Cultura
Nello Toscano, biancavillese doc: «La musica oggi? Un drammatico equivoco»
A colloquio con il noto jazzista: la formazione “provinciale”, il ruolo della musica, i giovani e… un rammarico
«Sono molto legato a Biancavilla e credo che, soprattutto in Italia, la provincia abbia un potenziale esistenziale e creativo migliore di quello delle grandi città. Tutto è circoscritto e periferico, ma ci sono molta più umanità ed autenticità. E poi c’è un grande desiderio di farcela, talvolta un grande desiderio di riscatto. Sono orgoglioso di essermi formato in una realtà di provincia».
A parlare è Nello Toscano, professionista jazz nato a Brescia ma figlio di biancavillese doc. Si è avvicinato alla musica proprio grazie al padre Alfio, il quale, da bambino, lo incantava suonando il mandolino e la chitarra. E man mano che le sue mani diventavano più grandi, ha iniziato ad insegnargli i primi accordi. Da lì, una carriera in ascesa, passata dalla musica beat degli anni ‘60, (suonata con gli amici, emulando i gruppi in voga all’epoca) e dalla passione per la radio, che gli ha insegnato l’importanza dell’ascolto.
Toscano si è ritagliato un ruolo importante, collaborando con nomi noti a livello internazionale del calibro di Enrico Rava, con il quale nel 1994 ha realizzato il suo primo lavoro. Ma se Nello è un professionista di respiro internazionale, è anche vero che ha sempre condiviso la sua arte con Biancavilla, dove, negli anni ’90, è nato l’Euro Jazz Club che, sul territorio, e non solo, ha fatto storia. Dal 1995 al 2004 ha organizzato una rassegna estiva di musica jazz con la partecipazione di grandi musicisti italiani e stranieri che ha avuto grande visibilità e tanta affluenza di pubblico. Il legame con Biancavilla non è si è mai scisso poiché ancora oggi Nello ama venire nel centro etneo per assistere ai riti della Pasqua o alla festività di San Placido.
Animo profondo e sensibile, quello di Nello. È docente di filosofia e storia e grazie all’insegnamento ha potuto costatare come sia cambiato l’approccio dei giovani alla musica, maturando l’idea che per la maggior parte dei ragazzi, oggi, la musica è semplicemente la colonna sonora della loro vita. E purtroppo per loro, e non per causa loro, i giovani vivono in un contesto dove l’arte ha perso il significato pregnante che aveva qualche decennio fa. «C’è una grande ricerca di protagonismo ma poco desiderio per l’ascolto», dice il musicista biancavillese.
Toscano ha un’immagine forse un po’ amara, ma di certo realista e schietta, della generazione di oggi e del progresso, che apparentemente ci induce a pensare che tutto andrà meglio ma, di fatto, nel momento storico in cui viviamo non sembra che civiltà e progresso vadano di pari passo. Nello pensa che i nostri giovani si stiano formando in una società dove la democrazia è quella dei furbi, la scuola è quella delle “competenze”, il bene è sinonimo di benessere, la libertà è assenza di regole, il profitto è l’unico obbiettivo del fare, i rapporti e i sentimenti sono gestiti dai social.
Nello non è ottimista. Come dargli torto? E proprio ai giovani è legato il suo più grande rammarico: non aver fatto abbastanza per contribuire alla loro formazione, seppur sia risaputo che si sia impegnato nei confronti di chi mostrava talento.
In realtà, il sogno di Nello è sempre stato quello di creare una struttura che non insegnasse solo a fare musica, ma che operasse per fare nascere un vero artista. «L’arte, e nel caso specifico la musica, non è solo – sostiene Nello Toscano – ricerca di consenso bensì uno strumento di conoscenza di sé e del mondo. Non è solo il tentativo soggettivo di raccontare ciò che sta dentro il perimetro del proprio vissuto. Ma è o dovrebbe essere soprattutto il desiderio di una rappresentazione estetica dell’esistente per dar senso a ciò che il pensiero non può esprimere. A mio parere la musica oggi è solo un drammatico equivoco».
Chi lo dice che sia troppo tardi? Un artista a tutto tondo come lui, arricchito dalla sua esperienza di insegnate e dalla consapevolezza di quella dicotomia tra forza e fragilità che caratterizza i giovani, può ancora fare tanto per loro e per tutti coloro il cui cuore e la cui anima vibrano ascoltando la musica.
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Cultura
Jimmy Sax, il musicista internazionale in concerto in piazza Roma il 4 ottobre
L’autore di “No man no cry”, con oltre mezzo miliardo di stream su Youtube, si sibirà per San Placido
Sarà Jimmy Sax, uno dei più conosciuti e apprezzati sassofonisti della scena internazionale, l’ospite musicale della festa di San Placido a Biancavilla. L’appuntamento è fissato per domenica 4 ottobre in piazza Roma, nell’ambito dei festeggiamenti dedicati al patrono della città. Una serata che punta dunque sulla musica e sul grande spettacolo, con l’arrivo a Biancavilla di un artista capace di conquistare il pubblico internazionale attraverso un originale connubio tra sassofono, musica elettronica e sonorità dance.
Jimmy Sax, nome d’arte del musicista francese Jeremy Rolland, è diventato popolare in tutto il mondo grazie soprattutto a “No Man No Cry”, brano che ha contribuito a trasformarlo in un fenomeno internazionale. Le sue esibizioni dal vivo sono caratterizzate dall’uso del sassofono come protagonista assoluto, inserito in arrangiamenti elettronici e ritmi coinvolgenti. Jimmy Sax vanta oltre mezzo miliardo di stream e un milione di iscritti su YouTube.
La sua presenza a Biancavilla è stata anticipata dal sindaco Antonio Bonanno: «Portare a Biancavilla un artista del calibro di Jimmy Sax è un regalo che facciamo alla nostra comunità e a tutti i visitatori che arriveranno da ogni parte della Sicilia. Sarà una festa della musica, un abbraccio collettivo che renderà la nostra città, per una notte, la capitale internazionale della musica».
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Cultura
In Calabria premio al sacerdote Vincenzo Stissi, 77 anni dopo la morte
La comunità di Gallico rende omaggio al prete biancavillese, ricordato per il suo impegno di parroco
A 77 anni dalla sua morte, c’è una comunità che continua a ricordarlo con gratitudine. Non è quella dove nacque, ma quella dove esercitò il suo ministero sacerdotale. Gallico, alle porte di Reggio Calabria, ha conferito un Premio speciale alla memoria a don Vincenzo Stissi, sacerdote nato a Biancavilla nel 1877, cappellano militare durante la Prima guerra mondiale e, dal 1922 al 1939, parroco della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo. Una scelta che racconta quanto profondo sia rimasto il legame tra quella comunità e quel parroco.
La cerimonia, inserita nella XVII edizione del Premio Gallico, è stata dedicata alle personalità che hanno lasciato un segno nella storia del territorio. Tra loro, anche don Vincenzo, a conferma di una memoria che il tempo non è riuscito a cancellare. Per la famiglia è stato un momento di intensa commozione. A ritirare il riconoscimento è stato Mario Mazzaglia, pronipote del sacerdote. A lui è stata consegnata una targa da don Angelo Battaglia, odierno parroco.
«Anche se non eravamo presenti tutti – racconta a Biancavilla Oggi Grazia Mazzaglia, sorella di Mario – ci siamo emozionati tantissimo. Io ho perfino pianto. Ma la cosa che ci ha colpiti di più è stata l’accoglienza riservata a Mario. Ha incontrato persone che ricordavano ancora padre Stissi e perfino il nostro papà. Per noi è stata una gioia immensa».
La figura di Vincenzo Stissi l’abbiamo tracciata sulle pagine di Biancavilla Oggi, nell’ambito di una ricerca sui sacerdoti biancavillesi che hanno partecipato alla Grande Guerra. Un racconto in tre puntate che ha sottratto dall’oblio quei preti-soldato (oltre a Stissi, anche Placido Nicolosi e Pasquale Castro), che vissero l’esperienza della trincea.
Religioso carmelitano prima e poi sacerdote del clero secolare, Stissi attraversò alcune delle pagine più drammatiche del Novecento. Finita la guerra, seppe conquistare l’affetto della comunità di Gallico, alla quale dedicò tanti anni del proprio ministero sacerdotale e dove ricostruì la chiesa parrocchiale, distrutta dal terremoto del 1908. Morì a Biancavilla nel 1949.
«Anche Biancavilla ricordi padre Stissi»
«Avevo appena pochi anni quando morì – ci racconta ancora Grazia –. I ricordi sono quelli che mi hanno trasmesso mio padre e le zie Caterina e Anna, che gli furono vicine fino agli ultimi giorni. So che fu lui a portare nostro padre in Calabria, a farlo studiare, a permettergli di conseguire il diploma magistrale e a iniziare la carriera di insegnante. Era una persona che si prendeva cura degli altri».
E poi un desiderio che Grazia esprime attraverso Biancavilla Oggi, anche a nome di tutti gli altri nipoti e pronipoti: «Vorrei che padre Stissi fosse ricordato anche a Biancavilla». Un desiderio che nasce dal cuore di una famiglia, ma che può diventare anche una riflessione per tutta la città. Il premio conferito a Gallico consegna infatti a Biancavilla una domanda semplice e significativa: perché una comunità distante decine di chilometri continua a custodire con tanta riconoscenza la memoria di questo sacerdote (grazie pure ad un lavoro di ricerca di Domenico Mazzu), mentre nel suo paese natale il suo nome è quasi sconosciuto?
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