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Chiesa

Suor Cristiana Scandurra è la nuova badessa del monastero di Biancavilla

Nel suo “programma” giovani, detenuti e fragili: «La clausura? L’affare più grande della mia vita»

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Suor Chiara Cristiana dell’Immacolata — al secolo Marinella Scandurra — è stata nominata nuova superiora della fraternità delle Clarisse. A conferirle l’incarico è stato Antonino Catalfamo, ministro provinciale dei Frati Minori di Sicilia, al termine di un percorso che ha incluso l’ascolto diretto della comunità. Una comunità piccola — appena cinque sorelle — ma tutt’altro che chiusa al mondo.

Entrata in monastero a soli 18 anni, suor Chiara Cristiana vive da oltre trent’anni una scelta radicale: quella della clausura. Una condizione spesso percepita come distante, quasi incomprensibile, ma che nel suo caso assume contorni decisamente più dinamici.

Accanto alla preghiera e alla vita comunitaria, infatti, la religiosa ha sviluppato negli anni una particolare attenzione verso realtà complesse e spesso invisibili, come quella dei detenuti. Dal 2019 porta avanti una fitta corrispondenza epistolare con persone recluse nelle carceri italiane, offrendo ascolto e riflessione. Un impegno che oggi non è più solo personale, ma condiviso dall’intera fraternità.

«Il ministro provinciale, dopo aver ascoltato le sorelle durante la visita canonica, mi ha nominata superiora», racconta con semplicità. Parole essenziali, che però restituiscono un metodo: quello del confronto e della partecipazione, anche all’interno di una realtà apparentemente gerarchica.

I giovani al centro

Tra le priorità indicate dalla nuova superiora emerge con forza l’attenzione alle nuove generazioni. Non un tema scontato per una comunità di clausura. L’obiettivo è ampliare momenti di incontro, riflessione e condivisione. Il primo appuntamento è già fissato: l’8 aprile, un evento aperto alla città che unirà musica, testimonianze e spiritualità, con il coinvolgimento anche dell’orchestra “Falcone Borsellino” della Fondazione “Città Invisibile”. Un segnale chiaro: il monastero non come luogo separato, ma come spazio che dialoga con il territorio.

Un “ponte” con i detenuti

Tra i punti più concreti del programma c’è il rafforzamento delle iniziative rivolte al mondo carcerario. Non solo preghiera, ma anche azioni tangibili: corrispondenza costante con i detenuti, momenti dedicati alle loro famiglie e persino percorsi di reinserimento sociale. In collaborazione con realtà locali, alcuni minori coinvolti in procedimenti giudiziari potranno svolgere attività di volontariato all’interno del monastero, soprattutto nel giardinaggio. Un modo discreto ma concreto per offrire seconde possibilità.

Accoglienza e fragilità

Pur nella clausura, il monastero di Biancavilla mantiene una vocazione all’accoglienza. La nuova superiora parla esplicitamente di attenzione verso «poveri, piccoli e persone segnate da fragilità». Tra le iniziative future anche la possibilità di ospitare momenti di ritiro nella foresteria, rivolti non solo a religiosi ma anche a laici e giovani in ricerca.

Una scelta di vita

Dopo 37 anni di vita monastica, suor Chiara Cristiana descrive il proprio percorso con parole che vanno oltre il linguaggio religioso: «È stato l’affare più grande della mia vita», dice a Biancavilla Oggi. Un’affermazione che, al di là della fede, richiama un’idea universale: quella di una scelta vissuta fino in fondo, con coerenza.

La nomina di una superiora al monastero di Biancavilla (realtà religiosa che nel 2026 ha compiuto 90 anni) potrebbe sembrare una vicenda interna, quasi invisibile. Eppure, a Biancavilla, racconta qualcosa di più ampio. Racconta di un monastero che, pur restando fedele alla propria identità, prova a costruire legami con l’esterno: con i giovani, con chi vive situazioni di marginalità, con un territorio che cambia.

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Chiesa

Il senso di appartenenza alla comunità cristiana: incontro a “San Salvatore”

Iniziativa della Diocesi e dello Studio teologico “San Paolo” con padre Francesco La Vecchia

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© Foto Biancavilla Oggi

La comunità religiosa come luogo di appartenenza, confronto e ricerca di senso. Attorno a questi temi si è sviluppato l’incontro ospitato nella parrocchia “Santissimo Salvatore” di Biancavilla, primo appuntamento di un percorso dedicato alla Didaché, uno dei più antichi testi della tradizione cristiana, noto anche come “catechismo antico” o “manuale della Chiesa primitiva”.

L’iniziativa è promossa dall’Arcidiocesi di Catania, insieme allo Studio Teologico “San Paolo”. A guidare la riflessione è stato padre Francesco La Vecchia OP, docente universitario e maestro della Cappella musicale del Duomo di Catania.

All’incontro presenti numerosi insegnanti di religione cattolica della provincia, insieme a parrocchiani e cittadini che hanno partecipato per seguire il confronto sul ruolo della comunità religiosa nel contesto contemporaneo.

«La comunità è un modo per trovare un senso. Oggi più che mai l’uomo ha bisogno di appartenenza, di relazioni vere, di luoghi in cui sentirsi accolto e ascoltato», ha osservato padre La Vecchia nel corso del suo intervento.

La riflessione si è soffermata sulle difficoltà vissute dalle comunità ecclesiali in una società caratterizzata da individualismo e frammentazione sociale. Da qui la domanda posta dal relatore: «Come può essere oggi la comunità religiosa?».

La Didaché è stata proposta come chiave di lettura utile per comprendere dinamiche, relazioni e modelli di vita comunitaria che, pur appartenendo alle origini del cristianesimo, continuano a suscitare interrogativi attuali.

Il percorso proseguirà con altri due appuntamenti previsti il 13 maggio al Seminario Interdiocesano “Regina Apostolorum” di Catania e il 20 maggio a Viagrande.

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Chiesa

In cinque pronunciano la Professione nell’Ordine Francescano Secolare

Si tratta di Tonino Greco, Santina Grigorio, Agata Mazzaglia, Antonella Stissi e Claudio Ventura

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© Foto di Alessandro Russo

Comunità francescana di Biancavilla in festa. Nella chiesa del convento celebrazione per la professione perpetua nell’Ordine Francescano Secolare di Tonino Greco, Santina Grigorio, Agata Mazzaglia, Antonella Stissi e Claudio Ventura. La celebrazione è stata presieduta dal guardiano fra Mario Marino.

La professione perpetua è l’atto con cui, da laici, si assume in modo definitivo l’impegno di vivere il Vangelo secondo la spiritualità di San Francesco d’Assisi, all’interno della fraternità francescana. Non si tratta di voti religiosi. È una promessa pubblica e stabile a seguire la Regola dell’OFS, integrando i valori francescani nella propria condizione quotidiana, familiare e professionale.

In una chiesa affollata di fedeli, durante la celebrazione, i cinque candidati hanno rinnovato le promesse battesimali e, leggendo la relativa formula, giurato di osservare la Regola.

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