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Addio a padre Tomasello, il vescovo: «Lascia a tutti il suo buon esempio»

Gristina ha nominato padre Giovambattista Zappalà amministratore parrocchiale dell’Annunziata

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© Foto Biancavilla Oggi

di VITTORIO FIORENZA

In mattinata l’omaggio dei fedeli e dei biancavillesi nella sua ultima parrocchia, l’Annunziata, dove la bara è rimasta davanti all’altare. Poi, nel pomeriggio, i funerali nella basilica. La chiesa madre, nonostante le restrizioni Covid, si è riempita per dare l’ultimo saluto a padre Antonino Tomasello, vittima biancavillese del coronavirus.

Commozione e affetto per l’addio ad un sacerdote mite, generoso e di spessore culturale. Per lui tanti i fedeli provenienti dalle parrocchie che in oltre quarant’anni di sacerdozio ha guidato.

Tutto il clero locale (ad eccezione di padre Salvatore Verzì, da qualche giorno in isolamento domiciliare per la positività al virus). I funerali sono stati celebrati dall’arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina. Presenti anche il vicario episcopale per la Pastorale, don Pietro Longo, il rettore del seminario arcivescovile di Catania, don Antonino La Manna, e una rappresentanza della comunità francescana.

«Padre Antonino Tomasello ha svolto il suo sacerdozio con qualità e impegno, a Biancavilla e a Paternò. Credeva davvero nel suo sacerdozio, caratterizzato da fedeltà e generosità. Lo ricordiamo con il suo stile, che lo rende particolarmente caro a noi tutti», ha detto il vescovo.

Gristina ha messo in evidenza la prova vissuta dal parroco dell’Annunziata, anche per la morte dell’anziana madre e di altri componenti della sua famiglia. Cinque decessi in poche settimane nello stesso ambito di parentela. «Siamo in un tempo di prova –ha detto– che ci interpella sulla nostra esistenza e dalla quale dobbiamo uscire migliori e con la capacità di stare vicini agli altri. Padre Nino era persona accogliente e un buon pastore che si prendeva cura di noi».

«Siamo provati dalla pandemia ma –ha esortato il vescovo– non dobbiamo perdere fiducia e speranza. Padre Nino ha lavorato per questo e per offrire alle persone delle piste in cui camminare sicuri. Lo ricordiamo per il buon esempio che ci lascia. La sua testimonianza continui in noi con lo stesso impegno e lo stesso amore verso il Signore».

«Padre Nino, lontanto da orpelli e fasti»

Parole di affetto sono state pronunciate anche da parte del vicario foraneo, padre Giovanbattista Zappalà, che in attesa della nomina del nuovo parroco, reggerà l’amministrazione dell’Annunziata, realtà che ben conosce, essendovi stato per diciott’anni come parroco. È quanto ha comunicato in sagrestia, alla fine della funzione religiosa, il vescovo a tutto il clero locale.

Padre Giovanni ha tracciato un profilo del percorso sacerdotale di padre Nino Tomasello, dalla sua ordinazione nel 1977 presso la chiesa “Sacro cuore”, passando dal parrocato a “Cristo Re”, al ruolo di vicario foraneo, prevosto-parroco in basilica, guida al “Santissimo Salvatore” di Paternò, fino all’ultimo incarico di parroco all’Annunziata.

«Nel giro di un mese padre Nino se ne è andato, lo ha fatto in punta di piedi secondo il suo stile. Un sacerdote buono, fedele, umile. Mi ha telefonato –ha raccontato padre Zappalà– dall’ospedale il 26 dicembre –ricorda padre Zappalà– è stata una gioia sentirlo e mi ha incaricato di salutare tutti i fedeli. Gli dissi che lo avremmo aspettato. Ma aggiunse che, in caso contrario, pregava perché Dio potesse accoglierlo».

Uomo di cultura, padre Tomasello. «La sua macchina, tra i sedili e il bagagliaio, era sempre stracolma di libri, buona parte dei quali letti e studiati», ha evidenziato il vicario foraneo.

L’umiltà e la generosità, nella discrezione, sono state alcune delle sue qualità umane. «Rifiutava –ha sottolineato non a caso padre Zappalà– gli orpelli e i fasti. È stato umile, rispettoso e di poche parole, che non voleva apparire, ma il suo impegno ha rivelava le sue qualità. È stato lui che costituì il primo gruppo famiglie a Biancavilla. Sapeva condividere il suo tempo, la sua cultura e il suo denaro con chi ne aveva bisogno».

«Biancavilla incredula, quasi smarrita»

Nel suo intervento, il sindaco di Biancavilla, Antonio Bonanno, si è fatto interprete dei sentimenti di dispiacere e di affetto che la morte di padre Nino ha suscitato in tutta la comunità, non soltanto in quella cattolica.

«La nostra comunità –ha sottolineato il primo cittadino– è scossa, incredula e quasi smarrita per avere perso un uomo e un sacerdote che sapeva stare tra la gente. La sua scomparsa ci lascia tutti più poveri».

«È un tempo spietato e indecifrabile, quello che stiamo vivendo, ma padre Tomasello, capace di tanta tenerezza, ha fatto suscitare –ha concluso Bonanno– in ognuno di noi ricordi e momenti passati con lui. Mancherai a tutti, mancherà il tuo esempio. Ciao padre Nino».

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Chiesa

I “Misteri”, perché ci emoziona così tanto la più antica delle processioni

Il Covid interrompe una tradizione secolare: era successo soltanto durante le rivolte del 1860

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© Foto di Antonio Bruno

E così neanche quest’anno celebreremo il Venerdì santo come a Biancavilla abbiamo imparato a fare fin da piccoli: per le strade della nostra storia, dietro ai nostri “santi”, nell’aria profumata della sera primaverile, con le note funebri che accompagnano i nostri passi.

La pandemia, ormai ce ne siamo accorti, non ha reso pericolosi solo gli abbracci, ma anche i riti della tradizione, perfino quei momenti liturgici popolari che neanche i secoli sono ancora riusciti a svuotare, quanto piuttosto ad esaltare, nobilitare, solennizzare.

Durante gli ultimi tre secoli, a quanto ne sappiamo, solo una volta la città aveva perso l’appuntamento con “a sira de’ tri misteri” a causa del respiro violento della storia: era il 1860, nel pieno delle rivolte contadine contro la borghesia e la piccola nobiltà per l’occupazione delle terre comunali. In quel caso, la scelta fu dettata dalla necessità di evitare che il corteo religioso diventasse il teatro di un eccidio.

La processione dei “Misteri” è probabilmente la più antica delle manifestazioni religiose esterne biancavillesi, di certo è la più grandiosa, e poi, senza alcun dubbio, la più emozionante. Ecco, chiediamoci, perché ci emoziona così tanto?

Sarà forse per la bellezza struggente dei simulacri? O forse per la partecipazione maestosa di tutte le confraternite cittadine con i loro abiti tradizionali, con le loro rispettive insegne, con i loro affascinanti colori? Oppure perché i primi tepori della giovane primavera ci fanno dimenticare i rigori dell’inverno ormai alle spalle?

O non sarà forse perché accompagnando le statue del Cristo piagato e sconfitto per le vie del centro storico tutti noi accompagniamo idealmente ancora una volta al sepolcro i nostri morti, riflettendo sulla vanità della nostra vita?

Ecco, forse ci emoziona tanto perché, più che in ogni altra processione, la fede, la storia, la tradizione, il mistero della vita, la tenerezza della speranza continuano a tessere un affascinante e drammatico dialogo.

Per tutto questo e per tanto altro la notte del Venerdì santo è carica di suggestioni profonde. Per tutto questo e per tanto altro ci mancherà anche quest’anno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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