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L'Intervista

L’assessore anti-Covid: «Vi racconto la paura e la guerra contro il virus»

Francesco Privitera, l’uomo delle emergenze, parla a cuore aperto dopo le dimissioni dalla Giunta

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© Foto Biancavilla Oggi

Basso profilo, niente appariscenze. Comunicazione istituzionale, sempre misurata. Mai uno sfoggio di vanità, nemmeno quando un risultato raggiunto ti consentirebbe uno slancio. Nell’epoca dei partiti liquidi (con la diffusa illusione che l’azione politica si faccia con un post di tre righe, una foto con filtro ad effetto o un video con musichetta), la figura di Francesco Privitera appare disallineata. Altri stili, modi e prassi rispetto a politici che fanno uso del fragore per supplire all’assenza di sostanza.

Eppure, l’assessore appena dimessosi dalla Giunta Bonanno per un turnover concordato, proprio per quegli elementi distintivi della sua personalità e del suo impegno politico-amministrativo, è riuscito a costruire attorno a sé un’aura di serietà, credibilità ed autorevolezza. Medaglie rare, che gli vengono riconosciute pure da funzionari comunali ed avversari politici. Frutto di un lavoro, spesso silenzioso, che lo ha visto dietro la regia della macchina comunale, messa in campo dal sindaco Bonanno per affrontare l’emergenza Covid in tutti i suoi aspetti.

Privitera, lei è stato l’assessore dell’emergenza: che esperienza è stata?

È stata una prova e una scommessa. Ci siamo ritrovati ad affrontare un gigante sconosciuto. Nessuna amministrazione comunale, prima della nostra, aveva mai dovuto fronteggiare un nemico di questa dimensione. La paura ci ha portato ad essere più attenti e reattivi per cercare la soluzione alle evenienze che ogni giorno si presentavano.

E già da subito, da assessore alla Pubblica Istruzione, è stato investito di responsabilità inedite.

Le scuole sono state, certamente, il primo banco di prova, così come ci indicavano le disposizioni nazionali, che imponevano la chiusura.

Dalla chiusura delle scuole alla campagna vaccinale: ha seguito tutte le fasi.

Sì, con tutto quello che c’è stato in mezzo. Per esempio, i tamponi. Biancavilla è stato forse il comune che ne ha fatti di più in tutta la provincia di Catania. Numeri non indifferenti: 1600-1700 test ogni fine settimane, in aggiunta a quelli effettuati dall’Usca. Un lavoro importantissimo per il tracciamento e per isolare chi aveva avuto frequentazioni con persone infette, ricostruendo i passaggi dei contatti. È stato un lavoro minuzioso. All’incirca abbiamo effettuato 12mila tamponi negli appuntamenti organizzati dall’amministrazione comunale.

Numeri sui tamponi, ma anche sui vaccini.

Soltanto per quelli effettuati nella nostra struttura Com arriviamo a 5-6000, tra prime e seconde dosi. Ma la campagna è ancora aperta. E a queste vanno aggiunte le somministrazioni in altri punti vaccinali e negli ambulatori dei medici di base.

Guardando all’ultimo anno, come hanno reagito i biancavillesi?

Buona parte della popolazione ha percepito il pericolo. Ma c’è stata sicuramente parte di cittadini più tendente alla superficialità di fronte ad un nemico invisibile. Però ad ogni restrizione si notava una circolazione inferiore di gente. Certo, nella percezione comune, vedere auto in giro spingeva a pensare che non ci fossero controlli. Ma al di là di chiacchiere e strumentalizzazioni, va anche fatto presente che in un paese di 23mila abitanti abbiamo un numero limitato di vigili urbani e carabinieri da distribuire su turni. Non è una questione di forze dell’ordine. Resta sempre ad ognuno di noi la consapevolezza del pericolo per autotutelarci.

Per la prima volta, un impegno amministrativo che si è intrecciato con aspetti di umanità.

Senza dubbio. È stata una prova difficile anche da un punto di vista umano. Il virus ci ha portato via parenti, vicini di casa, genitori e nonni di amici. Ho visto e seguito tante storie di persone care. Tra quelle che conservo, non potrò dimenticare la vicenda di un bidello del Primo circolo didattico. Ci siamo visti a scuola. Mi ha accompagnato nell’edificio per indicarmi interventi ordinari da effettuare. Ci siamo salutati. Poi ha preso il Covid. E dopo 10 giorni non ce l’aveva fatta. Sono episodi come questo che ti segnano. Ma anche attraverso i nostri uffici comunali e a tanti cittadini che chiedevano i buoni spesa, abbiamo visto uno spaccato di umanità (semplici persone o commercianti) che questo virus ha fatto emergere in tutta la sua drammaticità.

Di fatto, il suo impegno è stato inevitabilmente “monotematico”.

Quando mi sono insediato, ho dovuto prendere l’eredità dell’emergenza dovuta ai danni del terremoto. Ancora eravamo nella fase di ristrutturazione delle scuole. Dopo pochi mesi, l’emergenza Covid che ha investito tutti i settori. Il mio pensiero va ai tanti alunni che hanno dovuto subire prima gli effetti del sisma e poi quelli del virus.

Cosa le resta di questa sua esperienza amministrativa?

Il forte lavoro di squadra. Tanta fatica. Tantissimo tempo sottratto alle nostre famiglie. Ma di fronte a persone in difficoltà, di fronte ad amici che avevano perso i propri cari abbiamo trovato la spinta a fare sempre di più. Non abbiamo guardato all’orologio o a sabati e domeniche. Anche di sera capitava di dovere essere operativi. Ce lo imponeva il dovere di tutelare la salute pubblica.

Lei ha firmato la regia dell’apparato comunale anti-Covid: il sindaco Antonio Bonanno le ha dato ampia fiducia.

Con il sindaco Bonanno c’è stata da subito piena collaborazione. Non è stato difficile perché ci conosciamo da molto tempo. Eravamo compagni di classe nella scuola media “Luigi Sturzo”. Sul piano politico, proveniamo da percorsi differenti. Ma sono stato con lui in totale sinergia per affrontare i problemi, fino ad avere la sua piena fiducia, senza che io mi sia tirato indietro, lavorando sodo.

Un lavoro poco “comunicativo”, poco “social”: il contrario di certa politica di oggi.

Sì, questo è il “limite” che tanti mi attribuiscono. Ma io sono per lavorare bene, senza squilli di tromba. I risultati, poi, si vedono lo stesso al di là dell’evanescenza dei “social”. E sono risultati possibili per l’impegno di un’intera squadra. Nel caso dei miei ambiti di competenza, uno speciale ringraziamento ed attestazioni di stima e riconoscenza vanno a funzionari come Alfio Santangelo, Davide Marino, Paolo Pinnale. E certamente non dimentico i volti e i nomi delle decine di volontari di ogni associazione, dalla Protezione Civile alla Croce Rossa, per la loro preziosissima disponibilità a favore della nostra comunità.

Lei ha avuto anche una precedente esperienza amministrativa: impossibile fare un confronto.

Non può esserci un confronto. Parliamo di due “ere” diverse. In quella occasione, c’erano ancora risorse spendibili. Oggi sei costretto ad “inventare” le cose e riuscire a farle a costo zero. Oppure riuscendo a reperire fondi esterni. Insomma, condizioni differenti tra le due esperienze. E difficoltà più gigantesche in quella attuale. Ma è in momenti storici come questo che si vede la capacità di un’amministrazione comunale. In “tempi di pace”, ovviamente tutti siamo bravi.

Tempi difficili, ma il cosiddetto “turnover” avviene lo stesso.

Si tratta di avvicendamenti concordati all’interno del nostro gruppo “Volare per Biancavilla”. Un gruppo nel quale c’è piena sintonia: da chi mi andrà a sostituire in Giunta, Luigi D’Asero, a chi sostituirà quest’ultimo in Consiglio Comunale, Giuseppe Stissi. Il turnover avviene adesso perché l’emergenza si è allentata ed è giusto che vengano ripristinate le normali dinamiche politiche.  

Ma a che serve il “turnover”, prassi ormai acquisita da tutta la politica, senza distinzione di ruoli e colori?

È un’azione che serve a valorizzare gli elementi che si sono spesi nelle liste. Oggi, ormai, le persone disponibili a fare politica sono poche. Trovare dei “riempi lista” è facile. Ma riuscire a trovare persone con voglia e passione è complicato, in ogni schieramento. Questa è la realtà. La nostra lista (che fa riferimento al dott. Giuseppe Calaciura e al dott. Salvuccio Furnari) è fatta da persone affiatate, legate da rapporti di stima ed amicizia. Io e Luigi D’Asero abbiamo 15 anni di militanza comune. Giuseppe Stissi è alla sua prima esperienza, ma c’è il “precedente” dello zio Alfredo per conto della nostra lista. Il “turnover” va inteso quindi come un giusto riconoscimento a coloro che maggiormente si sono impegnati nel gruppo.

Si avvicina la prospettiva della scadenza elettorale. L’attuale assetto politico-amministrativo sarà lo stesso che si presenterà nel 2023?

Secondo me sì. In questi anni abbiamo messo tanto in campo, abbiamo trovato ingenti finanziamenti. Abbiamo cominciato molte opere importanti per la città. Questa amministrazione sta operando bene ed in armonia, nel contesto di una emergenza da terremoto e di una epidemia mondiale. Un sindaco e una Giunta alla prima esperienza che hanno affrontato due emergenze di quella portata rappresentano una prova di capacità e buon governo. L’assetto della compagine amministrativa, forte e compatto, credo debba avere una continuità. Anzi, magari da allargare ulteriormente.

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Carmelo Mignemi: «Ho mantenuto un profilo basso, ma tre cose voglio dirle»

Sguardo al passato, al presente e al futuro: l’ex candidato sindaco si toglie qualche sassolino dalla scarpa

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© Foto Biancavilla Oggi

La compostezza. Se c’è una qualità che Carmelo Mignemi ha mantenuto intatta, nel lungo percorso della sua attività pubblica, è la compostezza. Il suo equilibrio, i suoi modi mai alterati, i suoi gesti misurati sono elementi che lo contraddistinguono. Ma sia chiaro: il suo profilo basso non va confuso con sciatteria o distacco. In questa intervista a Biancavilla Oggi, ora che non è più ingessato dai panni istituzionali, l’ex candidato sindaco avversario di Antonio Bonanno, parla a cuore aperto. E si concede al nostro taccuino con onestà intellettuale per togliersi, dopo oltre tre anni, qualche sassolino dalla scarpa (e che sassolino!). Senza risparmiare lo schieramento di maggioranza né un “certo” Pd.

Mignemi, partiamo dal suo ultimo atto politico. Ci spieghi lei le dinamiche che l’hanno portata alle dimissioni da consigliere comunale.

Già in campagna elettorale avevo detto che, se non fossi stato eletto sindaco e fossi entrato in Consiglio Comunale, sarei rimasto un periodo per poi dimettermi e dare spazio ad altri. Aspettavo l’occasione. Occasione arrivata con la nomina di mio fratello Vincenzo ad assessore. Per me, restare in minoranza con mio fratello in maggioranza, sarebbe stato motivo di imbarazzo. Queste le ragioni della mia scelta, cui si aggiungono impegni lavorativi e familiari. Ho preferito mantenere la parola e dare spazio ad Alfio Distefano, persona di cui ho stima e che alle ultime elezioni si è battuto a mio sostegno.

Ma adesso che collocazione ideale assume? Condivide la scelta compiuta da Vincenzo Mignemi e Rosanna Bonanno?

Sono entrato in Consiglio Comunale grazie a tre liste: Biancavilla 2.0, SiAmo Biancavilla e il Pd (quest’ultimo presente, di fatto, soltanto come “insegna”). Io ho mantenuto questa linea. Mio fratello ha seguito l’onorevole di riferimento, Sammartino, e poi c’è sempre stato un feeling con Antonio Bonanno. Ha fatto questa scelta di aderire alla maggioranza. Una scelta che per certi aspetti potrebbe essere criticabile. Ma devo dire che serve anche –da un altro punto di vista– ad assumere la possibilità di incidere sulle decisioni amministrative ed aiutare la cittadinanza.

In Aula, pur essendo il leader della coalizione avversaria del sindaco Bonanno, lei è stato poco presente con rari interventi.

Vengo accusato spesso di avere tenuto un profilo basso. Ne sono orgoglioso. Chi non assume un profilo basso –lo vediamo dal panorama nazionale a quello comunale– di solito è un politico che considera gli avversari dei nemici. Assistiamo a colpi bassi, con offese e ingiurie. Sono atteggiamenti che io non ho mai avuto né in campagna elettorale né in Consiglio Comunale. È il mio modo di essere e rapportarmi con le persone. Chi usa questi metodi non è credibile. Tutto ciò allontana i cittadini dalla politica con il risultato che i votanti si riducono al 50%.

Metodi che, per inciso, certa politica usa pure contro giornalisti non graditi.

Io rispondo per la mia persona. Lei mi conosce. Faccio politica da vent’anni. Cerco di essere rispettoso nei confronti di tutti.

Mignemi, lei esce dal Consiglio Comunale ma non esce dalla scena politica. È così?

Non faccio politica per mestiere, ma per passione. Adesso mi prendo un periodo di pausa. Immagino che con l’approssimarsi della scadenza elettorale si verificheranno dei movimenti, anche in Consiglio Comunale. Io osserverò. Non sarò completamente assente. La politica non si fa soltanto dagli scranni dell’assemblea cittadina. Per adesso ho dato spazio a Distefano e ho dato la possibilità a mio fratello di entrare nell’Esecutivo. Lui, d’altra parte, in campagna elettorale per appoggiare me aveva fatto un passo indietro rispetto ad altri progetti.

Quale è il suo giudizio sull’esperienza del sindaco Bonanno?

Bonanno poteva fare di più. Se la sua governace sia stata efficace o meno, se le problematiche di Biancavilla siano state migliorate o peggiorate, lo valuteranno i cittadini. Naturalmente Bonanno ha dovuto affrontare due gravi problematiche: il terremoto (gli interventi potevano essere gestiti meglio) e il Covid. Quest’ultima emergenza, proprio per la mia professione, è stata una delle cause delle mie assenze in Consiglio Comunale.

Secondo lei, quest’affollamento in maggioranza è un vantaggio o un limite?

Secondo me non è un vantaggio. Si dice che u supecchiu è come u mancanti. Quando c’è folla, ognuno vuole dire la propria. Ma coloro che decidono sono sempre in pochi. Il resto fa… comparsa.

Rivolga uno sguardo pure allo schieramento di opposizione con un Pd che dovrebbe fare da locomotiva.

Certe cose vanno dette, anche se risalgono alla campagna elettorale. In quell’occasione, molti esponenti del Partito Democratico hanno chiuso un accordo con Antonio Bonanno. Hanno contribuito fortemente alla sua vittoria. Ma adesso magari saranno pentiti perché rimasti fuori. Non so cosa li abbia spinti a comportarsi in questo modo. Non so se hanno capito l’errore che hanno fatto.

Ma la lista del Pd, formalmente, appoggiava lei.

Sì, ma era una lista che non si è riempita perché coloro che avrebbero dovuto riempirla hanno pensato di andare altrove.

Scusi, faccia i nomi altrimenti diventa una roba da addetti ai lavori.

A Biancavilla ci conosciamo tutti. I riferimenti sono noti.

Niente frasi criptate, con Biancavilla Oggi si parla con chiarezza.

Parlo dell’attuale segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, che si è collocato dall’altra parte. Tutti i “barbagalliani” hanno aiutato Antonio Bonanno. E purtroppo per loro non sono riusciti ad avere un posto al Comune.

Giusto svelare i retroscena passati. Ma nel prossimo futuro va allestito un progetto di alternativa. Lei intravede progetti e personaggi credibili all’altezza dello scopo?

Lei sa benissimo che le campagne elettorali diventano decisive gli ultimi 4 o 6 mesi. Tutto può cambiare, a maggior ragione che nello schieramento di Bonanno siano in tanti. Il mio periodo di riflessione servirà a capire che intenzioni perseguiranno tutte quelle persone che hanno preferito “vincere facile”, sperando di avere un ruolo in maggioranza. Un ruolo che, però, non hanno mai avuto. Nel 2023 usciranno certamente dei candidati “alternativi”. Non bisogna escludere nulla, posso ricandidarmi anche io. Perché no? Lei lo sa: la storia ci insegna che gli ultimi mesi possono cambiare tutto.

Prevede, dunque, una “cernita” tra i sostenitori del sindaco Bonanno.

Chiamiamola pure cernita. Oppure implosione. Non è mai successo che in aula vi fosse una coalizione così ampia. Non penso che possa resistere.

L’occasione per una implosione è stata rappresentata proprio da questo passaggio che ha riguardato suo fratello, accolto in Giunta. Invece nessuno “strappo”. Solo rinviato, secondo lei?

Magari non ci sarà nessuno strappo. Oppure è stato semplicemente rinviato. Adesso –da non sottovalutare anche per gli equilibri locali– andiamo verso le elezioni regionali, che faranno emergere movimenti e assestamenti. Lì si vedranno con maggiore chiarezza i posizionamenti delle varie forze in campo. Utili a delineare la prospettiva politica anche a Biancavilla.

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