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Detto tra blog

Pista ciclabile sull’ex linea della Fce? Errore fatale, ecco un’idea possibile

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di MASSIMO RAGUSA

«Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore». (Peppino Impastato)

Inizio questa riflessione da una passeggiata pomeridiana fatta insieme al mio cane, a Biancavilla, lungo i margini di quella che un tempo era la linea ferrata della littorina. Lo stato di abbandono in cui versa quest’area è sotto gli occhi di tutti: ridotta a pattumiera per gli incivili che non fanno la raccolta differenziata, imbrattata da vandali che rompono porte e finestre dei pochi fabbricati del vecchio servizio ferroviario, lasciata alla crescita selvaggia delle erbacce che non venendo più tagliate da tempo si riprendono il loro spazio naturale. Possibile che tutto questo stia avvenendo nel totale disinteresse sia dei cittadini, ormai abituati al degrado, che delle amministrazioni locali?

Eppure, le potenzialità di questo sito sono enormi. Un’idea di riqualificazione mi venne in mente già cinque anni fa, quando decisi di fare la mia tesi di laurea in Architettura, dedicandola allo sviluppo urbano, economico e sociale del mio paese. Il centro della proposta fu attuare una riqualificazione, trasformazione del tracciato ferrato, degli spazi attigui, in un Parco Lineare ciclo-pedonale che producesse inoltre uno studio mirato sulle nuove connessioni che questa città avrebbe guadagnato una volta completata l’opera, ponendo grande attenzione allo sviluppo di un’economia del tempo libero, del turismo e della cura di sé e anche dello sviluppo commerciale.

Concepito come un parco aperto e diffuso che non crei un’isola verde – come nel caso del realizzando parco di monte Calvario – nel tessuto urbano ma vi si integra attraverso una serie d’interventi progettuali. Interventi improntati a valorizzare, connettere e mettere in relazione tra loro quartieri, infrastrutture di trasporto e aree pubbliche per promuovere una connessione estesa e continua dal centro alla periferia, individuare nuovi spazi pubblici all’interno della città a cerniera, tra zone urbane in questo momento divise, e valorizzare le risorse economiche esistenti nell’area (piccole e medie imprese) e promuovere interventi privati, coerenti con il sistema Parco, in aree e manufatti dismessi o sottoutilizzati.

Ma come fare per realizzare tutto questo? Il famosissimo Prg, adottato finalmente dopo lunghi anni di attese, identifica quest’area come “Vap – Verde pubblico attrezzato di progetto”. Salvo varianti dell’ultim’ora, quindi, il destino di questa linea sembra tracciato, ma le azioni per rendere concreto questo progetto stentano a decollare. Un errore banale da non fare sarebbe quello di creare una semplice pista ciclabile, molto apprezzata dai numerosi appassionati di ciclismo che percorrono le nostre pericolose strade piene di macchine e buche, ma non sarebbe abbastanza. Occorre ripensare, pianificare, progettare anche le aree che confinano direttamente con questo tracciato, attrezzarlo con servizi per i bambini, ridare dignità e valore economico alle case che si affacciano su questo nuovo asse viario.

Potrebbero sorgere nuove attività commerciali, artigianato creativo, street food: un vero e proprio asse commerciale nuovo che invogli i privati ad investire e creare sviluppo economico, per una città depressa come la nostra. Imprenditori locali o di comuni vicini potrebbero aprire nuove attività, attratti dalla bontà e dalla bellezza creata. Cittadini che vedono un asse attrezzato nuovo e curato, con verde e servizi potrebbero sistemare le numerose case, tornare ad abitarle, affittarle a giovani residenti e –perché no?– creare anche un albergo diffuso che grazie alle nuove connessioni con l’Etna a nord e il fiume Simeto a sud generi turismo sostenibile. Tutto partendo da una semplice idea e dalla volontà di realizzarla.

Vorrei invitare i miei concittadini a non abituarsi al degrado che li circonda, ma a pensare a nuovi sviluppi possibili e a chiedere con voce grossa ai propri referenti politici che si devono attivare tutte le iniziative necessarie per far partire questa trasformazione. Un modello nuovo di rigenerazione urbana, che inizi una lunga trasformazione del nostro amato paese, che non abbandoni il centro storico lasciandolo al suo spopolamento, che non cementifichi le periferie per mera speculazione e mancanza di governo del territorio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Detto tra blog

“Covid Hospital”, rischi e proposte per una Biancavilla resa già fragile dall’amianto

Di fronte all’esposizione dei medici a contatto con i pazienti contagiati, si pensi ad alloggi a loro destinati

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di ROSARIO DI GRAZIA

Dopo la recente pubblicazione sul mio profilo Facebook di una riflessione circa la parziale conversione del nostro nosocomio in “Covid Hospital” in tanti mi hanno scritto in privato condividendo le preoccupazioni espresse e chiedendo cosa si potesse in concreto fare quantomeno per contenere gli ulteriori rischi che potrebbero derivarne.

Non sono un tecnico e non conosco il merito “sanitario” della vicenda, anche se apprendo dagli organi di stampa locale che un’autorevole e competente “preoccupazione” è già stata espressa e rappresentata nelle opportune sedi dai sanitari del nostro ospedale, che sono naturalmente i soggetti più esposti e cui va in ogni caso accordata la massima tutela.

Da semplice cittadino, pertanto, non posso far altro che provare a dare qualche idea alle istituzioni deputate alla gestione dell’emergenza per cercare di neutralizzare il potenziale aumento del rischio contagio, derivante dalla suddetta conversione, nelle comunità del comprensorio e in quella di Biancavilla in particolare, già segnata dalla maggiore vulnerabilità generata dall’impatto della fluoroedenite sulla salute pubblica locale.

Ad esempio, posto che l’esperienza di queste settimane ci insegna ahinoi che sono tutt’altro che rari i contagi tra il personale operante in ospedale, si potrebbe procedere – analogamente a quanto fatto a Catania, dove l’Ersu ha messo a disposizione dei sanitari in servizio nelle strutture ospedaliere universitarie la residenza Toscano-Scuderi – ad individuare delle strutture nelle quali il suddetto personale possa alloggiare per tutta la durata dell’emergenza, riducendo così al minimo l’eventuale rischio di contagio dei congiunti.

È evidente, poi, che per ridurre al minimo il medesimo eventuale rischio di contagio (anche) fuori dal contesto famigliare si dovrebbe predisporre in loro favore un servizio di recapito a domicilio di spesa, farmaci e generi di prima necessità in generale.

Così facendo, quindi, in altre parole, si limiterebbe il rischio, purtroppo non assolutamente improbabile, che gli operatori sanitari diventino veicolo della malattia e si mitigherebbe il connesso rischio di innescare un contagio a catena che nel comprensorio e specialmente in una città come la nostra, già provata dalla maggiore incidenza di malattie serie legata alla presenza della fluoroedenite, rischierebbe di aggravare oltre misura il quadro epidemiologico locale.  

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Quelle saracinesche che chiudono anche nel viale dei Fiori: prologo o epilogo?

Il commercio in crisi ed il rischio di un declino definitivo: ecco una serie di “ricette” per invertire la rotta

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di MARIO GRASSO

Accelera sempre di più il definitivo abbassarsi delle saracinesche delle attività commerciali del Viale dei Fiori. Una storia da tempo annunciata, che potrebbe segnare il definitivo declino del commercio cittadino e dell’intera comunità.

Cieche tutte le nostre amministrazioni: la precedente per non avere avuto visioni e piani di sviluppo concreti, l’attuale perché credo non riesca a mettere le mani per capire come arginare e risolvere il problema.

Non è bastato trasferirvi la festa di San Placido o l’aver piazzato quattro nuovi segnali stradali di cui nessuno si è mai accorto e che nessuno ha mai fatto rispettare.

Complice certamente il caro affitti, viale dei Fiori, che da arteria di collegamento si è trasformata in zona commerciale di inguardabile bruttura architettonica (illudendo chi ha creduto che sarebbe stata la svolta per la nostra città), sembra concludere molto prematuramente il suo ciclo di vita.

L’aspetto di necropoli che sta assumendo Biancavilla sembra essere attribuito ad un dilagante virus che, iniziato dalla zona Casina, si è via via inarrestabilmente diffuso verso il resto del paese, lasciando dietro di sè negozi chiusi, case abbandonate, palazzetti un tempo fastosi ed oggi decadenti, cittadini disorientati e smarriti, dubbio senso di sicurezza.

Mi si dirà (lo sento da anni): è colpa dei centri commerciali, anche altri paesi del nostro comprensorio vivono la stessa sorte. Affermazione banale, indicatrice di rassegnazione. No, la colpa non è (solo) dei centri commerciali, il cui destino è ormai da tempo segnato.

La colpa è di una serie di fattori concatenati che ci ha portati a questo punto del baratro. Proviamo ad elencarne alcuni

  • Proposta commerciale inadeguata
  • Affitti troppo cari
  • Traffico congestionato e mancanza di vigilanza
  • Spegnimento del centro storico
  • Tendenza (innata!) del biancavillese a spendere altrove

Provate ad immaginare la città di Biancavilla come primo centro commerciale all’aperto del nostro comprensorio e non solo.

Una città con un suo centro storico chiuso al traffico, pullulante di negozi e con offerta commerciale variegata e competitiva. Pensate che anche i grandi marchi sono restii a continuare ad investire nei centri commerciali! Cosa fare dunque? Sedersi intorno a un tavolo e, con tanta buona volontà, mettere sul tavolo i seguenti punti:

  • Individuazione di un’area destinata interamente al commercio (via Vittorio Emanuele da villa delle favare a piazza Sgriccio) con un suo centro (triangolazione piazza Cavour, piazza Annunziata, via Vittorio Emanuele -tutta) chiuso al traffico, con relativo studio, totalmente innovativo ed alternativo di viabilità cittadina
  • Istituzione di due grandi parcheggi ai due lati del paese (uscita per Licodia e uscita per Adrano) con servizio navetta a servizio di viale Cristoforo Colombo, Viale Europa, Via Vittorio Emanuele)
  • Incentivi e sgravi fiscali ai cittadini proprietari del centro storico per riadeguamento strutturale dei piani commerciali
  • Tabelle calmieratrici di prezzo di affitto al metro quadro
  • Disegno dell’offerta commerciale da proporre
  • Attrazione da parte dei grossi marchi in franchising per investire su Biancavilla con incentivi legati alla detassazione sugli investimenti e sui costi di gestione
  • Fidelity card comunale per i soli residenti attraverso cui è possibile fruire di uno sconto perenne del 20% presso tutte le attività commerciali
  • Recupero delle somme scontate ai commercianti attraverso la detassazione comunale (rifiuti, servizi idrici, etc…)
  • Maggiori introiti comunali derivanti dall’utilizzo dei parcheggi, da eventuali strisce blu, dalla gestione del servizio navetta

È chiaro che così, su due piedi, tutto ciò sembra pura utopia. Ma in realtà è molto più semplice di quanto si possa immaginare. Sufficiente sarebbe crederci ed affidarsi a mani competenti che credono che tutto ciò sia possibile. A maggior ragione che continuamente continuano ad uscire bandi europei cui anche i Comuni possono accedere e non solo per fare le casette in legno di piazza don Bosco, già pubbliche latrine.

In alternativa… non c’è alternativa; bensì il lento, progressivo e inarrestabile declino che ci porterà verso l’estinzione. Spero nella sensibilità di qualche amministratore, semmai gli dovesse capitare di leggere queste righe.


Bonanno: «Falso che vi sia un declino»

Ci stiamo spendendo ogni giorno con risultati che, alla lunga, sono convinto daranno ragione alla nostra azione.
Le questioni che poni sono attuali e condivisibili in buona parte. Ritengo doveroso, però, puntualizzare alcuni passaggi.

1) Non è vero che vi sia un declino legato alle attività commerciali. È anzi il contrario: ve ne è un’alta concentrazione proprio su Viale dei Fiori con nuove aperture negli ultimi anni ed altre aperture previste da qui a breve!

2) Avere esteso l’isola pedonale su Viale dei fiori, nel periodo delle festività patronali, è stato proprio un riconoscimento alla vivacità della zona;

3) Il senso unico alternato nelle traverse è un intervento concreto: non è opportuno affermare che nessuno ha mai fatto rispettare quella segnaletica perché posso fornire i dati dei verbali elevati in questi mesi. Così come giova ricordare la fruizione per gli automobilisti di via del Biscus che consente di decongestionare il traffico sul Viale;

4) Numerosi negozianti e imprenditori hanno preferito trasferirsi dalla Zona casina per aprire sul Viale dei fiori.

5) Non vi è alcun baratro, perché la città di Biancavilla fa anzi registrare un attivismo commerciale e imprenditoriale superiore alla media;

6) Lo spegnimento del Centro storico: stiamo lavorando in ogni modo per ravvivarlo il Centro Storico ed il Carnevale sarà un altro passaggio importante.

7) I tributi di competenza comunale che possono incidere in un bilancio aziendale sono risibili, ad esclusione della Tari: ma i tributi per servizi a domanda individuale se li abbassi per le attività commerciali li devi alzare per il cittadino perchè vanno a copertura costi.

8) Sulla Fidelity card comunale per i soli residenti, ti dico: perché non coinvolgere Confcommercio o gli stessi imprenditori? Proviamoci.

9) Sul recupero delle somme scontate ai commercianti attraverso la detassazione comunale, si tratta di servizi a domanda individuale e, così come specificato al punto 7, lo stesso varrebbe oltre che per la Tari anche per la questione del servizio idrico dove si “paga a consumo”.

10) Se vi fosse un bando, noi non ce lo faremo certamente scappare, nel frattempo in questi giorni verrà aggiudicata la gara per il restyling di piazza don bosco, una villetta al posto del degrado! Ed è già stato assegnato il Bando per le Strisce blu esteso a Viale dei Fiori.

11) Il Prg che a breve verrà approvato prevede un’ampia area commerciale lungo il prolungamento di Viale dei fiori: ulteriore conferma della vocazione della zona.

Su tante altre cose mi trovi d’accordo. Come sosteneva John Kennedy: “Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”. Siamo qui anche per questo: lavoriamo insieme per lo sviluppo della nostra Biancavilla.

ANTONIO BONANNO, sindaco di Biancavilla

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UNA VITA ANCORA PIU' BELLA Memorie di un sopravvissuto. Lettere e riflessioni inedite di Gerardo Sangiorgio, il biancavillese deportato nei lager nazisti per avere detto "no" alla Repubblica di Salò. La sua è la vicenda di un "Internato Militare Italiano" raccontata nel nuovo libro di "Nero su Bianco", curato da Salvatore Borzì con prefazione di Francesco Benigno e contributi di Liliana Segre, Massimo Cacciari, Luciano Canfora ed altri esponenti della cultura italiana.

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