L'Intervista
Antonio Bonanno “morde” Glorioso «Ha innescato una bomba sociale»
L’ex candidato sindaco del Centrodestra rompe il silenzio e accusa il primo cittadino: «È un imbroglia-popolo, ci ha addossato 2 milioni di euro di tasse che impoveriranno i biancavillesi con effetti sociali drammatici. Il Comune è in pre-dissesto, ma lui sogna solo di fare il deputato all’Ars».
di Vittorio Fiorenza
«Sì, Glorioso è un bugiardo. Poco più di un anno fa aveva promesso che non avrebbe messo mani nelle tasche dei cittadini e non è stato di parola: il sindaco è un imbroglia-popolo».
L’ultimo intervento pubblico di Antonio Bonanno, candidato sindaco alle scorse Amministrative e sfidante di Glorioso, che fu costretto al ballottaggio, risale al pomeriggio elettorale in cui le urne hanno dato il verdetto finale. Poi, il ritiro dalla scena pubblica, pur mantenendo una costante osservazione e un continuo contatto con i gruppi consiliari di Centrodestra che lo hanno sostenuto.
Ma con due o tre macigni in più di tasse che i biancavillesi si ritrovano sulle spalle, ha deciso di rompere il silenzio. Lo fa con Biancavilla Oggi, a cui esprime i timori per gli effetti che l’oppressione fiscale potrebbe provocare, dal “rischio povertà” alla “bomba sociale pronta ad esplodere”. E addossa ogni responsabilità a Glorioso, di cui è stato assessore in un ormai lontano 2008, in quella che passerà alla storia come la prima giunta “Fiamma e Martello”. Quel Glorioso, che –sbotta il giovane di Centrodestra, legato all’eurodeputato Salvo Pogliese– agisce solo in funzione di «ottenere un posto all’Ars».
Bonanno, andiamo con ordine. Partiamo dal manifesto anti-Tasi, in cui accusate Glorioso di essere un bugiardo.
Glorioso ha fatto una campagna elettorale, sostenendo che il nostro fosse un Comune virtuoso con i conti in ordine. Ebbene, oggi la legislazione nazionale dà la possibilità agli enti virtuosi di azzerare la Tasi, come accade nel Comune di Bronte. Se, invece, a Biancavilla la tassa si rende necessaria, vuol dire che il virtuosismo è stata un’invenzione e che Glorioso ha mentito, da imbroglione quale è. Anzi, doppio imbroglione.
Addirittura doppio.
L’ulteriore menzogna di Glorioso è quella di addossare al Centrodestra, reo di non avere votato questa tassa, l’intenzione di azzerare i servizi sociali. Falso, la ripartizione degli introiti di questa imposizione è poco trasparente e certamente non servirà soltanto ai servizi sociali.
Ad ogni modo, la Tasi è una nuova tassa, la cui prima rata va pagata entro il 16 ottobre. Il sindaco ammette di avere promesso niente tasse, ma –sostiene– le condizioni sono cambiate e non avrebbe potuto prevedere quel massiccio abbattimento di trasferimenti da parte della Regione e dello Stato.
È semplicemente una scusa. Ci ha detto che eravamo un Comune virtuoso. In quanto tale dovremmo essere graziati dalla Tasi. Invece non è così. Da qualsiasi punto di vista si osservi la questione, Glorioso risulta essere sempre un imbroglia-popolo. E c’è un altro aspetto che non può essere non notato.
Quale?
È singolare che il sindaco convochi incontri e conferenze stampa sulle iniziative più sciocche e poi, su un provvedimento devastante come questo, non ne parli pubblicamente. Non c’è stata informazione né trasparenza. Nel giro di pochi giorni, senza concertarlo con i cittadini, lo ha voluto pure approvato in Consiglio Comunale, respingendo quella richiesta di dialogo proveniente dall’opposizione. Ecco perché lo invitiamo ad abbassare i toni. A lui si deve l’esasperazione del dibattito politico, invece si attenga ad un rapporto costruttivo.
Una richiesta, quella del tavolo tecnico-politico, ritenuta dal sindaco strumentale e, peraltro, presentata il giorno prima della seduta consiliare sulla Tasi.
La nostra richiesta, in realtà, segue di pochi giorni l’arrivo della proposta Tasi nella relativa commissione consiliare. E non è strumentale. È successo anche in altri comuni, per esempio a Paternò, dove sulla Tasi, il sindaco non solo ha cercato la minoranza ed individuato forme di detrazione e agevolazioni, ma ha anche convocato i sindacati. Qui da noi no.
Resta sempre il Consiglio Comunale in cui discutere ed avanzare controproposte.
Certo, ma la nostra proposta non voleva circoscrivere la discussione ai partiti e alle forze politiche. Mirava ad allargarla alle categorie sociali, dai rappresentanti dei lavoratori a quelli degli imprenditori e alle famiglie. Se poi il sindaco ritiene questi passaggi, una perdita di tempo, abbiamo detto tutto.
Sono aspetti politici di Palazzo su cui i cittadini non si appassionano.
Senza dubbio. Parliamo degli effetti sociali? Bene. Un aumento così vertiginoso e improvviso delle tasse vuol dire caricare alle famiglie biancavillesi, tra addizionale Irpef, Tari, Tasi, Imu, più di due milioni di euro. Tasse volute da Glorioso, senza essere concertate o spiegate, sottovalutando il rischio povertà della città. La conseguenza sarà portare il ceto medio al livello di povertà, mentre le fasce deboli, impossibilitate a pagare, saranno destinate a vedersi arrivare cartelle esattoriali e fermi amministrativi della macchina. Tutto questo, in un paese per nulla florido da un punto di vista socio-economico, genera una bomba sociale, pronta a deflagrare per responsabilità del sindaco Glorioso.
Da parte vostra, c’è un reale controllo dello stato dei conti del Comune di Biancavilla? Ci sono, appunto, fornitori, imprese, associazioni, gruppi che reclamano arretrati da tempo.
Quello che noi sappiamo e che i nostri consiglieri sono nella possibilità di controllare è che il Comune, sugli anticipi di cassa, è arrivato al massimo consentito. Conosciamo perfettamente la realtà anche del piccolo imprenditore che lavora per il Comune e viene pagato a distanza di un anno e mezzo. Conosciamo le dichiarazioni dei revisori dei conti. Non passa inosservato, poi, che il bilancio di previsione sarà portato in Aula a fine anno come se di fatto fosse già un consuntivo. Tutto questo comporta una difficoltà nel controllo e nella previsione della spesa.
Temete un possibile annuncio-choc, dall’oggi al domani, sui conti comunali?
Noi siamo convinti che il Comune si trovi in pre-dissesto. Non si giustificherebbe, altrimenti, questo aumento sproporzionato di tasse. Tasse che non avranno –come è facilmente immaginabile– il gettito previsto e quindi non potranno salvare i conti.
Al posto di Glorioso, poteva esserci lei. Come avrebbe amministrato questa situazione? Sulla proposta di vendere gli immobili del Comune, il sindaco vi ha dato degli ignoranti perché la soluzione è tecnicamente irricevibile.
Non è stata una proposta, ma una provocazione di Antonio Portale. La proposta politica, Glorioso non ci ha dato occasione di farla.
Al di là delle responsabilità e di come si è arrivati a questo punto, adesso servono questi quattrini. Lei da dove li prenderebbe?
In materia di risparmio energetico, per esempio, Biancavilla è agli ultimi posti. Il paradosso è che la Tasi viene anche istituita per l’illuminazione pubblica, quando su questo bisognava prendere misure di risparmio e riduzione della spesa.
Un bando pubblico sul risparmio energetico era stato pubblicato dal Comune, contestatissimo in campagna elettorale, non soltanto dal Movimento Cinque Stelle.
Bando a parte, che da oltre un anno resta appeso in aria, il Comune non ha fatto nessuna richiesta di accesso a finanziamenti sul fotovoltaico (a cominciare per esempio dalle scuole), come invece hanno avanzato intelligentemente altri comuni.
Sono comunque interventi a lunga programmazione. Il gettito di un milione e 200mila euro, se non si vuole dalla Tasi, serve subito.
Guardi, noi non ci possiamo assumere le responsabilità di anni di cattiva amministrazione targata Glorioso. Non credo proprio, comunque, nonostante le difficoltà delle finanze, che senza i soldi della Tasi non saremmo stati in grado di coprire i servizi necessari. Nel peggiore dei casi, dopo una grossa sforbiciata della spesa su settori inefficienti e analizzando con maggiore attenzione le entrate, avremmo potuto definire un’aliquota minore. E magari avremmo compreso.
Avreste compreso?
Si, ma Glorioso avrebbe dovuto ammettere le sue bugie sul Comune fantomaticamente virtuoso, oltre ad unirsi a noi per una fragorosa protesta contro il governo nazionale delle tasse, sostenuto dal Pd e non da Forza Italia, che su questi provvedimenti ha lasciato l’Esecutivo. Purtroppo, questo, il sindaco non lo farà mai perché ha ormai abbandonato e tradito la sua città e spera soltanto di ottenere un seggio al parlamento regionale, ingraziandosi i vertici del suo partito.
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Chiesa
La Collegiata, baricentro di potere e prestigio: la fondazione 280 anni fa
Padre Giosuè Messina: «Un’istituzione che custodisce una storia importante e arriva fino a oggi»
Un traguardo storico per Biancavilla e per la Chiesa locale: il 26 settembre 2026 è il 280° anniversario dell’erezione della Collegiata. L’istituzione di un Capitolo di canonici rappresentò per l’epoca una vera e propria scossa di riscatto identitario. In una Sicilia dominata da rigide gerarchie e da un forte campanilismo, una Collegiata significava per una comunità uscire dall’ombra dell’insignificanza geopolitica. Un simbolo di maturità urbana. Un passaporto per il prestigio che permetteva a Biancavilla di sedere “a testa alta” accanto ai centri vicini. La Chiesa Matrice smetteva di essere solo un luogo di preghiera per trasformarsi in un vero baricentro di vita pubblica, un catalizzatore sociale capace di unire le spinte civili e quelle religiose.
Questa cruciale transizione storica è stata minuziosamente indagata da don Giosuè Messina, che per Nero su Bianco Edizioni ha dato alle stampe “La Collegiata di Biancavilla. Tre secoli di storia, trame e dispute ecclesiastiche”.
Don Giosuè, quali furono i motivi religiosi e sociali che portarono a questa fondazione?
Dalla lettura dei documenti d’archivio emerge come – diversamente dalla mentalità odierna – a volere l’istituzione della Collegiata siano stati gli amministratori locali. Le ragioni principali risiedevano nella volontà di soppiantare la prassi poco felice dell’elezione dei cappellani della Matrice, garantire una maggiore attenzione nella cura delle anime, far fronte all’aumento della popolazione e assicurare il decoro e il sostentamento dei chierici.
Il Capitolo fu un reale beneficio o solo uno strumento per affermare potere e prestigio?
La società del tempo, in particolare il ceto facoltoso dei primi anni del ‘700, desiderava che la propria Matrice ospitasse un capitolo di canonici. I paesi vicini, infatti, ne avevano già uno nelle loro chiese maggiori, come Paternò nella prestigiosa chiesa di Santa Maria dell’Alto (1670) e Adrano nell’antica chiesa di Santa Maria Assunta (1690), entrambi edifici costruiti in epoca normanna. Inizialmente il vescovo Andrea Riggio aveva accolto l’idea, ma le tensioni socio-politiche con il signore della ducea di Montalto resero vano il progetto.
Si dovrà poi attendere il 1746 per l’istituzione, avvenuta con decreto del vescovo Pietro Galletti.
L’erezione della Collegiata di Biancavilla fu merito del canonico Paolo Biondi, biancavillese appartenente al capitolo paternese, e del dottor Placido Piccione. I due seppero gestire il progetto mettendo d’accordo le parti civili e religiose, dando decoro alle celebrazioni e dignità economica ai sacerdoti. A quel tempo, questa istituzione rappresentò la risoluzione dei problemi precedenti e una prima intuizione del concetto di “parrocchia”, che si realizzerà pienamente solo nel 1920.
Come si è evoluta la Collegiata nel corso di questi tre secoli?
Ciò che ha cambiato profondamente il Capitolo è stato proprio l’evolversi del concetto di parrocchia. Nel decreto del vescovo Pietro Galletti si evidenziava che il numero dei canonici era di 12 e che tutti avevano la cura delle anime. Di fatto, l’intero corpo capitolare fungeva da parroco. Questo provvedimento strideva, però, con le norme del Concilio di Trento, secondo cui il parroco doveva essere unico e scelto tramite concorso. Per tale ragione, il prevosto Filippo Cocina nel 1750 impugnò tale diritto, ma l’atto di Transazione del 7 luglio 1752, per quietare gli animi, sospese il concorso per la prepositura di Biancavilla.
E quindi come si superò questa anomalia?
Tale anomalia fu sollevata successivamente dai vescovi Salvatore Ventimiglia e Giuseppe Benedetto Dusmet, e infine dal cardinale Giuseppe Francica Nava. Quest’ultimo pose fine all’antico privilegio, erigendo ufficialmente la parrocchia il 20 agosto 1920.
Veniamo ai giorni nostri. Quali sono i ruoli, le funzioni e gli impegni della Collegiata per la città?
Oggi la Collegiata di Biancavilla custodisce una storia importante, il decoro della liturgia e i luoghi simbolo di questa antica istituzione. Il Capitolo continua a svolgere una funzione fondamentale all’interno della comunità, sia a livello ecclesiale che sociale. Attualmente, l’unica figura che viene nominata tra i canonici è il prevosto, carica che coincide sempre con il parroco della Basilica, mentre rimangono vacanti le dignità di cantore, tesoriere e decano.
Peraltro, i membri della Collegiata sono quasi tutti parroci.
Sì, gran parte degli altri membri del Capitolo sono a loro volta parroci in città o in altre zone della diocesi. L’impegno dei canonici per la nostra città si esprime concretamente nella cura d’anime quotidiana e nella presenza attiva sul territorio. Si riuniscono nei momenti comunitari per le principali celebrazioni cittadine e per gli incontri di coordinamento pastorale, traducendo l’antica tradizione in un servizio vivo per il territorio.
In un’epoca caratterizzata dalla presenza capillare delle parrocchie nei quartieri, ha ancora senso la presenza della Collegiata in una comunità?
La presenza della Collegiata ha pienamente senso anche oggi, perché non si sovrappone al lavoro delle singole parrocchie, ma ne completa e arricchisce la missione. Se le parrocchie rispondono alla frammentazione e alla cura capillare dei quartieri, la Collegiata rappresenta il principio opposto: l’unità, la coralità e la memoria storica.
Dunque, un’istituzione che testimonia ancora, dopo quasi tre secoli, la comunione del clero locale.
In un’epoca in cui i sacerdoti rischiano l’isolamento a causa dei troppi impegni, il Capitolo offre uno spazio d’incontro e di preghiera comune, manifestando visibilmente la comunione del clero locale e l’appartenenza all’unico presbiterio diocesano. Inoltre, garantisce momenti forti di preghiera corale e liturgica tra i sacerdoti e il popolo a nome di tutta la città. In sintesi, mentre le parrocchie agiscono capillarmente tra le case, la Collegiata ricorda a tutti che siamo membra di un solo corpo unito.
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Chiesa
Padre Verzì lascia Biancavilla: «San Salvatore, un laboratorio di grazia»
Il parroco della trasformazione sociale: la chiesa-garage di “Spartiviale”, da periferia a comunità
Un nuovo incarico 25 anni dopo. A distanza di un quarto di secolo, giunto al suo terzo mandato alla guida della parrocchia “San Salvatore” di Biancavilla, padre Salvatore Verzì ha avuto dal vescovo la nuova destinazione nella parrocchia “Sant’Agata” di Bronte. Per il sacerdote di “Spartiviale” (quartiere che nella parrocchia ha costruito la sua identità, scrollandosi di dosso l’etichetta di periferia), sono giorni di emozioni, saluti, rievocazioni di ricordi e bilanci di un lungo percorso di vita e comunitario.
Ci avviciniamo al giorno della partenza da Biancavilla. Come vive questo momento, padre Salvatore?
Nella Chiesa non ci sono arrivi o partenze: c’è un flusso, un movimento silenzioso in cui lo Spirito Santo conduce dove il cuore non avrebbe mai pensato di andare. Ho accolto tutto con obbedienza, perché ho imparato che nell’obbedienza c’è la pace: non la pace che viene dalle cose che capiamo, ma quella che nasce dal lasciarsi portare.
La sua nomina a Bronte significa, comunque, un ritorno in quella parte di diocesi in cui è già stato.
La nomina nella parrocchia di Sant’Agata è stata per me una sorpresa di Dio: non immaginavo di tornare a Bronte dopo ventisette anni. Lasciai Bronte giovane, vi ritorno maturo, con un cuore che ha visto la fedeltà di Dio. Sentivo che un tempo nuovo stava per aprirsi, ma non pensavo che la strada sarebbe tornata a incrociare quella terra. Mentre mi veniva fatta la proposta, ho percepito che Dio mi chiedeva di lasciare e di andare, come Abramo: senza sapere tutto, ma sapendo che Lui è fedele. Il mio “sì” è stato pieno.
A “San Salvatore” resta un pezzo del suo cuore. Un periodo lungo che riguarda la parrocchia, ma anche l’intero quartiere a cui la chiesa fa riferimento.
“San Salvatore” è stato un laboratorio di grazia. Un quartiere periferico, una chiesa-garage, un popolo che stava nascendo. E Dio ha fatto ciò che solo Lui può fare: ha trasformato la fragilità in identità, la dispersione in comunità, la periferia in casa. C’è un canto che dice: “Guarda cosa fa Dio quando tu gli dici di sì”. È vero: quando il “sì” è sincero, Dio realizza i suoi sogni dentro la storia degli uomini. E la cosa più bella è che Dio non crea senza l’uomo: anche con chi dice “ni”, anche con chi ha paura, anche con chi non è pronto. Ha creato un popolo, una comunità, un uomo più umano e quindi più cristiano. “San Salvatore” non è più “Spartiviale”: è un nome, un volto, una storia.
“Spartiviale”, quartiere che era considerato quasi un’appendice di Biancavilla. Lei è testimone e artefice di una trasformazione sociale.
Dove nasce una chiesa, nasce umanità. E qui ce n’è tanta, tanta, tanta e tanta ancora da far crescere. Abbiamo camminato insieme: popolo e pastore. Da soli non nasce nulla. Insieme, invece, Dio compie meraviglie.
Quale messaggio lascia ai suoi parrocchiani?
Vi ho voluto bene con verità. Una verità che a volte è costata, ma che ribadirei mille volte, perché la verità è la forma dell’amore. Magari aggiustando i modi, sì… ma non il cuore. Vi chiedo una cosa sola: amate il nuovo pastore che Dio ha pensato per voi. Accoglietelo, sostenetelo, camminate con lui. Popolo e pastore insieme: così la storia diventa benedetta. Io non voglio essere un’ombra nella vostra parrocchia: voglio essere luce a Sant’Agata, e che don Nicola sia luce a San Salvatore. Così Dio potrà continuare a scrivere la sua storia.
Don Nicolò Coco si appresta ad aprire lui ogni mattina le porte della chiesa di San Salvatore. Con il passaggio delle chiavi, quale patrimonio comunitario e affettivo gli consegnerà?
Dio benedica don Nicola e il popolo di San Salvatore. Gli ho parlato come si parla a un fratello: “Don Nicolò, aiutiamoci. Aiutami quando avrò la tentazione di guardare indietro. Siamo umani, e non voglio che nessuna ombra resti nel mio cuore o nella tua comunità. Io lascio San Salvatore e voglio lasciare solo luce”. Consegno dopo venticinque anni la parrocchia di San Salvatore al popolo che l’ha fatta crescere.
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