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Il vino biancavillese di Emma e Francesca premiato in Francia con medaglia d’oro

Riconoscimento 2020 al “Concorso internazionale di Lione” per l’etichetta creata da due sorelle gemelle

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Il vino si chiama “Le Cùcchie oro”, che in dialetto significa “gemelle”. A produrlo a Biancavilla sono Emma e Francesca Grasso, due sorelle gemelle, proprietarie dell’azienda “Podere dell’Etna segreta”. Un gusto di qualità (Igt Terre siciliane), che ha vinto la medaglia d’oro nell’edizione 2020 del “Concorso internazionale di Lione”.

È un vino che nasce da un sapiente mix di viti autoctone (alcune con più di 130 anni di età e la cui origine è difficile ricostruire su base ampelografica) ed alloctone (provenienti dal Piemonte ed impiantate alla fine del secolo scorso). Il metodo di coltivazione è quello dell’alberello paretizzato e le caratteristiche microclimatiche della zona conferiscono al vino stesso tutte le caratteristiche di un cru di eccellenza.

La vendemmia avviene a metà ottobre dopo un periodo più o meno variabile di appassimento in pianta. Il sistema di coltivazione è completamente manuale e nel pieno rispetto dell’armonia degli impianti e del ciclo produttivo. Fermenta sulle bucce a temperatura controllata e, dopo una prima fase di acciaio, matura in barrique di rovere sloveno di primo passaggio ed affina in vetro.

Tutti elementi che hanno conquistato la giuria della competizione internazionale, che ogni anno registra diverse migliaia di assaggi di vini (ma anche birre e liquori) provenienti da ogni parte del mondo. Tra questi, il vino prodotto a Biancavilla.

«Lo spirito con cui si sta portando avanti l’azienda –dicono a Biancavilla Oggi Emma e Francesca – è il pieno rispetto del territorio e la totale protezione e custodia della biodiversità. L’obiettivo non è fare quantità ma qualità, spogliandoci dal desiderio di riuscita commerciale e puntando su prodotti che, prima di ogni cosa, vengono concepiti per l’autoconsumo».

«Proprio per questo –continuano le due sorelle– facciamo costanti esperimenti, proprio come la semina della fava cottoia modicana sul Vulcano (che non ha dato risultati degni di un prosieguo) o come l’impianto, in alcune maniche della tenuta, di grano antico russello, per sua natura abituato ad alti habitat e di cui se ne vuole studiare la maturazione e l’apporto di carica proteica sul Vulcano».

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La “rinascita” di Giovanna: «La mia odissea col Covid, salva per miracolo»

A due anni dalla guarigione, la testimonianza umana e la gratitudine di una donna tenace

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Ci sono eventi che sembrano trapassati, ma che invece hanno lasciato segni profondi. Di Covid si soffre meno e si parla poco. Eppure, per tante famiglie resta una ferita aperta. Ha provocato morte e sofferenza. E chi ce l’ha fatta, non può fare a meno di gioire alla vita.

La testimonianza di Giovanna Schillaci, una donna di Biancavilla, che ha rischiato tanto a causa del coronavirus, è intrisa di umanità autentica e gratitudine.

«Oggi una data importante per me che non dimenticherò mai. Il 28 gennaio 2021 –racconta Giovanna– inizia la mia lunga odissea. Arriva l’ambulanza a prelevarmi in gravissime condizioni: polmonite bilaterale interstiziale da Covid. La mia vita è in pericolo. Solo un miracolo potrà salvarmi».

«Ed eccomi oggi, dopo due anni con dei segni indelebili e molteplici sofferenze. Ma molto gioiosa e grata, prima a Dio e poi ai medici professionisti che abbiamo nel nostro ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla. Loro mi hanno curata con dedizione e amore ed oggi sono qui a raccontare la mia terribile disavventura».

Un’esperienza difficile, superata grazie alla struttura sanitaria di Biancavilla, che nell’emergenza fu convertita completamente al trattamento dei malati Covid.

Giovanna non dimentica quei camici bianchi che le sono stati a fianco. E li nomina uno per uno.

«Sono rimasti nel mio cuore e li custodirò per tutta la vita: la Dottoressa Maria Altomare, la dottoressa Martina Paternò, il dottore Salvo Spadaro, la psicologa Dottoressa Graziella Zitelli e la dottoressa Cristina Amato. Hanno messo anima e corpo per salvarmi e farmi ritornare a casa dalla mia meravigliosa famiglia, che non vedeva l’ora di riabbracciarmi e coccolarmi. Ringrazio tutti gli altri medici e infermieri che mi sono stati vicini, facendomi pesare meno la solitudine e il mio calvario. Grazie di cuore a tutti i miei angeli custodi».

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