Cronaca
Non soltanto turbolenze criminali: a Biancavilla nove omicidi in 7 anni
Nove morti ammazzati, tre tentati omicidi ed altri due agguati sventati dalle forze dell’ordine, grazie alle intercettazioni ambientali. Il sunto della statistica criminale degli ultimi sette anni, a Biancavilla, è un carico ingombrante rispetto ad una comunità che fa 23mila abitanti. La mafia e la guerra fratricida tra gli eredi di quello che un tempo era il clan Toscano-Mazzaglia-Tomasello hanno un peso notevole sui numeri criminali del centro etneo, che non a caso risente ancora l’eco della nomea di essere stato negli anni ’80 vertice (assieme ad Adrano e a Paternò) del famigerato “triangolo della morte”.
Ma non c’è soltanto lo spappolamento della vecchia cosca mafiosa (tradizionalmente legata ai Santapaola) ad indurre le enciclopedie online, a cominciare da Wikipedia, a definire Biancavilla «uno dei comuni più pericolosi d’Italia». A fianco agli agguati ed alle esecuzioni plateali, in pieno centro o in pieno giorno, di boss o picciotti, ci sono pure delitti a sfondo “privato”, che con la criminalità organizzata non c’entrano nulla.
La scia di sangue, tra l’ottobre 2009 e il gennaio 2014, lasciata dalle uccisioni di “fuoco” di Antonio Strano (in via Cristoforo Colombo), Giuseppe Mazzaglia (in via Carlo Pisacane), Roberto Ciadamidaro (lungo i binari della Ferrovia Circumetnea), Alfredo Maglia (biancavillese ucciso nella sua abitazione di Adrano), Agatino Bivona (in via Fallica) e Nicola Gioco (in piazza Sant’Orsola) ha senz’altro uno stampo mafioso. Stesso marchio per i recenti tentati omicidi di Pippo Mancari (nel viale Europa) e di Pippo Amoroso (sulla Strada Provinciale 156, alla periferia di Biancavilla).
LEGGI L’ARTICOLO
►Morti ammazzati senza colpevole: una sequenza di sangue impunita
L’ultima operazione antimafia “Garden” ha fatto emergere, poi, uno spaccato da romanzo criminale. La Direzione distrettuale antimafia di Catania ha tenuto sotto monitoraggio i fronti contrapposti, desiderosi di imporre il proprio dominio ed assetati di vendetta, fino a quando è scattato un blitz per sequestrare un arsenale di armi e bloccare almeno due ordini di omicidi, di cui uno programmato il giorno di San Placido, patrono del paese. Dalle stesse intercettazioni si era saputo di un altro agguato fallito in campagna, ma mai denunciato. Fin qui il contesto “classico” da provincia siciliana.
LEGGI L’ARTICOLO
►Omicidi sventati, uno a San Placido: sette fermi per esponenti del clan
Di tutt’altra matrice, invece, sono altri delitti che hanno tenuto impegnati i carabinieri di Biancavilla e della compagnia di Paternò. Grande eco mediatica per l’uccisione di Alfio Longo, nella sua villetta di zona “Vigne”. Dopo una simulazione di assalto di rapinatori, è la moglie Enza Ingrassia a confessare: «L’ho ammazzato io, mi sono sopportata quarant’anni di maltrattamenti e violenze».
IL DOSSIER
►Alfio Longo ucciso dalla moglie Enza Ingrassia: cronaca, foto e video
Altro recente delitto è stato il grave ferimento di Antonio Erba. A sparargli in strada, all’ora di pranzo, è stato Marcello La Delfa, convinto che il giovane avesse una tresca con la moglie. Nelle statistiche va poi annotato il ritrovamento del cadavere del 29enne licodiese Daniele Cangemi alla periferia di Biancavilla. E adesso si aggiunge l’uccisione di Antonio Crispi, per la quale si attende un pronunciamento degli investigatori per poterle dare una precisa “collocazione”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cronaca
Sotto indagine 4 rumeni: sfruttavano marocchini per un lavoro da fame
In campagna 70 ore a settimana, 1 euro ogni cassetta d’arance, alloggio senza luce né acqua
Sono quattro uomini di origine rumena, ma residenti a Biancavilla, gli indagati della Procura di Enna per avere reclutato, organizzato ed impiegato presso terzi in condizioni di sfruttamento, lavoratori stranieri irregolari, approfittando del loro stato di bisogno. Una nuova storia di caporalato. I carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Catania, supportati dalla Compagnia di Paternò, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare personale nei confronti di quattro rumeni, emessa dal Gip di Enna.
Secondo l’inchiesta, i lavoratori irregolari (tra gennaio e maggio 2024) sarebbero stati impiegati nella raccolta delle arance, in terreni agricoli di Enna e Regalbuto, pagati a cottimo con 1 euro a cassetta. Una retribuzione palesemente difforme e sproporzionata rispetto ai minimi contrattuali. Un impegno di circa 70 ore settimanali, senza giornate di riposo, in condizioni alloggiative degradanti, in violazione della normativa antinfortunistica. Tutti costretti a lavorare e ad accettare le condizioni imposte dietro violenza e minacce.
L’indagine è scaturita dalla denuncia di quattro cittadini marocchini dipendenti da uno pseudo imprenditore rumeno, sostenuti dall’associazione Penelope, sulle cui dichiarazioni hanno avuto origine gli accertamenti a riscontro da parte dei militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Catania.
In particolare, uno dei soggetti indagati, ora ai domiciliari con braccialetto elettronico, ricopriva il ruolo di datore di lavoro “di fatto”. Gli altri tre (destinatari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) eseguivano gli ordini e svolgevano funzioni di controllo sul campo, vigilando sull’attività dei lavoratori, imponendo ritmi e carichi sproporzionati con “modalità intimidatorie”. Erano loro a gestire anche l’alloggio fatiscente (privo di luce e acqua) imposto ai lavoratori, trattenendone le somme relative all’affitto dal salario e minacciando gli stessi di allontanarli se non avessero accettato tali condizioni, contribuendo così a mantenere le condizioni di sfruttamento e dipendenza economica e abitativa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cronaca
Dimentica l’auto accesa, anziana morta in casa a causa dei gas di scarico
Tragedia in un’abitazione di via Inessa, a dare l’allarme sono state alcune vicine: inutile l’intervento del 118
Era entrata in garage con la propria auto, ma aveva dimenticato il motore acceso. Una distrazione che è risultata fatale per una donna di 87 anni di Biancavilla, trovata morta in casa, in via Inessa, dove viveva da sola. La morte sarebbe stata a causata dall’inalazione dei gas di scarico dell’auto che si sarebbero propagati fino ai piani superiori dell’abitazione, dove si trovava la donna.
A dare l’allarme sono state alcune vicine. Sul posto, sono intervenuti un’ambulanza del 118 e i vigili del fuoco del distaccamento di Adrano. Una volta avuto accesso nell’edificio, gli operatori sanitari hanno soltanto constatato il decesso dell’anziana.
Inevitabile l’intervento dei carabinieri, che hanno avviato i necessari accertamenti. La ricostruzione dei fatti, al momento, suggerisce l’ipotesi della disgrazia: il motore dell’auto dimenticato acceso, le esalazioni dei fumi dalla marmitta, la diffusione dei gas in tutta la casa e l’intossicazione mortale per la donna. La salma è a disposizione ora dell’autorità giudiziaria, in attesa di eventuali ed ulteriori accertamenti medico-legali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
-
In città4 settimane agoBiancavilla, i big del jazz per quattro serate memorabili a Villa delle Favare
-
Cronaca3 settimane agoBlitz antimafia “Ultimo atto”, Mancari e altri 10 imputati condannati in Appello
-
Istituzioni3 settimane agoL’acqua non arriva: si sospetta un intervento doloso dietro ai disservizi
-
Storie4 settimane agoFederico Ambrogi, la storia sconosciuta del partigiano eroe di Biancavilla



