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«Down, spasticu, frociu»: quando le parole feriscono il senso di civiltà

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Blog Carmelo Mazzaglia

Uno dei pilastri per una buona integrazione e per un’accessibilità piena è la consapevolezza e la conoscenza da parte della gente di molti termini riferiti a patologie, disabilità o altro, utilizzati però per offendere o semplicemente per “scherzare”.

A Biancavilla un fatto molto diffuso è l’utilizzo di molti termini tipo “down, handicappato, spastico, zingaro, frociu ecc…” in modo inappropriato da parte di bambini, adulti e anziani. Termini utilizzati alla leggera, senza pensare al significato e al fatto che utilizzati in questo modo divengono un “discriminante” per chi ci convive e un contagio di pensiero a considerare “diverse” le persone a causa del proprio stato di salute o di pensiero.

“Pezzu di menomato ti scannu”, “si down ca nan ci rinesci?”, “zingaru ‘o laviti”, “si andicappatu chiù di ta patri”,  “pezzu di frociu a unni a statu?”, “au a si spasticu avi du uri ca ti ceccu”: queste sono solo alcune delle citazioni con termini a cui vengono attribuiti significati totalmente sbagliati, utilizzati in modo a dir poco assurdo e per scopi di offesa o scherzo.

È probabile che chi usa questi termini non abbia coscienza e consapevolezza del significato, ma sicuramente li usa in malo modo.

Sfido chiunque utilizzi le frasi qui sopra menzionate a dedicare 10 minuti alla ricerca del loro significato e poi, se vogliono, potranno continuare ad usarle ma, almeno, sapranno di cosa stanno parlando.  Bisognerebbe fare qualcosa di concreto per integrare nella città la conoscenza lessicale, da cui passa anche il senso di civiltà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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1 Commento

1 Commento

  1. serena89

    11 Ottobre 2014 at 7:55

    Certo che sentire un anziano che dice “zingaru o laviti” sarebbe un po’ strano!
    Comunque, non credo che la colpa sia dell’ignoranza lessicale! Molto spesso, ad esempio, è di cattivo gusto quando ci si rivolge ad una ragazza dandole della poco di buono!
    E allora? Tutti sappiamo il significato delle parole che utilizziamo comunemente per screditare, ma malgrado ciò le utilizziamo lo stesso!

    A mio avviso, l’unica possibile soluzione è non rispondere a tono, non dar sazio al vigliacco di turno che apostrofa malamente la gente!

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Chiesa

Il prete che alzò la voce contro i mafiosi e lasciò il “palcoscenico” della basilica

Padre Nino Tomasello diceva che il cristiano deve saper tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale

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di ENRICO INDELICATO

Il Covid ha portato via padre Nino Tomasello e adesso mi piace pensare che Dio, o chi per lui, avrà certamente saputo accoglierlo in modo degno e con i meritati onori in quella patria celeste a cui tutti noi in fondo aneliamo, sperando, a volte contro ogni speranza, che esista veramente, da qualche parte lassù.

È stato un prete perbene, umile, discreto, gentile, con un sorriso timido e un sentire solido. Un pastore di quelli che, come dice Papa Francesco, non hanno mai paura dell’odore delle proprie pecore, che non disprezzano di sporcarsi le mani, che sanno scendere dagli altari. Non è una prerogativa che appartiene indistintamente e quasi per ruolo a tutti i pastori della Chiesa, anzi. Ecco, lui questo dono ce l’aveva.

Forse proprio per questo, tanti anni fa, aveva deciso, inopinatamente e spiazzando tutti, di lasciare il ruolo di prevosto della Chiesa Madre di Biancavilla, e non certo per fare un passo in avanti nel percorso degli onori e della gloria, ma per tornare a fare il parroco qualsiasi in una chiesa qualsiasi, lontano perfino dalla sua città.

Quel palcoscenico per prime donne, fatto come tutti i palcoscenici anche di apparenza e vanità, non faceva per lui. Un uomo mite e semplice come lui si trovava di gran lunga a suo agio dietro le quinte.

Eppure, mi ricordo, sapeva anche alzare la voce con autorevolezza, quando voleva e quando soprattutto era opportuno e doveroso farlo. Come quando, per esempio, tuonò contro la mafia durante un’affollata omelia estiva, proprio qualche giorno dopo un grave ed increscioso fatto di cronaca avvenuto in una Biancavilla come sempre attonita e superficiale. Quella volta invitò i biancavillesi presenti e sonnecchianti in Basilica a ribellarsi e a non accettare che una sparuta minoranza di delinquenti tenesse sotto scacco con il terrore e la sopraffazione un’intera città.  

Non mi è mai più capitato di sentire da alcun pulpito nostrano nulla di simile, con la stessa vibrante forza, con lo stesso evangelico coraggio.

Delle nostre tante chiacchierate me ne rammento una in particolare: in quella circostanza, si parlava del ruolo dei cristiani nella società, mi disse che il cristiano deve sempre saper tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale. Quella chiacchierata non l’ho più dimenticata. Riposa in pace, caro padre Tomasello…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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