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Cronaca

Una lite con colpo di fucile finale, fermato per tentato omicidio

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È stato sottoposto a fermo un 23enne di Biancavilla per tentato omicidio. Si è consegnato lui stesso alla stazione dei carabinieri di Biancavilla e adesso si trova nel carcere di piazza Lanza, a Catania. Sarebbe lui il responsabile del colpo di fucile sparato verso un altro giovane, un adranita di 21 anni.

Il fatto è accaduto sabato sera, intorno alle 22.30, nella zona delle case popolari di via dell’Uva a Biancavilla. Ma il diverbio tra i due è cominciato ad Adrano, a causa di un incidente avvenuto tra uno scooter e un’auto.

Il conducente dell’auto, biancavillese, è stato inseguito da un gruppo di adraniti, fino a casa sua, nella zona di via dell’Uva. La diatriba si è trasformata in una vera e propria rissa con la partecipazione di una decina di ragazzi, fino al drammatico epilogo. Colui che ha sparato è il fratello del conducente dell’auto.

Il ferito (colpito all’addome con lesioni al bacino e alla colonna vertebrale) è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata” da un’auto privata e poi, viste le sue condizioni, trasferito all’ospedale “Cannizzaro” di Catania, dove è ricoverato in prognosi riservata.

Sono stati i medici biancavillesi ad avvertire i carabinieri, che hanno subito avviato le indagini per risalire al responsabile. Indagini che si sono chiuse con una tempistica lampo.

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Cronaca

“Ambulanza della morte”, in Appello pena concordata a 13 anni per Scalisi

La sentenza riformula così la condanna a 30 anni, che era stata inflitta in primo grado con rito abbreviato

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Pena ridotta in secondo grado per Agatino Scalisi, uno dei “barellieri” imputati nell’ambito dell’inchiesta “Ambulanza delle morte” a Biancavilla.

La Corte d’Assise d’Appello di Catania (presidente Stefania Scarlata) lo ha condannato a 13 anni, un mese e 10 giorni di reclusione. È stata così riformata la sentenza di primo grado, che con rito abbreviato, aveva condannato l’imputato a 30 anni di carcere.

In Appello, con un concordato, esclusa l’aggravante del “mezzo insidioso” e riconosciute le attenuante generiche prevalenti sulle aggravanti.

Scalisi, assistito dall’avv. Antonino Tomaselli, era stato indagato dal pm Andrea Bonomo della Procura di Catania – dopo il clamore del servizio de Le Iene con le rivelazioni di Luca Arena – assieme a Davide Garofalo, condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, con rito ordinario. Per quest’ultimo procedimento, seguito dall’avv. Turi Liotta, si attende il pronunciamento della Cassazione.

Entrambi gli imputati avrebbero agito – secondo l’accusa – con un’iniezione di aria in vena, uccidendo pazienti terminali appena dimessi dagli ospedali di Biancavilla e Paternò, nel breve tragitto verso casa. Un’azione volta ad accaparrarsi 200-300 euro come “provvigione” sui funerali con il placet di esponenti mafiosi.

Scalisi è stato accusato della morte di una paziente, Maria Giardina. A Garofalo vengono attribuiti i decessi di tre persone: Salvatore Gagliano, Agatina Triscari e Salvatore Cadile. Le vittime sono tutte di Biancavilla.

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