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Cronaca

Mafia, Accardo: «I blitz di Biancavilla sono uno spartiacque investigativo»

Quattro anni contro il crimine: a colloquio con il comandante della Compagnia dei carabinieri

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© Foto Biancavilla Oggi

di VITTORIO FIORENZA

Il capitano Angelo Accardo non snocciola numeri, ma sotto il suo comando, nell’arco di quattro anni, la compagnia dei carabinieri di Paternò ha accatastato fascicoli per quasi un migliaio di arresti, riferiti ad ogni tipologia di reati.

«No, preferisco non soffermarmi sulle cifre, non sono importanti le statistiche, ma la qualità del lavoro offerto», dice a Biancavilla Oggi, nell’intervista rilasciataci a margine dell’incontro al palazzo comunale nel quale il sindaco Antonio Bonanno lo ha omaggiato di una targa in segno di gratitudine, a nome di tutta la città, per «l’alto senso del dovere e l’esemplare acume investigativo».

Capitano Accardo, allora non parliamo di numeri ma di operazioni compiute a Biancavilla in questi ultimi quattro anni: “Onda d’urto”, “Reset”, “Ambulanza della morte”, “Città blindata”. Dimostrano che lo Stato c’è. Ma confermano pure la vivacità mafiosa di Biancavilla.

Biancavilla è un comune in cui si sono verificati precisi avvenimenti, ci sono stati degli omicidi. Penso che la risposta dello Stato sia stata incisiva e puntuale. Poche settimane dopo il mio arrivo, per esempio, grazie al lavoro dei colleghi e la collaborazione di cittadini onesti, abbiamo arrestato due persone per il reato di tentata estorsione (notizia che era stata data in esclusiva dal nostro giornale: “Estorsione, blitz in pieno centro: Pippo l’Avvocato finisce in manette“, ndr). Poi l’operazione “Onda d’urto”, che ha rappresentato uno spartiacque. Quindi gli ulteriori blitz…

Ad ogni blitz c’è il plauso dei biancavillesi onesti, ma un’esposizione forte della politica, delle parrocchie, del mondo scolastico o della cosiddetta “società civile” ancora manca sulla mafia locale. I clan li avete falciati, resta da combattere l’omertà e l’indifferenza di una parte di Biancavilla.

Al di là di quanto si possa pensare, in questi anni c’è stata un’ampia collaborazione di cittadini onesti che ci hanno dato contributi fondamentali per le nostre indagini. Non avremmo potuto avere certi risultati, di concerto con la Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, se alla base non ci fossero state le denunce o le testimonianze di alcune persone.

Certo, le singole persone. Ma l’esposizione istituzionale a cui facevo riferimento lascia a desiderare. La Chiesa locale, per esempio, non ha speso una parola sul caso “Ambulanza della morte”, nonostante gli spunti di ordine morale e umano. La politica biancavillese, fuori o dentro il Consiglio Comunale, non parla mai di mafia locale. È un tabù. Al di là delle frasi di circostanza, su arresti e fatti di cronaca manca la riflessione pubblica.

Mi risulta, però, che in questi procedimenti di mafia, il Comune di Biancavilla si sia costituito parte civile.

Sì, dopo la campagna di stampa solitaria di Biancavilla Oggi, durata anni.

Sicuramente. Ma voi siete una componente importante della società civile ed è giusto che in tal senso abbiate fatto la vostra parte.  

Dicevamo dell’operazione “Onda d’urto”, poi proseguita con “Reset”. Viste in chiave storica, rispetto a tutti gli altri blitz cominciati ad inizio anni ’90, rappresentano una significativa novità nel lavoro di indagine sulla mappa e sulle dinamiche della mafia di Biancavilla. “Uno spartiacque”, lei dice. Spieghiamo perché.

C’è stata, innanzitutto, una importante sinergia di lavoro tra carabinieri e Direzione Distrettuale Antimafia, che ha coordinato le indagini. Noi abbiamo agito a più livelli, tramite la stazione, che è presente nel territorio, e tramite il Nucleo operativo di Paternò, che ha fornito un supporto importantissimo. È stata una nuova tipologia di indagine, supportata anche da significativi strumenti tecnici per le intercettazioni, che ha portato ai risultati che sappiamo. Tutto questo si è unito alla collaborazione di alcune persone. Sta proprio in questo il punto di svolta e di cambiamento.  

Ecco, appunto. Il contributo dato dai fratelli Arena –anche per come è maturato, uno più immediato, l’altro più travagliato– è stato determinante e non ha precedenti.

Io ho vissuto la vicenda della famiglia Arena in prima persona. Loro sono stati dei testimoni di giustizia fondamentali in queste indagini. Hanno rappresentato la parte buona di Biancavilla, che ha saputo reagire alla cultura e alla sottocultura mafiosa che era ben radicata in questo territorio.

Soprattutto in un settore, quello delle pompe funebri, che non era mai stato toccato da indagini precedenti.

Sì, è stata la prima volta. Un punto di cambiamento anche in questo.

Rispetto al suo arrivo, quindi, lascia una Biancavilla con meno mafiosi e delinquenti a piede libero. Ma ci sono altre indagini in corso, gli effetti del suo lavoro si vedranno anche più in là…

Non posso entrare nei dettagli. Ma si è vista la nostra attenzione anche verso fenomeni di microcriminalità nel territorio di Biancavilla, fatti accaduti nel periodo del lockdown con furti puntualmente scoperti o episodi nei luoghi della movida. Risultati avuti grazie alla comunione di intenti instaurata tra la stazione di Biancavilla ed il Nucleo operativo di Paternò. Il loro è stato ed è un lavoro eccellente.

Capitano Accardo, quanto hanno pesato per l’Arma i fatti della fiera del bestiame, quando il maresciallo Costigliola è stato ferito a sangue (oltre alle aggressioni subite nella stessa occasione dall’avv. Pilar Castiglia e dalla responsabile Lav, Angelica Petrina)?

Un episodio che ricordo perfettamente, verificatosi il 2 ottobre 2016. Un episodio che mi ha molto colpito. Ma anche in quella circostanza c’è stata una tempestiva attività di indagine dei carabinieri di Biancavilla. La cosa positiva è che dopo quei fatti, dall’anno successivo non c’è stata alcuna fiera abusiva: un segnale di una riacquisita civiltà.

E quanto le pesa l’assenza del Comune come parte civile nel relativo procedimento? In questo caso, Biancavilla Oggi non ha potuto…

Già, non ha potuto… Queste sono scelte politiche delle amministrazioni comunali. Scelte su cui non mi sembra il caso, da parte mia, intervenire.

Dal suo punto di osservazione privilegiato, come ha visto Biancavilla in questi anni?

Nell’ambito del territorio etneo, Biancavilla ha un ruolo importante. Ha una realtà imprenditoriale, per esempio nel settore agricolo, di prim’ordine con prodotti conosciuti in tutta Italia. C’è certamente una effervescenza imprenditoriale che in altre parti del comprensorio non si manifesta. Anche la movida, in fondo, testimonia la presenza di imprenditori che hanno investito, cosa da non sottovalutare per questa comunità.

C’è un episodio, in particolare, che legherà Biancavilla ai suoi ricordi?

Probabilmente l’esperienza del terremoto. L’ho vissuta, anche umanamente, in maniera intensa. Penso alla cerimonia religiosa al campo sportivo (con le effigi di San Placido, la Madonna dell’Elemosina e di San Zenone tra la folla, ndr). È stato un momento molto toccante, che sicuramente porterò tra i miei ricordi.

Questi sono i suoi ultimi giorni a capo della Compagnia di Paternò. È tempo di saluti per poi andare a ricoprire un altro prestigioso incarico.

Per questo, il mio ringraziamento va all’amministrazione comunale per l’attestato di stima che ha voluto riservarmi. Va anche alla precedente amministrazione, che mi ha accolto quando sono arrivato. Ringrazio il comando provinciale dei carabinieri di Catania. Così come la stazione di Biancavilla –con i comandanti che si sono succeduti, il maresciallo maggiore Fabrizio Gatta e il luogotenente Roberto Rapisarda– ed il Nucleo operativo ed il Nucleo comando di Paternò. Poi, se mi permette, voglio ringraziare la stampa locale, che ha dato lustro alle nostre attività ed è stata sempre attenta alle dinamiche verificatesi nel territorio. Io sono stato un lettore assiduo di Biancavilla Oggi, fin dal mio arrivo. Da comandante di compagnia devo seguire tutto ciò che accade e voi siete stati un punto di riferimento. Adesso vi seguirò a distanza. Non perderete un lettore: questo è sicuro.

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Cronaca

Biancavilla al setaccio: un centinaio di persone controllate e tre denunciate

Provoca un incidente ma non presta soccorso, gira con un lungo coltello, ruba in un negozio: beccati

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Controlli straordinari dei carabinieri a Biancavilla. I militari del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Paternò, con i colleghi della locale Stazione e del 12° Reggimento “Sicilia”, con il coordinamento strategico in ambito provinciale del piano d’azione denominato “modello Trinacria”, hanno effettuato un servizio finalizzato al controllo della “movida” notturna ed al rispetto delle norme di sicurezza stradale.

I militari hanno pertanto proceduto alla denuncia in stato di libertà di tre persone. Un 23enne pregiudicato biancavillese, pur non avendo mai conseguito la patente, a bordo di un’autovettura, aveva causato un incidente. Ma è fuggito senza prestare soccorso alla persona ferita.

Un 41enne, biancavillese, in piazza Sgriccio, sottoposto a a perquisizione personale, è risultato in possesso di un coltello con una lama di 12 centimetri.

Un 43enne di Adrano, all’interno di un esercizio commerciale, si era reso responsabile del furto di un quantitativo di cosmetici.

Nel corso dei controlli staordinari dei carabinieri a Biancavilla, segnalati alla Prefettura di Catania 4 giovani perché in possesso di dosi di marijuana. Hanno proceduto alla contestazione di violazioni amministrative per violazioni al codice della strada per un ammontare complessivo di 23.400,00 euro.

Sottoposti sequestro e fermo amministrativo 12 veicoli e ritirando 18 documenti di guida e circolazione.

Nell’ambito di tale attività, infine, i militari hanno sottoposto a controllo 95 persone e 41 veicoli.

Non è la prima volta che uno spiegamento di forze da parte dei carabinieri intervenga all’interno del territorio comunale di Biancavilla. Non soltanto per presidiare i luoghi della cosiddetta “movida”. Ma anche in risposta a fenomeni di inciviltà e di mancato rispetto delle norme del Codice della strada. Una presenza dei militari che, soprattutto in questi mesi estivi, è stata notata nei punti nevralgici del paese. Un contributo concreto per infondere pure maggiore senso e più alta percezione di sicurezza.

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Violò gli obblighi della sorveglianza speciale: condannato Placido Toscano

Pena ad 8 mesi per reato del 2012, resta aperto per lui un altro procedimento relativo al blitz “Onda d’urto”

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Condannato Placido Toscano, volto e nome noti alle forze dell’ordine e alla magistratura catanese per essere un esponente del clan di Biancavilla. Sono stati i carabinieri della stazione di Biancavilla ad effettuare l’arresto.

I militari hanno proceduto, in esecuzione di un ordine per l’espiazione di pena detentiva emesso dal Tribunale di Catania. Toscano, infatti, è stato condannato con sentenza definitiva alla pena di 8 mesi di reclusione. È stato giudicato colpevole di violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Il reato era stato commesso a Biancavilla il 17 settembre 2012.

Toscano, adesso, permane agli arresti domiciliari, dov’era ristretto per altra causa.

Toscano scarcerato per le misure anti-Covid

L’uomo, fino a pochi mesi fa, si trovava dietro le sbarre in conseguenza del suo coinvolgimento all’operazione “Garden”, condotta dalla polizia nell’ottobre 2014, a Biancavilla.

Lo scorso aprile, però, era stato scarcerato, usufruendo delle misure di prevenzione per il contenimento della diffusione del coronavirus negli istituti penitenziari. Misure rivolte alla popolazione carceraria (condizionate ad un’età superiore ai 70 anni e alla presenza di specifiche patologie). Come si ricorderà, su quelle scarcerazioni si erano sollevate non poche polemiche. Tra queste, quella di Matteo Salvini, che aveva anche pubblicato una griglia di soggetti usciti dal carcere e tra le foto segnaletiche aveva anche pubblicato quella del biancavillese Placido Toscano.

Nei confronti di Toscano, va anche ricordato, che c’è ancora un altro procedimento in corso. Deve rispondere, infatti, di estorsione aggravata, nell’ambito delle indagini scaturite dal blitz antiracket “Onda d’urto”. L’operazione, portata a termine dai carabinieri, è del dicembre 2016 ed ha svelato i nuovi assetti criminali di Biancavilla, oltre a fare emergere la lunga serie di episodi estortivi ai danni dell’impresa funebre della famiglia Arena. Allora, tra i destinatari degli ordini di arresto, non c’era Toscano, ma era stato oggetto di indagine, poi culminate con la richiesta di rinvio a giudizio.

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Letterato, critico, traduttore e polemista. Ma anche politico super votato, sostenitore del padre, il sindaco Alfio Bruno (l'ultimo eletto democraticamente prima del fascismo). Alfio Grasso ci fa conoscere il "poeta dandy" di Biancavilla da una angolazione diversa, rispetto alla pubblicistica degli ultimi anni. Da scoprire nel nostro nuovo prezioso volume.

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