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Cronaca

“Ambulanza della morte”, post di Andrea Scanzi: «Una pena sacrosanta»

Intervento del giornalista più “social” d’Italia, dopo la condanna all’ergastolo di Davide Garofalo

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Anche Andrea Scanzi è intervenuto sul caso della “Ambulanza della morte” di Biancavilla. Il giornalista de “Il Fatto quotidiano” ha pubblicato un post sulla sua pagina Facebook (seguita da oltre 2 milione di utenti) con la foto di Davide Garofalo, condannato all’ergastolo per tre omicidi.

«Garofalo è stato appena condannato all’ergastolo. Una pena addirittura superiore a quella chiesta dall’accusa (30 anni). La prima Corte d’assise di Catania ha deciso –riporta Scanzi– per il carcere a vita per il 46enne, a conclusione del processo di primo grado per omicidio aggravato e estorsione aggravata dal metodo mafioso scaturito dall’inchiesta sulla cosiddetta “ambulanza della morte”».

«Una pena sacrosanta, con buona pace –sottolinea Scanzi– di quei fenomeni che si battono contro l’ergastolo ostativo (e quindi anche contro le battaglie di Falcone e Borsellino). La mafia è anche questo: ammazzare pazienti indifesi per tirarci su 200 euro. Vomito puro. Per dirla con Peppino Impastato, “una montagna di merd@”».

In meno di 24 ore, il post del giornalista (al primo posto tra i più social d’Italia) ha ricevuto quasi 120mila like, più di 6mila commenti e quasi 11mila condivisioni.

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Cronaca

Mafia a Biancavilla, sei nuove misure di sorveglianza speciale per “volti noti”

Provvedimenti eseguiti dalla Questura di Catania ed emessi dal Tribunale su richiesta della Procura

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Volti noti alle forze dell’ordine, in maniera particolare in riferimento al blitz “Onda d’urto”, eseguito a Biancavilla nel dicembre 2016. Adesso, sei di loro, sono sottoposti alle misure della sorveglianza speciale. Tutti indiziati di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Si tratta di Giuseppe Amoroso, detto Pippo l’avvucatu, 49 anni, Fabio Amoroso (28 anni), Tino Caruso (43), Gregorio Gangi (32), Angelo Girasole (45) e Vincenzo Monforte (35).

I provvedimenti sono stati applicati nell’ultimo periodo dalla Questura ed emessi dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura. I soggetti coinvolti sono ritenuti «socialmente pericolosi per la sicurezza pubblica».

Ai “nuovi” sorvegliati speciali, come previsto dal Codice Antimafia, invalidati i titoli per l’espatrio (carta d’identità, passaporto) e per la guida. Imposti anche diversi obbligh. Tra questi: darsi alla ricerca di stabile lavoro, non frequentare abitualmente persone già condannate, non rincasare oltre le ore 21.00 e non uscire prima delle ore 6.00. E ancora: non trattenersi abitualmente nei pubblici esercizi e non partecipare a pubbliche riunione, non detenere e non portare armi.

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