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Chiesa

Don Tomaselli, il “Santo” di Biancavilla con la missione della scrittura

Sacerdote salesiano: fu esorcista, mistico e guaritore e c’è chi gli attribuisce pure dei miracoli

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di ANTONIO LANZA

Un biancavillese i cui libri, stampati in centinaia di migliaia di copie, hanno raggiunto negli anni i comodini di un numero incalcolabile di lettori sparsi in Italia e nel mondo, eppure quasi del tutto ignorato nel paese etneo dove nacque più di un secolo fa. Sembra impossibile e invece è il caso di Don Giuseppe Tomaselli, la cui famiglia – così ci è stato raccontato dalla signora Rosa Cunsolo che lo ha conosciuto personalmente – risiedeva in via Togliatti, nella toponomastica locale detta ’a vaneddâ pamma.

Se si provasse a chiedere in giro ai biancavillesi chi era Giuseppe Tomaselli, in molti, anziani e no, risponderebbero con un’alzata di spalle. Risultato ben diverso si ottiene cercando notizie su Google: circa cinquantamila risultati per quello che invece a Biancavilla sembrerebbe essere poco più di un carneade. Nessuno è profeta in patria, verrebbe da dire, riecheggiando l’evangelista Luca.

Questo strano oblio ha però in realtà una giustificazione. Il fatto è che Giuseppe Tomaselli, ordinato sacerdote salesiano all’età di 26 anni (era nato il 26 gennaio del 1902), non operò mai a Biancavilla, ma svolse il proprio ministero prima alla Barriera di Catania, per poi concluderlo a Messina, città dove la sua fama di mistico, guaritore ed esorcista crebbe fino a oltrepassare i confini nazionali.

Chi lo ha conosciuto parla di un prete dal sorriso gentile, discreto in ogni parola, composto negli atteggiamenti, umile ma rigido nelle sue posizioni. Pare non gradisse molto essere fotografato. Scriveva poesie in dialetto, ancora inedite. Si racconta che a un certo punto della sua vita donò tutto ai poveri e tenne per sé solo lo scrittoio, al quale, immaginiamo, era molto legato dal momento che vi lavorava assiduamente per la stesura dei suoi libretti.

Una vera e propria missione, quella della diffusione di questi libretti a carattere religioso. Far conoscere al maggior numero di persone possibili le proprie pubblicazioni per Don Tomaselli rappresentava lo scopo più grande del proprio apostolato. Una sua biografa, Cristiana Lux, ci racconta del sacerdote salesiano intento a imbustare i libri personalmente, pronti poi per essere spediti in tutto il mondo. Nessuno scopo di lucro dietro tutto ciò. I libretti infatti, circa un centinaio pubblicati in 63 anni di sacerdozio, ordinabili anche oggi con un’offerta libera all’Opera Caritativa Salesiana di Messina, avevano l’obiettivo di «attuare i disegni di Dio».

Padre Tomaselli e la “buona stampa”

Lamentando già dalla metà degli anni Cinquanta la carenza dei fedeli nelle chiese, Don Tomaselli sosteneva che «l’unico mezzo di penetrazione in molte anime è la buona stampa» e suggeriva di far pervenire per posta a famiglie irreligiose «qualche buon libro» o di farne circolare tra conoscenti, vicini, parenti. Il salesiano biancavillese era convinto che un buon libro dal linguaggio semplice, dai temi religiosi ed edificanti, potesse riuscire a parlare al cuore di quei fedeli che la Chiesa non riusciva più a raggiungere.

‘Popolare’ è il termine che Don Tomaselli, con orgoglio, usava parlando della propria produzione, che infatti ci risulta di accessibilissima e godibilissima lettura. Si tratta di libretti dal formato tascabile nel vero senso della parola, spesso con meno di un centinaio di pagine, suddivisi in brevi capitoli che li rendono agilmente fruibili, ricchi di fatti, storie, citazioni dai Vangeli, considerazioni sulle cose e i problemi di tutti i giorni, con un vocabolario volutamente semplice. Libri, insomma, che, come amava dire Don Tomaselli, «si divorano».

Di quelli che andava pubblicando senza sosta (è impressionante scorrerne l’elenco posto nelle ultime pagine di ogni libro), ne raccomandava significativamente uno, dal titolo Domeniche santificate del 1964, in cui si faceva promotore della diffusione di una nuova pratica, quella di andare a messa e comunicarsi per 52 domeniche di fila, promettendo a conclusione «grazie strabilianti». Prima della stampa, alcune copie dattiloscritte vennero mandate in Vaticano, e Don Tomaselli ottenne una lettera da parte della Segreteria di Stato nella quale si diceva che Paolo VI impartiva sulla nuova pratica la benedizione apostolica. Il libretto, nel quale la lettera venne acclusa, fu poi stampato in centomila copie, e successivamente tradotto nelle principali lingue europee.

Tra le altre pubblicazioni sono da ricordare una serie di libretti sulla vita dei santi (Don Bosco, S. Geltrude, S. Brigida, S. Lucia, etc.), altri su vari aspetti della fede (la Trinità, la devozione a Maria, gli angeli, la confessione, i miracoli, il demonio, gli esorcismi, i vizi capitali, le superstizioni), altri a carattere etico (la verginità, norme di comportamento per le donne, i danni della televisione), con uno speciale interesse per le anime mistiche (Teresa Neumann, Padre Pio).

Padre Tomaselli e il “fluido mistico”

Perché, oltre che scrittore prolifico, don Tomaselli era anche noto come grande mistico e guaritore. Il settimanale Gente gli dedicò nel giugno del 1971 un lungo articolo, nel quale si evidenziavano da una parte le sue «miracolose virtù taumaturgiche» e dall’altra, come spesso accade, il «prudente riserbo» da parte delle autorità ecclesiastiche. Riserbo per nulla condiviso dalle persone comuni che, come testimonia Gente, di venerdì facevano la fila davanti al convento a Messina dove viveva, per parlargli, chiedere una speciale preghiera, essere guarite grazie al suo fluido mistico.

Di questo speciale fluido che emanava dal proprio corpo, Tomaselli diceva che si generava dentro di sé grazie alla preghiera. Il ‘paziente’, appena toccato, lo avvertiva tramite un’improvvisa ondata di calore (o, in altri casi, di freddo) che lo pervadeva – così raccontano diverse testimonianze riportate nel libro di Cristiana Lux – fino a generare sudorazione abbondante o brividi violenti, sensazione che in molti casi portava alla guarigione dal male o comunque a un netto miglioramento, fisico e spirituale. Qualcuno potrebbe parlare di mera suggestione. Don Tomaselli sosteneva che Dio gli avesse dato facoltà di trasmettere il suo fluido ai fazzoletti, alla biancheria, all’ovatta, ma in modo particolare ai crocifissi che infatti, benedetti dal salesiano, venivano richiesti e spediti in tutto il mondo insieme ai suoi immancabili libretti.

Don Tomaselli, Natuzza Evolo e padre Pio

Don Tomaselli fu anche direttore spirituale di molte anime mistiche. Tra queste, la più nota è senza dubbio Natuzza Evolo. Infatti, nel bel libro dedicato alla mistica calabrese pubblicato anni fa da mondadori, Luciano Regolo, anche se di sfuggita, lo nomina.

Dalla lettura del libro biografico di Cristiana Lux, apprendiamo infine che Padre Pio amava e apprezzava i libretti di Don Tomaselli e, nella fattispecie, «leggeva volentieri» Il Cristo così ci amò, mentre, dopo ogni confessione, consigliava la lettura del libretto Conforto all’anima. Non solo, ma pare che Il Cristo così ci amò insieme a un altro libretto dedicato a S. Giuseppe vennero trovati sul tavolo di Padre Pio quando il santo di Pietrelcina passò a miglior vita.

Memoria viva di don Tomaselli su Facebook

Quando qualche anno fa mia moglie contattò l’Opera Caritativa Salesiana di Messina per farsi mandare un libretto su S. Lucia, non sapeva ancora chi fosse Don Tomaselli né di dove fosse originario. La segretaria che rispose si disse disponibile a mandare anche altri libretti, e al momento di ricevere l’indirizzo per la spedizione, alla parola Biancavilla, trasalì: «Ma il santo era di Biancavilla». Disse proprio il santo.

Quando la notte tra l’8 e il 9 maggio del 1989 Don Tomaselli morì, dopo una vita spesa per gli altri e una serie di guarigioni che hanno dell’incredibile, da più parti lo si considerava già santo. Ma le autorità ecclesiastiche, così come quando era ancora in vita, non sono mai usciti dal loro proverbiale riserbo.

Oggi un nutrito gruppo facebook, nato dall’iniziativa della pavese Maria Bruzzese e della salernitana Giusi Dati, ne mantiene viva la memoria e si fa testimone dei miracoli che in nome del santo di Biancavilla in ogni angolo del mondo continuano ancora a verificarsi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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3 Comments

3 Comments

  1. Giusy Dati

    10 Settembre 2016 at 19:51

    Ringrazio l’autore Antonio Lanza per aver descritto così bene e in poco spazio, il bene che ha compiuto e il carisma di Padre don Giuseppe Tomaselli che sprigionava chiunque lo avesse avvicinato con cuore aperto e sincero.
    Altro ringraziamento lo devo ai libretti di P. Tomaselli che hanno cambiato la mia vita e mi hanno permesso di amare tanto Gesù e la Madonna e quindi voglio volgere la mia vita nel far conoscere e distribuire tutti i libretti santi di Don Giuseppe Tomaselli ovunque io vadi .

  2. Antonio Lanza

    17 Settembre 2014 at 21:14

    Gentile Placido, la ringrazio tanto dei complimenti. Don Salvatore Franco era già tra i miei progetti: altra straordinaria figura.

  3. Placido

    16 Settembre 2014 at 14:26

    Questo sì che è un articolo utile e ben fatto.
    Informazione pura da offrire al lettore.
    Complimenti.
    Spero venga ricordata l’incredibile figura di (Don) Salvatore Franco con il suo calendario perpetuo.

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Chiesa

Padre Verzì lascia Biancavilla: «San Salvatore, un laboratorio di grazia»

Il parroco della trasformazione sociale: la chiesa-garage di “Spartiviale”, da periferia a comunità

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Un nuovo incarico 25 anni dopo. A distanza di un quarto di secolo, giunto al suo terzo mandato alla guida della parrocchia “San Salvatore” di Biancavilla, padre Salvatore Verzì ha avuto dal vescovo la nuova destinazione nella parrocchia “Sant’Agata” di Bronte. Per il sacerdote di “Spartiviale” (quartiere che nella parrocchia ha costruito la sua identità, scrollandosi di dosso l’etichetta di periferia), sono giorni di emozioni, saluti, rievocazioni di ricordi e bilanci di un lungo percorso di vita e comunitario.

Ci avviciniamo al giorno della partenza da Biancavilla. Come vive questo momento, padre Salvatore?

Nella Chiesa non ci sono arrivi o partenze: c’è un flusso, un movimento silenzioso in cui lo Spirito Santo conduce dove il cuore non avrebbe mai pensato di andare. Ho accolto tutto con obbedienza, perché ho imparato che nell’obbedienza c’è la pace: non la pace che viene dalle cose che capiamo, ma quella che nasce dal lasciarsi portare.

La sua nomina a Bronte significa, comunque, un ritorno in quella parte di diocesi in cui è già stato.

La nomina nella parrocchia di Sant’Agata è stata per me una sorpresa di Dio: non immaginavo di tornare a Bronte dopo ventisette anni. Lasciai Bronte giovane, vi ritorno maturo, con un cuore che ha visto la fedeltà di Dio. Sentivo che un tempo nuovo stava per aprirsi, ma non pensavo che la strada sarebbe tornata a incrociare quella terra. Mentre mi veniva fatta la proposta, ho percepito che Dio mi chiedeva di lasciare e di andare, come Abramo: senza sapere tutto, ma sapendo che Lui è fedele. Il mio “sì” è stato pieno.

A “San Salvatore” resta un pezzo del suo cuore. Un periodo lungo che riguarda la parrocchia, ma anche l’intero quartiere a cui la chiesa fa riferimento.

“San Salvatore” è stato un laboratorio di grazia. Un quartiere periferico, una chiesa-garage, un popolo che stava nascendo. E Dio ha fatto ciò che solo Lui può fare: ha trasformato la fragilità in identità, la dispersione in comunità, la periferia in casa. C’è un canto che dice: “Guarda cosa fa Dio quando tu gli dici di sì”. È vero: quando il “sì” è sincero, Dio realizza i suoi sogni dentro la storia degli uomini. E la cosa più bella è che Dio non crea senza l’uomo: anche con chi dice “ni”, anche con chi ha paura, anche con chi non è pronto. Ha creato un popolo, una comunità, un uomo più umano e quindi più cristiano. “San Salvatore” non è più “Spartiviale”: è un nome, un volto, una storia.

“Spartiviale”, quartiere che era considerato quasi un’appendice di Biancavilla. Lei è testimone e artefice di una trasformazione sociale.

Dove nasce una chiesa, nasce umanità. E qui ce n’è tanta, tanta, tanta e tanta ancora da far crescere. Abbiamo camminato insieme: popolo e pastore. Da soli non nasce nulla. Insieme, invece, Dio compie meraviglie.

Quale messaggio lascia ai suoi parrocchiani?

Vi ho voluto bene con verità. Una verità che a volte è costata, ma che ribadirei mille volte, perché la verità è la forma dell’amore. Magari aggiustando i modi, sì… ma non il cuore. Vi chiedo una cosa sola: amate il nuovo pastore che Dio ha pensato per voi. Accoglietelo, sostenetelo, camminate con lui. Popolo e pastore insieme: così la storia diventa benedetta. Io non voglio essere un’ombra nella vostra parrocchia: voglio essere luce a Sant’Agata, e che don Nicola sia luce a San Salvatore. Così Dio potrà continuare a scrivere la sua storia.

Don Nicolò Coco si appresta ad aprire lui ogni mattina le porte della chiesa di San Salvatore. Con il passaggio delle chiavi, quale patrimonio comunitario e affettivo gli consegnerà?

Dio benedica don Nicola e il popolo di San Salvatore. Gli ho parlato come si parla a un fratello: “Don Nicolò, aiutiamoci. Aiutami quando avrò la tentazione di guardare indietro. Siamo umani, e non voglio che nessuna ombra resti nel mio cuore o nella tua comunità. Io lascio San Salvatore e voglio lasciare solo luce”. Consegno dopo venticinque anni la parrocchia di San Salvatore al popolo che l’ha fatta crescere.

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Chiesa

Gesto di riconciliazione di Renna: torna a ottobre per Maria Ss. dell’Elemosina

Il vescovo di Catania presiederà la celebrazione del 4: un atto di distensione verso il clero e i fedeli

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Dopo lo scontro pubblico con il sindaco Antonio Bonanno, l’arcivescovo di Catania Luigi Renna torna a Biancavilla per la festa della Maria Santissima dell’Elemosina. Sarà presente alle celebrazioni del 4 ottobre, in occasione della giornata dedicata alla Madonna, in un appuntamento che assume un significato particolare dopo le tensioni esplose alla fine di agosto e le successive scuse del presule.

La presenza di Renna rappresenta un gesto di riconciliazione dopo l’episodio che aveva suscitato clamore ben oltre Biancavilla. La vicenda era esplosa il 30 agosto, durante la celebrazione estiva, quando il sindaco Bonanno, chiamato sul sagrato della basilica per l’atto di affidamento della città alla Madonna, era stato interrotto dall’arcivescovo. Parole e modalità che Renna aveva percepito come uno “sconfinamento” del primo cittadino rispetto allo spazio liturgico. Da qui la brusca conclusione della celebrazione e l’ira manifestat anche in sagrestia. Quindi, un vespaio di discussioni, dichiarazioni, commenti social.

L’episodio aveva provocato l’amarezza del sindaco, che aveva parlato di una «mancanza di rispetto verso tutta Biancavilla». Poi, in due lettere scritte di suo pugno, le scuse del vescovo «per avere perso le staffe» e i toni usati, rivolte al clero e al primo cittadino. E uno strascico di amarezza.

Ora, l’annuncio del suo ritorno a Biancavilla per il 4 ottobre segna un nuovo passaggio della vicenda. L’arcivescovo, reduce da un intervento maxillo-facciale presso l’ospedale “San Marco” di Catania, sceglie di essere nuovamente accanto alla comunità cattolica biancavillese. Un’occasione per ricomporre una frattura.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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