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Detto tra blog

Per chi sta su una sedia a rotelle marciapiedi inagibili a Biancavilla

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Blog Carmelo Mazzaglia

L’agibilità è uno dei fattori per avere un’integrazione piena e fruibile per ogni cittadino. A Biancavilla, uno dei problemi più riscontrati sull’accessibilità è… la scarsa agibilità. Per far sì che l’integrazione di ogni cittadino sia favorita completamente, è necessario che non ci sia un’accessibilità per ogni singolo posto solo al 50% ma al 100%.

Alcuni marciapiedi, per esempio, per chi guida una sedia a rotelle o per quelle persone che hanno problemi con gli scalini, dal viale dei Fiori alla circonvallazione, hanno il difetto che consentono l’accesso ma poi si rimane bloccati e si deve tornare indietro e attraversare addirittura la strada, rischiando dei pericoli seri.

In via Vittorio Emanuele, oltre ad alcuni marciapiedi incompleti e inagibili, vi è anche il problema dei cartelli pubblicitari messi di mezzo ai marciapiedi, costringendo le persone a tornare indietro e camminare in mezzo alla strada.

Molti posti a Biancavilla sono accessibili ma inagibili a causa dell’incompleto intervento e anche a causa delle pendenze delle strade.

Riguardo le pendenze, in primis c’è Villa delle Favare, dove nel centro ci sono due scivoli pendenti e molto pericolosi, che non permettono la fruibilità completa. Potremmo parlare di una Biancavilla città completamente accessibile quando avrà per esempio anche una corsia antipericolo agibile.

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Detto tra blog

Un maschilismo arcaico duro a morire: basta sfogliare l’albo degli scrutatori

Accade ancora nel 2022: i nominativi delle donne sposate, accostati al cognome dei mariti

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In attesa della consultazione referendaria del 12 giugno, scorrendo l’albo degli scrutatori del Comune di Biancavilla, mi sono accorta che le donne sono identificate mediante nome, cognome e… il cognome del marito. Anzi, peggio, sono esattamente identificate nella forma: Anna Rossi IN Verdi.

Ebbene sì, nell’epoca in cui in Italia finalmente è intervenuta la Corte costituzionale sul doppio cognome, a Biancavilla (certamente come altrove) si sente ancora la necessità di identificare l’appartenenza della donna a un uomo. Ciò, in barba a quanto già da oltre 60 anni ha statuito la Corte di Cassazione. La norma del Codice Civile prevede che il cognome del marito vada aggiunto a quello della moglie quale un diritto della donna, non per obbligo.

Pertanto, non essendo previsto alcun automatismo e volendo, per logica, escludere che tutte le donne di Biancavilla abbiano chiesto l’aggiunta del cognome del marito al proprio, devo concludere che siamo tristemente alle solite.

Infatti, a prescindere dal dato normativo e/o dall’eventuale impostazione tecnica del software utilizzato dal Comune di Biancavilla (e da altri Comuni, come presumo che sia), trovo tutto ciò arcaico, gretto, maschilista e sessista. E non posso che leggerlo come un rimando ad una subcultura sociale degli anni che furono, che fatica a cambiare.

Ipocrisie e subcultura patriarcale

L’importante, però, è che il 25 novembre e l’8 marzo si parli a sproposito di parità di genere, di uguaglianza di diritti. E si urli a gran voce “No alla violenza sulle donne”. Ed ancora più importante è che se ne parli durante le campagne elettorali. L’argomento “donne” è noiosamente utilizzato per acchiappare voti da parte di uomini e di donne che, di fatto, parliamoci chiaro, non sanno neanche quello che dicono.

La nostra ipocrita società non si rende conto che la mentalità e la subcultura maschilista e patriarcale imperanti nel nostro Paese abbiano origine in primis negli stereotipi di genere e familiari che noi stessi alimentiamo. Ne è un esempio l’identificazione della donna con l’aggiunta del cognome del marito. Oppure con l’utilizzo dell’odiosissima espressione “capo famiglia”. O ancora, con l’utilizzo in numerosi moduli di Istituzioni pubbliche (anche scuole!) dell’arcaica definizione di “patria potestà” in luogo della definizione corretta “responsabilità genitoriale”.

C’è da piangere. E c’è ancor più da piangere a pensare che, puntualmente, si debbano sollevare questi argomenti tramite Biancavilla Oggi, unica testata che abbia questa sensibilità. Possibile che nessuno dei politici (donne e uomini) di Biancavilla ed esponenti della cosiddetta società civile se ne siano accorti? Possibile che l’utilizzo di Anna Rossi IN Verdi non abbia disturbato nessuno? È mai possibile? A Biancavilla, sì. Possibilissimo.

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