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L'Intervista

Il “matematico impertinente” che ha osato infrangere sacri e secolari tabù

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madonna dell'elemosina

Processione dell’icona della Madonna con il campanile della basilica sullo sfondo (foto Associazione Sme)

Salomone specifica: «Non voglio mettermi contro la tradizione o l’aspetto devozionale. Però un conto sono le tradizioni e le leggende. Altro è la storia. Le cose che io ho scritto si basano su dati d’archivio e dati storici accertati». 

 

di Vittorio Fiorenza

Un terreno rischioso. Molto rischioso. Addentrarsi tra le inesplorate e buie vicende che hanno portato alla fondazione e allo sviluppo di Biancavilla non è cosa facile. Il rischio è quello di urtare cristalli secolari mai sfiorati prima ed attentare quasi, con qualsiasi lettura o racconto alternativi, all’identità paesana legata all’icona della Madonna dell’Elemosina.

No, nessuna intenzione in tal senso da parte del prof. Giosuè Salomone, in questo interessantissimo “Biancavilla e i Niger”, edito da Giuseppe Maimone Editore. «Non ho nulla contro l’aspetto devozionale, che rimane intatto», specifica subito l’autore in questa intervista a Biancavilla Oggi.

Certo è che, per quanto il volume sia ricco ed articolato di spunti, a Biancavilla l’attenzione e le discussioni in ambito ecclesiastico e in aggregazioni di devoti si concentrano su quel particolare aspetto evidenziato nel libro: la sacra icona non fu portata dagli albanesi ma risale alla metà del Cinquecento e le vicende del gruppo di esuli stabilizzatosi a Callìcari, diversamente da come la tradizione ce le ha riportate, vanno rilette e messe in relazione con alcune famiglie aristocratiche presenti allora in Sicilia.

Apriti cielo: toccato il punto di maggiore “sensibilità”. Quanto basta per fare sobbalzare i “custodi” della tradizione. Già, la tradizione. Guai, però, a non scinderla dal riscontro scientifico oggettivo, specifica con tono pacato Salomone, che ha condotto il suo studio con il taglio dell’inchiesta, senza sentimentalismi ed emotività, ma con la freddezza di chi lavora con i numeri.

Ecco, appunto, partiamo da qui. Un laureato in economia e commercio che insegna matematica. Salomone, perché il suo interesse per le origini di Biancavilla?
Sono nato a Biancavilla e vi ho abitato fino all’età di 10 anni. Mio padre era Antonino Salomone, che è stato per anni preside alla scuola media “Luigi Sturzo”. Sono sempre stato appassionato di storia. Dall’unione di questi due elementi, quindi, nasce l’interesse per la storia di Biancavilla (con la lettura fin da bambino del testo di padre Bucolo), anche in relazione ai miei antenati che risiedevano tutti a Biancavilla.

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Origini di Biancavilla su cui, al di là della leggenda del fico e dei “privilegi” del 1488, non si sa nulla.
Infatti, la mia insoddisfazione per l’assenza di notizie sulle origini mi ha spinto a letture su fatti che magari nulla sembravano avere a che fare con Biancavilla, ma che poi mi hanno consentito di conoscere fatti che meglio spiegano, sul piano storico, le vicende della fondazione.

Lei ha avanzato ipotesi e ha proposto ragionamenti, arrivando a conclusioni molto scomode e difficili da accettare non soltanto dalla Chiesa locale ma anche da quella Biancavilla che, ad occhi chiusi, per secoli, ha accettato sempre la tradizione sulle origini come un dogma.
Non voglio mettermi contro la tradizione o l’aspetto devozionale. Però un conto sono le tradizioni e le leggende. Altra cosa è la storia fatta con dati oggettivi e riscontrabili. Io volevo cercare ragioni storico-scientifiche sulla scelta di questi esuli epiroti (non propriamente albanesi come, invece, riportato dalla tradizione) di stanziarsi nel nostro territorio. Capisco che a Biancavilla colpisca in particolare la parte del libro che si riferisce al quadro. Io, tuttavia, non mi sono limitato all’elemento localistico o municipalistico. L’errore che in passato è stato fatto, affrontando questi argomenti, è stato proprio questo: condurre l’indagine senza andare fuori dal perimetro del paese.

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Professore, si rende conto? Lei demolisce e spazza via in un solo colpo, come nessuno aveva mai fatto prima (almeno non con uno scritto così corposo ed articolato) tutta la retorica sui “Padri albanesi”, sul gruppo di perseguitati capitanati da Cesare Masi, sulla fondazione del nostro paese e soprattutto sull’icona della Madonna dell’Elemosina.
Nel libro affronto fondamentalmente tre aspetti. Ci sono innanzitutto le vicende storiche delle famiglie dei Ventimiglia, dei Tocco e dei Moncada, attraverso cui è possibile dare delle ragioni plausibili sulla scelta degli esuli di stanziarsi a Callìcari. Poi c’è lo studio del pittore Bernardino Niger e della sua cerchia, su cui finora non vi erano delle pubblicazioni approfondite e complete, ma solo pubblicazioni su singole opere. Infine, c’è la ricerca sui cognomi più diffusi. Tre elementi che poi sono messi in un filo logico con le vicende dell’icona e del paese.

La contestazione più ricorrente che le viene fatta è che non ha consultato atti d’archivio.
Mi sono servito di moltissimi documenti, anche se pubblicati prima da altri. Che non abbia consultato direttamente gli archivi (peraltro non proprio esatto perché sono stato in molte biblioteche per il reperimento di materiale) è una critica relativa perché ho usufruito di atti messi a disposizione da altri. Le cose che scrivo si basano su dati d’archivio e dati storici accertati.

Ai devoti di Maria Santissima dell’Elemosina, che magari non avendo letto il suo libro si sentono “turbati” da voci superficiali, cosa dice?
La devozione per Maria Santissima dell’Elemosina rimane intatta. La devozione si rivolge alla Madonna, non verso l’oggetto, che rappresenta un simbolo. Ora, non perché sappiamo che il quadro sia della seconda metà del Cinquecento, viene meno il motivo della devozione. Però non possiamo negare l’evidenza e continuare ad andare contro i riscontri scientifici, oltre che storico-artistici. Non possiamo dire che l’icona sia così antica come si è sempre sostenuto. Addirittura, una volta, si diceva che fosse stata dipinta forse da San Luca. Insomma, rispetto per la devozione ma va riportata la verità su un manufatto artistico dell’uomo.

Quale il suo sentimento personale su quella icona?
Sono stato educato con sentimento religioso, in particolare verso la Madonna dell’Elemosina. Come ogni buon biancavillese, anche io ho a casa un quadro raffigurante quell’immagine. Ma ho sempre riflettuto sul racconto dell’albero di fico e già da bambino ero molto perplesso su molti aspetti.

Il suo libro ha il merito indiscusso di avere innescato un dibattito e probabilmente impulsi per nuovi studi.
Il mio studio ha comportato un impiego di tempo notevole. Non credo di continuare. Spero però che giovani tesisti si possano dedicare anche ad aspetti diversi. Il mio libro non è un punto di arrivo, piuttosto una piattaforma di partenza per ulteriori approfondimenti.


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Carmelo Mignemi: «Ho mantenuto un profilo basso, ma tre cose voglio dirle»

Sguardo al passato, al presente e al futuro: l’ex candidato sindaco si toglie qualche sassolino dalla scarpa

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© Foto Biancavilla Oggi

La compostezza. Se c’è una qualità che Carmelo Mignemi ha mantenuto intatta, nel lungo percorso della sua attività pubblica, è la compostezza. Il suo equilibrio, i suoi modi mai alterati, i suoi gesti misurati sono elementi che lo contraddistinguono. Ma sia chiaro: il suo profilo basso non va confuso con sciatteria o distacco. In questa intervista a Biancavilla Oggi, ora che non è più ingessato dai panni istituzionali, l’ex candidato sindaco avversario di Antonio Bonanno, parla a cuore aperto. E si concede al nostro taccuino con onestà intellettuale per togliersi, dopo oltre tre anni, qualche sassolino dalla scarpa (e che sassolino!). Senza risparmiare lo schieramento di maggioranza né un “certo” Pd.

Mignemi, partiamo dal suo ultimo atto politico. Ci spieghi lei le dinamiche che l’hanno portata alle dimissioni da consigliere comunale.

Già in campagna elettorale avevo detto che, se non fossi stato eletto sindaco e fossi entrato in Consiglio Comunale, sarei rimasto un periodo per poi dimettermi e dare spazio ad altri. Aspettavo l’occasione. Occasione arrivata con la nomina di mio fratello Vincenzo ad assessore. Per me, restare in minoranza con mio fratello in maggioranza, sarebbe stato motivo di imbarazzo. Queste le ragioni della mia scelta, cui si aggiungono impegni lavorativi e familiari. Ho preferito mantenere la parola e dare spazio ad Alfio Distefano, persona di cui ho stima e che alle ultime elezioni si è battuto a mio sostegno.

Ma adesso che collocazione ideale assume? Condivide la scelta compiuta da Vincenzo Mignemi e Rosanna Bonanno?

Sono entrato in Consiglio Comunale grazie a tre liste: Biancavilla 2.0, SiAmo Biancavilla e il Pd (quest’ultimo presente, di fatto, soltanto come “insegna”). Io ho mantenuto questa linea. Mio fratello ha seguito l’onorevole di riferimento, Sammartino, e poi c’è sempre stato un feeling con Antonio Bonanno. Ha fatto questa scelta di aderire alla maggioranza. Una scelta che per certi aspetti potrebbe essere criticabile. Ma devo dire che serve anche –da un altro punto di vista– ad assumere la possibilità di incidere sulle decisioni amministrative ed aiutare la cittadinanza.

In Aula, pur essendo il leader della coalizione avversaria del sindaco Bonanno, lei è stato poco presente con rari interventi.

Vengo accusato spesso di avere tenuto un profilo basso. Ne sono orgoglioso. Chi non assume un profilo basso –lo vediamo dal panorama nazionale a quello comunale– di solito è un politico che considera gli avversari dei nemici. Assistiamo a colpi bassi, con offese e ingiurie. Sono atteggiamenti che io non ho mai avuto né in campagna elettorale né in Consiglio Comunale. È il mio modo di essere e rapportarmi con le persone. Chi usa questi metodi non è credibile. Tutto ciò allontana i cittadini dalla politica con il risultato che i votanti si riducono al 50%.

Metodi che, per inciso, certa politica usa pure contro giornalisti non graditi.

Io rispondo per la mia persona. Lei mi conosce. Faccio politica da vent’anni. Cerco di essere rispettoso nei confronti di tutti.

Mignemi, lei esce dal Consiglio Comunale ma non esce dalla scena politica. È così?

Non faccio politica per mestiere, ma per passione. Adesso mi prendo un periodo di pausa. Immagino che con l’approssimarsi della scadenza elettorale si verificheranno dei movimenti, anche in Consiglio Comunale. Io osserverò. Non sarò completamente assente. La politica non si fa soltanto dagli scranni dell’assemblea cittadina. Per adesso ho dato spazio a Distefano e ho dato la possibilità a mio fratello di entrare nell’Esecutivo. Lui, d’altra parte, in campagna elettorale per appoggiare me aveva fatto un passo indietro rispetto ad altri progetti.

Quale è il suo giudizio sull’esperienza del sindaco Bonanno?

Bonanno poteva fare di più. Se la sua governace sia stata efficace o meno, se le problematiche di Biancavilla siano state migliorate o peggiorate, lo valuteranno i cittadini. Naturalmente Bonanno ha dovuto affrontare due gravi problematiche: il terremoto (gli interventi potevano essere gestiti meglio) e il Covid. Quest’ultima emergenza, proprio per la mia professione, è stata una delle cause delle mie assenze in Consiglio Comunale.

Secondo lei, quest’affollamento in maggioranza è un vantaggio o un limite?

Secondo me non è un vantaggio. Si dice che u supecchiu è come u mancanti. Quando c’è folla, ognuno vuole dire la propria. Ma coloro che decidono sono sempre in pochi. Il resto fa… comparsa.

Rivolga uno sguardo pure allo schieramento di opposizione con un Pd che dovrebbe fare da locomotiva.

Certe cose vanno dette, anche se risalgono alla campagna elettorale. In quell’occasione, molti esponenti del Partito Democratico hanno chiuso un accordo con Antonio Bonanno. Hanno contribuito fortemente alla sua vittoria. Ma adesso magari saranno pentiti perché rimasti fuori. Non so cosa li abbia spinti a comportarsi in questo modo. Non so se hanno capito l’errore che hanno fatto.

Ma la lista del Pd, formalmente, appoggiava lei.

Sì, ma era una lista che non si è riempita perché coloro che avrebbero dovuto riempirla hanno pensato di andare altrove.

Scusi, faccia i nomi altrimenti diventa una roba da addetti ai lavori.

A Biancavilla ci conosciamo tutti. I riferimenti sono noti.

Niente frasi criptate, con Biancavilla Oggi si parla con chiarezza.

Parlo dell’attuale segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, che si è collocato dall’altra parte. Tutti i “barbagalliani” hanno aiutato Antonio Bonanno. E purtroppo per loro non sono riusciti ad avere un posto al Comune.

Giusto svelare i retroscena passati. Ma nel prossimo futuro va allestito un progetto di alternativa. Lei intravede progetti e personaggi credibili all’altezza dello scopo?

Lei sa benissimo che le campagne elettorali diventano decisive gli ultimi 4 o 6 mesi. Tutto può cambiare, a maggior ragione che nello schieramento di Bonanno siano in tanti. Il mio periodo di riflessione servirà a capire che intenzioni perseguiranno tutte quelle persone che hanno preferito “vincere facile”, sperando di avere un ruolo in maggioranza. Un ruolo che, però, non hanno mai avuto. Nel 2023 usciranno certamente dei candidati “alternativi”. Non bisogna escludere nulla, posso ricandidarmi anche io. Perché no? Lei lo sa: la storia ci insegna che gli ultimi mesi possono cambiare tutto.

Prevede, dunque, una “cernita” tra i sostenitori del sindaco Bonanno.

Chiamiamola pure cernita. Oppure implosione. Non è mai successo che in aula vi fosse una coalizione così ampia. Non penso che possa resistere.

L’occasione per una implosione è stata rappresentata proprio da questo passaggio che ha riguardato suo fratello, accolto in Giunta. Invece nessuno “strappo”. Solo rinviato, secondo lei?

Magari non ci sarà nessuno strappo. Oppure è stato semplicemente rinviato. Adesso –da non sottovalutare anche per gli equilibri locali– andiamo verso le elezioni regionali, che faranno emergere movimenti e assestamenti. Lì si vedranno con maggiore chiarezza i posizionamenti delle varie forze in campo. Utili a delineare la prospettiva politica anche a Biancavilla.

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