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La biblioteca comunale di Biancavilla apre le porte al mondo digitale

Formalizzata l’adesione (la prima nella nostra provincia) a MediaLibraryOnLine con milioni di contenuti

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© Foto Biancavilla Oggi

Biancavilla è il primo Comune della provincia di Catania a proporre il servizio MLOL –MediaLibraryOnLine. Un servizio che mette gratuitamente a disposizione dei cittadini una sterminata biblioteca digitale. L’iniziativa che proietta nel futuro la biblioteca comunale “Gerardo Sangiorgio” è stata presentata dal sindaco Antonio Bonanno, dall’assessore alle Politiche giovanili Giorgia Pennisi e – in video collegamento – dalla responsabile di MLOL Scuola, Paola Pala. Alla presentazione hanno partecipato alcuni docenti delle scuole del territorio.

A disposizione degli utenti – unica condizione: essere residenti a Biancavilla – oltre 45mila e-book (nel Catalogo MLOL) e oltre 2 milioni di oggetti digitali (Catalogo Open) ad accesso libero, assai utili per l’e-learning. Si tratta di risorse video, audio, mappe e spartiti musicali.

«Ciascun utente, una volta registrato – ha spiegato Paola Pala – può creare una lista di contenuti che può mettere a disposizione degli altri lettori. Stiamo, inoltre, inserendo migliaia di immagini ad altissima definizione».

«Per aderire al servizio – suggerisce l’assessore Pennisi – bisogna registrarsi alla piattaforma inviando una email all’indirizzo serviziscolastici@comune.biancavilla.ct.it indicando i propri dati e allegando la fotocopia della carta di identità oppure recandosi direttamente all’ufficio Pubblica istruzione al Palazzo comunale. Siamo davvero orgogliosi di offrire questo servizio gratuito ai nostri cittadini e di essere il primo comune nella provincia di Catania a farlo».

Alle risorse online si può accedere 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

«È un servizio – spiega il sindaco Bonanno – che abbiamo attivato e che offriamo gratuitamente ai nostri concittadini. Amplia a dismisura la possibilità di leggere un libro, grazie al prestito digitale, e di reperire materiale didattico di qualità.  Un servizio che rende la nostra Biblioteca e la nostra città più moderna, più smart».

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Cultura

Ecco perché a Biancavilla (e in Sicilia) il “parvenu” diventa “viddanu rripuddutu”

Dal latino “germogliare”: l’uso da Nino Martoglio fino ad Ottavio Cappellani e a Carmen Consoli

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Nelle gerarchie sociali un posto particolare è occupato dal parvenu, cioè, secondo la definizione dei dizionari, una «persona arricchita rapidamente, che, pur affettando presuntuosamente una certa distinzione, conserva almeno in parte i modi e la mentalità della condizione sociale precedente». In italiano si potrebbe chiamare arricchito o neoricco, ma evidentemente questi sinonimi non rendono giustizia al significato del francesismo parvenu.

In siciliano e a Biancavilla in particolare c’è invece un sinonimo perfetto che assomma su di sé tutte le nuances, le sfumature del parvenu. Si tratta di rripuḍḍutu, spesso usato nella locuzione viḍḍanu rripuḍḍutu, cioè una persona che si è arricchita rapidamente e che da un giorno all’altro ha cambiato la propria condizione economica e il proprio status sociale, ma lasciando trasparire nei comportamenti, nel modo di parlare, di vestire ecc. la condizione e la posizione di provenienza.

In altre parti della Sicilia sono note altre varianti (arripuḍḍutu, arripuḍḍṛutu, rripiḍḍutu, rripullutu ecc.) e altri significati: a) “di albero che ha messo nuovi germogli”, b) “di vecchio arzillo e vivace”, c) “di persona che si è ripresa economicamente dopo un crollo finanziario”; d) una gaḍḍina rripiḍḍuta è una “gallina che ha rinnovato le penne”.

Tra l’altro, di rripuḍḍutu le fonti registrano significati, attestati per lo più nella Sicilia occidentale, che sembrano opposti a quelli della Sicilia orientale: a) “di piante e animali che crescono stentatamente”; b) “invecchiato, raggrinzito”; c) “intirizzito dal freddo”; “delle galline che non fanno più uova” ecc.

Sono molte le attestazioni letterarie dell’aggettivo nella Sicilia orientale, come, ad es., Nino Martoglio (Civitoti in pretura):

DONNA ‘NZULA –  E tuttu ppi cui? Ppi ‘na furmaggiara arripudduta!

Fra i contemporanei troviamo Ottavio Cappellani, rispettivamente, in Sicilian Tragedi (2007) e Chi ha incastrato Lou Sciortino? (2009):

[…] è stanca di vivere in quella casa con quell’arripudduto di suo padre che in gioventù si guidava la betoniera […]

La signorina Niscemi nesci la funcia in alto. «Accussì ci pare che non vuoi parrare co’ nessuno perché ti parono arripudduti e non ci vuoi dare la confidenza».

Recentemente lo troviamo in Valerio Musumeci (Agata rubata, 2021):

Si era sforzata di non pensarci, mentre con il sorriso di sempre salutava dame più o meno titolate, signore più o meno arripuddute.

Carmen Consoli usa l’aggettivo nel testo della canzone ’A finestra:

Sugnu sempri alla finestra e viru genti ca furria pà strata

Genti bedda, laria allegre, mutriusa e siddiata

Genti arripudduta cu li gigghia isati e a vucca stritta

“Turi ho vogghia di quaccosa, un passabocca, un lemonsoda”.

La locuzione «genti arripudduta» viene così spiegata da Elena Raugei (Carmen Consoli. Fedele a se stessa, 2010): «arricchiti di bassa estrazione sociale che sfoggiano ciò che posseggono e ripudiano l’accento siciliano, le proprie radici per darsi un tono internazionale».

Poche, invece, le attestazioni letterarie relative ai significati “negativi”, come in questa di Santo Piazzese (Il soffio della Valanga, 2002):

Oramai nessuno si marita più tanto giovane. Le spose che arrivano qua sono tutte mezze arripuddrute.

O in quest’altra, tratta da un racconto di Giovanna Di Marco (Ciulluvì, 2021):

Sua nonna piccola e arripudduta se ne stava sempre seduta su una sedia in un angolo della cucina e ripeteva sempre quella parola, Ciulluvì, rivolta verso suo padre che vendeva frutta all’angolo della strada e poi si andava a giocare quello che guadagnava. 

Il nostro aggettivo deriva dal participio di rripuḍḍiri “mettere nuovi germogli” e “intristire, crescere stentatamente, riferito a piante e animali”, un caso di enantiosemia (sviluppo di due significati opposti), dunque. Alla base del verbo c’è il latino *REPULLARE “germogliare”, con cambio di coniugazione.

PER SAPERNE DI PIU’

“La Sicilia dei cento dialetti” di Alfio Lanaia

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