche qualche dolore, vissuto dal prelato sempre con cristiana rassegnazione; come non ricordare il furto sacrilego avvenuto la notte del 17 febbraio 1978, quando furono sottratti alcuni preziosi oggetti sacri, il manto d’argento e le corone d’oro della Madonna dell’Elemosina e del Bambino. Ma lui non si perde d’anino; l’anno successivo, riuscì a raccogliere il denaro per ricostruire un nuovo manto e con una solenne concelebrazione Eucaristica il 26 agosto 1979, la Sacra Icona venne reincoronata riacquistando l’antico e prezioso splendore. Presenti all’evento numerosi sacerdoti, vescovi e autorità, e migliaia di fedeli riuniti in piazza Roma davanti al palco, preparato per l’occasione sul sagrato della chiesa del Rosario.

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L’icona della Madonna dell’Elemosina donata al Papa

L’incontro con il Papa
Il 25 luglio 1983, don Giosuè fece l’incontro, forse, più importante della sua vita; quello col compianto papa Giovanni Paolo II, nella residenza estiva di Castelgandolfo; qui, insieme ad alcuni dei suoi collaboratori, donò al Santo Padre una copia dell’Icona di Santa Maria dell’Elemosina. Il 7 aprile 1989 giunge a Biancavilla un provvedimento del Papa, con la nomina a “Prelato Onorario di Sua Santità”, per don Giosuè, che così divenne Monsignore, entrando a far parte degli Ecclesiastici Vaticani. Dopo ben 35 anni di servizio alla guida della comunità ecclesiale di Biancavilla, la più lunga prepositura della storia della Collegiata finì, per limiti di età l’1 novembre 1989. L’Arcivescovo nominò suo erede il Canonico Carmelo Maglia, amico d’infanzia ed inseparabile fratello nel sacerdozio. Monsignor Calaciura partecipò con gioia alla nomina e presa di possesso del suo successore. Si ritirò, infine, a vita privata all’Opera Cenacolo Cristo Re a Croce al Vallone, dove trascorse gli ultimi anni di vita festeggiando i 59 anni di sacerdozio. Don Calaciura, nella sua vita compie innumerevoli viaggi in giro per il mondo, da un continente all’altro, portando con se foto, ricordi ed esperienze di popoli vicini e lontani. Nel luglio 1974 si reca, per motivi pastorali in Germania ad Amburgo, fra gli emigrati; nello stesso anno oltrepassa la cortina di ferro per visitare la Russia, in un periodo ancora difficile a causa di tensioni per motivi politici.

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Calaciura con ragazzi della missione in Africa

La missione in Africa
Il 14 ottobre 1979, dopo il suo primo viaggio a Mumba Mbuyi in Africa, firma un atto di gemellaggio tra la comunità cristiana e quella locale. Qui costruisce, grazie ad offerte volontarie, una casa di riposo per anziani e una scuola per i bambini poveri. Grazie al suo operato, riesce a instaurarsi un ponte ideale tra Biancavilla e l’Africa. Tra il 1988 e 1990 compie gli ultimi viaggi nella martoriata terra africana nella missione di Mumba Mbuyi, lasciando, a malincuore, per sempre quella terra, a causa delle sue precarie condizioni di salute. Con una delegazione del Comune di Biancavilla, tra il 1989 ed il 1990, compie viaggi e visite agli immigrati biancavillesi residenti in Germania, nella cittadina di Limburg ed in altre, instaurando un gemellaggio fra le città di origine e chi è costretto a lasciarla per trovare un lavoro.

L’ospedale cittadino
La fondazione dell’Ospedale “Maria Addolorata” avvenne, su iniziativa del prevosto della Collegiata, il Canonico Benedetto Portale nel 1930; l’anno successivo divenne Ente morale per provvedere al ricovero, alla cura e al mantenimento gratuito degli infermi poveri. Dei primi anni di sacerdozio di padre Calaciura è la nascita, – il 29 novembre 1943 – del Cenacolo Cristo Re; di via Seminario, oggi San Placido, che da sempre si pone l’obiettivo di perseguire fini caritativi per orfani e vedove, nonché spirituali e formativi – sociali per anziani soli e abbandonati per volere del canonico Placido Caselli. Don Calaciura ricoprì la carica di Presidente dell’Ospedale dal 1959 al 1974, attuando in questi anni miglioramenti della vecchia struttura, con posa della prima pietra e scopertura di un simulacro della Madonna Addolorata durante il suo 25° di sacerdozio il 7 luglio 1964. Nel 1965 subì un atto intimidatorio tramite l’esplosione di alcuni colpi di pistola nella zona vigne di Biancavilla.

Il “Cenacolo”
L’Opera del Cenacolo allarga, nel frattempo, le sue radici nel territorio e realizza un nuovo progetto in località Croce al Vallone, un day hospital, ovvero una casa albergo per anziani, inabili e malati di mente con la posa della prima pietra il 6 dicembre 1976. L’Opera successivamente accoglierà anche giovani tossicodipendenti e sieropositivi; a Santa Maria di Licodia viene realizzato un primo Centro d’Accoglienza, denominato Sentiero Speranza; successivamente l’Opera di Croce al Vallone viene ampliata. Nella mattina del 31 ottobre 1981, don Giosuè viene accoltellato in piazza Roma al collo e alla mano da un infermo mentale, trasferito d’urgenza all’Ospedale viene operato e sottoposto ad intervento chirurgico, che fortunatamente ben riuscì. L’infaticabile cuore di Monsignor Calaciura cessa di battere il 19 agosto 1998 nei locali della sua Opera dove, nella Chiesa dedicata alla SS. Trinità riposano le sue spoglie mortali traslate dalla cappella di famiglia del Civico Cimitero e tumulate con una solenne cerimonia il 22 marzo 2001, ricorrenza della sua nascita; un busto bronzeo di don Calaciura, posto all’ingresso dell’Opera ricorda a tutti il fondatore di Croce al Vallone.

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Evento a “Croce al vallone” con l’arcivescovo Luigi Bommarito e il sindaco Pietro Manna

 

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Politica

“Giorno del ricordo” per Salvatore Furno e per tutte le vittime delle Foibe

La memoria ritrovata: targa marmorea in via Romagnosi intitolata al biancavillese ucciso nel 1945

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Da oggi, a Biancavilla una targa ricorda il sacrificio di una vittima delle foibe. Nel Giorno del ricordo, il sindaco Antonio Bonanno ha scoperto una targa commemorativa dedicata a Salvatore Furno, deportato a Capodistria e ucciso nelle foibe nel 1945. La targa si trova in via Romagnosi (già via Collegio) dove Furno abitava assieme alla famiglia. Insegnante e giornalista, Salvatore Furno nacque a Biancavilla nel 1901 per poi trasferirsi in provincia di Gorizia.

Le notizie sulla sua tragica fine prendono le mosse dalle ricerche dello studioso Placido A. Sangiorgio negli archivi di Stato di alcune regioni italiane, i cui risultati sono stati pubblicati per la prima volta nel 2019 da Biancavilla Oggi. Con una comunicazione ufficiale all’amministrazione comunale, l’Unione degli Istriani ha confermato la presenza del nome di un cittadino biancavillese scomparso nell’ambito delle operazioni belliche post 1943. Furno morì a Muggia il 25 maggio del 1945.

«La targa commemorativa che intitoliamo al ‘nostro’ Salvatore Furno – ha affermato il sindaco Bonanno – è un tributo alla memoria ritrovata. Ora sappiamo che un nostro concittadino è stato tra le vittime delle foibe, perseguitato e ucciso sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi. Il nome di Salvatore Furno, la targa commemorativa che a lui intitoliamo, ci fanno sentire parte della grande Storia scritta anche con pagine tragiche come quella che riguarda le foibe».

«Una giornata importante e coinvolgente dal punto di vista emotivo, resa possibile grazie anche alle ricerche di Placido Sangiorgio e alla testata Biancavilla Oggi», ha ancora sottolineato il primo cittadino

Alla cerimonia, presente il presidente del Consiglio Comunale Marco Cantarella. Hanno partecipato alcuni parenti di Furno, commossi del ricordo tributato al loro congiunto dall’amministrazione comunale.

In particolare, il pronipote Franco Furno, che ha reso la sua testimonianza al nostro giornale, ha ribadito: «Sapevamo che nostro zio fosse morto in guerra, ma oggi sappiamo che è rimasto vittima di un “Olocausto” nascosto. Noi siamo veramente orgogliosi di questo riconoscimento e ringraziamo il sindaco e quanti si sono adoperati». Commozione anche da parte della signora Maria Schillaci: «Questa giornata mi ha emozionato tanto, se ci fosse stato mio marito (nipote diretto di Salvatore Furno, ndr) sarebbe stato orgoglioso perché ci teneva tanto sapere in che modo lo zio era morto».

Il presidente dell’Unione Istriana, Massimiliano Lacota, ha inviato un messaggio al sindaco di Biancavilla: «Oggi le nostre tragedie iniziano a essere conosciute, destano interesse tra i giovani, stanno diventando – pur non senza difficoltà –  quel patrimonio della storia nazionale che per decenni fu occultato. E questo è stato possibile grazie anche all’impegno di centinaia di Comuni, e tra questi c’è Biancavilla che non può e non vuole dimenticarci e lo dimostra oggi, con questa bella iniziativa, dedicando una targa alla memoria di Salvatore Furno: grazie di cuore». 

Prima che la targa venisse scoperta, Padre Giovanni Zappalà ha letto una preghiera, scritta nel 1959 dal vescovo di Trieste Antonio Santin, dedicata alle vittime delle foibe.

La cerimonia di commemorazione ha visto presenti, tra gli altri l’ex amministratore Salvuccio Furnari e il consigliere Antonio Bonanno assai operosi nella ricerca di dati riguardanti l’infoibato biancavillese, il primo, e nell’organizzazione della posa, il secondo. L’assessore alla Toponomastica e vice sindaco Nino Finocchiaro ha sottolineato l’interesse di tutta l’amministrazione per una memoria condivisa che sa condannare persecuzioni ed eccidi da qualsiasi parte essi provengano. Il sindaco ha rivolto un saluto di ringraziamento alle forze dell’ordine per la loro presenza.

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