24102019GOODNEWS:

Quel 4 agosto 1588 e il ritrovamento del corpo di San Placido a Messina

di Filadelfio Grasso

Una rappresentanza di fedeli del Circolo San Placido di Biancavilla, assieme al prevosto, padre Pino Salerno, si è recata a Messina, dove si svolge la commemorazione del ritrovamento (il 4 agosto 1588) del corpo del martire benedettino e dei suoi compagni, trucidati (secondo una plurisecolare tradizione) sulle rive del porto della città nel lontano 541.

L’evento agostano di Messina ricorda l’episodio, del tutto fortuito, del ritrovamento delle ossa di oltre 30 martiri, venuti alla luce quando il nuovo priore della chiesa di San Giovanni Battista dei Cavalieri Gerosolomitani decise di aprire tre nuove porte dalla parte del mare collocando l’altar maggiore sul lato opposto. A 3 metri e mezzo di profondità alcuni manovali scoprirono un sarcofago con quattro corpi umani, quello centrale teneva un’ampolla all’interno della quale erano contenuti i resti di una lingua. Estendendo gli scavi, furono trovati parecchi altri corpi.

Il fatto fece riemergere il ricordo di ciò che fino ad allora era considerata solo una leggenda: il martirio di San Placido, dei suoi fratelli e dei compagni monaci avvenuto più di mille anni prima, e diede nuovo lustro e onore alla città di Messina. Portò, inoltre, nuove glorie e vigore all’intero odine benedettino che potè vantarsi di avere tra i primissimi discepoli del patriarca Benedetto, fondatore del monachesimo occidentale, anche dei martiri. La notizia quindi fu diffusa con impegno e attenzione, attribuendone il massimo rilievo. Le reliquie dei martiri furono inviate nei principali monasteri e cenobi dell’ordine, in Italia e in tutta Europa, facendo rifiorire ovunque il culto per il santo martire e, per estensione, facendo rinvigorire il prestigio dell’ordine benedettino cassinese.

Il Papa Sisto V emanò un breve pontificio e concesse di poter celebrare la festa di san Placido a Messina e nella Chiesa Universale.

In questo periodo, Biancavilla, sorta poco più di cento anni prima, attraversava una crisi religiosa dovuta alla decadenza de rito greco portato dagli albanesi fondatori. Il vescovo Giandomenico Rebiba  intervenne per sanare quel momentaneo disordine e, in accordo con l’abate dell’Abazia di Santa Maria di Licodia, Romano Giordano, decise di latinizzare una volta per tutte le genti di Biancavilla, offrendo proprio una insigne reliquia (il braccio destro) del Santo Monaco, in possesso già da qualche anno dell’Abazia.

La presenza delle reliquie di San Placido nel centro etneo ha influito notevolmente non solo da un punto di vista religioso (devozione, riti, ecc.), ma anche, e forse soprattutto, da un punto di vista sociale (si pensi ad esempio alla questione dell’identità della nostra comunità che si ritrova unita proprio per la festa di ottobre), ed economico (in altri tempi le fiera franca di San Placido aveva inizio il 5 settembre e si concludeva a ottobre inoltrato, con l’enorme capacità di smuovere tutta l’economia paesana).

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