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Cronaca

Torna a casa la bambina che si era ustionata con l’acqua bollente

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La piccola era rimasta vittima di un incidente domestico che le aveva procurato bruciature sul 50% del corpo. Dovrà seguire ora una terapia e continue medicazioni.

 

di Vittorio Fiorenza

È uscita dall’ospedale e si trova adesso a casa. Sta meglio, ma deve continuare a seguire una terapia ed effettuare periodiche medicazioni. La bambina che alcune settimane fa si era ustionata, dopo che si era versata accidentalmente una pentola d’acqua calda addosso, ha lasciato il “Cannizzaro”.

Nell’ospedale catanese, la bambina, che frequenta la scuola elementare, era stata ricoverata al Centro grandi ustionati per le bruciature di secondo e terzo grado riportate sul 50% del corpo.

L’incidente domestico si era verificato all’ora di pranzo. Le urla della mamma aveva fatto accorrere i vicini. Uno di questi, Nunzio Caltabiano, si era prontato ad accompagnare la bambina e la mamma al pronto soccorso dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla. Viste le condizioni critiche, disposto poi il trasferimento a Catania con l’elisoccorso.

Adesso il ritorno a casa. Sono stati i vicini che hanno voluto accogliere la piccola con una festa, anche in coincidenza del suo compleanno. Gli stessi vicini, nelle settimane scorse, avevano lanciato un appello di solidarietà, promuovendo una raccolta fondi a favore della famiglia della bambina.

Non sono certo mancati i biancavillesi che hanno risposto con un gesto di generosità, ma i vicini chiedono di sottolineare come sia mancata la presenza, anche informale, di rappresentanti istituzionali o della Chiesa biancavillese.

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Cronaca

“Ultimo atto”, chiesto il rinvio a giudizio per il clan di Pippo Mancari “u pipi”

Udienza preliminare: l’amministrazione Bonanno è parte civile, assenti le vittime delle estorsioni

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Udienza davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, Luca Lorenzetti, per trattare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura nei confronti di 18 soggetti coinvolti nell’inchiesta “Ultimo atto”.

Le indagini, nel settembre 2023, aveva portato ad un blitz dei carabinieri per reati di associazione mafiosa, traffico di droga ed estorsioni. Al vertice dell’operazione criminale, Pippo Mancari u pipi, nome della vecchia guardia mafiosa di Biancavilla, che aveva ristrutturato il clan con giovani leve. Nello stesso ambito di inchiesta, anche il sequestro (finalizzato alla confisca) di beni ed attività imprenditoriali per un valore di 3 milioni di euro. In particolare, il clan gestiva il monopolio del trasporto merci su gomma (attraverso la cosiddetta “agenzia”) per le aziende di produzione agrumicola.

Oltre a Pippo Mancari, le richieste di processo riguardano: Salvatore Manuel Amato, Fabrizio Distefano, Placido Galvagno, Giovanni Gioco, Piero Licciardello, Nunzio Margaglio, Carmelo Militello, Nicola Gabriele Minissale, Alfio Muscia, Ferdinando Palermo, Mario Venia e Carmelo Vercoco (tutti erano stati sottoposti a misura cautelare in carcere). Assieme a loro pure Alfredo Cavallaro, Cristian Lo Cicero, Maurizio Mancari, Francesco Restivo e Marco Toscano (indagati a piede libero).

Gli avvocati di diversi imputati hanno chiesto il rito abbreviato. Il giudice deciderà nella prossima udienza, fissata per il 15 luglio.

L’assenza delle vittime di estorsioni

Nell’udienza preliminare si sono costituite le parti. Da rilevare, purtroppo, che tra le dieci persone indicate come parti offese (in quanto sottoposte al pagamento del “pizzo”), nessuna si è presentata per chiedere di costituirsi parte civile. Un segnale grave, che a Biancavilla ancora una volta fa riportare le lancette del tempo della legalità indietro agli anni dell’omertà e della paura. Di contro, invece, sono state ammesse come parti civili il Comune di Biancavilla e un’associazione antiracket.

In particolare, l’amministrazione del sindaco Antonio Bonanno, rappresentata dall’avv. Sergio Emanuele Di Mariano, aveva avanzato la richiesta «sia iure proprio, per ottenere il risarcimento del danno all’immagine della città e allo sviluppo turistico ed economico, sia quale ente preposto alla rappresentanza dei propri cittadini, per il pregiudizio arrecato dal reato all’ordine pubblico e al senso di insicurezza e pace sociale percepito nel territorio». L’ammissione del Comune ha riguardato tutti i reati, da quello di mafia al traffico di droga e all’estorsione.

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