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L'Intervista

Glorioso: «Vi spiego il mio appello» Nuova giunta? «Sì, dopo il bilancio»

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di Vittorio Fiorenza

Due distinti piani di discussione. C’è una sorta di “discorso alla Nazione”, che chiama a raccolta la città per affrontare nuove ed urgenti sfide che si sono presentate dopo le elezioni: «È successo uno tsunami, bisogna coinvolgere tutti, ma non c’entrano le poltrone, non ne ho da dare a chi non mi ha sostenuto». L’altro fronte riguarda la politica corrente, quella della quotidianità, fatta pure di poltrone. Ed ecco qui un gruzzolo di notizie fresche fresche: «Sì, ci sarà una nuova giunta dopo l’approvazione del bilancio, un assessorato andrà al gruppo “CittAttiva” e non è detto che sarà il Pd a cedere il posto».

Colloquio a tutto campo del sindaco Giuseppe Glorioso con Biancavilla Oggi, che gli ha chiesto conto e ragione sul dibattito interno alla sua coalizione finalizzato ad un radicale turnover assessoriale e spiegazioni ed approfondimenti sul senso del suo appello per la costituzione di un “patto di governo”. Appello al quale dal Centrodestra, Antonio Bonanno ha detto sì al dialogo, ma senza scadere in inciuci.

Sindaco, perché proprio ora questo appello?
Il momento non è casuale. Viene lanciato dopo una serie di fatti che si sono verificati in città. C’è la questione urgente del riordino urbanistico per dare una prospettiva e una tranquillità ai biancavillesi, nel rispetto della legalità. Poi c’è la valutazione sulle scelte da prendere se si vuole la sopravvivenza del nostro ente con riferimento, per esempio, all’appalto dei rifiuti. Da non trascurare il problema occupazionale. Ecco perché voglio chiamare a raccolta la città. Abbiamo fatto tanto ma dalle elezioni ad oggi è cambiato il mondo, c’è stato uno tsunami che vogliamo affrontare con il coinvolgimento di tutti, riscrivendo un nuovo patto per Biancavilla.

Uno tsunami che ha travolto pure lei: non solo la scottante questione dei rifiuti e la demolizione degli immobili abusivi, ma anche l’attentato incendiario ai suoi danni.
Sì, ma non voglio soffermarmi sull’episodio che mi riguarda perché sarebbe riduttivo pensare che il mio intervento si leghi a quanto ho subito. Piuttosto bisogna fare autocritica sugli ultimi trent’anni e sul fatto che oggi ci ritroviamo, ad esempio, con 1000 case abusive e con cittadini che vivono in ansia.

Poche settimane fa, in occasione della discussione della Tasi, la minoranza ha chiesto un tavolo di confronto con il coinvolgimento di forze politiche e sindacali, ma lei ha tirato dritto e l’opposizione si è sentita sbattere la porta in faccia. Adesso tende la mano. Il suo gesto è anche frutto di un’autocritica?
Assolutamente no. Quella era una richiesta strumentale: la proposta di delibera era depositata da venti giorni ma il tavolo tecnico mi viene chiesto il giorno prima della seduta del Consiglio. È palesemente strumentale, a maggior ragione quando le proposte di merito formulate erano tecnicamente irricevibili. Hanno preferito la demagogia e il populismo, che però non mi appartengono.

Condivisione, unità, coinvolgimento, apertura: sono le parole chiave del suo appello. Sono tutte parole, tuttavia, che nella cultura politica italiana innescano automaticamente un atteggiamento di diffidenza perché nella prassi più frequente fanno rima con “inciucio”. Come dire: cosa c’è dietro?
Chi ha percepito questo, si limita all’aspetto superficiale, senza fare un’analisi attenta. In questo momento, lo ribadisco, ci vuole massima condivisione e ampio coinvolgimento. Che sia chiaro: io non ho da offrire poltrone alle forze che non mi hanno sostenuto. Se qualcuno ha percepito questo, lo devo deludere.

Sindaco, fuori dal politichese e dalle buone intenzioni, non può non essere notato che questo suo appello arriva nel preciso momento in cui i partiti della sua maggioranza, a cominciare dal Pd, in ossequio a patti e accordi di inizio sindacatura, le ricordano e le chiedono un turnover assessoriale. Sono richieste che adesso vanno quantomeno accantonate. O no?
La ricomposizione della giunta avverrà subito dopo l’approvazione del bilancio e sarà una fotografia della coalizione che mi ha sostenuto. Dico di più: bisogna anche coinvolgere il gruppo di CittAttiva, non vedo perché non debbano essere anche loro coinvolti nella gestione amministrativa.

Le faccio notare che i posti in giunta sono quattro. Significa che il suo partito, finora rappresentato da Giuseppe Furnari e Rosanna Bonanno, ne deve cedere uno. Sarà così generoso?
Perché dovrà essere il mio partito a cedere? Non si sa. Si farà un ragionamento di coalizione: tutti dovranno cedere qualcosa per dare la possibilità a tutti di partecipare.

Un po’ ciascuno, dice.
Non lo so, vedremo. Ma è doveroso che tutti accettino questa regola. Il problema dei posti c’è ma sarà affrontato e risolto in mezza giornata.

Siccome, invece, la matassa è complicata da sbrogliare, lei si è “inventato” questo appello per prendere tempo e distogliere l’attenzione: questa la lettura che in tanti hanno fatto alle sue parole.
Ogni osservazione è legittima. La verità è che non ho nessun problema. La priorità è l’approvazione del bilancio. Poi ci sarà una nuova giunta con quattro assessori capaci e rappresentativi della mia coalizione.

Però c’è un passaggio del suo appello in cui sostiene di andare oltre i confini della sua maggioranza. Essendo lei il sindaco che passerà alla storia per avere varato la giunta multicolor Pd-Pdl, per avere creato il ribaltone dei lombardiani e per avere tagliato i legami con un certo modo di intendere la Sinistra, è istintivo chiedersi quale mossa abbia in mente. Non crede?
Andare oltre la maggioranza sì, ma come ho precisato non in riferimento alle poltrone. Mi sembra limitativo ridurre tutto al ceto politico. Bisogna andare oltre questi schemi e ho il dovere di ascoltare la politica e la società, senza ridurre tutto a questioni di poltrone. Quanto alle azioni politiche passate, le consegno alla storia, anche se hanno già avuto la loro valutazione elettorale.

I toni del suo appello sono “aulici”, ma non per questo rinuncia alla politica nella sua prassi quotidiana di Palazzo. Lei ha sgranocchiato all’opposizione un componente, ovvero Vincenzo Mignemi.
Ci sta pure questa osservazione. Il sindaco è un soggetto politico. Io faccio parte del Pd e lavoro per fare in modo che il mio partito sia sempre più inclusivo e in questa logica ci sta questo ragionamento.

C’è poi un altro passaggio del suo appello: lei vuole ridiscutere il suo programma elettorale. Finora l’accusa più sonora che le viene rivolta è che ha mentito in campagna elettorale, avendo disatteso la promessa di non aumentare tasse e tributi.  Antonio Bonanno l’ha definita un “imbroglia popolo”. 
Non rispondo al mio avversario. Anzi, considero Antonio Bonanno non il mio avversario: ha amministrato con me per tre anni e sa che non imbroglio nessuno. Se avesse fatto lui il sindaco, la Regione gli avrebbe mandata tanti soldi da consentirgli di non istituire la Tasi? Se lui pensa che le cose funzionino così…

Sindaco, cos’è la Sinistra?
Le posizioni non possono restare cristallizzate nel tempo perché cambia la società. La sinistra non deve difendere i privilegi, ma contrastarli tutti. Perché dobbiamo tutelare chi il posto di lavoro ce l’ha e non tutelare chi un posto lo deve avere? Questo significa essere di destra? Non credo. Ci vuole una società che dia pari opportunità e che sia competitiva. C’è un sistema da smantellare. In questo, la Sinistra deve essere innovativa, moderna e chiaramente deve sempre guardare al centro. Analogo discorso sul sindacato, che non può arroccarsi sulla difesa dell’esistente perché diventa minimale. …Comunque, Landini mi piace.

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Il fronte del “no” all’impianto Ch4: «Dimensione e ubicazione errate»

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di Vittorio Fiorenza

La società Ch4 Energy ha presentato il suo progetto di impianto di trattamento dei rifiuti di Piano Rinazze: il biodigestore per la produzione di gas metano e compost per l’agricoltura. Ad ascoltare, tra i vari soggetti presenti a Villa delle Favare, pure Giuseppe Lo Bianco, presidente dell’Irssat, l’Istituto di Ricerca Sviluppo Sperimentazione Ambiente e Territorio. E proprio Lo Bianco resta nella schiera del “no”.

Non per la tecnologia utilizzata, ma per dimensioni e localizzazione. È così?
Noi abbiamo parlato soltanto dello studio di impatto ambientale. Sul piano della tecnologia non siamo entrati nel merito. Riteniamo complessivamente che la digestione anaerobica sia la migliore da potere utilizzare. Il problema non è questo, ma l’ubicazione dell’impianto, le risorse locali già esistenti, le comunità e la dimensione della struttura. Dimensione che è tra le più grandi in Italia: 1,7 Mega è un grande impianto.

Un impianto, però, che sembra avviarsi verso l’autorizzazione finale, nonostante un ricorso al Tar in corso, basato sulle osservazioni che lei ha ricordato.
Tutto dipende dall’autorità regionale, per l’aspetto amministrativo, e dal Tar, per il ricorso a cui noi abbiamo collaborato, affiancando il Comune, il cui parere –certo– non è vincolante e determinante.

Ha sentito? Pure Cia e Confagricoltura (contrariamente a quanto avevano detto in precedenza) si sono espressi a favore di questo impianto.
Se secondo loro un terreno vocato al biologico può ospitare impianti che possono coinvolgere un milione e mezzo di utenti (la società Ch4 riferisce invece di 350/400mila, ndr), cosa dire? Sono loro i rappresentanti degli agricoltori. Noi abbiamo fatto delle osservazioni ambientali, non entriamo nel merito delle valutazioni degli agricoltori o dei politici.

Se sulla tecnologia della Ch4 tutti siete d’accordo, altro discorso è –per quanto ci è dato sapere– la tecnologia dell’impianto proposto dalla Greenex, che prevede un sistema di multicombustione.
Non conosco il progetto. Oggi il mondo va in termini di economia circolare: le risorse si riciclano, si riusano, non si bruciano. Non è solo una questione tecnica. Non so se riguarda la Greenex, certo è che gli inceneritori sono stati messi al bando dalla Commissione Europea, che dice di evitare di costruirne altri, anzi cominciamo a spegnere quelli esistenti. Noi siamo d’accordo con questa posizione.


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Conti in rosso, Vincenzo Giardina: «Stanare i furbi, animare l’economia»

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di Vittorio Fiorenza

Agosto 2018, seduta di Consiglio Comunale per approvare il rendiconto di gestione. A pronunciare per la prima volta la parolina tanto temuta, “dissesto”, fu il consigliere Vincenzo Giardina, già in passato vicepresidente dell’assemblea cittadina. Fu lui ad evidenziare il pericolo, parlando pure della necessità per il Comune di fare da “sceriffo” contro i tanti furbetti che non pagano il dovuto. Un intervento che faceva presagire le misure di rigore votate pochi giorni fa dall’aula per convincere la Corte dei conti della svolta nella gestione comunale ed evitare il crac.

Giardina, allora non avevate ancora piena contezza dell’eredità che vi era stata lasciata, ma lei fu tra i primi ad intuirne la drammaticità.
Sì, è così. Era il primo Consiglio dopo quello di insediamento. Effettivamente vedendo che c’erano 35 milioni di residui attivi (di cui 15 di dubbia esigibilità), debiti per circa 18 milioni e una bassissima riscossione, il rischio del dissesto si intravedeva. Feci un intervento politico, chiedendo cosa avesse fatto la passata amministrazione per riscuotere quei 35 milioni di residui attivi. Nulla, non era stato fatto nulla. Parlai della necessità di fare da “sceriffi” proprio per tutelare coloro che onestamente hanno pagato rispetto a coloro che, pur potendolo fare, non hanno versato il dovuto.

Fa un certo effetto, oggi, seguire quella riunione consiliare su Youtube (a partire dal minuto 25) e sentire gli interventi dei suoi colleghi seduti di fronte a lei mentre sostengono che hanno lasciato un bilancio sano. Sano, forse, solo su un foglio Excel. Questo è accaduto pochi mesi fa.
Infatti, avevo detto in quella stessa riunione che avremmo potuto avere problemi a pagare gli stipendi dei dipendenti comunali. Cosa che poi accadde. No, non sono un oracolo. I numeri parlavano chiaro, vista anche la notevole anticipazione di cassa sulla quale si pagano interessi.

A Biancavilla chi non paga tasse e imposte è una grossa fascia di popolazione. Impensabile che tutti siano indigenti. Diciamo che abbondano i furbi. Non perseguirli, negli anni, è stata una scelta politica di ingiustizia sociale, la negazione di un principio sacro della sinistra. Ci ha pensato? Lei, come tutti, è chiamato adesso a fare il “comunista”, affinché tutti paghino il dovuto e gli onesti non subiscano la sfacciataggine dei furbi.
Stanare i furbi non è da “comunisti” né da “fascisti”. È un dovere. La mia formazione è quella della destra sociale. Se è vero che il 40% paga regolarmente e l’indice di povertà in Sicilia è del 15-20%, significa che c’è un buon 40-45% che può e invece non paga e pretende pure i servizi. Noi dobbiamo dire da che parte stare: io sto con chi rispetta le regole e non con i furbi.

In linea puramente teorica sarebbe favorevole a mettere online la situazione tributaria di ogni amministratore e ogni consigliere?
È una questione di etica politica. Volendola considerare, si può fare. Comprendo che se i politici chiedono ai cittadini di essere in regola, è giusto che innanzitutto lo siano loro. È un’idea da considerare.

Coloro che hanno la responsabilità hanno nomi e cognomi precisi. Ma si possono indicare oppure è vietato? Sembrate timorosi a farlo. Forse perché in maggioranza avete imbarcato alcuni che sono stati protagonisti nella passata esperienza amministrativa?
Nessuna difesa della passata esperienza, non assolvo assolutamente l’amministrazione Glorioso, che poteva intervenire prima e non l’ha fatto. Noi abbiamo ereditato debiti, mentre l’amministrazione Cantarella ha lasciato un Comune virtuoso.

La Corte dei conti è chiara nell’individuare le criticità economico-finanziarie dell’ente e ad indicare le responsabilità, che sono locali. Invece, a sentire taluni, sembra che l’allarme rosso sui conti comunali sia dovuto a fattori… meteorologici. Avevate promesso un’operazione verità: non l’avete fatta.
Dovrebbe spettare in particolare al sindaco perché ha maggiore contezza, ma è un’operazione già in atto. Lo abbiamo detto che non è stata fatta alcuna riscossione e nessun intervento.

Fatto sta, Giardina, che adesso tocca a voi tentare di sistemare le cose. D’ora in poi, ogni responsabilità è vostra. Bastano quelle misure indicate in maniera unanime dal Consiglio Comunale?
È un primo tentativo per rispondere alla Corte di conti, per mostrare che stiamo lavorando, per salvare la situazione ed evitare il default del Comune. Aderire all’Agenzia delle entrate per fare riscossione è un passo serio e, speriamo, proficuo.

Come ha detto il suo collega Vincenzo Amato, dovreste strappare il vostro programma elettorale perché l’unico ed esclusivo impegno dovrà essere riempire la voragine di bilancio. È così?
Sì, in primis è quello che ho detto io. L’azione amministrativa dovrebbe essere svolta in funzione del programma elettorale. Invece si dovrà intervenire su ciò che ci è stato lasciato: due rendiconto andati a male, un bilancio di previsione 2016-2018 che non presenta caratteri di stabilità finanziaria. Quindi, ahimé, c’è il rischio grosso di aumentare le tasse. Mi auguro –se dovesse avvenire– che sia un aumento temporaneo. E non bisogna tralasciare poi l’urgenza di fare ripartire l’economia a Biancavilla.

E come? Con quale ricetta?
Dobbiamo vigilare sull’approvazione, imminente, del nuovo Piano Regolatore e puntare sulla zona artigianale, in modo da evitare di fare scappare imprenditori da Biancavilla, cosa che è accaduta.

Ecco, la zona artigianale di Sciammarita: un cavallo di battaglia del Centrodestra fin dai tempi della seconda Giunta Manna. Battaglia che perse vigore dopo l’esproprio dei terreni per circa 500mila euro, 98% dei quali andati alla società “Salentina Sicula Immobiliare”, proprietaria di 62.778 metri quadri. Insomma ci troviamo con un pugno di terra senza averci fatto nulla. L’unico felice è chi ha incassato i soldi degli espropri.
Quell’opera, portata a compimento con la realizzazione dei servizi dall’amministrazione Cantarella, si potrebbe rendere appetibile, per esempio rivedendo le modalità e le condizioni di assegnazione dei lotti. Bisogna riprendere l’opera: è possibile rilanciarla.

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Nero su Bianco Edizioni

UNA VITA ANCORA PIU' BELLA Memorie di un sopravvissuto. Lettere e riflessioni inedite di Gerardo Sangiorgio, il biancavillese deportato nei lager nazisti per avere detto "no" alla Repubblica di Salò. La sua è la vicenda di un "Internato Militare Italiano" raccontata nel nuovo libro di "Nero su Bianco", curato da Salvatore Borzì con prefazione di Francesco Benigno e contributi di Liliana Segre, Massimo Cacciari, Luciano Canfora ed altri esponenti della cultura italiana.

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