Chiesa
Un omaggio meritato: Via Torino diventa “Via Padre Placido Brancato”

La Giunta di Biancavilla ha deliberato: «Via Padre Placido Brancato». L’amministrazione comunale ha intitolato una strada al sacerdote, che fu parroco dell’Annunziata per quasi mezzo secolo, scomparso lo scorso anno e presente nei ricordi di diverse generazioni di biancavillesi, che sono passati dal suo oratorio. La strada individuata per portare il suo nome è via Torino, la stessa in cui il prete ha abitato fino alla sua morte e che collega piazza Annunziata con via Umberto. All’atto deliberativo comunale è necessario ora che segua il via libera finale da parte della Prefettura di Catania.
L’iniziativa nasce da un appello lanciato da Giuseppe Gugliuzzo e Giuseppe Ciadamidaro nel loro libro “Santu, riccu e furtunatu” (Nero su Bianco Edizioni), che raccoglie una serie di testimonianze ed il racconto fotografico della vita e dell’impegno sacerdotale e sociale di padre Brancato. «Rivolgiamo un appello all’Amministrazione Comunale del sindaco Antonio Bonanno affinché, nel territorio biancavillese, venga intitolata a Padre Brancato una via, come segno di riconoscimento che la cittadinanza tutta tributa a questo grande uomo, sacerdote e pastore», hanno scritto i due autori.
Appello poi reso pubblico lo scorso luglio, in un’affollatissima chiesa Annunziata, per la presentazione del volume, alla presenza dell’arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina, che si era unito all’appello, sollecitando il primo cittadino. In quella stessa occasione, il sindaco Bonanno aveva dato la sua disponibilità.

Facendosi interprete di questi sentimenti, la proposta formale è stata protocollata al Comune di Biancavilla da parte di Nero su Bianco Edizioni, a firma del presidente Vittorio Fiorenza, che ha suggerito l’individuazione di via Torino, «fiducioso che tale rinominazione sia la più pertinente tra le varie altre ipotesi».
Alla nota di “Nero su Bianco”, riportata come parte integrante della delibera di Giunta, ha fatto seguito, quindi, la decisione comunale, che potrà essere eseguita –va detto– soltanto in presenza dell’eventuale nulla osta prefettizio.
Nelle motivazioni riportate in delibera viene sottolineato come padre Brancato rappresenti «per la nostra città una delle figure più significative del Novecento, soprattutto per il suo impegno sociale a favore dei giovani. Lo stesso viene considerato dalla comunità ecclesiale e civile locale un pilastro certo della Chiesa e della storia della Comunità Biancavillese, indimenticabile il suo saluto a grandi e piccoli con il proverbiale detto “Santu, riccu e furtunato”».

Facendo riferimento al titolo dato da Biancavilla Oggi, giornale che per primo diede l’annuncio della morte del sacerdote, si legge nell’atto comunale: «È, ancora oggi, definito, dalla stampa locale, il “Don Bosco” biancavillese, testardo, tenace, inflessibile verso il suo progetto di bene, sempre ottimista lungo i suoi 76 anni di sacerdozio si deve tra le tante cose fatte, la nascita dell’oratorio “Don Bosco” nel 1958, dell’oratorio estivo “Mater Amabilis” nel 2003, oltre ad avere messo le basi per la Parrocchia del Santissimo Salvatore».
E ancora: «Padre Brancato ha vissuto nella nostra città gran parte della sua vita religiosa, ove è stato molto amato e grandemente apprezzato da tutti i biancavillesi, che sempre hanno trovato in lui il padre, il fratello, l’amico, il confessore attento, il vero medico delle anime, l’educatore, il pastore, il docente, il consigliere spirituale per intere generazioni di giovani».

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Chiesa
Fedeli di Biancavilla a Messina: quel legame di devozione per San Placido
Nella Città dello Stretto anche una delegazione etnea per la storica processione delle reliquie
C’erano anche i fedeli del Circolo San Placido di Biancavilla, accompagnati da padre Pino Salerno, tra le migliaia di persone che hanno preso parte a Messina alle celebrazioni per il 438° anniversario della “Invenzione delle reliquie” di san Placido e compagni martiri, compatroni della città. Un appuntamento particolarmente significativo, segnato dal ritorno, dopo dieci anni, della storica processione delle reliquie, ma vissuto quest’anno in un clima profondamente diverso.
La tragedia del crollo del palazzo di Pistunina che nei giorni scorsi ha sconvolto Messina, provocando vittime e dolore, ha inevitabilmente cambiato il volto della festa. Sono stati annullati i fuochi d’artificio e l’accompagnamento bandistico, lasciando spazio a una celebrazione sobria, raccolta e carica di emozione. Durante la processione, partita dalla Chiesa Gerosolimitana di San Giovanni di Malta, si sono levate intense preghiere per le vittime, per le loro famiglie e per i soccorritori ancora impegnati nelle operazioni successive al disastro.
Il corteo ha quindi raggiunto la Basilica Cattedrale, dove mons. Santo Rocco Gangemi, nunzio apostolico in Serbia, ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica alla presenza dei fedeli, delle delegazioni, dei circoli e delle confraternite provenienti da diverse realtà della Sicilia. Tra queste, anche quella di Biancavilla, la cui presenza non rappresenta soltanto un gesto di devozione, ma rinnova un legame antico che affonda le proprie radici nella storia e nella tradizione popolare.
San Placido tra devozione e leggenda
Secondo una leggenda tramandata nei secoli, infatti, il carro che trasportava le reliquie di san Placido non avrebbe mai dovuto fermarsi a Biancavilla. La sua destinazione era Adrano. Dopo avere lasciato l’abbazia di Santa Maria di Licodia, il viaggio sembrava destinato a proseguire senza soste, quando, giunto alle porte del piccolo borgo etneo, il mulo che trainava il carro si arrestò improvvisamente.
Gli uomini tentarono invano di farlo ripartire. Per alcuni fu soltanto un episodio curioso. Per i biancavillesi, invece, quel fatto rappresentò un segno della volontà del santo. Da allora quel luogo venne chiamato “a Pidata di san Prazzitu”, dando origine a un legame che ancora oggi continua a essere custodito dalla comunità.
La leggenda, raccolta anche dall’antropologo Giuseppe Pitrè, sopravvive nella memoria popolare e trova ancora oggi una testimonianza concreta nella stele che raffigura san Placido con lo sguardo rivolto verso Biancavilla, quasi a vegliare sulla città. È il simbolo di una devozione che attraversa i secoli.
Per comprenderne le origini bisogna, però, tornare a Messina e al 1588. Durante alcuni lavori nella chiesa di San Giovanni dei Cavalieri Gerosolimitani furono rinvenuti diversi corpi con evidenti segni di martirio. Il fatto riportò alla memoria il martirio di Placido, discepolo di san Benedetto, ucciso nel 541 insieme ai fratelli Eutichio, Vittorino, Flavia e ad altri monaci.
L’arcivescovo del tempo, Antonio Lombardo, avviò un’accurata ricognizione storica, sottoponendo la documentazione a papa Sisto V. Dopo il parere favorevole di una commissione cardinalizia, il Pontefice riconobbe ufficialmente il ritrovamento delle reliquie. Istituì quindi la festa della loro “Invenzione”, fissandola al 4 agosto.
Le reliquie di San Placido a Biancavilla
Da quel momento la devozione verso san Placido si diffuse rapidamente in tutta la Sicilia. Anche Biancavilla ricevette una preziosa reliquia del braccio destro del santo e attorno ad essa crebbe un culto destinato a segnare profondamente la storia cittadina. San Placido venne invocato contro terremoti, eruzioni, carestie ed epidemie, fino a essere proclamato ufficialmente patrono della città nel 1709.
Ancora oggi gli studiosi discutono sull’identità dei resti rinvenuti nel Cinquecento. Alcuni ritengono che possano appartenere a martiri dell’epoca di Diocleziano. Altri continuano a identificarli con san Placido e i suoi compagni. Il dibattito storico resta aperto, mentre la devozione popolare non ha mai conosciuto interruzioni.
Ed è forse proprio questo il significato più profondo della presenza dei biancavillesi a Messina: il rinnovo di un legame che unisce da oltre quattro secoli le due comunità. Un filo fatto di fede, memoria e tradizione che, quest’anno più che mai, ha trovato espressione in una celebrazione vissuta nel silenzio, nella preghiera e nella solidarietà verso una città ferita.
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Chiesa
La parrocchia Annunziata accoglie lo scapolare di Papa Giovanni Paolo II
Un oggetto carmelitano, da cui Wojtyła non si separò nemmeno dopo l’attentato del 1981
Un evento di valore spirituale animerà la comunità parrocchiale dell’Annunziata di Biancavilla. La reliquia dello scapolare carmelitano appartenuto a San Giovanni Paolo II farà tappa in paese, nell’ambito del suo pellegrinaggio in Sicilia, toccando tutti i luoghi in cui è presente il Terz’Ordine Carmelitano.
La reliquia, attualmente custodita a Roma nella chiesa carmelitana di Santa Maria Regina Mundi, arriverà nella parrocchia guidata da padre Giosuè Messina e resterà tra i fedeli biancavillesi per alcuni giorni, offrendo un’occasione di preghiera e riflessione.
«Siamo felici di poter accogliere anche noi la reliquia dello scapolare di San Giovanni Paolo II durante la Quindicina della Madonna del Carmelo», dice padre Messina. Il sacerdote ricorda il profondo legame del Papa con lo scapolare: «Sappiamo bene quanto il Santo Pontefice fosse legato allo scapolare, che ha indossato per tutta la vita. Non volle che gli fosse tolto neppure durante il delicato intervento chirurgico seguito all’attentato in piazza San Pietro, il 13 maggio 1981».
Celebrazioni e riflessioni
Il programma delle celebrazioni inizierà sabato 4 luglio alle ore 19.00 con la messa, durante la quale gli sposi che festeggiano il 25° e il 50° anniversario di nozze rinnoveranno le loro promesse matrimoniali. Domenica 5 luglio, alle ore 9.30, si terrà la Celebrazione presieduta da don Alessio Fucile.
Martedì 7 luglio è previsto il momento centrale dell’accoglienza: alle ore 17.30 lo scapolare sarà ricevuto davanti alla chiesa dell’Annunziata, seguito dalla Celebrazione Eucaristica presieduta da don Biagio Campanato. Nei giorni della permanenza della reliquia sono in programma incontri di preghiera e visite alle famiglie.
Le giornate saranno animate dai sacerdoti e dai giovani della Gioventù Ardente Mariana insieme all’intera comunità parrocchiale, dando vita a una vera e propria mini missione mariana.
La comunità parrocchiale si proietterà poi al 16 luglio, memoria della Madonna del Carmelo. In chiesa sarà celebrata una messa da mons. Giuseppe Schillaci, vescovo di Nicosia.
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