Connect with us

Detto tra blog

Ma che fine ha fatto a Biancavilla il Piano Regolatore Generale?

Pubblicato

il

© Foto Biancavilla Oggi

di ANDREA INGIULLA

Le feste sono passate; le sfilate, con tanto di fascia tricolore e banda musicale, pure. A questo punto è forse giunto il tempo di interrogarsi sui reali problemi della nostra città e chiedersi: ma che diavolo di fine ha fatto il nuovo strumento urbanistico della nostra città, la cui approvazione sembra ormai un mistero ed un enigma irrisolvibile?

La domanda non è tanto frutto della mia curiosità personale, ma scaturisce dall’esigenza di tentare di dare una risposta a migliaia di cittadini biancavillesi, i quali hanno il diritto di conoscere la reale situazione di una vicenda che si trascina ormai da troppo tempo e che di fatto sta paralizzando la vita economica e sociale di un’intera comunità.

Ricordo, a quanti non lo sapessero, che l’iter di adozione del nuovo Prg del Comune di Biancavilla ha preso avvio nel lontano 2004, quando, con deliberazione n. 24 del 05.04.2004, il Consiglio Comunale di Biancavilla adottò le direttive generali per la revisione dello strumento urbanistico ai sensi dell’art. 3 comma 7 della l.r. 15/91; subito dopo, con deliberazione della Giunta Municipale n. 82 del 31.05.2004, l’ente costituì l’Ufficio del Piano Regolatore Generale composto da personale interno e da una terna di professionisti esterni nella qualità di consulenti.

Con deliberazione n. 60 del 20.09.2005, il Consiglio Comunale approvò lo “Schema di Massima” nel frattempo elaborato dall’Ufficio di Piano e quindi diede mandato ai progettisti di procedere alla redazione dello schema definitivo, tenendo anche conto di quanto emerso in sede di dibattito consiliare e che venne presentato sotto forma di emendamento allegato alla stessa delibera.

Dopo oltre dodici anni dall’approvazione del progetto di massima, con deliberazione n.1 del 10.02.2017, adottata dal Commissario ad Acta con i poteri e le attribuzioni del Consiglio Comunale, venne finalmente adottato il Prg, l’annesso R.E. e tutti gli allegati che lo compongono; il piano venne quindi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia parte seconda n. 8 del 24.02.2017, per consentire agli interessati di presentare le proprie osservazioni ed opposizioni.

Da allora, cioè da circa tre anni, non si sa più nulla e si attende solo che il piano adottato venga finalmente approvato dall’Assessorato regionale competente.

Tale situazione di stallo e di assoluta incertezza, come detto sopra, sta comportando danni enormi alla nostra città, la quale è praticamente sospesa nel limbo tra un piano che non esiste più ed uno che ancora formalmente non esiste.

La situazione è resa ancor più grave dal fatto che, a partire dal mese di febbraio 2017 sono in vigore le cosiddette “misure di salvaguardia”, cioè in pratica non si può realizzare alcun intervento edilizio che contrasti con il nuovo piano adottato. Per essere più chiari, se il vecchio piano mi consentiva di realizzare qualche intervento che contrasta con le previsioni del nuovo piano, io non potrò fare nulla fino a quando il nuovo piano non verrà approvato. Non posso fare quanto previsto dal vecchio piano perché non esiste più, ma non posso fare neanche quanto previsto dal nuovo perché ancora non esiste.

Il paradosso che stiamo vivendo da circa tre anni ha di fatto azzerato l’attività edilizia nella nostra città, con le prevedibili ripercussioni negative sia sotto l’aspetto economico per tanti operatori del settore (imprese, professionisti, ecc.) che rappresentano una delle colonne portanti del nostro fragile tessuto produttivo, ma anche sotto l’aspetto sociale per i tanti cittadini che aspettano di potere legittimamente costruirsi una casa e che si vedono privati di tale diritto.

Senza contare, poi, il danno che stanno subendo quei tanti proprietari che dal 1993 (data di adozione del vecchio piano) ad oggi, si sono visti imporre dei vincoli di inedificabilità che hanno reso di fatto inutilizzabili i loro terreni.

Come già detto in altre occasioni, la reiterazione del vincolo in sede di nuovo Prg costringerebbe il Comune di Biancavilla quantomeno ad indennizzare i proprietari di detti terreni, e quindi darebbe loro almeno un minimo ristoro per il danno che stanno subendo da ormai 26 anni di sostanziale espropriazione di fatto. Ma tale diritto non potrà essere esercitato fino a quando il nuovo strumento urbanistico non verrà definitivamente approvato dalla Regione siciliana, per cui costoro si ritrovano a subire oltre al danno la beffa.

Come si vede, la problematica Prg è la prima delle questioni che una politica seria dovrebbe affrontare e risolvere senza ulteriori indugi e tentennamenti.

Qualche mese fa ho letto una criptica dichiarazione del sindaco di Biancavilla, la quale sembrava lasciare intendere che il nuovo Prg ancora in corso di approvazione regionale, non fosse consono alla reale situazione urbanistica del nostro territorio.

Se in linea di principio si potrebbe condividere siffatta dichiarazione, la conseguenza logica dovrebbe essere quella di opporsi alla suddetta approvazione e di mettere mano ad una revisione dello strumento urbanistico che tenga conto delle effettive esigenze della città, non certo quella di rimanere inerti ed in silenzio di fronte all’immobilismo.

I processi decisionali essenziali per lo sviluppo della città vanno governati e non subiti; ma soprattutto la comunità ha bisogno di conoscere cosa fa la politica per il suo benessere.

Il vicesindaco: «Sbloccato un iter fermo da anni»

«Ritengo opportuno, in qualità di assessore al ramo, intervenire sulla questione Piano Regolatore Generale. Intendo tranquillizzare chi con provocatoria meraviglia si domanda che fine abbia fatto il Prg: lo strumento urbanistico ha seguito il normale iter procedurale e burocratico che impone la legge».

Lo dichiara il vicesindaco di Biancavilla ed assessore all’Urbanistica, Mario Amato, in risposta all’intervento dell’avv. Andrea Ingiulla, ex amministratore comunale, che abbiamo pubblicato sopra.

«L’amministrazione Bonanno se n’è occupata sin dal suo primo giorno d’insediamento. Lo conferma una fitta corrispondenza avuta con la Regione e, soprattutto, gli stessi atti prodotti da amministrazione ed uffici», specifica Amato.

«Nel dettaglio, al nostro insediamento –puntualizza l’assessore della Giunta Bonanno– abbiamo immediatamente presentato alla Regione siciliana il Prg adottato dal Commissario; ci siamo attivati per ottenere il Via/Vas che abbiamo ottenuto ed integrato al Prg, inviandolo nuovamente a Palermo; a luglio la Regione ci ha chiesto ulteriori chiarimenti che abbiamo inoltrato qualche settimana più tardi».

«Il Prg attende, adesso, di essere approvato dalla Regione al massimo entro 270 giorni così come disposto dai termini di legge. Ecco, dunque, qual è lo stato dell’arte. In pochi mesi –conclude Amato– abbiamo sbloccato un inter che era fermo da anni. Un lavoro, per nulla nascosto, che abbiamo reso di dominio pubblico in questi mesi con comunicazioni ed interventi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continua a leggere
Pubblicità
Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Detto tra blog

Biancavilla, la strana città che ha due Prg: “Poca Ragionevolezza Generale”

La conseguenza: confusione, incertezze, un settore edile allo sbando e costi stellari a causa dell’amianto

Pubblicato

il

di RAMONA LAVENIA

Quando ho deciso di intraprendere la strada della libera professione in un paese come Biancavilla, inizialmente sono stata a volte scoraggiata e più volte avvisata dai miei colleghi delle grosse difficoltà che comporta il territorio. Ma non mi sono posta il problema anzi, vedendola come una sfida, ho iniziato. Piano piano, però, ho capito sulla mia pelle cosa volessero dirmi: non era competizione ma un vero e proprio preludio ad una complicatissima questione burocratica… e non solo. 

Una comunità senza Piano Regolatore Generale è ingestibile, ma con due Prg diventa immobile! Si tratta proprio di questo: Biancavilla, avendo un Prg adottato ma non vigente e ancor peggio obsoleto e un Prg vigente ma che non può essere utilizzato, è una città bloccata.

Facendo un’analisi molto generale, posso assolutamente affermare che la nostra economia si basi sostanzialmente sul settore edile. Centinaia di muratori, stagnini, elettricisti, idraulici, falegnami, fabbri, carpentieri… e altrettanti tecnici. Tutto il giorno sono a contatto con fornitori, negozi, artigiani: Biancavilla ne è piena. Perché, si sa: a Biancavilla la casa è importante!

La normativa si accavalla, le situazioni urbanistiche si complicano: ne consegue un Ufficio Tecnico Comunale giustamente intasato e tecnici che devono studiare con particolare attenzione i casi che vengono proposti. E non c’è mai una soluzione univoca ma opinioni: “forse”, “ma”, “se”. Ci ritroviamo così a dare delle indicazioni ai nostri clienti mai definitive, ma con mille dubbi e incertezze.

Cosa ne deriva? Semplice: un comparto economico completamente allo sbando, un settore che da enorme risorsa diventa un proseguo di complessità abnormi.

A conferma delle mie perplessità, un giorno vengo aggiunta ad un gruppo whatsapp di colleghi che lamentavano gli stessi problemi.

Per fare un semplicissimo esempio, nella mia breve attività ho trovato più di 4 lotti di terreno inedificabili per ragioni a dir poco assurde e che costituiscono “una evidente disparità di trattamento ed una illegittima limitazione del diritto di proprietà privata, in contrasto con il principio costituzionale di cui all’art. 42 comma 2 Cost”.

Ma il futuro –mi insegnano– non sono le nuove costruzioni. È vero. Non servono nuove costruzioni, mi dicono. Vero. Bisogna recuperare il costruito, ristrutturare, risanare, restaurare. Pienamente d’accordo: cominciamo.

Mmm no, magari evitiamo proprio a Biancavilla: c’è il gravoso problema del cosiddetto “amianto” o più propriamente “fluoroedenite”. Costi assolutamente gravosi per chi vuole ristrutturare e così la contraddizione in termini. Agenzia delle entrate (Ministero dell’Economia e delle finanze): agevolazioni, bonus ristrutturazioni ecc. Vs. Biancavilla: costi di ristrutturazione improponibili, iter burocratico complicatissimo. Conclusione: abusivismo senza sosta.

Ma i tecnici del comprensorio non ci stanno: così è stato istituito un “Comitato dei Tecnici di Biancavilla” che prova a far sentire la propria voce e farsi carico di quella dei cittadini interessati, stilando opposizioni ed osservazioni affinché venga stabilita una giusta equità edificatoria e soprattutto cerca di «avviare una fase di confronto attiva e proficua che porti all’approvazione di uno strumento urbanistico che corrisponda effettivamente alle esigenze della Città».

Ragion per cui, secondo me, ci vorrebbe una maggiore “ragionevolezza” da parte del sindaco e di tutti i consiglieri comunali: un gesto di saggezza e di grande responsabilità nei confronti di Biancavilla.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continua a leggere...

Detto tra blog

Grest, se l’allegria diventa baccano: riflessioni su norme e regole civili

Pubblicato

il




di ALFIO PELLERITI

Ma in che paese viviamo? Un paese dove tutto ciò che trasgredisce la norma del buon vivere civile è accettato, non viene percepito come qualcosa di disdicevole ma lo si osserva e accetta senza alcun moto dell’anima o della ragione. Nessuno vede o sente, nessuno denuncia le trasgressioni, né chi viene pagato per sanzionare sanziona. Dico di Biancavilla, questo paesone che è tanto atipico rispetto a ciò che in teoria ci si possa aspettare da una comunità che in certe occasioni rispolvera trascorsi nobili grazie a qualche suo concittadino, ignorato e bistrattato in vita e poi onorato da morto (Antonio Bruno, Giuseppe Coco).

La rumorosità diventa la caratteristica preminente del nostro amabile, avito paesello. L’abbiamo denunziato tante volte sperando che qualche amministratore prestasse orecchio. Pia illusione! Biancavilla è il paese dove nessuno vede o sente e tutti mostrano atteggiamenti e comportamenti normali di fronte ad una realtà che normale non è. Quanto a rispetto delle regole, delle civiche regole, non cambia nulla in questo paese. Semplicemente perché chi si fa avanti per amministrare si chiude nel Palazzo e si occupa di problemi così importanti da non trovare mai il tempo per affrontare e risolvere l’inciviltà di schiere di cittadini che trasgrediscono impunemente le norme che potrebbero garantire una qualità della vita tale da collocarci se non in cima almeno nella media rispetto alle altre realtà nazionali. Citiamo soltanto per non tediare il lettore: stereo super tecnologici delle auto che inondano l’aere con i loro insopportabili stridori; assembramenti notturni davanti ai pub; animatori ciarlieri che allietano con giganteschi altoparlanti tornei di calcetto; ludoteche anch’esse affidate ad animatori instancabili che tuonano ordini insensati con i loro immancabili microfoni che brandiscono come un’arma.

Non voglio riparlare della sosta selvaggia, né di chi strombazza o fa l’acrobata su due ruote o su una, vorrei parlare di un evento giunto al suo secondo anno: il Grest. Promosso e organizzato da Don Pino Salerno nel cortile di una scuola pubblica, la scuola materna di Via Pistoia, l’attività ludica rivolta a bambini e preadolescenti, interessa un numero notevole: 400 presenze. Ottima idea dicono in molti ed altri, perplessi, si chiederanno dove stia il problema. Il problema sta nel fatto che tale attività disturba la quiete pubblica di bambini, anziani, ammalati, studenti e residenti tutti.

In passato i Grest si organizzavano alle vigne, in contrada Poggio Rosso, presso il seminario e presso l’immobile delle suore sito sempre sulle nostre colline. Poi si è preferito organizzarlo qui in paese chiedendo all’ente comunale l’uso delle scuole e molto carinamente l’amministratore ha concesso all’autorità religiosa alla quale non si può certo dire di no. E così 400 bimbetti che non sono affatto da definire “angioletti” come converrebbe in altre circostanze, ogni giorno e per tutta la stagione estiva, dalle 16,00 alle 22,00 e oltre, presso la scuola materna di via Pistoia che ricade all’interno dell’Istituto comprensivo A. Bruno, sotto la supervisione dei soliti animatori che non superano i 15/16 anni di età, si scatenano come forsennati. Ora è chiaro che nessuna norma pedagogica, né alcuno tra gli iscritti al primo anno di Scienze della formazione consiglierebbe di assembrare o di intrattenere un tale esagerato numero di bambini. Basta soltanto il ricorso al buon senso: tale attività può portare soltanto esiti negativi.

Intrattenere i bambini e organizzare attività volte ad aiutarli nella crescita e nella formazione della loro personalità è qualcosa di nobile e di condivisibile, ma a volte ciò che sembra di facile realizzazione in pratica non lo è affatto, anzi si rischia di ottenere effetti contrari alle aspettative. Evitare tali rischi impone di affidarsi ad educatori esperti, a professionalità che diano garanzie sulle scelte che si effettueranno nella gestione dei piccoli. Non bastano le buone intenzioni!  E’ giusto che le parrocchie organizzino qualcosa per i bambini e gli adolescenti, ma ci vorrebbe una strategia d’intervento; una visione educativa e didattica che forse manca agli animatori cui sono affidati i bambini.

Credo che sempre più spesso nelle agenzie formative, dalle famiglie alla scuola, dalle parrocchie ai vari gruppi di volontariato, ciò che prevale sia un iperattivismo senza meta, senza contenuti né valori. Si sta mettendo a tacere il pensiero a favore dell’azione e di un attivismo scomposto e fine a se stesso; si utilizzano spesso metodi da caserme o da tifoserie: gridare insieme slogan per far nascere in ogni individuo la fedeltà al gruppo, l’appartenenza ad un partito; si fa il tifo per un capetto a prescindere da quel che afferma; ci si veste allo stesso modo nella comunità cui si appartiene, anzi qualcuno vorrebbe nuovamente le divise, per riconoscere l’amico o il nemico dal colore prevalente del vestito che indossa o dall’immagine tatuata sul braccio. Tali pensieri foschi mi hanno occupato la mente sentendo urlare all’unisono una folla di ragazzini guidati da un animatore che li stimola con domande che prevedono una e una sola risposta data all’unisono e con tutto il fiato possibile.

Cosa devono fare i poveri cuccioli? gli infanti istintivamente gridano quando sono insieme, soprattutto quando il numero è esageratamente grande perché in quel caso il bambino soffre della sindrome dell’abbandono. Nella folla sente di perdere la propria identità, si sente uno dei tanti, smarrito, ignorato e allora che fa? Urla, per dire a se stesso e agli altri che esiste, che ha un nome, che conta, che può essere utile, che ha diritto ad essere chiamato col suo nome, perché ha un nome. Non urlerebbero se il loro numero fosse gestibile; non urlerebbero se non ci fossero inconcludenti ragazzotti che con i loro microfoni impugnati come scettri li stimolano a gridare stupidi monosillabi. Un esempio: animatore – uno, due e tre! Risposta urlata dai bimbi: alè, alè, alèeeeeee! E quando poi non hanno nulla da dire soffiano continuamente nei loro fischietti non per un qualche segnale ma semplicemente per far chiasso, per “animare” direbbero loro. Questi bimbi e ragazzini non giocano affatto ma si agitano, corrono e gridano.

Cosa avranno imparato questi bambini dopo aver urlato a pieni polmoni per giorni e giorni? Intanto si disturba la quiete pubblica e si toglie la libertà agli altri di poter conversare seduti sul proprio terrazzo, di aprire le finestre senza che assieme ad un po’ di arietta ristoratrice entri l’eco di una baldoria insopportabile, tanto da preferire il caldo pur di dar pace ai timpani.

Finisco con l’auspicio che il problema della rumorosità possa essere affrontato e risolto dalla nuova amministrazione diretta dal giovane sindaco Bonanno, unendolo allo stesso auspicio dei sacerdoti di Biancavilla che in una loro lettera aperta, un anno fa, hanno indicato appunto la rumorosità tra i problemi da risolvere immantinente.

Continua a leggere...
Advertisement

Nero su Bianco Edizioni

UNA VITA ANCORA PIU' BELLA Memorie di un sopravvissuto. Lettere e riflessioni inedite di Gerardo Sangiorgio, il biancavillese deportato nei lager nazisti per avere detto "no" alla Repubblica di Salò. La sua è la vicenda di un "Internato Militare Italiano" raccontata nel nuovo libro di "Nero su Bianco", curato da Salvatore Borzì con prefazione di Francesco Benigno e contributi di Liliana Segre, Massimo Cacciari, Luciano Canfora ed altri esponenti della cultura italiana.

Trending

Nel rispetto dei lettori e a garanzia della propria indipendenza, questa testata giornalistica non chiede e rifiuta finanziamenti, contributi, sponsorizzazioni, patrocini onerosi da parte del Comune di Biancavilla, di forze politiche e soggetti locali con ruoli di rappresentanza istituzionale o ad essi riconducibili.