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Lettera di Papa Francesco recapitata al monastero “S. Chiara” di Biancavilla

Dal Vaticano missiva indirizzata a suor Cristiana Scandura, elogiata per la sua sensibilità

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«Cara sorella…». La carta intestata è quella del Vaticano. La firma è quella di Francesco. Sì, proprio lui. Papa Bergoglio ha scritto una lettera, indirizzandola al monastero “Santa Chiara” di Biancavilla. La destinataria della missiva è suor Cristiana Scandura (da 31 anni in monastero), in risposta ad una sua lettera inviata al pontefice.

Il Papa ringrazia la suora per avergli «fatto conoscere tanti aspetti del suo servizio ai carcerati». Un «grazie per la sua testimonianza e la sua sensibilità».

Il riferimento è ad un video messaggio realizzato da suor Cristiana per i detenuti e per i cappellani delle carceri italiane.

Papa Francesco ha esortato suor Cristiana a proseguire «con coraggio e creatività, a compiere quest’opera di misericordia, facendo sentire l’amore e la tenerezza di Dio alle persone che servirà».

«Conservi sempre –prosegue la lettera– la gioia, che è un dono prezioso di Dio, contagiando gli altri!».

«Io Le garantisco –conclude Papa Francesco– la mia vicinanza spirituale e, invocando la protezione della Madonna, dei Santi Angeli e di San Giuseppe, di cuore benedico Lei, le Sue consorelle e tutte le persone che Le sono care. Per favore, continui a pregare per me». La lettera si conclude con un «fraternamente, Francesco».  

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Chiesa

Al grido di «Viva San Placido» aperto il sacello del patrono di Biancavilla

Il “rito delle tre chiavi” svela il simulacro del martire benedettino: simbolo dell’identità civica

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È un rituale antico che marca la comunanza tra l’autorità ecclesiale e quella civile di Biancavilla. Un rituale che “certifica” come le festività in onore del santo patrono rappresentino una manifestazione plurisecolare dell’identità civico-culturale.

È la “sbarrata” del sacello di San Placido, all’interno della cappella settecentesca a lui dedicata, affrescata da Giuseppe Tamo, che è il cuore pulsante della basilica di Biancavilla. Non un giorno qualsiasi o casuale, ma il 23 settembre, giorno storico per la nostra città, nel quale si ricorda il decreto del vescovo Andrea Riggio (correva l’anno 1709), che dichiarava San Placido patrono e protettore di Biancavilla.

La “cameretta” in cui è custodito il simulacro è stato aperto attraverso tre chiavi (ognuna legata a nastri di diverso colore). Il loro utilizzo in sequenza ha azionato, seppur simbolicamente, il meccanismo della cosiddetta “sbarrata”. Una chiave è quella del sindaco, un’altra è del presidente del circolo dei devoti e la terza è del prevosto parroco. Un rituale ripristinato nel 2018 per interessamento di Placido Lavenia, attuale presidente del circolo che raggruppa i devoti. All’apertura del sacello sono seguiti un applauso e un “Viva San Placido”, rinnovando una tradizione che ha attraversato i secoli.

La stessa descritta nella novella “San Placido” scritta da un giovane Federico De Roberto, che scelse l’ambientazione della Biancavilla dell’Ottocento, all’epoca del colera. E che è stata riproposta da Nero su Bianco Edizioni con l’aggiunta di preziosissimi contributi storico-letterari di Antonino Di Grado, Rosaria Sardo e Placido A. Sangiorgio.

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