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Al cimitero di Biancavilla la provocazione dei Testimoni di Geova

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Non è piaciuta a molti di noi cattolici la presenza dei Testimoni di Geova, all’ingresso del cimitero di Biancavilla. Davanti ai cancelli, a gruppetti, erano intenti a distribuire volantini. Altri li distribuivano all’imbocco della strada che va verso la porta principale del cimitero.

Cosa ci fanno questi signori davanti al cimitero? Perché utilizzano un luogo tanto caro ai cattolici per fare propaganda e proselitismo religioso? Sia chiaro: anche tutto il diritto di manifestare il loro credo religioso e nessuno lo deve impedire nei confronti di qualsiasi confessione.

A molti, però, la loro attività di questi giorni è sembrata una vera e propria provocazione, in quanto oggi per i cattolici è la “Commemorazione dei defunti”, pratica che non è condivisa dai Testimoni di Geova.

Tanto per elencare un’altra non secondaria distinzione, i Testimoni ritengono che «alla morte l’anima umana cessa di esistere», mentre i cattolici ritengono che «l’anima umana non cessa mai di vivere, anche dopo la morte». Dunque, mentre per i primi il cimitero è un luogo di sepoltura solo di resti umani, per noi è il luogo dove congiungersi con l’anima dei defunti e relazionarsi intimamente con loro.

Ecco perché ha dato molto fastidio vedere svolgere questa attività davanti al cimitero di Biancavilla nella giornata dedicata al culto dei defunti. Credo sia necessario maturare un reciproco rispetto, soprattutto in questi tempi, dove odio e divisioni religiose lacerano il vivere civile. Andare a battibeccare su differenze di vedute religiose, in quel luogo e in questo giorno, denota scarso senso civico nei confronti di molti cittadini che, anche laicamente, si recano al cimitero in segno di rispetto dei loro cari che non sono più tra noi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Covid, sacrifici inutili in una Biancavilla con strade e piazze affollate di gente

Ciò che si vede in giro offende le famiglie che hanno pagato a caro prezzo la stupidità umana imperante

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Vedendo ciò che accadeva a Biancavilla, qualcuno mi ha chiesto: “Come potremo mai uscirne?”. Ho risposto, testualmente: “Semplice: facendo tamponi!”. L’interlocutore, evidentemente spiazzato dalla mia risposta, ha ribattuto: “In che senso?!”. Allora ho dovuto mettere da parte l’amara ironia e rispondere seriamente.

«Io da un anno a questa parte vivo di rinunce, di sacrifici; e per quanto non si tratti di questioni di vita o di morte, mi costano comunque tanto. Dopo un anno mi ritrovo in una città minacciata da varianti del coronavirus forse più contagiose, aggressive, letali e con numeri da zona rossa – che tra l’altro non capisco perché non sia stata ancora chiesta, ma tant’è! -, nel contesto di una pandemia che vede ormai arrivare in ospedale, in alcuni casi anche in condizioni severe o critiche, ventenni, trentenni, quarantenni.

Quello a cui assisto ormai da mesi e quanto visto stasera a Biancavilla offende la mia intelligenza, le mie rinunce, i miei sacrifici ma offende soprattutto quelle persone e quelle famiglie che nonostante scrupolosa osservanza delle regole, rinunce e sacrifici hanno pagato a caro prezzo la stupidità umana imperante.

Da cittadino, e da persona che ritiene di avere un briciolo di intelligenza, mi aspetterei che le istituzioni, visto che una buona parte della cittadinanza è incapace di autoregolarsi con buon senso e consapevolezza, non si limitino a sterili appelli mediatici privi di alcun valore persuasivo-coercitivo e destinati a rimanere lettera morta. Ma che si attivino con solerzia ed efficienza per chiedere e operare controlli capillari, rigidi, severi.

Ma ormai Biancavilla è come l’inferno dantesco: quando a novembre sono entrato nei meandri della stupidità umana ho lasciato ogni speranza!».

Letto questo messaggio la chiosa dell’interlocutore è stata: “Sono sceso per trascorrere le vacanze pasquali coi miei, che non vedo dall’estate scorsa proprio a causa delle rinunce e dei sacrifici di cui parli, e approfittando dello smart working sarei voluto rimanere per qualche altra settimana. Al primo volo economico che troverò dopo Pasquetta ripartirò!”. Un senso di amarezza, rabbia, sconfitta mi pervade. E due parole mi sovvengono: “Schifo, vergogna!”.

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