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Solidarietà zero, comunità a rischio “La peste” di Camus e i “doppi turni”

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di RICCARDO RICCERI

«Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». In questi giorni mi ritorna in mente questo motto caustico, ormai divenuto celebre, tratto da “La fattoria degli animali” di George Orwell. E mi torna in mente anche un sostantivo che da qualche anno, stando alla mia percezione empirica, è in netto declino. La parola in questione è solidarietà. Un concetto tanto profondo, quanto sottovalutato.

L’occasione per ripensare la solidarietà, come forse avrete intuito, ci è fornita dalla piccola cronaca locale biancavillese che, ormai da qualche settimana, sta scrivendo una delle sue pagine più indecorose. Mi riferisco alla dibattuta questione dei “doppi turni”.

Gli etologi oggi ravvedono tendenze alla solidarietà e all’empatia già nei primati, indicando proprio in questa sfera di comportamenti gli stimoli positivi per lo sviluppo della specie umana. Tuttavia, oggi la Solidarietà figura come una cugina minore dei più blasonati “Liberté, Égalité, Fraternité”, aggirandosi incerta, talvolta sventolata come slogan, altre volte scacciata come un cane in chiesa sulla spinta di folle incattivite. In entrambi i casi, penso che la Solidarietà resti un’incompresa, costretta all’esilio da una bandiera all’altra, da un campanile all’altro. Non parlo a caso di campanili, ma ci ritorno fra un attimo.

Oggi quando si parla di solidarietà tornano alle mente gli sbarchi, l’immigrazione, l’accoglienza. Ma il passaggio non è così automatico. La solidarietà è infatti il principio di assistenza e di aiuto verso i propri “compagni”, i propri fratelli, a vantaggio della propria comunità. Compagni, fratelli, comunità: tutte parole a rischio di estinzione. La solidarietà implica l’esistenza di una comunità di appartenenza, non può viaggiare come principio astratto. Chi sostiene la solidarietà verso i migranti, lo fa proprio a nome di una più vasta fratellanza, di un’appartenenza alla comunità umana. Ma questa è un’altra storia.

Le ragioni che hanno spinto un gruppo di genitori alle proteste, tanto da procedere col ricorso al TAR, saranno state, dal loro punto di vista, più che legittime. La natura di queste ragioni però ci interessa poco: saranno state questioni economiche? Pratiche? Logistiche? Poco importa. Il punto che mi sembra interessante notare è come, all’interno di una comunità, colpita da un sisma che la pone in circostanze quantomeno inedite, non si siano innescati quei meccanismi di “allerta” collettiva necessari a ridimensionare il nostro piccolo e privato interesse, per ragionare, almeno nella crisi, come una vera comunità.

Un’opera come La peste di Albert Camus, aperta a molteplici interpretazioni, ci può forse aiutare a mettere a fuoco la circostanza attuale. Siamo ad Orano, Algeria. Un’epidemia serpeggia silenziosa nella città. Gli abitanti, scettici e miopi, non solo non si curano di prendere provvedimenti e rafforzare la cooperazione, ma anzi estremizzano il loro naturale individualismo. Infine, la mancata presa di coscienza dell’eccezionalità (e della gravità) dei fatti, risulterà loro fatale.

Leggendo questo testo mi colpì come un flagello, anziché rafforzare le difese di una comunità, come ci si potrebbe aspettare, avesse portato alla luce tutte le sue debolezze. La peste poteva quindi essere una metafora attraverso cui osservare i nostri limiti e le fratture interne di una società?

Oggi, a quanti si stupiscono per la mancanza di solidarietà pur nell’emergenza, ricorderei quelle pagine. Il sisma, scuotendo gli animi insieme alla terra, ha fatto emergere le interne lacerazioni di questa piccola comunità, afflitta da una tendenza che, per semplificare, definiremo “campanilismo”. Questo, nel migliore dei casi si esercita nelle baruffe di parrocchia o di scuola (come in questo caso), ma si ritrova anche in meccanismi più complessi, ogniqualvolta un piccolo gruppo, per esclusivo vantaggio della sua ristretta cerchia, non si cura dello svantaggio che reca alla comunità intera.

Così frazionata, la nostra comunità riscopre la sua incapacità a fare Rete, tanto è impigliata nella piccola rete di invidie, gelosie e interessi. E purtroppo, per quanto la Chiesa abbia spesso pontificato sul tema della solidarietà, nel complesso non ha certo contribuito a smussare questo carattere, anzi ha talvolta inasprito i contrasti, e di questo abbiamo esempi antichi e nuovi, tanto a livello globale quanto locale. Sarà forse un caso che campanilismo derivi da campanile?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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1 Commento

1 Commento

  1. Franco Furno

    2 Marzo 2019 at 8:15

    Complimenti hai descritto i fatti in maniera esaustiva e sarcastica al tempo stesso. Articolo fatto bene

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Biancavilla, la strana città che ha due Prg: “Poca Ragionevolezza Generale”

La conseguenza: confusione, incertezze, un settore edile allo sbando e costi stellari a causa dell’amianto

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di RAMONA LAVENIA

Quando ho deciso di intraprendere la strada della libera professione in un paese come Biancavilla, inizialmente sono stata a volte scoraggiata e più volte avvisata dai miei colleghi delle grosse difficoltà che comporta il territorio. Ma non mi sono posta il problema anzi, vedendola come una sfida, ho iniziato. Piano piano, però, ho capito sulla mia pelle cosa volessero dirmi: non era competizione ma un vero e proprio preludio ad una complicatissima questione burocratica… e non solo. 

Una comunità senza Piano Regolatore Generale è ingestibile, ma con due Prg diventa immobile! Si tratta proprio di questo: Biancavilla, avendo un Prg adottato ma non vigente e ancor peggio obsoleto e un Prg vigente ma che non può essere utilizzato, è una città bloccata.

Facendo un’analisi molto generale, posso assolutamente affermare che la nostra economia si basi sostanzialmente sul settore edile. Centinaia di muratori, stagnini, elettricisti, idraulici, falegnami, fabbri, carpentieri… e altrettanti tecnici. Tutto il giorno sono a contatto con fornitori, negozi, artigiani: Biancavilla ne è piena. Perché, si sa: a Biancavilla la casa è importante!

La normativa si accavalla, le situazioni urbanistiche si complicano: ne consegue un Ufficio Tecnico Comunale giustamente intasato e tecnici che devono studiare con particolare attenzione i casi che vengono proposti. E non c’è mai una soluzione univoca ma opinioni: “forse”, “ma”, “se”. Ci ritroviamo così a dare delle indicazioni ai nostri clienti mai definitive, ma con mille dubbi e incertezze.

Cosa ne deriva? Semplice: un comparto economico completamente allo sbando, un settore che da enorme risorsa diventa un proseguo di complessità abnormi.

A conferma delle mie perplessità, un giorno vengo aggiunta ad un gruppo whatsapp di colleghi che lamentavano gli stessi problemi.

Per fare un semplicissimo esempio, nella mia breve attività ho trovato più di 4 lotti di terreno inedificabili per ragioni a dir poco assurde e che costituiscono “una evidente disparità di trattamento ed una illegittima limitazione del diritto di proprietà privata, in contrasto con il principio costituzionale di cui all’art. 42 comma 2 Cost”.

Ma il futuro –mi insegnano– non sono le nuove costruzioni. È vero. Non servono nuove costruzioni, mi dicono. Vero. Bisogna recuperare il costruito, ristrutturare, risanare, restaurare. Pienamente d’accordo: cominciamo.

Mmm no, magari evitiamo proprio a Biancavilla: c’è il gravoso problema del cosiddetto “amianto” o più propriamente “fluoroedenite”. Costi assolutamente gravosi per chi vuole ristrutturare e così la contraddizione in termini. Agenzia delle entrate (Ministero dell’Economia e delle finanze): agevolazioni, bonus ristrutturazioni ecc. Vs. Biancavilla: costi di ristrutturazione improponibili, iter burocratico complicatissimo. Conclusione: abusivismo senza sosta.

Ma i tecnici del comprensorio non ci stanno: così è stato istituito un “Comitato dei Tecnici di Biancavilla” che prova a far sentire la propria voce e farsi carico di quella dei cittadini interessati, stilando opposizioni ed osservazioni affinché venga stabilita una giusta equità edificatoria e soprattutto cerca di «avviare una fase di confronto attiva e proficua che porti all’approvazione di uno strumento urbanistico che corrisponda effettivamente alle esigenze della Città».

Ragion per cui, secondo me, ci vorrebbe una maggiore “ragionevolezza” da parte del sindaco e di tutti i consiglieri comunali: un gesto di saggezza e di grande responsabilità nei confronti di Biancavilla.

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Ma che fine ha fatto a Biancavilla il Piano Regolatore Generale?

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© Foto Biancavilla Oggi




di ANDREA INGIULLA

Le feste sono passate; le sfilate, con tanto di fascia tricolore e banda musicale, pure. A questo punto è forse giunto il tempo di interrogarsi sui reali problemi della nostra città e chiedersi: ma che diavolo di fine ha fatto il nuovo strumento urbanistico della nostra città, la cui approvazione sembra ormai un mistero ed un enigma irrisolvibile?

La domanda non è tanto frutto della mia curiosità personale, ma scaturisce dall’esigenza di tentare di dare una risposta a migliaia di cittadini biancavillesi, i quali hanno il diritto di conoscere la reale situazione di una vicenda che si trascina ormai da troppo tempo e che di fatto sta paralizzando la vita economica e sociale di un’intera comunità.

Ricordo, a quanti non lo sapessero, che l’iter di adozione del nuovo Prg del Comune di Biancavilla ha preso avvio nel lontano 2004, quando, con deliberazione n. 24 del 05.04.2004, il Consiglio Comunale di Biancavilla adottò le direttive generali per la revisione dello strumento urbanistico ai sensi dell’art. 3 comma 7 della l.r. 15/91; subito dopo, con deliberazione della Giunta Municipale n. 82 del 31.05.2004, l’ente costituì l’Ufficio del Piano Regolatore Generale composto da personale interno e da una terna di professionisti esterni nella qualità di consulenti.

Con deliberazione n. 60 del 20.09.2005, il Consiglio Comunale approvò lo “Schema di Massima” nel frattempo elaborato dall’Ufficio di Piano e quindi diede mandato ai progettisti di procedere alla redazione dello schema definitivo, tenendo anche conto di quanto emerso in sede di dibattito consiliare e che venne presentato sotto forma di emendamento allegato alla stessa delibera.

Dopo oltre dodici anni dall’approvazione del progetto di massima, con deliberazione n.1 del 10.02.2017, adottata dal Commissario ad Acta con i poteri e le attribuzioni del Consiglio Comunale, venne finalmente adottato il Prg, l’annesso R.E. e tutti gli allegati che lo compongono; il piano venne quindi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia parte seconda n. 8 del 24.02.2017, per consentire agli interessati di presentare le proprie osservazioni ed opposizioni.

Da allora, cioè da circa tre anni, non si sa più nulla e si attende solo che il piano adottato venga finalmente approvato dall’Assessorato regionale competente.

Tale situazione di stallo e di assoluta incertezza, come detto sopra, sta comportando danni enormi alla nostra città, la quale è praticamente sospesa nel limbo tra un piano che non esiste più ed uno che ancora formalmente non esiste.

La situazione è resa ancor più grave dal fatto che, a partire dal mese di febbraio 2017 sono in vigore le cosiddette “misure di salvaguardia”, cioè in pratica non si può realizzare alcun intervento edilizio che contrasti con il nuovo piano adottato. Per essere più chiari, se il vecchio piano mi consentiva di realizzare qualche intervento che contrasta con le previsioni del nuovo piano, io non potrò fare nulla fino a quando il nuovo piano non verrà approvato. Non posso fare quanto previsto dal vecchio piano perché non esiste più, ma non posso fare neanche quanto previsto dal nuovo perché ancora non esiste.

Il paradosso che stiamo vivendo da circa tre anni ha di fatto azzerato l’attività edilizia nella nostra città, con le prevedibili ripercussioni negative sia sotto l’aspetto economico per tanti operatori del settore (imprese, professionisti, ecc.) che rappresentano una delle colonne portanti del nostro fragile tessuto produttivo, ma anche sotto l’aspetto sociale per i tanti cittadini che aspettano di potere legittimamente costruirsi una casa e che si vedono privati di tale diritto.

Senza contare, poi, il danno che stanno subendo quei tanti proprietari che dal 1993 (data di adozione del vecchio piano) ad oggi, si sono visti imporre dei vincoli di inedificabilità che hanno reso di fatto inutilizzabili i loro terreni.

Come già detto in altre occasioni, la reiterazione del vincolo in sede di nuovo Prg costringerebbe il Comune di Biancavilla quantomeno ad indennizzare i proprietari di detti terreni, e quindi darebbe loro almeno un minimo ristoro per il danno che stanno subendo da ormai 26 anni di sostanziale espropriazione di fatto. Ma tale diritto non potrà essere esercitato fino a quando il nuovo strumento urbanistico non verrà definitivamente approvato dalla Regione siciliana, per cui costoro si ritrovano a subire oltre al danno la beffa.

Come si vede, la problematica Prg è la prima delle questioni che una politica seria dovrebbe affrontare e risolvere senza ulteriori indugi e tentennamenti.

Qualche mese fa ho letto una criptica dichiarazione del sindaco di Biancavilla, la quale sembrava lasciare intendere che il nuovo Prg ancora in corso di approvazione regionale, non fosse consono alla reale situazione urbanistica del nostro territorio.

Se in linea di principio si potrebbe condividere siffatta dichiarazione, la conseguenza logica dovrebbe essere quella di opporsi alla suddetta approvazione e di mettere mano ad una revisione dello strumento urbanistico che tenga conto delle effettive esigenze della città, non certo quella di rimanere inerti ed in silenzio di fronte all’immobilismo.

I processi decisionali essenziali per lo sviluppo della città vanno governati e non subiti; ma soprattutto la comunità ha bisogno di conoscere cosa fa la politica per il suo benessere.

Il vicesindaco: «Sbloccato un iter fermo da anni»

«Ritengo opportuno, in qualità di assessore al ramo, intervenire sulla questione Piano Regolatore Generale. Intendo tranquillizzare chi con provocatoria meraviglia si domanda che fine abbia fatto il Prg: lo strumento urbanistico ha seguito il normale iter procedurale e burocratico che impone la legge».

Lo dichiara il vicesindaco di Biancavilla ed assessore all’Urbanistica, Mario Amato, in risposta all’intervento dell’avv. Andrea Ingiulla, ex amministratore comunale, che abbiamo pubblicato sopra.

«L’amministrazione Bonanno se n’è occupata sin dal suo primo giorno d’insediamento. Lo conferma una fitta corrispondenza avuta con la Regione e, soprattutto, gli stessi atti prodotti da amministrazione ed uffici», specifica Amato.

«Nel dettaglio, al nostro insediamento –puntualizza l’assessore della Giunta Bonanno– abbiamo immediatamente presentato alla Regione siciliana il Prg adottato dal Commissario; ci siamo attivati per ottenere il Via/Vas che abbiamo ottenuto ed integrato al Prg, inviandolo nuovamente a Palermo; a luglio la Regione ci ha chiesto ulteriori chiarimenti che abbiamo inoltrato qualche settimana più tardi».

«Il Prg attende, adesso, di essere approvato dalla Regione al massimo entro 270 giorni così come disposto dai termini di legge. Ecco, dunque, qual è lo stato dell’arte. In pochi mesi –conclude Amato– abbiamo sbloccato un inter che era fermo da anni. Un lavoro, per nulla nascosto, che abbiamo reso di dominio pubblico in questi mesi con comunicazioni ed interventi».

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UNA VITA ANCORA PIU' BELLA Memorie di un sopravvissuto. Lettere e riflessioni inedite di Gerardo Sangiorgio, il biancavillese deportato nei lager nazisti per avere detto "no" alla Repubblica di Salò. La sua è la vicenda di un "Internato Militare Italiano" raccontata nel nuovo libro di "Nero su Bianco", curato da Salvatore Borzì con prefazione di Francesco Benigno e contributi di Liliana Segre, Massimo Cacciari, Luciano Canfora ed altri esponenti della cultura italiana.

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