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Mulini ad acqua, opere di architettura rurale mai tutelate dal Comune

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Blog Alessio Leotta

Qualcuno ha presente i mulini ad acqua di Biancavilla? Ve ne erano in funzione, fin da tempi remotissimi, cinque: servivano per macinare il grano e i legumi per ottenere farina e quindi sfamare gli abitanti di Biancavilla. Mulini composti da acquedotti, dette “saje”, che portavano l’acqua verso le pale dei mulini. Questi acquedotti alti fino a sette metri e poggianti su dei ponti ad archi costruiti con pietre laviche e malta che rappresentano un patrimonio unico e di particolare bellezza rurale.

Questi cinque mulini erano di “Roddu” (via Pistoia), della “Funtana vecchia” (via Taranto), “dò Pascimu”, “dò Menzu” e infine di “Ciappi”. Di queste opere architettoniche e culturali non rimangono che dei ruderi abbandonati, alcuni pezzi trafugati e -cosa obbrobriosa- con abitazioni di nuova fattura costruite a pochi metri da queste bellissime opere rurali.

Cosa hanno fatto le amministrazioni passate e presenti per tutelare queste opere? Cosa hanno fatto i cittadini per la loro valorizzazione?

Facendo un giro “nelle vie dei mulini” ho constatato che di “Roddu” rimane quasi integra tutta la parte relativa all’acquedotto ed un accenno di quella che una volta era la stanza della macina, qualcosa è rimasta per i mulini di “Menzu” e di “Ciappi”; del mulino della “Funtana Vecchia” esiste il rudere della stanza della macina dove fino a qualche anno fa vi era una grande pietra da macina oggi trafugata, purtroppo non esiste più il mulino “dò Pascimu”: è andato completamente distrutto per dare spazio a nuovi edifici.

L’amministrazione comunale e tutti i biancavillesi, insieme, vogliono unirsi per la difesa e la salvaguardia della nostra storia e della nostra cultura?

L’azione di disfacimento storico è stata già intrapresa da diverso tempo, vuoi per menefreghismo della comunità, vuoi per poca sensibilità storica delle ultime amministrazioni. La storia piano piano a Biancavilla si sta cancellando o meglio si sostituisce con pub e bicchierini.

Nel quadro capolavoro “la salita al Calvario” di Bruegel viene raffigurato come simbolo di Dio, un mugnaio che guarda tutto dall’alto della rupe su cui è collocato il suo mulino tutta la gente, magari oggi guardando Biancavilla si renderebbe conto che visto che dei mulini tra poco non ci sarà più nessun segno della loro esistenza e scenderà dal monte per farsi un goccetto in qualche pub: decadentismo storico in atto.

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3 Commenti

3 Comments

  1. Ina Garaffo

    12 Gennaio 2015 at 18:22

    Anch’io sono rammaricata per lo scarso interesse , dell’amministrazione comunale, nei confronti di opere ,che seppur ruderi, hanno caratterizzato “un pezzo” della nostra storia economica . Cosa potremmo fare, noi cittadini?

  2. Enzo Meccia

    8 Settembre 2014 at 23:42

    Da Wikipedia: alla voce Biancavilla – I MULINI AD ACQUA DI BIANCAVILLA

    a valle del territorio di Biancavilla esistono, ormai dei ruderi, cinque mulini utilizzati sino alla prima metà del XIX secolo per macinare il grano e legumi per ottenere farina.
    Al mulino si trasformavano in farina anche i ceci, le fave e le
    lenticchie; con queste “farine particolari”, in tempi di carestia si
    formava un impasto particolare che veniva consumato al posto del pane o
    della pasta, i famosi “frascatuli”, in pratica la polenta siciliana. Di
    questi mulini sono intatti e visibili gli acquedotti, in lingua siciliana saje
    sovrastanti gli archi, che adducevano forzatamente l’acqua verso le
    pale dei mulini. Erano, a partire dal più alto in quota, i mulini di
    Rollo, della Fontanavecchia, dello Spasimo, di Mezzo e Ultimo o di Ciappe.
    Del mulino Rollo rimane ancora integra tutta la parte relativa
    all’acquedotto ed un accenno di quella che una volta era la stanza della
    macina, lo stesso si può affermare dei mulini di Mezzo, di Ciappe od
    Ultimo, del mulino della Fontana Vecchia esiste ancora solo il rudere
    della stanza della macina, purtroppo il mulino dello Spasimo è andato
    completamente distrutto, al suo posto oggi esiste un capannone per la
    lavorazione di marmi.[10][11]

    (11) Enzo Meccia – I mulini ad acqua di Biancavilla – Biancavilla Notizie nº31 agosto 1991

    Gentile Alessio, sui mulini di Biancavilla ho scritto tanto sin dal 1991 tramite il periodico “Biancavilla Notizie”, periodico che assieme ad altri ho diretto per alcuni lustri ed anche aiutando una ragazza biancavillese nel preparare una tesi di laurea proprio sui mulini (ho detto aiutando solo per usare un eufemismo!) .
    Purtroppo, dici bene quando affermi che nessuna Amministrazione ha fatto qualcosa per salvarli; è disarmante ma è così. Nel mio piccolo, da consigliere ed assessore comunale del tempo, ho cercato anche con questi articoli a sensibilizzare i politici locali, hoimè, senza risultato! !

    Un cordiale saluto Enzo Meccia

    • Alessio Leotta

      9 Settembre 2014 at 0:29

      Signor Meccia mi rende felice di questo!
      Lo sapevo che anche lei avesse mosso questa attenzione sui nostri beni culturali!
      Mi rende felice anche perché siamo in due(almeno) ad affrontare la cosa!

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Ma che fine ha fatto a Biancavilla il Piano Regolatore Generale?

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© Foto Biancavilla Oggi

di ANDREA INGIULLA

Le feste sono passate; le sfilate, con tanto di fascia tricolore e banda musicale, pure. A questo punto è forse giunto il tempo di interrogarsi sui reali problemi della nostra città e chiedersi: ma che diavolo di fine ha fatto il nuovo strumento urbanistico della nostra città, la cui approvazione sembra ormai un mistero ed un enigma irrisolvibile?

La domanda non è tanto frutto della mia curiosità personale, ma scaturisce dall’esigenza di tentare di dare una risposta a migliaia di cittadini biancavillesi, i quali hanno il diritto di conoscere la reale situazione di una vicenda che si trascina ormai da troppo tempo e che di fatto sta paralizzando la vita economica e sociale di un’intera comunità.

Ricordo, a quanti non lo sapessero, che l’iter di adozione del nuovo Prg del Comune di Biancavilla ha preso avvio nel lontano 2004, quando, con deliberazione n. 24 del 05.04.2004, il Consiglio Comunale di Biancavilla adottò le direttive generali per la revisione dello strumento urbanistico ai sensi dell’art. 3 comma 7 della l.r. 15/91; subito dopo, con deliberazione della Giunta Municipale n. 82 del 31.05.2004, l’ente costituì l’Ufficio del Piano Regolatore Generale composto da personale interno e da una terna di professionisti esterni nella qualità di consulenti.

Con deliberazione n. 60 del 20.09.2005, il Consiglio Comunale approvò lo “Schema di Massima” nel frattempo elaborato dall’Ufficio di Piano e quindi diede mandato ai progettisti di procedere alla redazione dello schema definitivo, tenendo anche conto di quanto emerso in sede di dibattito consiliare e che venne presentato sotto forma di emendamento allegato alla stessa delibera.

Dopo oltre dodici anni dall’approvazione del progetto di massima, con deliberazione n.1 del 10.02.2017, adottata dal Commissario ad Acta con i poteri e le attribuzioni del Consiglio Comunale, venne finalmente adottato il Prg, l’annesso R.E. e tutti gli allegati che lo compongono; il piano venne quindi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia parte seconda n. 8 del 24.02.2017, per consentire agli interessati di presentare le proprie osservazioni ed opposizioni.

Da allora, cioè da circa tre anni, non si sa più nulla e si attende solo che il piano adottato venga finalmente approvato dall’Assessorato regionale competente.

Tale situazione di stallo e di assoluta incertezza, come detto sopra, sta comportando danni enormi alla nostra città, la quale è praticamente sospesa nel limbo tra un piano che non esiste più ed uno che ancora formalmente non esiste.

La situazione è resa ancor più grave dal fatto che, a partire dal mese di febbraio 2017 sono in vigore le cosiddette “misure di salvaguardia”, cioè in pratica non si può realizzare alcun intervento edilizio che contrasti con il nuovo piano adottato. Per essere più chiari, se il vecchio piano mi consentiva di realizzare qualche intervento che contrasta con le previsioni del nuovo piano, io non potrò fare nulla fino a quando il nuovo piano non verrà approvato. Non posso fare quanto previsto dal vecchio piano perché non esiste più, ma non posso fare neanche quanto previsto dal nuovo perché ancora non esiste.

Il paradosso che stiamo vivendo da circa tre anni ha di fatto azzerato l’attività edilizia nella nostra città, con le prevedibili ripercussioni negative sia sotto l’aspetto economico per tanti operatori del settore (imprese, professionisti, ecc.) che rappresentano una delle colonne portanti del nostro fragile tessuto produttivo, ma anche sotto l’aspetto sociale per i tanti cittadini che aspettano di potere legittimamente costruirsi una casa e che si vedono privati di tale diritto.

Senza contare, poi, il danno che stanno subendo quei tanti proprietari che dal 1993 (data di adozione del vecchio piano) ad oggi, si sono visti imporre dei vincoli di inedificabilità che hanno reso di fatto inutilizzabili i loro terreni.

Come già detto in altre occasioni, la reiterazione del vincolo in sede di nuovo Prg costringerebbe il Comune di Biancavilla quantomeno ad indennizzare i proprietari di detti terreni, e quindi darebbe loro almeno un minimo ristoro per il danno che stanno subendo da ormai 26 anni di sostanziale espropriazione di fatto. Ma tale diritto non potrà essere esercitato fino a quando il nuovo strumento urbanistico non verrà definitivamente approvato dalla Regione siciliana, per cui costoro si ritrovano a subire oltre al danno la beffa.

Come si vede, la problematica Prg è la prima delle questioni che una politica seria dovrebbe affrontare e risolvere senza ulteriori indugi e tentennamenti.

Qualche mese fa ho letto una criptica dichiarazione del sindaco di Biancavilla, la quale sembrava lasciare intendere che il nuovo Prg ancora in corso di approvazione regionale, non fosse consono alla reale situazione urbanistica del nostro territorio.

Se in linea di principio si potrebbe condividere siffatta dichiarazione, la conseguenza logica dovrebbe essere quella di opporsi alla suddetta approvazione e di mettere mano ad una revisione dello strumento urbanistico che tenga conto delle effettive esigenze della città, non certo quella di rimanere inerti ed in silenzio di fronte all’immobilismo.

I processi decisionali essenziali per lo sviluppo della città vanno governati e non subiti; ma soprattutto la comunità ha bisogno di conoscere cosa fa la politica per il suo benessere.

Il vicesindaco: «Sbloccato un iter fermo da anni»

«Ritengo opportuno, in qualità di assessore al ramo, intervenire sulla questione Piano Regolatore Generale. Intendo tranquillizzare chi con provocatoria meraviglia si domanda che fine abbia fatto il Prg: lo strumento urbanistico ha seguito il normale iter procedurale e burocratico che impone la legge».

Lo dichiara il vicesindaco di Biancavilla ed assessore all’Urbanistica, Mario Amato, in risposta all’intervento dell’avv. Andrea Ingiulla, ex amministratore comunale, che abbiamo pubblicato sopra.

«L’amministrazione Bonanno se n’è occupata sin dal suo primo giorno d’insediamento. Lo conferma una fitta corrispondenza avuta con la Regione e, soprattutto, gli stessi atti prodotti da amministrazione ed uffici», specifica Amato.

«Nel dettaglio, al nostro insediamento –puntualizza l’assessore della Giunta Bonanno– abbiamo immediatamente presentato alla Regione siciliana il Prg adottato dal Commissario; ci siamo attivati per ottenere il Via/Vas che abbiamo ottenuto ed integrato al Prg, inviandolo nuovamente a Palermo; a luglio la Regione ci ha chiesto ulteriori chiarimenti che abbiamo inoltrato qualche settimana più tardi».

«Il Prg attende, adesso, di essere approvato dalla Regione al massimo entro 270 giorni così come disposto dai termini di legge. Ecco, dunque, qual è lo stato dell’arte. In pochi mesi –conclude Amato– abbiamo sbloccato un inter che era fermo da anni. Un lavoro, per nulla nascosto, che abbiamo reso di dominio pubblico in questi mesi con comunicazioni ed interventi».

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Grest, se l’allegria diventa baccano: riflessioni su norme e regole civili

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di ALFIO PELLERITI

Ma in che paese viviamo? Un paese dove tutto ciò che trasgredisce la norma del buon vivere civile è accettato, non viene percepito come qualcosa di disdicevole ma lo si osserva e accetta senza alcun moto dell’anima o della ragione. Nessuno vede o sente, nessuno denuncia le trasgressioni, né chi viene pagato per sanzionare sanziona. Dico di Biancavilla, questo paesone che è tanto atipico rispetto a ciò che in teoria ci si possa aspettare da una comunità che in certe occasioni rispolvera trascorsi nobili grazie a qualche suo concittadino, ignorato e bistrattato in vita e poi onorato da morto (Antonio Bruno, Giuseppe Coco).

La rumorosità diventa la caratteristica preminente del nostro amabile, avito paesello. L’abbiamo denunziato tante volte sperando che qualche amministratore prestasse orecchio. Pia illusione! Biancavilla è il paese dove nessuno vede o sente e tutti mostrano atteggiamenti e comportamenti normali di fronte ad una realtà che normale non è. Quanto a rispetto delle regole, delle civiche regole, non cambia nulla in questo paese. Semplicemente perché chi si fa avanti per amministrare si chiude nel Palazzo e si occupa di problemi così importanti da non trovare mai il tempo per affrontare e risolvere l’inciviltà di schiere di cittadini che trasgrediscono impunemente le norme che potrebbero garantire una qualità della vita tale da collocarci se non in cima almeno nella media rispetto alle altre realtà nazionali. Citiamo soltanto per non tediare il lettore: stereo super tecnologici delle auto che inondano l’aere con i loro insopportabili stridori; assembramenti notturni davanti ai pub; animatori ciarlieri che allietano con giganteschi altoparlanti tornei di calcetto; ludoteche anch’esse affidate ad animatori instancabili che tuonano ordini insensati con i loro immancabili microfoni che brandiscono come un’arma.

Non voglio riparlare della sosta selvaggia, né di chi strombazza o fa l’acrobata su due ruote o su una, vorrei parlare di un evento giunto al suo secondo anno: il Grest. Promosso e organizzato da Don Pino Salerno nel cortile di una scuola pubblica, la scuola materna di Via Pistoia, l’attività ludica rivolta a bambini e preadolescenti, interessa un numero notevole: 400 presenze. Ottima idea dicono in molti ed altri, perplessi, si chiederanno dove stia il problema. Il problema sta nel fatto che tale attività disturba la quiete pubblica di bambini, anziani, ammalati, studenti e residenti tutti.

In passato i Grest si organizzavano alle vigne, in contrada Poggio Rosso, presso il seminario e presso l’immobile delle suore sito sempre sulle nostre colline. Poi si è preferito organizzarlo qui in paese chiedendo all’ente comunale l’uso delle scuole e molto carinamente l’amministratore ha concesso all’autorità religiosa alla quale non si può certo dire di no. E così 400 bimbetti che non sono affatto da definire “angioletti” come converrebbe in altre circostanze, ogni giorno e per tutta la stagione estiva, dalle 16,00 alle 22,00 e oltre, presso la scuola materna di via Pistoia che ricade all’interno dell’Istituto comprensivo A. Bruno, sotto la supervisione dei soliti animatori che non superano i 15/16 anni di età, si scatenano come forsennati. Ora è chiaro che nessuna norma pedagogica, né alcuno tra gli iscritti al primo anno di Scienze della formazione consiglierebbe di assembrare o di intrattenere un tale esagerato numero di bambini. Basta soltanto il ricorso al buon senso: tale attività può portare soltanto esiti negativi.

Intrattenere i bambini e organizzare attività volte ad aiutarli nella crescita e nella formazione della loro personalità è qualcosa di nobile e di condivisibile, ma a volte ciò che sembra di facile realizzazione in pratica non lo è affatto, anzi si rischia di ottenere effetti contrari alle aspettative. Evitare tali rischi impone di affidarsi ad educatori esperti, a professionalità che diano garanzie sulle scelte che si effettueranno nella gestione dei piccoli. Non bastano le buone intenzioni!  E’ giusto che le parrocchie organizzino qualcosa per i bambini e gli adolescenti, ma ci vorrebbe una strategia d’intervento; una visione educativa e didattica che forse manca agli animatori cui sono affidati i bambini.

Credo che sempre più spesso nelle agenzie formative, dalle famiglie alla scuola, dalle parrocchie ai vari gruppi di volontariato, ciò che prevale sia un iperattivismo senza meta, senza contenuti né valori. Si sta mettendo a tacere il pensiero a favore dell’azione e di un attivismo scomposto e fine a se stesso; si utilizzano spesso metodi da caserme o da tifoserie: gridare insieme slogan per far nascere in ogni individuo la fedeltà al gruppo, l’appartenenza ad un partito; si fa il tifo per un capetto a prescindere da quel che afferma; ci si veste allo stesso modo nella comunità cui si appartiene, anzi qualcuno vorrebbe nuovamente le divise, per riconoscere l’amico o il nemico dal colore prevalente del vestito che indossa o dall’immagine tatuata sul braccio. Tali pensieri foschi mi hanno occupato la mente sentendo urlare all’unisono una folla di ragazzini guidati da un animatore che li stimola con domande che prevedono una e una sola risposta data all’unisono e con tutto il fiato possibile.

Cosa devono fare i poveri cuccioli? gli infanti istintivamente gridano quando sono insieme, soprattutto quando il numero è esageratamente grande perché in quel caso il bambino soffre della sindrome dell’abbandono. Nella folla sente di perdere la propria identità, si sente uno dei tanti, smarrito, ignorato e allora che fa? Urla, per dire a se stesso e agli altri che esiste, che ha un nome, che conta, che può essere utile, che ha diritto ad essere chiamato col suo nome, perché ha un nome. Non urlerebbero se il loro numero fosse gestibile; non urlerebbero se non ci fossero inconcludenti ragazzotti che con i loro microfoni impugnati come scettri li stimolano a gridare stupidi monosillabi. Un esempio: animatore – uno, due e tre! Risposta urlata dai bimbi: alè, alè, alèeeeeee! E quando poi non hanno nulla da dire soffiano continuamente nei loro fischietti non per un qualche segnale ma semplicemente per far chiasso, per “animare” direbbero loro. Questi bimbi e ragazzini non giocano affatto ma si agitano, corrono e gridano.

Cosa avranno imparato questi bambini dopo aver urlato a pieni polmoni per giorni e giorni? Intanto si disturba la quiete pubblica e si toglie la libertà agli altri di poter conversare seduti sul proprio terrazzo, di aprire le finestre senza che assieme ad un po’ di arietta ristoratrice entri l’eco di una baldoria insopportabile, tanto da preferire il caldo pur di dar pace ai timpani.

Finisco con l’auspicio che il problema della rumorosità possa essere affrontato e risolto dalla nuova amministrazione diretta dal giovane sindaco Bonanno, unendolo allo stesso auspicio dei sacerdoti di Biancavilla che in una loro lettera aperta, un anno fa, hanno indicato appunto la rumorosità tra i problemi da risolvere immantinente.

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