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Cultura

Il Liceo di Scienze umane ricorda Gerardo Sangiorgio nella Giornata della memoria

L’iniziativa, in collaborazione con la Pro Loco, prende spunta dal libro con lettere e memorie inedite

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La vicenda umana di Gerardo Sangiorgio raccontata agli studenti del Liceo di Scienze umane “Mario Rapisardi” di Biancavilla, anche attraverso la lettura di suoi scritti inediti. Così, l’istituto scolastico di via San Placido, diretto da Luciano Maria Sambataro, ha voluto celebrare la “Giornata della memoria”, focalizzando l’attenzione sul giovane soldato biancavillese che non giurò fedeltà alla Repubblica di Salò, per essere coerente ai suoi valori cristiani, e si ritrovò deportato nei lager nazisti, da dove uscì segnato dopo alcuni anni.

Lo spunto, in collaborazione con la Pro Loco di Biancavilla, è stato dato dalla pubblicazione di “Una vita ancora più bella”, volume della “Nero su Bianco Edizioni”, curato da Salvatore Borzì, che raccoglie lettere e memorie di Sangiorgio, relative al periodo 1941-1945, oltre che contributi di esponenti della cultura italiana, da Liliana Segre a Massimo Cacciari e Luciano Canfora.

È stato Borzì, sensibile e attento studioso dell’intellettuale biancavillese, già autore di “Internato n. 102883/IIA. La cattedra di dolore di Gerardo Sangiorgio”, a parlare ai ragazzi. Un intervento arricchito anche dalla lettura da parte degli alunni (Martina Grassia, Maria Chiara Greco, Maria Grazia Indorato e Giulia Lupo) di alcuni scritti di Sangiorgio, tratti dall’ultimo volume.

A dare la sua testimonianza anche Placido Sangiorgio, figlio di Gerardo, che ha raccontato agli studenti episodi e dettagli di prigionia del padre, in quell’infinito orrore che sono stati gli anni della privazione della libertà, ad un passo dalla morte.

Tra gli altri interventi anche quelli di Giusy Rasà, docente attivissima del liceo, in prima fila in mille iniziative a favore del territorio, e di Margherita Messina della Pro Loco, che ha comunicato la realizzazione di una pagina su Wikipedia con la voce “Gerardo Sangiorgio” a cura dell’associazione biancavillese. Sentimenti di affetto sono stati espressi da Salvuccio Furnari, più volte amministratore comunale e da sempre attivissimo nell’ambito sociale e culturale, che ha conosciuto Gerardo Sangiorgio. Presenti anche Alfio Liotta e Giuseppe, marito e figlio di Fina Pappalardo, scomparsa recentemente, che è stata una delle alunne predilette di Sangiorgio: anche loro hanno voluto dare la loro testimonianza di affetto.

Vittorio Fiorenza, direttore di “Nero su Bianco”, si è soffermato sul valore della memoria, uno dei pilastri portanti dell’attività della piccola casa editrice, impegnata –anche attraverso le pubblicazioni su Sangiorgio– a promuovere «i più alti valori della nostra Costituzione, nata dalle ceneri del fascismo, regime ignobile e indegno». Valori da contrapporre, come antidoto, ai rigurgiti di odio che le cronache e i social fanno emergere.

Il finale è stato affidato ad Antonio Rasà e Melania Severino, alunni del liceo, che hanno proposto le note de “La vita è bella”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cultura

Quando Biancavilla si affidò a San Rocco per allontanare il “flagello” della peste

La nostra comunità aveva meno di un secolo di vita ed appena 750 abitanti ai tempi della “morte nera”

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di Filadelfio Grasso

Quando le forze umane non riescono ad affrontare le difficoltà della vita, si alza lo sguardo al cielo. E’ una storia antica, è la storia stessa dell’uomo. L’immagine di papa Francesco, solo, in un pomeriggio piovoso, che si rivolge al Crocifisso per invocarlo di liberare il mondo dal flagello del Coronavirus, rimarrà scolpita nella storia e nei cuori di tutti.

Il 9 giugno del 1575, a Palermo furono trovati morti una donna e un mercante di tappeti, provenienti dalla Barbaria, che avevano avuto rapporti sessuali. Entrambi con chiari segni di peste. Il contagio si diffuse nel giro di poco, mietendo vittime e creando panico e disperazione, tra chi affermava essere opera del demonio e chi invece di cospirazione politica.

La peste è malattia conosciuta fin dall’antichità. Uccideva così tante persone da assumere l’appellativo di “Morte nera”. Si diffondeva dove si rivelavano condizioni di scarsa igiene e le città erano infestate da topi e pulci. Il tasso di morte raggiungeva il 50 per cento.

Giovanni Filippo Ingrassia di Regalbuto, fu chiamato come protomedico generale del Regno a organizzare i cordoni sanitari e ad apprestare un piano per contrastare il dilagare dell’epidemia.

Mesi duri, di malattia, di fame e di stenti. E se l’epidemia si quietò nelle grandi città, perdurò invece a lungo nell’entroterra isolano fino alla carestia del 1591.

Biancavilla non aveva nemmeno un secolo di vita, poche case e circa 750 abitanti, un mulino e una chiesa in cui veniva praticato il rito greco portato dagli albanesi fondatori.

Quando l’epidemia arrivò ai piedi dell’Etna, quegli abitanti si rivolsero al santo degli appestati, quello che dai nostri nonni veniva chiamato “Santu Roccu ccu’ cani”.

San Rocco era vissuto nel Trecento, soccorrendo nella sua vita centinaia di appestati tra la Francia e l’Italia. Raggiunto dalla malattia anche lui, fu nutrito da un cane che giornalmente gli portava del pane. Nel suo giaciglio, alla sua morte, fu trovata una scritta che diceva: “Chiunque mi chiamerà contro la peste sarà liberato da questo flagello”.

Per tale motivo, alle spalle dell’allora chiesa della Madonna dell’Elemosina, a pochi passi di distanza, fu edificata, con pietre e materiali poveri, una chiesetta dedicata al santo degli appestati. E Biancavilla, secondo i fedeli, fu preservata dal flagello.

Nel corso del Seicento, la chiesa mutò nome e divenne Chiesa del Rosario, così come oggi la conosciamo tutti. Nei quattordici mesi in cui è stata chiusa la Matrice per il terremoto dell’ottobre 2018, dovendo celebrare proprio in questa chiesa, abbiamo visto la statua di un pellegrino che mostra la ferita della pestilenza, mentre un cane ai suoi piedi gli porge del pane.

Nella vicenda della antica Chiesa di san Rocco, oggi vediamo tanta devozione, ma leggiamo pure tra le vicende, un tentativo da parte della curia locale di latinizzare quelle genti che celebravano in un rito diverso e con una lingua incomprensibile. Tentativo che fu compiuto e portato a termine un secolo e mezzo dopo, quando fu dichiarato patrono di questa terra il “glorioso” san Placido, per proteggerla da qualunque flagello si sarebbe presentato in futuro.

Statua di San Rocco, custodita nella chiesa del Rosario di Biancavilla (© Foto Giorgia Reitano)

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Cultura

Musicisti francesi a Biancavilla per uno scambio culturale con la banda “Toscanini”

L’associazione del M° Carmelo Galizia riferimento per i giovani provenienti dal Conservatorio di St Raphael

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Un gruppo di giovani musicisti francesi provenienti da St Raphael, città della Costa azzurra, sono stati in visita d’istruzione a Biancavilla. Strumentisti dall’età compresa fra i 10 e 15 anni, coordinati dal concittadino biancavillese Dario Nicotra (residente nella località francese) e guidati dai docenti di tuba e saxofono, Eve Simon e Laurent Charles.

Sono tutti studenti del Conservatorio di St. Raphael e il loro intento è stato quello di approfondire le conoscenze musicali e bandistiche: per questo hanno scelto la Sicilia, nota all’estero appunto per la profonda tradizione bandistica.

Attività primaria della visita d’istruzione è stato lo scambio culturale organizzato con i componenti dell’Associazione Musicale “Arturo Toscanini”, ovvero la banda cittadina di Biancavilla con cui c’è stato un incontro per discutere e concertare insieme alcuni brani sotto la direzione del M° Carmelo Galizia.

Fra le altre attività svolte, i giovani francesi hanno assistito ad una prova dell’Orchestra di Fiati Etnea della Febasi (Federazione Bande Siciliane). Per l’occasione, i docenti francesi sono stati a colloquio con il prof. Alfio Zito, presidente Febasi, che ha illustrato loro la struttura organizzativa della federazione ed il coordinamento delle attività bandistiche nel territorio Siciliano.

Durante il soggiorno a Biancavilla, la formazione francese si è esibita in un concerto per i ragazzi diversamente abili dell’associazione “Insieme” di Biancavilla.

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UNA VITA ANCORA PIU' BELLA Memorie di un sopravvissuto. Lettere e riflessioni inedite di Gerardo Sangiorgio, il biancavillese deportato nei lager nazisti per avere detto "no" alla Repubblica di Salò. La sua è la vicenda di un "Internato Militare Italiano" raccontata nel nuovo libro di "Nero su Bianco", curato da Salvatore Borzì con prefazione di Francesco Benigno e contributi di Liliana Segre, Massimo Cacciari, Luciano Canfora ed altri esponenti della cultura italiana.

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