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Detto tra blog

Quei semi di solidarietà che a Biancavilla germogliano contro il virus dell’indifferenza

Cittadini che promuovono raccolta fondi per il bene comune: ecco il lato “buono” che ha svelato questa emergenza

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di RICCARDO RICCERI

Poco più di un anno fa, Biancavilla si trovava ancora nel pieno della “crisi sismica” che ha messo alla prova la tenuta architettonica e sociale del paese. In quell’occasione, da queste stesse pagine, denunciavo lo scarso senso di solidarietà testimoniato dalla Comunità nell’emergenza, richiamando persino gli scenari de La Peste di Camus. Nessuno poteva immaginare che di lì a poco ci saremmo realmente trovati faccia a faccia con una vera emergenza sanitaria, che avrebbe bruscamente sospeso le nostre vite e gettato nell’incertezza economica molte famiglie.

Non in pochi, in questa fase, stanno intuendo il potenziale positivo dell’emergenza. I più ottimisti la descrivono quasi come una grande lezione per l’umanità, la Natura che si vendica, il Capitalismo che mostra una buona volta la sua incompatibilità col pianeta Terra. Senza voler andare così lontano, provo a riflettere sui piccoli vantaggi che una comunità come Biancavilla può trarre, da osservatore vicino/lontano quale sono, attualmente “arruolato” nel reparto Covid di Modena.

Sto guardando con interesse ai tanti atti di solidarietà e alle raccolte fondi lanciate in questi giorni, in particolare quella finalizzata all’acquisto di materiali per la Terapia Intensiva del nostro ospedale e quella organizzata dall’Associazione Piazza Grande. Della prima mi ha colpito soprattutto la natura dal basso che l’ha caratterizzata, in assenza di sigle blasonate, patrocini o “cappelli” vari. La seconda ha avuto invece il merito di accendere i riflettori sulle fasce sociali deboli, ovvero quei soggetti irregolari che sono stati esclusi dagli aiuti comunali. Uomini e donne che ci conviene impiegare (o dovremmo dire sfruttare?) come manodopera facile, ma che nell’emergenza scompaiono, smettono di essere parte di quella comunità che dà loro lavoro, anche se irregolare, anche se in nero.

Queste iniziative sono progetti lodevoli non solo per il loro valore in sé – il sostegno economico all’Ospedale o agli indigenti – ma anche per il valore simbolico che rivestono e soprattutto potranno rivestire nel nostro futuro. Si tratta di un piccolo segno, o se preferite di un singolo seme, ma dal quale potrà nascere una pianta ricca di ulteriori semi.

In una realtà in cui si fatica a credere nella cura dei beni comuni o in cui – bisogna ammetterlo – piccoli odi e invidie possono ingenerare sospetti reciproci, è virtuoso il tentativo di superare questi steccati per guardare, insieme, ad un obiettivo comune e collettivo. Ed è significativo che molta gente abbia aderito alla chiamata, una risposta non scontata che trovo incoraggiante e che mi lascia intravedere una ritrovata fiducia nella collettività. Si tratta di un precedente a cui potremo guardare con orgoglio, un esempio virtuoso di come la fiducia e la solidarietà ripagano tutti, mentre il sospetto, la divisione e l’indifferenza, avvelenano la salute della comunità, rendendoci, in definitiva, tutti un po’ più poveri.

Ma c’è un aspetto, di natura pratica, che mi porta a vedere delle potenzialità ulteriori. Come per buona parte del Meridione, anche Biancavilla soffre di un alto tasso di emigrazione, a causa di numerose ragioni che sarebbe lungo elencare. Esiste una Biancavilla sommersa e “forestiera” che tuttavia continua a sentirsi legata alla comunità d’origine, e in un certo senso ne è ancora parte, vuoi per i legami, vuoi per le tradizioni o le abitudini estive/natalizie. In questo scenario, la raccolta fondi si rivela uno strumento vincente, sia perché può captare risorse economiche esterne, sia perché permette, a tutti gli “outsider”, di esercitare un ruolo civico nei confronti della comunità che li ha visti nascere e crescere.

La comunità va dunque ripensata: non più o non solo l’insieme di persone che abitano uno spazio, le loro case, le tradizioni, gli scorci familiari delle piazze o delle chiese, ma anche tutti coloro che ci ruotano attorno. Le tecnologie digitali hanno reso l’emigrazione contemporanea ben diversa da quelle del passato. La virtualità ci permette infatti di continuare a “vivere” un luogo anche se fisicamente lontani, condizione lacerante ma altamente dinamica con cui bisogna sapersi confrontare. In questo sistema complesso, da immaginare come un pianeta attorniato da satelliti, ricorrere a questi strumenti può quindi rinsaldare legami comunitari inediti, oltre a permettere riflussi economici che, in piccola parte, potrebbero minimizzare l’enorme prezzo che il Sud paga per la fuga di tanti suoi giovani.

Adesso che il seme è germogliato, sta a noi farlo crescere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Quando l’amicizia segna il discrimine per la solidarietà in fascia tricolore

Bonanno e la vicinanza “istituzionale” a Pogliese, condannato per peculato: due o tre cose da dire…

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© Foto Biancavilla Oggi
di PILAR CASTIGLIA

Non ho nulla contro Salvo Pogliese e il pensiero che esprimo non ha niente a che vedere né con lui né con la condanna per peculato che ha riportato. Anzi, se risponde al vero che il primo cittadino di Catania sia estraneo ai fatti contestati come dichiara, gli auguro di potere fare valere le sue ragioni nei successivi gradi di giudizio di cui legittimamente potrà servirsi, così come lo augurerei a chiunque.

Sento però di dovere affidare a Biancavilla Oggi, giornale del quale notoriamente condivido valori etici e morali, il pensiero che mi ha assalita quando ho letto che il sindaco di Biancavilla si è premurato ad esprimere la propria solidarietà a Salvo Pogliese, dopo la diffusione della notizia della sua condanna.

Ebbene, è noto a tutti che Bonanno e Pogliese siano molto amici: la manifestazione di solidarietà del primo verso il secondo è comprensibile ed apprezzabile proprio in virtù del suddetto rapporto amicale. Non è comprensibile, però, che tale solidarietà sia stata palesata pubblicamente e soprattutto che sia stata resa nella veste di sindaco.

A maggior ragione, perché in un’altra occasione, lo stesso Bonanno si è mostrato cauto rispetto a una (dovuta) manifestazione di solidarietà sollecitatagli più volte da Biancavilla Oggi. Mi riferisco ai vergognosi episodi della brutale aggressione che ho subito in pieno giorno al centro di Biancavilla, in presenza di numerosissime persone, alcune delle quali bazzicano il Comune a vario titolo (potrò essere più esplicita solo dopo che avrò reso formale testimonianza nel processo).

Ed infatti, il sindaco ha detto più volte a chiare lettere che, seppur stigmatizzava la violenza (frase noiosamente scontata), riferiva di avere scelto di adottare una posizione particolarmente cauta poiché non conosceva le carte del procedimento penale. 

Mi chiedo e vi chiedo: il sindaco conosce le carte del procedimento a carico di Pogliese? E se le conosce, ha le competenze giuridiche per potere spingersi fino a manifestare solidarietà per una sentenza di condanna che dice di rispettare (altra frase noiosamente scontata) e che, seppur non definitiva, è comunque espressione dell’Autorità Giudiziaria? E se anche avesse le competenze giuridiche per comprendere il contenuto degli atti penali, perché non mi ha chiesto copia degli atti riguardanti il mio procedimento. Così avrebbe ben potuto vedere le immagini che mi ritraggono mentre mi tengo il volto dopo essere stata colpita (e poco prima di essere colpita di nuovo) dai soggetti che mi hanno aggredita oppure ben avrebbe potuto vedere il momento in cui un suo concittadino mi strappava la borsa mentre mi difendevo da altri aggressori. Bastava chiedere le carte e sarebbe stato accontentato.

Mi chiedo e vi chiedo, qual è il discrimine per il quale Bonanno sceglie di manifestare pubblicamente e, soprattutto, nella qualità di sindaco, la propria vicinanza ad un altro sindaco per la condanna da questi riportata per il reato di peculato, sottintendendone quindi l’ingiustizia, mentre ha ritenuto di tacere e addirittura di non costituirsi parte civile nel processo penale relativo ad un evento scandaloso, vergognoso, indecente, un evento che è l’espressione della subcultura, dell’arretratezza, della grettezza, del maschilismo, della bifolcheria, della cafoneria, della delinquenza, della violenza delle quali certa Biancavilla si è tristemente macchiata il 2 ottobre 2016?

È noto che nel processo siano imputati anche alcuni poliziotti municipali, unitamente al comandante della polizia municipale (chiamato in causa per fatti successivi a quelli dell’aggressione) e che, per questo, il sindaco, rappresentante della più alta istituzione del paese e di certo non rappresentante di questo o di quell’amico, avrebbe dovuto non solo manifestare solidarietà alle vittime dell’aggressione, ma avrebbe dovuto porgere le proprie scuse a nome di quella istituzione che non ha saputo evitare un evento così tanto sdegnoso.

È pur vero che al tempo dell’aggressione il sindaco era un altro, altrettanto silente: inutile infierire. Costituzione di parte civile: un atto che, senza dubbio alcuno, spettava a Glorioso ma che non ha fatto. Però Bonanno avrebbe potuto ribaltare la scelta politica (di questo si tratta) del suo predecessore. Ma non l’ha fatto. Eppure, lo stesso sindaco che oggi si espone per una condanna di peculato (reato contro la Pubblica Amministrazione, della quale anche il sindaco è rappresentante), non si è esposto per una cittadina vittima di rapina e di lesioni (reati contro la persona) che è rimasta sui luoghi della fiera, mettendo a rischio se stessa, per un atto di civiltà, poiché chi di dovere ritardava ad intervenire. Il discrimine è forse l’amicizia con questo e quell’altro? Ebbene, non sono amica del sindaco. È evidente.

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Facciamo a meno (per un attimo) della quiete e… lunga vita alla “movida”

Pensiamo ai giovani e a cosa ha costruito per loro la classe politica negli ultimi vent’anni

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di MASSIMO MASTROCOLA

Dimentichiamoci per un attimo dei Biancavillesi che la notte hanno il sacrosanto diritto di riposare. E dimentichiamoci magari di chi si debba svegliare presto al mattino perché lavora fuori o in campagna o fa turni o studia o altro. E non pensiamo un attimo a chi ogni mattina trova cocci, bottiglie, sporcizia, vomito o peggio davanti al portone. E neanche a chi rischia di essere travolto dalle gare notturne di scooter o di auto. E dimentichiamoci perfino di quella ventina di teppistelli impuniti che la notte diventano i padroni del paese.

Ad alcune categorie, dai politici ai “giovani imprenditori”, questo esercizio risulterà abbastanza facile.

Pensiamo un attimo ai giovani ed ai ragazzi di Biancavilla. E a cosa offre loro questo paese. E a cosa ha costruito per loro la classe politica ed amministrativa degli ultimi 20 anni (eletta da noi 40enni e 50enni e non certo da loro).

Cari giovani, volete fare sport? Mi spiace ma il campo sportivo è privato e pure blindato. Per campetti pubblici di calcio o basket, o piste ciclabili, o di atletica o di pattinaggio, o di qualsiasi cosa non ci sono mai stati fondi.

Una passeggiata? Purtroppo tutte le piazze, piazzette, giardinetti, marciapiedi devono essere utilizzati dai chioschi, dai pub e dai locali di ogni genere.

Volete fare teatro, musica o qualsiasi tipo di attività culturale? Impossible. Non è previsto. Dove pensate di essere?

E allora? Ma come? A Biancavilla avete la fantastica movida! Alcool e musica a volontà a prezzi stracciatissimi. Vi annoiate? Movida! Volete uscire? Movida! Volete incontrarvi? Movida! Volete divertirvi? Movida! Insomma, bevetevi la vita. Bevetevi la gioventù! A Biancavilla se non bevi e non fai “casino” non sei nessuno.

Anzi, visto che ai nostri geniali amministratori non viene in mente niente altro, facciamo di Biancavilla il paese della movida. «Biancavilla è un paese caratterizzato dalla movida» (frase di un assessore).

Ora però non bisogna neanche esagerare. Sennò tra risse e atti di vandalismo, gli avventori si potrebbero spaventare.

Così, quando 400 cittadini raccolgono le firme per chiedere di mettere un freno alla inciviltà non succede nulla per 6 mesi. Ma appena la richiesta viene dagli imprenditori del settore scattano subito i controlli, prima che la situazione sfugga di mano. E che il business venga messo a rischio. E niente. Imprenditori della movida, salvateci voi. Lunga vita alla movida.

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Nero su Bianco Edizioni

UNA VITA ANCORA PIU' BELLA Memorie di un sopravvissuto. Lettere e riflessioni inedite di Gerardo Sangiorgio, il biancavillese deportato nei lager nazisti per avere detto "no" alla Repubblica di Salò. La sua è la vicenda di un "Internato Militare Italiano" raccontata nel nuovo libro di "Nero su Bianco", curato da Salvatore Borzì con prefazione di Francesco Benigno e contributi di Liliana Segre, Massimo Cacciari, Luciano Canfora ed altri esponenti della cultura italiana.

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