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Storie

Maria Scarfalloto, il gesto generoso di una donna che ha salvato altre vite

Nuovo caso di donazione di organi: a “Biancavilla Oggi” la testimonianza della figlia Soriana

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Un malore improvviso, la corsa all’ospedale, il delicato intervento chirurgico. Ma il destino ha tracciato una via inesorabile. Eppure, la morte di una donna di Biancavilla, all’età di 66 anni, si è trasformata in uno straordinario atto di generosità umana, consentendo di salvare altre vite. Maria Scarfalloto lo ha reso possibile grazie alla donazione degli organi, quando era stata dichiarata la sua morte cerebrale. Un gesto silenzioso e discreto – consentito dalla figlia, Soriana Giuffrida – che permette di allungare l’elenco dei donatori effettivi.

La vicenda di Maria Scarfalloto risale ad oltre due mesi fa. Adesso, la figlia Soriana ne parla con Biancavilla Oggi per dare una testimonianza che possa sollecitare le coscienze alla donazione in un paese, Biancavilla, che sembra essere in fondo alle statistiche per assenso alla donazione.

«I medici mi hanno aiutato in questa scelta. Mia mamma – sottolinea Soriana – è stata sempre una persona buona con un senso spiccato di altruismo e solidarietà. Un gesto di questo tipo è coerente con la sua vita. Mi sono detta: “Sarai generosa fino alla fine”. E così è stato. Grazie alla sua donazione, penso che siano state salvate almeno cinque persone».

L’espianto ha riguardato i reni, il fegato e le cornee. L’intervento è stato effettuato all’ospedale “Garibaldi centro” di Catania. Lì, la signora Maria era arrivata dopo un breve passaggio dal pronto soccorso dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla. I familiari l’avevano trovata in casa, accasciata a terra, incosciente. Gli esami avevano dato la sentenza: emorragia cerebrale causata da un aneurisma. Nella struttura sanitaria catanese, un delicato intervento chirurgico era tecnicamente riuscito, pur nella gravità della condizione. Poi, il sopravvento di un’ischemia ha pregiudicato ulteriormente il quadro clinico: encefalogramma piatto, morte cerebrale.

A quel punto la scelta cruciale spetta alla figlia: «Non ne avevamo parlato, non era nel conto una cosa del genere, anche perché pensavamo di avere dato abbastanza con le tragedie e ci aspettavamo un po’ di pace».

Una vita sofferta ma con spiccata generosità

Tre anni fa, la signora Maria aveva perso il marito e nel 1999 aveva subìto l’immane dolore della morte del figlio Salvo, appena 22enne, a causa di un incidente stradale mentre era alla guida di un camion.

«Mia mamma da poco sembrava avere trovato un briciolo di serenità, invece il destino si è accanito ulteriormente. È bello pensare, però, che una parte di lei viva ancora da qualche parte: questo è quello che ci rimane», ci dice in lacrime Soriana.

Una vicenda privata che ha un valore pubblico. Così, storie come quelle di Maria Scarfalloto ripropongono la necessità di una cultura della donazione. Eppure, i casi di donatori biancavillesi, nell’ultimo trentennio, sono appena sette: Antonino Castro (1996), Maria Pastanella (2001), Salvo Rubino (2009), Rosina Patti (2016), Vincenzina Zagarella (2018), Salvatore Sapienza (2020) e adesso Maria Scarfalloto. Nomi incisi nella lapide marmorea della cappella comunale a loro dedicata, all’interno del cimitero di Biancavilla.

«Dare l’assenso alla donazione degli organi – spiega Soriana Giuffrida – dà speranza a persone che altrimenti non l’avrebbero avuta e che quindi sarebbero state condannate alla morte o, a seconda della malattia, ad una vita di grossi sacrifici. Su un tema così, a Biancavilla ci vuole un’azione di sensibilizzazione. È un tema che riguarda tutti. La donazione è fondamentale per salvare altre vite: le vite di ammalati che a casa aspettano una telefonata. Mia mamma se ne è andata, ma i suoi organi hanno aiutato altri. Questo l’intento che mi ha mosso e animato nella scelta: un atto di generosità pura che prosegue dopo la sua morte».

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Storie

Jonathan Spedalieri, il calciatore biancavillese è passato allo Spezia

Formazione nel settore giovanile della Fiorentina, esordito tra i professionisti nel 2020 a Potenza

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Prosegue con successo la carriera calcistica di Jonathan Spedalieri, originario di Biancavilla, classe 2002. È stata “Spezia Calcio” a comunicare di aver acquisito le prestazioni sportive del difensore Jonathan Spedalieri, che ha sottoscritto un contratto fino al 30 giugno 2029.

Nato a Biancavilla, dove vive la famiglia, Spedalieri è cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della Fiorentina, per poi esordire tra i professionisti a Potenza nella prima parte del campionato 2020/21. Una stagione che da gennaio lo ha visto protagonista in Primavera con il Napoli, chiudendo con la promozione in Primavera 1.

Nel mercato invernale 2022 è passato alla Fermana, in Serie C, dove in tre stagioni ha totalizzato 66 presenze e 5 reti. Nell’estate 2024 è approdato quindi al Renate, imponendosi al centro della difesa lombarda con 71 presenze, 6 reti e 2 assist in due stagioni.

Difensore centrale dotato di esperienza e di un’importante fisicità, Spedalieri è pronto ora a mettere le proprie qualità al servizio delle Aquile.

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Storie

Federico Ambrogi, la storia sconosciuta del partigiano eroe di Biancavilla

Sergio Mattarella gli ha conferito la medaglia d’oro al merito civile, Antonio Bonanno: «Intitoliamogli una via»

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Il suo nome non dice nulla a Biancavilla. Nemmeno la sua storia è nota nel centro etneo. Eppure, Federico Ambrogi, sottobrigadiere della Regia Guardia di Finanza nato nel 1918 a Biancavilla e morto nella seconda guerra mondiale, fu un partigiano eroe con nome di battaglia “Elio”. In occasione dell’80° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli aveva riconosciuto alla memoria la medaglia d’oro al merito civile.

Il militare della Fiamme Gialle aderì alla Resistenza, militando in una formazione partigiana del Friuli Venezia Giulia. Ambrogi, il 13 febbraio 1945, sull’altopiano del Cansiglio, rimase vittima di uno scontro a fuoco conseguente a un’operazione di rastrellamento da parte delle truppe tedesche.

La motivazione dell’onorificenza conferita dal Quirinale: «Mirabile esempio di amor patrio e di attaccamento ai valori della libertà e della democrazia, spinti fino all’estremo sacrificio».

A curare la relazione ministeriale finalizzata al riconoscimento della medaglia è stato il Colonnello Gerardo Severino, ufficiale in congedo della Guardia di Finanza e stimato storico militare. È stato lui a ricostruire con passione e rigore la vicenda umana e professionale del sotto brigadiere Federico Ambrogi. La si può leggere nel libro «Il partigiano “Elio”, ovvero storia di Federico Ambrogi», edito dal Museo storico della Guardia di finanza.

Un volume che ricostruisce meticolosamente sia la storia della famiglia e della terra d’origine di Ambrogi, sia la scelta giovanile di arruolarsi nella Regia Guardia di Finanza e i successivi trascorsi nelle fila del Corpo, ma anche i momenti salienti della sua vita fino alla morte.

Bonanno: «Una via da intitolare ad Ambrogi»

Per il sindaco Antonio Bonanno, la figura del militare di origini biancavillesi va conosciuta e onorata. «Avanzo pubblicamente – ha detto – la proposta di intitolare una via o una piazza di Biancavilla a Federico Ambrogi. Non possiamo permettere che il suo nome resti confinato nelle pagine di un libro, per quanto prezioso. Dobbiamo scolpirlo nella pietra delle nostre strade, perché ogni giorno i nostri giovani possano chiedersi chi fosse quell’uomo e imparare a onorare il valore del sacrificio per la libertà».

«Federico Ambrogi probabilmente non condivideva le mie stesse idee. Ma la memoria di un uomo che ha combattuto per la libertà, che ha speso la propria vita in nome di valori universali come la giustizia e la democrazia, non può e non deve essere ostaggio di logiche di schieramento. Riconoscere il suo esempio – sottolinea Bonanno – significa andare oltre le appartenenze, oltre le bandiere partitiche, oltre ogni calcolo opportunistico. Perché la libertà non è di nessun partito».

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