Chiesa
Orazio Moschetti ordinato sacerdote dal cardinale Ángel Fernández Artime
Una basilica gremita per il giovane salesiano: la sua prima messa la celebrerà al “Santissimo Salvatore”
Emozioni e partecipazione nella Chiesa Madre di Biancavilla, dove si è svolta l’ordinazione sacerdotale di don Orazio Moschetti, giovane biancavillese appartenente alla famiglia salesiana. Una basilica gremita di parenti, amici e fedeli, insieme a decine di sacerdoti – tra cui numerosi salesiani – ha fatto da cornice a una celebrazione solenne, presieduta dal cardinale Ángel Fernández Artime.
L’omelia del cardinale, intensa e ricca di spunti, ha delineato il senso profondo della vocazione sacerdotale nello spirito di Don Bosco. «Una volta che sarai salesiano come Don Bosco – ha detto, rivolgendosi a don Orazio – dovrai fare ciò che fece san Pietro: offrire Gesù Cristo e Lui Risorto. Questo è un programma di vita».
Parole che tracciano una direzione precisa: «L’unica cosa importante è avvicinare le persone a Gesù», ha ribadito il prelato, indicando nella missione e nel servizio il cuore dell’impegno sacerdotale.
«Essere salesiano di grande semplicità»
Un richiamo forte anche al modello di Don Bosco, descritto come «un povero prete che avvicinava gli uomini a Gesù, sempre, in tutti i momenti e in tutti i luoghi»”. Una testimonianza che, secondo il cardinale, diventa ancora più attuale in un’epoca segnata da tensioni e conflitti: «In un mondo preso dal desiderio di potere, tentato dal potere, noi dobbiamo testimoniare l’umiltà, la semplicità e il servizio».
Da qui l’invito diretto al nuovo sacerdote: essere «un salesiano presbitero di grande semplicità», capace di cercare ciò che è essenziale e di donarsi agli altri. «Il popolo di Dio, i giovani – ha sottolineato – si lasciano toccare il cuore da figure che nella semplicità esprimono quello in cui credono».
Non è mancato un passaggio particolarmente toccante dedicato alla famiglia: «Tutti noi siamo qui come frutto di un amore vissuto in famiglia… Le cose più importanti le abbiamo imparate dai nostri genitori». Un ringraziamento che ha idealmente abbracciato anche i genitori di don Orazio, presenti tra i fedeli. La sua prima messa, don Orazio la celebrerà nella parrocchia del Santissimo Salvatore e poi nelle Figlie di Maria Ausiliatrice: due comunità fondamentali nella formazione della sua vocazione.
Il sindaco: «Tu, Orazio, sarai luce»
Accanto alla dimensione religiosa, anche la comunità civile ha voluto far sentire la propria vicinanza. Nel suo intervento, il sindaco Antonio Bonanno ha definito quella di oggi «una giornata importante per Biancavilla», sottolineando il valore della scelta compiuta da don Orazio: «Una scelta di responsabilità e di speranza».
Un passaggio che ha allargato lo sguardo alla città, descritta come una “comunità educante”, capace – grazie al ruolo della famiglia e dei sacerdoti – di trasmettere valori alle nuove generazioni.
Quella del sacerdozio, ha evidenziato il primo cittadino, è oggi «una scelta controcorrente, rispetto all’individualismo diffuso». E proprio per questo «una decisione coraggiosa», che richiama il valore del dono di sé.
Infine, un messaggio personale rivolto al nuovo sacerdote: «Tu, Orazio, sarai luce». Un augurio che si fa anche orgoglio collettivo: «Ci auguriamo che questa luce possa splendere in tutto il mondo e, dove splenderà, ci sarà una parte di Biancavilla».
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Chiesa
Legalità, l’ufficiale dei carabinieri e l’inviato Rai all’oratorio dell’Annunziata
Incontro con il tenente colonnello dei carabinieri Vincenzo Bulla e il giornalista del Tg1 Giuseppe La Venia
Un momento di riflessione, ma anche di vicinanza e dialogo aperto con le nuove generazioni. È quello che ha vissuto l’oratorio “Don Bosco” della parrocchia Annunziata di Biancavilla, guidata da padre Giosuè Messina. Qui i ragazzi hanno avuto l’occasione di parlare di legalità, valori, rispetto delle regole e prevenzione. Due gli ospiti d’eccezione: il tenente colonnello Vincenzo Bulla, a capo del Reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Agrigento, e l’inviato del Tg1, Giuseppe La Venia, che era stato già ospite in parrocchia.
Il filo conduttore del dibattito è stato il forte legame con la comunità locale. «Abbiamo ricevuto tanto da questo territorio e vogliamo trasmettere a voi ragazzi quello che abbiamo ricevuto», hanno sottolineato il tenente colonnello Bulla e il giornalista La Venia, entrambi di Adrano ed ex compagni di liceo.
Un invito accorato a coltivare e custodire cinque valori fondamentali per la crescita personale e collettiva: amicizia, rispetto, solidarietà, curiosità e apertura mentale.
Ampio spazio è stato dedicato all’importanza delle norme sociali e civili. L’incontro ha chiarito come il rispetto delle regole non debba essere visto come un limite, ma come un’autentica garanzia: «Le norme sono una tutela per la nostra libertà, altrimenti si cadrebbe nell’anarchia. Persino nel gioco le regole sono essenziali per garantire rispetto e divertimento».
Proiettati anche diversi filmati illustrativi per far conoscere ai ragazzi il lavoro quotidiano dell’Arma dei Carabinieri, le varie specializzazioni e i diversi ruoli al servizio della collettività.
Le testimonianze del militare e del cronista
Tra i temi di stretta attualità affrontati dal tenente colonnello Bulla, particolare attenzione è stata riservata al bullismo e al cyberbullismo. Sicurezza stradale: si è parlato dell’illusione di invulnerabilità che spesso colpisce i neopatentati, spingendoli ad azzardare alla guida. Il quadro peggiora drasticamente in caso di assunzione di alcol o sostanze stupefacenti, che generano il pericoloso “effetto tunnel” e azzerano i riflessi. Un richiamo è andato anche alla responsabilità civile e alle sanzioni particolarmente severe previste dal Codice della Strada.
Un dibattito arricchito con la testimonianza di Giuseppe La Venia, che ha evidenziato la fondamentale sinergia che deve sempre intercorrere tra il mondo dell’informazione e le forze dell’ordine. Il giornalista Rai ha ripercorso gli eventi legati alla cattura del boss Matteo Messina Denaro, evidenziando lo straordinario lavoro investigativo. La Venia ha sottolineato un profondo elemento di civiltà dell’ordinamento democratico: «Lo Stato ha garantito le cure mediche a Matteo Messina Denaro, malato terminale, nonostante si trattasse di un criminale latitante da decenni. La mafia non avrebbe mai fatto lo stesso. Questa è la differenza sostanziale tra la brutalità criminale e uno Stato di diritto».
“Buoni cristiani e onesti cittadini”
Un incontro intenso che lascia ai ragazzi di Biancavilla non solo nozioni di legalità, ma un prezioso bagaglio di consapevolezza civica per il loro futuro. L’inziativa è stata promossa dagli animatori dell’oratorio guidati da Salvo Cocina e Serena Leanza e dal parroco Giosuè Messina. Ha preso parte all’incontro anche il capitano Marco Savo, comandante della compagnia dei carabinieri di Paternò.
«L’oratorio – ha spiegato Cocina – ha voluto promuovere un momento di riflessione sulla legalità, coinvolgendo i giovani e la comunità. Attraverso il confronto e le testimonianze degli ospiti, si è sottolineata l’importanza di valori come il rispetto, l’onestà e la responsabilità. Seguendo l’insegnamento di don Bosco (“Buoni cristiani e onesti cittadini”), si è ricordato che la legalità inizia dai piccoli gesti quotidiani e dalla capacità di scegliere ciò che è giusto. L’incontro rappresenta un punto di partenza per un impegno condiviso tra oratorio, famiglie, scuola e istituzioni, con l’obiettivo di educare i giovani a diventare cittadini liberi, responsabili e onesti, capaci di contribuire al bene comune».
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Chiesa
Damiano, il piccolo devoto che al grido di “W San Placido” ha conquistato tutti
Il piccolo, indossando il tradizionale saio, ha partecipato alla processione, suscitando tanta tenerezza
Durante i festeggiamenti in onore di San Placido, la comunità di Biancavilla ha vissuto un momento di profonda tenerezza e meraviglia. Tra i soci del Circolo cittadino intitolato al patrono che accompagnano il fercolo lungo le vie del centro, spiccava la presenza di un componente decisamente speciale: Damiano Badalati, un bambino che la prossima settimana compirà 5 anni.
Il piccolo ha sfilato con la compostezza e l’orgoglio dei soci storici, catturando l’attenzione e l’affetto dei numerosi fedeli presenti lungo il percorso. La sua partecipazione è nata da un desiderio chiaro e manifestato in famiglia: Damiano ha espresso con fermezza la volontà di prendere parte alla processione, chiedendo di indossare i simboli del Circolo per testimoniare la sua vicinanza al Santo.
Questo attaccamento assume un significato singolare alla luce del contesto familiare descritto dalla mamma. In casa, il culto di san Placido è vissuto con il tradizionale rispetto e la consueta venerazione, senza tuttavia manifestazioni di fervore straordinario. Quella di Damiano è una devozione intima e immediata, fiorita spontaneamente nel cuore di un bambino che non ha ancora compiuto cinque anni.
Nella festa che da secoli rinnova l’identità e la memoria storica di Biancavilla, il piccolo Damiano rappesenta una testimonianza di fede limpida, capace di toccare la sensibilità dei tanti biancavillesi che si sonpo riversati in strada per festeggiare il santo patrono.

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