Chiesa
In cinque pronunciano la Professione nell’Ordine Francescano Secolare
Si tratta di Tonino Greco, Santina Grigorio, Agata Mazzaglia, Antonella Stissi e Claudio Ventura
Comunità francescana di Biancavilla in festa. Nella chiesa del convento celebrazione per la professione perpetua nell’Ordine Francescano Secolare di Tonino Greco, Santina Grigorio, Agata Mazzaglia, Antonella Stissi e Claudio Ventura. La celebrazione è stata presieduta dal guardiano fra Mario Marino.
La professione perpetua è l’atto con cui, da laici, si assume in modo definitivo l’impegno di vivere il Vangelo secondo la spiritualità di San Francesco d’Assisi, all’interno della fraternità francescana. Non si tratta di voti religiosi. È una promessa pubblica e stabile a seguire la Regola dell’OFS, integrando i valori francescani nella propria condizione quotidiana, familiare e professionale.
In una chiesa affollata di fedeli, durante la celebrazione, i cinque candidati hanno rinnovato le promesse battesimali e, leggendo la relativa formula, giurato di osservare la Regola.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Chiesa
La Collegiata, baricentro di potere e prestigio: la fondazione 280 anni fa
Padre Giosuè Messina: «Un’istituzione che custodisce una storia importante e arriva fino a oggi»
Un traguardo storico per Biancavilla e per la Chiesa locale: il 26 settembre 2026 è il 280° anniversario dell’erezione della Collegiata. L’istituzione di un Capitolo di canonici rappresentò per l’epoca una vera e propria scossa di riscatto identitario. In una Sicilia dominata da rigide gerarchie e da un forte campanilismo, una Collegiata significava per una comunità uscire dall’ombra dell’insignificanza geopolitica. Un simbolo di maturità urbana. Un passaporto per il prestigio che permetteva a Biancavilla di sedere “a testa alta” accanto ai centri vicini. La Chiesa Matrice smetteva di essere solo un luogo di preghiera per trasformarsi in un vero baricentro di vita pubblica, un catalizzatore sociale capace di unire le spinte civili e quelle religiose.
Questa cruciale transizione storica è stata minuziosamente indagata da don Giosuè Messina, che per Nero su Bianco Edizioni ha dato alle stampe “La Collegiata di Biancavilla. Tre secoli di storia, trame e dispute ecclesiastiche”.
Don Giosuè, quali furono i motivi religiosi e sociali che portarono a questa fondazione?
Dalla lettura dei documenti d’archivio emerge come – diversamente dalla mentalità odierna – a volere l’istituzione della Collegiata siano stati gli amministratori locali. Le ragioni principali risiedevano nella volontà di soppiantare la prassi poco felice dell’elezione dei cappellani della Matrice, garantire una maggiore attenzione nella cura delle anime, far fronte all’aumento della popolazione e assicurare il decoro e il sostentamento dei chierici.
Il Capitolo fu un reale beneficio o solo uno strumento per affermare potere e prestigio?
La società del tempo, in particolare il ceto facoltoso dei primi anni del ‘700, desiderava che la propria Matrice ospitasse un capitolo di canonici. I paesi vicini, infatti, ne avevano già uno nelle loro chiese maggiori, come Paternò nella prestigiosa chiesa di Santa Maria dell’Alto (1670) e Adrano nell’antica chiesa di Santa Maria Assunta (1690), entrambi edifici costruiti in epoca normanna. Inizialmente il vescovo Andrea Riggio aveva accolto l’idea, ma le tensioni socio-politiche con il signore della ducea di Montalto resero vano il progetto.
Si dovrà poi attendere il 1746 per l’istituzione, avvenuta con decreto del vescovo Pietro Galletti.
L’erezione della Collegiata di Biancavilla fu merito del canonico Paolo Biondi, biancavillese appartenente al capitolo paternese, e del dottor Placido Piccione. I due seppero gestire il progetto mettendo d’accordo le parti civili e religiose, dando decoro alle celebrazioni e dignità economica ai sacerdoti. A quel tempo, questa istituzione rappresentò la risoluzione dei problemi precedenti e una prima intuizione del concetto di “parrocchia”, che si realizzerà pienamente solo nel 1920.
Come si è evoluta la Collegiata nel corso di questi tre secoli?
Ciò che ha cambiato profondamente il Capitolo è stato proprio l’evolversi del concetto di parrocchia. Nel decreto del vescovo Pietro Galletti si evidenziava che il numero dei canonici era di 12 e che tutti avevano la cura delle anime. Di fatto, l’intero corpo capitolare fungeva da parroco. Questo provvedimento strideva, però, con le norme del Concilio di Trento, secondo cui il parroco doveva essere unico e scelto tramite concorso. Per tale ragione, il prevosto Filippo Cocina nel 1750 impugnò tale diritto, ma l’atto di Transazione del 7 luglio 1752, per quietare gli animi, sospese il concorso per la prepositura di Biancavilla.
E quindi come si superò questa anomalia?
Tale anomalia fu sollevata successivamente dai vescovi Salvatore Ventimiglia e Giuseppe Benedetto Dusmet, e infine dal cardinale Giuseppe Francica Nava. Quest’ultimo pose fine all’antico privilegio, erigendo ufficialmente la parrocchia il 20 agosto 1920.
Veniamo ai giorni nostri. Quali sono i ruoli, le funzioni e gli impegni della Collegiata per la città?
Oggi la Collegiata di Biancavilla custodisce una storia importante, il decoro della liturgia e i luoghi simbolo di questa antica istituzione. Il Capitolo continua a svolgere una funzione fondamentale all’interno della comunità, sia a livello ecclesiale che sociale. Attualmente, l’unica figura che viene nominata tra i canonici è il prevosto, carica che coincide sempre con il parroco della Basilica, mentre rimangono vacanti le dignità di cantore, tesoriere e decano.
Peraltro, i membri della Collegiata sono quasi tutti parroci.
Sì, gran parte degli altri membri del Capitolo sono a loro volta parroci in città o in altre zone della diocesi. L’impegno dei canonici per la nostra città si esprime concretamente nella cura d’anime quotidiana e nella presenza attiva sul territorio. Si riuniscono nei momenti comunitari per le principali celebrazioni cittadine e per gli incontri di coordinamento pastorale, traducendo l’antica tradizione in un servizio vivo per il territorio.
In un’epoca caratterizzata dalla presenza capillare delle parrocchie nei quartieri, ha ancora senso la presenza della Collegiata in una comunità?
La presenza della Collegiata ha pienamente senso anche oggi, perché non si sovrappone al lavoro delle singole parrocchie, ma ne completa e arricchisce la missione. Se le parrocchie rispondono alla frammentazione e alla cura capillare dei quartieri, la Collegiata rappresenta il principio opposto: l’unità, la coralità e la memoria storica.
Dunque, un’istituzione che testimonia ancora, dopo quasi tre secoli, la comunione del clero locale.
In un’epoca in cui i sacerdoti rischiano l’isolamento a causa dei troppi impegni, il Capitolo offre uno spazio d’incontro e di preghiera comune, manifestando visibilmente la comunione del clero locale e l’appartenenza all’unico presbiterio diocesano. Inoltre, garantisce momenti forti di preghiera corale e liturgica tra i sacerdoti e il popolo a nome di tutta la città. In sintesi, mentre le parrocchie agiscono capillarmente tra le case, la Collegiata ricorda a tutti che siamo membra di un solo corpo unito.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Chiesa
Il calore della parrocchia “Santissimo Salvatore”: benvenuto don Nicolò Coco
Nuova guida nella chiesa di “Spartiviale”: celebrazione con il vescovo Renna, assente il sindaco Bonanno
Un passaggio di testimone significativo per la comunità parrocchiale del “Santissimo Salvatore” di Biancavilla, che ha ufficialmente accolto la sua nuova guida. Don Nicolò Coco, adranita, raccoglie l’eredità di don Salvatore Verzì, parroco per ben 25 anni e ora trasferito a Bronte.
La celebrazione eucaristica di presa di possesso canonico ha visto la presenza dell’arcivescovo di Catania, Luigi Renna, che ha presieduto il rito dell’immissione canonica, insieme al clero locale e a padre Verzì.
«Il 27 settembre – ha detto il vescovo – il caro don Nicola festeggerà il primo anno di ordinazione. Ma possiede la maturità di età e di esperienze. Questa, caro don Nicola, è una comunità viva di molti carismi e molti percorsi, non avere paura di risparmiarti e di ascoltare la gente. So della tua particolare dedizione per gli ammalati. Spezza la Parola della Misericordia». E poi, l’esortazione di Renna ai giovani: «Chi di voi frequenta il liceo classico? Conoscete l’espressione parà oikías? Questa parrocchia è e deve essere la Casa di Dio in mezzo alle case degli uomini».
Alla celebrazione è spiccata l’assenza istituzionale. Nessuno in fascia tricolore: né il sindaco Antonio Bonanno né assesori della sua giunta. Il pensiero va alla polemica e allo strappo istituzionale senza precedenti (seppure con chiarimenti e scuse successive) dell’ultima domenica di agosto per la festa della Madonna dell’Elemosina.
In compenso, un folto numero di fedeli (molti provenienti da Adrano) ha dato il “benvenuto” al nuovo amministratore parrocchiale, destinato successivamente – come da prassi – ad assumere poi lo status di “parroco”.
«La mia emozione oggi è grande, ma nello stesso tempo – ha detto don Nicolò a Biancavilla Oggi – mi sento sereno, come anche quando ho ricevuto la nomina da parte dell’arcivescovo ad amministratore parrocchiale di questa bellissima comunità. Ero presente quando è stata inaugurata la nuova chiesa (nel giugno del 2021, ndr) ed oggi quasi non riesco a crederci che ne sono diventato amministratore».
La storia di Don Nicolò racconta di un cammino spirituale singolare e maturo. Sacerdote da appena un anno, la sua è una vocazione adulta, fiorita attraverso un percorso di vita ricco ed essenziale, che lo ha condotto all’ordinazione presbiterale dopo aver maturato esperienze personali e professionali significative. Dopo essere stato diacono e vicario parrocchiale a Mascalucia, qui a Biancavilla ha avuto il suo primo incarico alla guida di una parrocchia. Una parrocchia, quella di “San Salvatore”, che si è distinta negli anni per avere avuto una funzione sociale per l’intero quartiere di “Spartiviale”.
«Ho già incontrato vari gruppi della parrocchia e sono stati incontri di conoscenza reciproca, un modo per conoscere la singolarità di ogni gruppo. Presto – sottolinea padre Nicolò – conoscerò il territorio, attraverso la visita agli ammalati della parrocchia. Desidero mettermi in uno spirito di disponibilità e accompagnamento reciproco».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
-
Chiesa4 settimane agoIl vescovo Renna s’infuria con il sindaco Bonanno e nega la benedizione papale
-
Chiesa4 settimane agoRenna si scusa per i toni con sindaco e clero, ma ribadisce le regole liturgiche
-
Chiesa4 settimane agoEcco il testo delle lettere di Renna: «La messa non è il “contenitore” di tutto»
-
Chiesa4 settimane agoRenna vs Bonanno, Avvenire: «No abusi liturgici, una lezione per clero e fedeli»



