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Al cimitero di Biancavilla la provocazione dei Testimoni di Geova

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Non è piaciuta a molti di noi cattolici la presenza dei Testimoni di Geova, all’ingresso del cimitero di Biancavilla. Davanti ai cancelli, a gruppetti, erano intenti a distribuire volantini. Altri li distribuivano all’imbocco della strada che va verso la porta principale del cimitero.

Cosa ci fanno questi signori davanti al cimitero? Perché utilizzano un luogo tanto caro ai cattolici per fare propaganda e proselitismo religioso? Sia chiaro: anche tutto il diritto di manifestare il loro credo religioso e nessuno lo deve impedire nei confronti di qualsiasi confessione.

A molti, però, la loro attività di questi giorni è sembrata una vera e propria provocazione, in quanto oggi per i cattolici è la “Commemorazione dei defunti”, pratica che non è condivisa dai Testimoni di Geova.

Tanto per elencare un’altra non secondaria distinzione, i Testimoni ritengono che «alla morte l’anima umana cessa di esistere», mentre i cattolici ritengono che «l’anima umana non cessa mai di vivere, anche dopo la morte». Dunque, mentre per i primi il cimitero è un luogo di sepoltura solo di resti umani, per noi è il luogo dove congiungersi con l’anima dei defunti e relazionarsi intimamente con loro.

Ecco perché ha dato molto fastidio vedere svolgere questa attività davanti al cimitero di Biancavilla nella giornata dedicata al culto dei defunti. Credo sia necessario maturare un reciproco rispetto, soprattutto in questi tempi, dove odio e divisioni religiose lacerano il vivere civile. Andare a battibeccare su differenze di vedute religiose, in quel luogo e in questo giorno, denota scarso senso civico nei confronti di molti cittadini che, anche laicamente, si recano al cimitero in segno di rispetto dei loro cari che non sono più tra noi.

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Il “fiume” di Viale dei Fiori e la memoria dei pesci rossi: canne da pesca pronte

L’ennesimo allagamento produce polemiche sterili, ma chi ha responsabilità non ha diritto di indignarsi

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© Foto Biancavilla Oggi

Ormai la prassi è nota, il momento è servito. Cellulare alla mano per immortalare con foto e video, una mezz’oretta per delineare un colorito post sui social e la polemica è apparecchiata. Si fa ovvio riferimento all’ultimo acquazzone estivo che crea disagi in viale dei Fiori.

Tutto nella norma, se a comporre ciò è il semplice cittadino, giustamente indignato e pronto a denunciare i malesseri quotidiani. Non rientra nella norma se a farlo è certa politica, che ha precise responsabilità. Soprattutto quando ci si dimentica che lo spartitraffico (ridotto a galleggiare dopo la pioggia) è installato in via sperimentale. E che lo stesso favorisce la riduzione della velocità ed impedisce i sorpassi azzardati.

Ci si dimentica che il “fiume” è presente in viale dei Fiori fin dall’inaugurazione del nuovo tratto di strada, avvenuto con la passata amministrazione. Ci si dimentica che Bonanno, poco dopo l’insediamento, annunciò interventi mirati per trovare una soluzione e che i tempi non sarebbero stati brevi.

Una memoria di pesciolini rossi che produce polemiche sterili, dettate più che altro da conflitti politici e non da un mero interesse verso la collettività. Si sa, il dibattito si inasprisce soprattutto in questo periodo in cui infuriano le elezioni: da qui al prossimo anno saranno ancor più numerosi i manifesti elettorali a mezzo social.

Una polemica costruttiva sarebbe stata quella di far notare, agli addetti ai lavori, che i “New Jersey” avevano all’interno poca acqua e che quindi erano facilmente esposti a “galleggiamento” ad un certo livello di pioggia. Se le barriere fossero state riempite fino all’orlo, il peso dell’acqua ne avrebbe probabilmente evitato il trascinamento.

Riguardo alla “piscina” che si viene a creare, il disagio è risaputo e noto a tutti. Ma la questione di fatto è che l’arteria presenta un “problema strutturale”. Questioni già affrontate dall’attuale amministrazione, in attesa adesso che i finanziamenti ottenuti siano spesi per interventi massicci e definitivi.

Noi comuni cittadini, inermi e fiduciosi, non possiamo che sperare affinché i tempi di intervento sull’arteria siano ridotti al minimo. Nel frattempo, ci armiamo di stivali da fiume e canne da pesca.

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