Chiesa
Orazio Moschetti, il giovane salesiano di Biancavilla prossimo al sacerdozio
In chiesa madre l’ordinazione con il cardinale Ángel Fernández Artime, decimo successore di don Bosco.
Sabato 11 aprile per la comunità cattolica di Biancavilla sarà un giorno speciale. Nella Chiesa Madre, il giovane salesiano biancavillese Orazio Moschetti sarà ordinato sacerdote dal cardinale Ángel Fernández Artime, decimo successore di don Bosco e pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di Vita apostolica. Un momento atteso dai fedeli locali e da quanti seguono il cammino dei salesiani in Sicilia.
Orazio ha 30 anni, è cresciuto nella semplicità e nell’affetto della famiglia, tra scuola e parrocchia. In questo contesto ha appreso, come lui stesso racconta, «una grammatica silenziosa dell’amore». Alunno della scuola media “Luigi Surzo” e poi dell’Istituto tecnico commerciale “Branchina” di Adrano, ha intrapreso il cammino salesiano entrando nel 2017 nella storica comunità “Santa Maria della Salette”, nel quartiere San Cristoforo di Catania. Il suo iter formativo lo ha poi portato a Genzano di Roma, fino agli studi teologici a Messina, dove ha conseguito il baccalaureato in Sacra Teologia nel 2025. Il percorso ha incluso esperienze formative e pastorali in diverse comunità: da Alcamo a San Cataldo, fino all’attuale impegno nell’oratorio “Salette” di Catania. Ricopre adesso anche il ruolo di responsabile della Comunicazione sociale dei Salesiani di Sicilia, coniugando così la fede con i linguaggi contemporanei e gli strumenti digitali.
Il ruolo di padre Verzì e dei “DB Friends”
«Ero un giovane – racconta Orazio a Biancavilla Oggi – abitato da molteplici tensioni: la libertà, il fascino dell’indipendenza, la ricerca di una felicità che sembrava sempre oltre. Dentro questa normale inquietudine germogliava già una nostalgia più profonda, una sete che nessuna esperienza riusciva a colmare…».
Il cammino verso il sacerdozio non è stato un “colpo di fulmine”, ma un processo graduale, segnato da incontri decisivi e da un lento maturare interiore. «Fin dall’infanzia – prosegue Orazio – mi affascinava la figura di padre Salvatore Verzì: in lui intravedevo un modello di vita che, pur senza comprenderlo pienamente, desideravo imitare. Durante gli anni della scuola media ho attraversato una fase di distanza».
Cresciuto nell’ambiente delle Figlie di Maria Ausiliatrice di via Mongibello, determinante è stato poi l’incontro con la compagnia teatrale “DB Friends” e, in particolare, con Vincenzo Licari: «Se ho scelto di essere sacerdote salesiano lo devo a lui». Incontro che gli ha permesso di riscoprire il carisma di don Bosco nella vita quotidiana, rendendolo concreto e vicino. Nel suo percorso emerge una consapevolezza che sintetizza l’intero cammino vocazionale: «La libertà autentica germoglia nell’affidamento». Non una rinuncia, dunque, ma una scoperta progressiva: quella di una libertà che si compie proprio nell’apertura a qualcosa di più grande.
«Mi riconosco – sottolinea Orazio – come un uomo abitato da una Presenza. Vivo il mio servizio all’oratorio come un crocevia di storie, un laboratorio di umanità, un luogo dove il Vangelo si intreccia con le attese e le fragilità dei giovani. Mi percepisco come parte di un flusso di grazia, simile a un fiume che, anche nei tratti più nascosti, continua a scorrere».
Fra tradizione e contemporaneità
Orazio Moschetti rappresenta un ponte tra tradizione e contemporaneità, capace di coniugare servizio educativo, accompagnamento spirituale e comunicazione sociale. La sua esperienza si muove dentro quella che lui stesso definisce una «duplice fedeltà». Da un lato fedeltà alla realtà concreta, fatta di volti, storie e fragilità; dall’altro fedeltà al sogno di Dio su quella stessa realtà. È in questa tensione che prende forma il suo modo di vivere il ministero, senza fughe spiritualistiche ma anche senza rinunciare a uno sguardo capace di riconoscere il bene possibile.
«In questa dinamica – dice – riconosco il cuore stesso del sacerdozio: lasciarsi plasmare da Cristo… Desidero essere una presenza che si china, che accompagna, che non impone ma custodisce, soprattutto accanto ai più giovani e fragili».
A chi legge, Orazio affida un’immagine intensa: «Dentro ciascuno esiste un disegno profondo, fatto di linee irregolari e punti che sembrano dispersi, ma che custodiscono un senso. Entrare in questa geometria richiede coraggio: è lì che Dio illumina le coordinate e orienta il cammino verso il Bene».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Chiesa
Il vescovo Renna s’infuria con il sindaco Bonanno e nega la benedizione papale
Duro intervento del presule, che interrompe il primo cittadino nell’atto di affidamento alla Madonna
Il volto tesissimo, l’espressione infastidita. Di più: visibilmente irritata. L’arcivescovo di Catania, Luigi Renna, infuriato contro il sindaco di Biancavilla, Antonio Bonanno, mentre era davanti alla Sacra Icona e ad una piazza affollata per il consueto “atto di affidamento” alla Madonna dell’Elemosina. Non ha fatto nemmeno in tempo a pronunciare la formula di rito ché il vescovo lo ha interrotto, facendogli una lavata di capo per poi chiudere bruscamente la celebrazione e ritirarsi velocemente in basilica, negando persino di impartire la benedizione papale. Una scena che ha sbalordito e che neppure la prontezza del coro, intonando i canti finali, è riuscita ad offuscare.
Piazza Collegiata era gremita di fedeli per la festa estiva in onore di Maria Santissima dell’Elemosina alla presenza dell’eparca di Piana degli Albanesi, mons. Raffaele De Angelis. Una funzione lunga, carica, non senza distrazioni, celebrata all’esterno, sul sagrato della chiesa, dall’arcivescovo etneo. È lo stesso Renna a chiamare il primo cittadino sul sagrato per la consueta preghiera dedicata alla Madonna e l’omaggio floreale. Antonio Bonanno, in fascia tricolore, si posiziona a fianco all’Icona, rivolto verso la piazza. Ecco il primo richiamo di Renna: «Si rivolga alla Madonna, perché è una preghiera». E aggiunge: «Solo la preghiera».
Ma il sindaco legge un intervento articolato: le radici di Biancavilla, il pensiero alle persone fragili e in difficoltà, il ruolo delle istituzioni, della Chiesa e della comunità, l’impegno ad essere «pionieri coraggiosi», auspicato al cospetto della «dolcissima Madre». Toni e parole marcatamente retorici, come suscita (o richiede) il contesto. Un accenno alla donna 74enne morta per un malore in strada, proprio mentre stava recandosi alla solenne celebrazione. Poi, i ringraziamenti al vescovo e al vicario foraneo e parroco, padre Pino Salerno…
Immediata, a questo punto, l’interruzione di Renna: «Bene, bene, solo la preghiera. È finito il discorso. “Il Signore sia con voi”». E rivolgendosi al sindaco: «Dobbiamo imparare che la preghiera è atto di affidamento. I saluti, nella liturgia, li fa solo l’arcivescovo, come ripeto tante volte ma poi mi costringete a fare queste brutte figure. Chi presiede l’eucaristia è l’arcivescovo. Non c’è neppure la benedizione papale!». Padre, Figlio e Spirito santo. E via, in tutta fretta, all’interno della basilica. La musica, il canto. Bonanno che scende, mesto, i gradini. La messa è finita. Ci si prepara – senza il vescovo – alla processione, in un vespaio di discussioni e facce sbigottite.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Chiesa
“Bella fra’!”, comincia adesso il “grest inclusivo” della parrocchia Annunziata
Ognuno partecipa pienamente alle attività, a prescindere dalle proprie abilità o da eventuali difficoltà
Questa è la Biancavilla che ci piace
La chiesa Annunziata di Biancavilla, realtà storica e punto di riferimento per la vita religiosa e comunitaria di migliaia di cittadini, propone la settima edizione del Grest parrocchiale. Cominciata il 26 agosto, si completerà ad inizio di anno scolastico. Una scelta insolita rispetto agli altri Grest cittadini, generalmente concentrati all’inizio dell’estate, ma pensata per rispondere a un’esigenza concreta delle famiglie e dei più giovani.
«La scelta nasce dal desiderio di offrire ai ragazzi e alle loro famiglie un servizio in un periodo che solitamente risulta poco strutturato dal punto di vista pastorale», spiega l’educatrice Marilù Leanza. «Il Grest si configura come un ponte tra le attività estive e la ripresa del cammino ordinario dell’oratorio, favorendo un graduale riavvio delle attività pastorali e accompagnando ragazzi e famiglie verso il nuovo anno educativo».
L’iniziativa non rappresenta, dunque, una semplice parentesi di fine estate. Durante il mese di giugno, infatti, l’oratorio ha proposto percorsi di catechesi, attività laboratoriali e modalità educative differenti, mentre i campeggi estivi hanno coinvolto numerosi bambini e ragazzi. Il Grest si inserisce in questo percorso come un momento di passaggio e di rilancio, in vista della ripresa delle attività ordinarie prevista in autunno.
“Bella fra’!”, un omaggio a san Francesco
Il tema scelto per questa edizione è “Bella fra’!”, un’espressione diventata il filo conduttore di un progetto ispirato alla figura di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, nell’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della sua morte.
Francesco viene presentato ai partecipanti come un uomo libero, capace di scegliere con coraggio la propria strada e di vivere il Vangelo non soltanto come insegnamento, ma come testimonianza concreta in mezzo agli altri. Un messaggio particolarmente significativo per un’esperienza educativa che punta sulla semplicità, sulla fraternità e sulla capacità di stare insieme.
Il programma prevede numerosi laboratori e attività rivolti ai bambini della scuola primaria e ai ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado. Tra le proposte figurano i laboratori di cucito, ballo, cucina, murales, arte, pattinaggio, “Orto in vetro”, “Iene” e “Pupi siciliani”.
Accanto alla creatività e al divertimento, ogni attività sarà pensata come occasione per imparare, collaborare e scoprire nuove capacità. Il gioco diventa così uno strumento per conoscersi, superare le differenze e costruire relazioni.
Un Grest inclusivo, oltre le parole
Tra gli aspetti che caratterizzano maggiormente questa edizione c’è la scelta di presentare il Grest come “l’unico Grest inclusivo”. «Abbiamo scelto di definirlo “Grest inclusivo” non per dire che gli altri non lo siano, ma perché l’inclusione è il cuore del nostro progetto, un valore concreto presente fin dall’inizio», sottolinea Marilù Leanza.
Inclusione significa, in questo caso, permettere ad ognuno di partecipare pienamente, indipendentemente dalle proprie abilità, dalle eventuali difficoltà o dalle caratteristiche personali. Per raggiungere questo obiettivo, attività, spazi e organizzazione vengono adattati alle esigenze del gruppo, così che ciascuno possa sentirsi accolto, valorizzato e parte integrante della comunità.
A fianco degli educatori e dei volontari è presente un team di adulti dedicato, composto anche da insegnanti di sostegno e genitori con esperienza diretta. Figure chiamate ad accompagnare i partecipanti nel percorso di integrazione e a garantire un’attenzione specifica alle diverse necessità. «L’inclusione non è un’etichetta, ma un modo di agire che mette al centro la persona e considera le differenze una ricchezza per tutti», aggiunge l’educatrice.
La comunità educante in campo
Il valore sociale del Grest emerge soprattutto nella partecipazione dell’intera comunità. Gli adolescenti saranno coinvolti nella cura dei più piccoli, i bambini potranno sperimentarsi in attività diverse e le famiglie saranno chiamate a condividere i momenti più significativi dell’esperienza.
È questa la dimensione che trasforma il Grest da semplice attività ricreativa a spazio di crescita collettiva. Un luogo nel quale non si vive soltanto il tempo libero, ma si impara a collaborare, ad aiutarsi, ad ascoltare e a riconoscere il valore di ciascuno.
L’oratorio, spiegano dalla parrocchia guidata da padre Giosuè Messina, è per sua natura uno spazio aperto, nel quale poter stare ed essere accolti senza giudizio. Ma perché continui a rispondere alle sfide di una società in cambiamento, ha bisogno di cura, competenze e attenzione quotidiana. Il Grest “Bella fra’!” nasce proprio da questa consapevolezza: offrire ai bambini e ai ragazzi un’esperienza di divertimento e formazione, ma anche un luogo nel quale nessuno si senta ai margini.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
-
Istituzioni4 settimane agoCondotta Acoset bucata da ignoti, disservizi idrici in mezza Biancavilla
-
Cultura4 settimane agoIn Calabria premio al sacerdote Vincenzo Stissi, 77 anni dopo la morte
-
Cronaca3 settimane agoIl questore: «È ritrovo di pregiudicati», altro bar sospeso per una settimana
-
Chiesa4 settimane agoFedeli di Biancavilla a Messina: quel legame di devozione per San Placido




