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Padre Brancato, il prete costruttore: memorie della Biancavilla del ‘900

di Vittorio Fiorenza

“Santu, riccu e furtunatu”. Sembra ancora di sentirle quelle sue parole. Sembra ancora di vederlo per le viuzze dell’Annunziata, con il suo incedere lento, mentre saluta e benedice quanti lo incontrano. Padre Placido Brancato resta nei ricordi collettivi di diverse generazioni, nella sua Biancavilla. La sua figura è già un tassello della memoria storica cittadina: appartiene a tutta la comunità e non solo alla Chiesa locale.

Il suo impegno sacerdotale è, indissolubilmente, legato alla parrocchia dell’Annunziata, guidata per quasi mezzo secolo. Il suo impegno sociale richiama, innanzitutto, le esperienze dell’Azione Cattolica e dell’oratorio (nella foto in alto, i cantieri a fine anni ’50), luoghi di aggregazione, formazione e rifugio negli anni della Ricostruzione e in quelli del Boom economico, negli anni della gioventù bucata dall’eroina e in quelli dei morti ammazzati per mafia.

Un prete d’altri tempi, fedele all’esempio di Don Bosco. Un prete “costruttore”. Capace di intuire che con un biliardino in sagrestia o un campetto in cui inseguire un pallone si poteva fare sana educazione.

Raccontare la vita di padre Brancato significa raccontare un pezzo di storia “sociale” della Biancavilla del Novecento.

Lo fanno, nel libro pubblicato da Nero su Bianco Edizioni (176 pagine, 13 euro), Giuseppe Gugliuzzo e Giuseppe Ciadamidaro attraverso una biografia essenziale, una serie di testimonianze e un prezioso album fotografico con immagini d’epoca, per la prima volta sottratte dai cassetti impolverati dell’archivio parrocchiale ed ora restituite alla comunità.

Una storia visuale in cui ognuno si può riconoscere. Perché ogni biancavillese – che ha ricevuto uno scappellotto o un pesciolino zuccherato da padre Brancato o ha ascoltato racconti su di lui – ne fa parte.

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